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L'angolo della cultura:
una rubrica si SeK Sahara el Kebira

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FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL SAHARA DOUZ (richiesta di collaborazione )

Date: 2001, Nov 18
From: Marino

A tutti gli amici di SEK,(CHIEDO SCUSA PER L'USO IMPROPRIO DEL FORUM) Nel mese di Dicembre venturo, il giorno 21 si aprirà a Douz il 34° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL SAHARA. Una ricorrenza che per alcuni anni era stata anticipata dal periodo del digiuno islamico (sahum Ramadan). Questo avvenimento rappresenta la riesumazione periodica delle tradizioni sahariane in tutte le sue manifestazioni: antropologiche, etnografiche, storiche ed artistiche. Un avvenimento che consiglio a tutti gli amici di SEK, dove si potranno osservare alcune ravvicinate specifiche del deserto altrimenti non visibili se non occasionalmente. Dal canto nostro, nella rassegna del festival, abbiamo in allestimento il” MUSEO DEL SAHARA”che, sarà uno dei lavori a complemento dell’insieme delle iniziative. A questo proposito invito tutti a partecipare e la richiesta di aiuto nel trasporto dall’Italia a Douz di alcuni materiali inerenti alla parte didascalica degli oggetti in mostra. Si tratta di alcuni cartelloni (pico glass) di cm. 100x 70 e circa 4 scatole di ingrandimenti fotografici sotto vetro e alcune vetrinette con materiali del Sahara. La nostra partenza per Douz sarà il giorno 15 dicembre ma se qualche amico partisse prima e fosse disponibile a questo trasporto non ci sarebbe alcun problema poiché il materiale giunto a Douz verrebbe subito scaricato da collaboratori del posto. Mentre se capitasse che alcuni partissero lo stesso giorno sarebbe ancora più semplice, viaggerebbero con noi. Il materiale è senza alcun valore economico ma unicamente culturale e trasportato con una nostra lettera di accompagnamento autorizzata. Ma in dogana, in genere per cosi poche cose non viene chiesto nulla. La nostra richiesta è inviata particolarmente agli interessati del Festiva del Sahara che se lo ritenessero utile potrebbero collaborare con noi all’allestimento ed allo svolgimento di questo particolare momento. Una straordinaria occasione per conoscere da vicino la gente del deserto. Ma per non correre il rischio del mancato trasporto dei nostri materiali proponiamo ai più venali anche un contributo in lire sul prezzo del biglietto da valutare separatamente. Tutto il materiale portato a Douz non sarà riportato in Italia, quindi è un viaggio di sola andata. Grazie anticipatamente, attendo vostre risposte al più presto Ciao al bahari- Marino

COMUNICAZIONI PER IL CORSO DI ARABO

Date: 2001, Nov 16
From: Marino

Cari amici di SEK, tempo fa avevo sospeso l’impegno preso con il corso di arabo e sulle pubblicazioni della “Rubrica Culturale” per dedicarmi a mia madre che, iniziava in quel periodo un cammino di sofferenze e, da alcuni giorni ha avuto conclusione. Il progetto sospeso, nei prossimi giorni riprenda a pieno ritmo, ma prima di iniziare gli invii delle lezioni gradirei conoscere i partecipanti ancora in essere, chiedo per questo: A TUTTE LE AMICHE E GLI AMICI INTENZIONATI A RIPRENDERE IL CORSO DI ARABO DI CONFERMARE LA LORO ADESIONE A MEZZO FORUM ENTRO LA SETTIMANA VENTURA E NON OLTRE SABATO Al bahari Marino

Agree: Confermo..

Re: COMUNICAZIONI PER IL CORSO DI ARABO (Marino)
Date: 2001, Nov 21
From: Giorgio Pagnini <idgiorgio@fol.it>

Confermo la partecipazione al corso di arabo. Grazie Marino

Untitled

Re: COMUNICAZIONI PER IL CORSO DI ARABO (Marino)
Date: 2001, Nov 20
From: vagabundus

confermo la mia partecipazione al corso di arabo, e richiedo anche le lezioni precedenti. giancarlo

News: Untitled

Re: Untitled
Date: 2001, Nov 20
From: Mariella <permariella@inwind.it>

Caro Al Bahari, sono molto addolorata per quanto ti è accaduto e ammiro la tua forza d'animo. Confermo senz'altro la mia partecipazione al corso di arabo. A presto Mariella

Idea: Concorso Fotografico a Roma

Date: 2001, Nov 12
From: Africaland <info@africaland.it>

So che e' un po' tardi, ma l'ho saputo solo adesso

E' aperto a tutti un concorso fotografico a Roma organizzato da: Municipio Roma XX Ufficio Cultura, Photo Agency Express, METTI IN MOSTRA LA TUA CREATIVITA’
   a cura di Valter Tommaso Corizia e Anita Gioia

scarica il bando qui http://www.africaland.it/concorso

Il concorso è volto a reperire le immagini delle molteplici realtà del territorio nel Municipio Roma XX

termine ultimo di presentazione materiale fotografico 22/11/2001

Per ulteriori informazioni rivolgersi al numero 06/7800028

grazie roberto del rosso (ps...i ritardatari possono tentare a giustificarsi facendo il mio nome e dicendo che avete letto l'avviso da qui...In Shallah!?!)

Ok: Grazie!

Date: 2001, Nov 07
From: ag_adrar

Grazie Marino, non so se hai inserito il msg dopo avere letto la mia esternazzione riguardo l'accaduto, comunque meno male che l'hai fatto.
Il fatto purtroppo e` che non molti, anzi pochi, sono addentro le questioni di questi ultimi giorni tristi e cosi` facendo si rischia di legittimare azioni di rappresaglia (penso ad embargo all'Afghanistan, o peggio come ventilato da alcuni l'uso di armi nucleari) per sedare la "guerra santa" indetta da Bin Laden -sempre che l'abbia indetta- nei confronti dell'occidente ricco e usurpatore.
Spero che quanto accaduto lunedi` venga assimilato dai piu` come un atto di un folle agevolato dai media per fare "cassetta" e non come un pensiero comune negli amici musulmani. Sarebbe comunque il caso -lasciami dire- che le istituzioni si rendano conto che la cosa po` scappare di mano innescando reazioni di massa contro le multietnicita` che pian-piano si fanno strada in molte realta` delle nostre citta`.

Secondo te, e` meglio promuovere l'uguaglianza tra le culture e "globalizzare" il tutto o piuttosto accentuarne le differenze per rendere ogniuno diverso ed "unico" ma con la capacita` oggettiva di trovare quei legami che se pur reconditi ci legano tutti ad un unico filo?

Ciao
AG

Ok: GRAZIE ANCHE A TE AG

Re: Ok: Grazie! (ag_adrar)
Date: 2001, Nov 07
From: Marino

...Caro A.G., in questi ultimi tempi, il diffondersi di messaggi inquietanti è diventato uno degli sport più praticato, sovente anche in buona fede. Ma la televisione di stato come servizio pubblico dovrebbe più di altri prestare la massima attenzione, serietà e giustizia. Dopo aver letto il tuo messaggio ho inviato il mio perché, come te ho provato costernazione per ciò che ho sentito da quell’individuo di nome Smitt che si autodefinisce musulmano. Ma sono rimasto ancora più avvilito per la gestione incosciente/cosciente che di quel messaggio ne ha fatto il conduttore sotto lineando la qualifica del personaggio come rappresentante della comunità islamica italiana. Credo che queste trappole possano essere studiate al tavolino, prima della diretta, perché è noto, anzi notissimo che la comunità islamica in Italia e anche nel mondo non ha una organizzazione gerarchica, non ha un capo, ne al vertice, ne nelle piccole comunità, non esiste un clero con responsabilità territoriali, ma ogni gruppo è completamente autonomo ed indipendente. Quindi i casi possono essere due, o il giornalista è un emerito ignorante o sceglie appositamente l’individuo che più conviene per ottenere il risultato progettato. Grazie anche a te A.G. Marino

DICHIARAZIONE UFFICIALE DELL'ISTITUTO DELLA COMUNITA' ISLAMICA ITALIANA

Date: 2001, Nov 07
From: Marino

CARI AMICI DI SEK L'EFFETTO SORTITO DALLA PRESENZA DI QUESTO TALE SMIT "MUSULMANO" NELLA TRASMISSIONE PORTA A PORTA E' STATO SCONVOLGENTE E MANIFESTO L'EN0RME DISAGIO CHE IO STESSO HO VISSUTO DURANTE LA TRASMISSIONE. POICHE' SECONDO IL MIO PARERE HA MESSO IN RIDICOLO CON LE SUE AFFERMAZIONI UNA RELIGIONE CHE IN REALTà E' SERIA E COMPRENSIVA. CREDO SIA ORA PIU CHE MAI NECESSARIO CREARE UN CLIMA DI DISTENSIONE, NON ALIMENTARE ED INASPRIRE LE DIFFERENZE, CREDO SIA NECESSARIA LA PACIFICA CONVIVENZA. CREDO SIA INDISPENSABILE VEGLIARE SUGLI IMBROGLI GIORNALISTICI E LE COMUNICAZIONI FAZIOSE O AVALLATRICI DEI COMPORTAMENTI BELLICOSI.A QUESTO PROPOSITO DI SEGUITO A QUESTA MIA ITRODUZIONE VI ALLEGO LA COPIA DELLA DICHIARAZIONE UFFICIALE DELL'ISTITUTO DELLA COMUNITà ISLAMICA ITALIANA.-CHE CREDO POSSA INDICARCI UN'ALTRO TIPO DI ANALISI DEL PROBLEMA.-MARINO --AL BAHARI.------------------------------------------------------------------------------------------- Il Sig. Smith è un caso psichiatrico, un pregiudicato per furto e per violenza privata nei confronti della sua ex-moglie, ed è considerato un malato di nevrosi ossessive in preda a deliri di onnipotenza da chiunque, musulmano o non-musulmano, lo conosca di persona. Di recente ha fondato una sedicente "Unione dei Musulmani Italiani", formata da DUE SOLE PERSONE: lui stesso (Presidente) ed un suo seguace italiano, un altro pregiudicato, non per furto o violenza privata, ma per i suoi trascorsi in bande armate durante gli anni di piombo. Purtroppo, sono proprio questo genere di squilibrati i soggetti che sono più graditi ai mass-media, i personaggi che fanno comodo per screditare la religione islamica e dimostrare che essa è professata da persone tutte inaffidabili. A parte il far conoscere il nostro punto di vista circa i suoi deliri, provvedimenti contro il Sig. Smith non siano in grado di prenderne. Non è mai stato membro né dell'Associazione Musulmani Italiani, né del ns. Istituto (quindi non possiamo "espellerlo" da alcunché), e sino a qualche mese orsono non viveva neppure in Italia, ma in Albania, dove si era rifugiato dopo aver rubato un camper all''imam della moschea di Arezzo. L'unico provvedimento seriamente efficace nei suoi confronti potrebbe prenderlo uno psichiatra che ne imponesse il ricovero coatto per cure urgenti. Altri provvedimenti per eventuali istigazioni a commettere reati sono invece di competernza dell'autorità giudiziaria. Provvedimenti seri e olto efficaci potrebbe invece prenderne - se ci fosse la volontà politica di farlo - la Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla RAI, contro quei giornalisti che - al pari di Michele Santoro o Bruno Vespa - pur di fare audience invitano come pretesi "rappresentanti islamici" chi meglio credono, senza vagliare se le "organizzazioni" di cui queste persone si dichiarano "presidenti" esistano davvero nella realtà o soltanto sulla carta, e senza verificare quale consenso possano godere fra gli oltre trentamila musulmani italiani. Distinti saluti, Shaykh Prof. Abdul Hadi Palazzi Direttore ----------------------------------------------------------------------- Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana http://shell.spqr.net/islam/ mailto:islam@spqr.net

Warning: ...come innescare una miccia gia` corta!

Date: 2001, Nov 07
From: ag_adrar

Scusate l'intromissione in questo forbitissimo ed interessante dibattito su cosa-come-quando-chi, insomma tutto e di piu` sul giustissimo messaggio di pace e la propaganda di una vita fatta di "volemose bene [...]" e reciproco rispetto.
L'altra sera haime` ho assistito a cio` che parafrasando con l'antico, assomigliava alla disfatta di Troia!
Insomma si tratta della puntata di Porta-a-Porta di lunedi` sera, con invitati alcuni ns. rappresentanti religiosi, politici e non, + il "presidente delle comunita` mussulmane d'Italia" e un prete (credo) francese.
Cio` che e` uscito dal ?dibattito?, poco aveva della tolleranza che tanto predichiamo a destra e a manca e che pensavano (o lo sapevano ma l'audience... ;-)) trasparisse dalla serata, ma peggio del peggio per bocca del rappresentante delle comunita` mussulmane..., inveendo contro la figura del Cristo in croce (cito... e` stato un atto di suicidio/eccidio e come tale va eliminato dalle scuole), dicendo che una chiesa cattolica in Arabia Saudita sarebbe possibile solo dopo la costruzione di una moschea a fianco di S. Pietro in Vaticano ma (ricito... con il minareto 10 metri piu` alto della cupola), asserendo che un cristiano che si converte all'islam e` il benvenuto ma che il contrario e` da perseguitare in quanto non ammesso dalle sure del Corano.

Ma e che gioco giochiamo?, possibile che una persona di tale rango istituzionale (ma l'intelligenza non sempre alberga nelle persone preposte) tra l'altro cittadino italiano inquanto nato qui`, si possa permettere di seminare spergiuro e intolleranza con il sorriso della sfida sulle labbra... ma sfida a chi? Se e` vero che noi passiamo per un popolo "abbastanza" tollerante, qui` rischiamo di passare anche per pirla e smidollati agli occhi di tutti quelli che grazie al satellite ci vedono quotidianamente.
Giuro che nonostante io mi senta figlio del mondo e che per mia attitudine sia anche davvero molto tollerante e desideroso di confrontarmi, il sangue mi e` salito alla testa in men che non si dica... e la tolleranza ha (per poco) lasciato posto alla voglia di rivalsa.
Cribbio! almeno il rispeto per il Paese in cui vivi e per coloro che vi abitano e` d'obbligo! anche perche` ti permette liberta` di opinione e di culto, di lavoro e di crescita culturale e sociale! E le istituzioni? come le stelle "stanno a guardare"!.
Cosi` facendo, quella miccia che cerchiamo di tagliare prima che raggiunga l'esplosivo continuera` a correre veloce ed incurante degli effetti che provochera`!, cosi` diventa inutile cercare uguaglianze tra noi e loro (perche` e` di questo che si tratta, 2 culture/2 religioni) per cercare di avvicinare gli animi piu` diversi!
Chi di voi ha letto l'esternazione della Fallaci dopo l'11 settembre? Beh, io l'ho letta e non la condividevo in toto soprattutto per il suo carattere rabbioso dettato forse da sue esperienze pregresse..., Ora capisco cosa voleva dirci, e capisco il suo tono...
Credo che una riflessione vada fatta sull'accaduto.

Ciao e grazie per la pazienza di avermi letto
AG

GUERRA E PACE (per Massi, ma non solo )

Date: 2001, Nov 04
From: Marino

Caro Massi, ecco con un po’ di giorni di ritardo la mia opinione, che, mi piacerebbe con te e tutti gli amici del forum sensibili a questi problemi esaminare, discutere, per capire profondamente. Carico come sono di reali e fasulli nobili sentimenti, come un comune occidentale mi cimento con la conoscenza che possiedo, con le informazioni che mi giungono dai media, e con il flebile raziocinio che mi illudo di possedere consapevole però che mi è stato parzialmente strappato dalla “cultura del consumo”, e dalla “guerra psicologica” che in questi ultimi giorni è imperante. Le mie numerose e prolungate permanenze nel mondo arabo, i miei studi sull’islam e la mia sensibilità sociale, sono gli strumenti che appello ed uso come contrappeso, che pongo sul piatto della mia personale bilancia per riportare per quanto è possibile in equilibrio quell’indice sproporzionato, pesantissimo, prodotto dalle povere vittime delle torri gemelle, dalle ripetutissime condanne al mondo islamico, dalla propaganda sulla diffusione della guerra biologica, dai tamburi di guerra suonati in tutte le salse dalla maggior parte dei politici e polemisti di casa nostra. Di questa ingarbugliatissima matassa ho la convinzione di pormi da un punto d’osservazione privilegiato: credo di conoscere l’islam nei suoi significati e nelle sue più importanti manifestazioni e la società dei paesi che si trovano sulla sponda sud del mediterraneo. Secondo il mio parere i governi dei paesi arabo musulmani sono in grande maggioranza concordi contro il terrorismo con i governi occidentali. Anzi colgono ora l'occasione per imprimere una colossale repressione sulle genti, su quelle componenti del popolo che qui in occidente chiameremmo dissidente. Ecco il problema, questi governi, sono connessi con i potenti d'occidente, per i medesimi interessi: potere, petrolio etc., e le classi subalterne sono alla ricerca di possibili soluzioni ormai secolari di reali e gravi problemi quotidiani, anche di sopravvivenza e dopo gli esperimenti politici di alcuni decenni passati ( vedi Algeria, Egitto etc. ) su possibili soluzioni vicine al marxismo e i seguenti fallimenti, ecco lo straordinario passato di una civiltà islamica che si ripresenta, che si ripropone a volte in forme non condivisibili come ultima via al progetto di un mondo giusto e moralizzato. ATTENZIONE: MI SENTO DI AFFERMARE CHE IL TERRORISMO NON APPARTIENE AGLI ATLANTI MENTALI DEI POVERI DEL MONDO. Ne è il fondamento delle religioni, cristiane o musulmane. Anche l’occidente, come nel mondo arabo, vi sono divisioni di vedute e di concezioni sulle strade politiche da percorrere. Le anime sembrano divise, la guerra e la pace, la vendetta e il perdono. Il pensiero corre subito alle vittime delle torri, le loro famiglie; atroci dolori prodotti da belve sanguinarie senza scrupoli…Chi sono? Di dove vengono? Quali sono i loro scopi. Storicamente sono i ricchi e i potenti che hanno prodotto le guerre, oggi sono ancora loro? Dove si nascondono, nel mondo arabo o in occidente. Per questi non ci sono dogane, hanno il mondo intero come rapporto spaziale senza alcuna costrizione territoriale. Il loro potere attuale è nella massificazione delle menti, il loro punto debole è nelle possibilità individuali di libero pensiero. Io che, come cristiano, vorrei essere un santo, che come musulmano, vorrei essere un mistico, che come uomo, aspiro al rapporto fraterno con tutti gli uomini del mondo, sono in continua lotta contro ogni ingiustizia gioco anche in questo momento il mio ruolo chisciottesco perché credo profondamente ai valori di lealtà e di pace. Salem, è il saluto musulmano, significa “pace”. Scialom è il saluto ebraico, ha lo stesso significato. Salve è un saluto latino, salvato da cosa? Forse dai pericoli di una guerra? Oggi più di ieri e soprattutto in occidente il potere economico si è impadronito della morale, convoglia grandi movimenti d’opinioni, tiene in ostaggio il mondo attraverso l’uso di una imponente porzione dei media. L’azione di guerra sull' Afghanistan sembra una operazione matematica: L'afghanistan confina con Cina, Iran, "Zona di influenza Russa" e Pakistan. I governi di ognuno di questi paesi ha in qualche modo avuto degli aut-aut riguardo lo stato afghano , e tra l’altro tutti questi confinanti sono assolutamente inconciliabili tra loro. La deduzione ovvia è che qualsiasi assetto prenderà in futuro il governo di Kabul non potrà avere alcuna stabilità per molti decenni ( dividi ed impera). L'Afghanistan sarà un foglio di carta bianca, senza volontà politica, uno zero nella forza contrattuale sugli immensi depositi petroliferi, una nazione costretta alla direzione politica di compiacenza ( vedi proposta del ex rè afghano in esilio in Italia). A quel punto è possibile anche compiere un genocidio senza che il mondo se ne accorga? Basta farlo condurre ad esempio al gelo, dell’'inverno afgano alla mancanza di cibo, alle bombe a grappolo che esploderanno tutte le volte in cui la telecamera non è presente, alla stampa con la concessione del segreto su quanto fanno. Come in Irak dove ritroviamo lo stesso staf politico ma una moltitudine di morti a causa delll’embargo, Quindi prestiamo la dovuta attenzione. Credo che per offrire un vero aiuto, per lanciare un ponte sul quale siano possibili interscambi culturali veri sia necessario confrontarci con l'idea, per altro diffusissima nel mondo arabo islamico popolare che, dopo gli orrendi fatti accaduti "l'occidente cristiano" è visto da una moltitudine di persone come il demonio che li sta macellando a milioni, e che e' unito nel farlo con una determinazione e un'unita' che nel mondo arabo, diviso da sempre i satrapie, sembra un'utopia. "Ma satana è un'utopia, quindi niente di strano". Detto con parole sputate, ci odiano, in ogni cosa che siamo e facciamo. Ecco, questa è secondo me è il percorso analitico, l'indicazione del tema da dibattere, l'idea accasciante su cui è necessario confrontarci. Per tentare di evitare lo scontro di civiltà, che solo l'ingenuo non vede già innescato, uno scontro che potrebbe diventare anche da noi terribile e cruento. E' solo questione di tempo. E' come se fosse già scritto, anche se non ci piace sentirlo dire. Colleghiamo gli uomini di buona volontà, la società"civile", gli intellettuali di pace. Esprimiamo civilmente il nostro disappunto contro la miriade di polemisti televisivi, e giornalai, che vendono nell'incoscienza la morte dei poveri nelle statistiche delle perdite necessarie. Fermiamo i governi che usano l'unità di misura del potere mistificata da umanità, che lanciano viveri e bombe contemporaneamente, che devastano centri di raccolta della croce rossa dove sono riposti i viveri di migliaia di persone, che senza i viveri ci penserà il gelo invernale a sterminarli, senza l'orrenda visione del sangue per non urtare i deboli stomaci di molti spettatori televisi dell'opulento occidente. Ciao Marino

More: Salve è un saluto latino...

Re: GUERRA E PACE (per Massi, ma non solo ) (Marino)
Date: 2001, Nov 06
From: massi <sciabbadonenospam@tiscalinet.it>

.. ma sembrerebbe derivare da: "salveo" del quale salve! è imperativo e intenderebbe incitare a preservarsi in buona salute. Quanto al salvare qualcuno dai pericoli di una guerra si potrebbe dire " eripere alqum ex manibus hostium" che indica più precisamente salvare dalle mani di chi è ostile..

Caro Marino... i nostri antenati non ti auguravano pace, ma di stare in buona salute e non farti sopraffare. D'altronde, la civiltà Romana (d'ora in po indicherò con "Romano" ciò che riguarda l'antica romanità)vedeva nell'espansione e nel capitalismo l'unica possibilità di sviluppo quando l'evoluzione dell'insieme era l'evoluzione di tutti. Ovviamente nelle debite proporzioni, il semplice contadino che poco partecipava all'espansione poco ne aveva indietro (do ut des). Queste mire espansionistiche, erano così ben sintetizzate nelle "storie" di Polibio da essere, queste ultime, prese dai pensatori Greci (Carneade, Panezio) come un modello da studiare. Le civiltà precedenti mai avevano conosciuto un analogo modo di procedere. Già allora si diffusero correnti di pensiero differenti che tentavano di spiegare l'agire dei Romani. Chi lo definiva imperialismo e lo identificava con quello che in età moderna si dice capitalismo. In realtà essi, a partire da Catone (ricorda "delenda Carthago"), applicavano una forma di imperialismo difensivo, ovvero attaccavano preventivamente chi manifestava di poter creare loro problemi: Lo scopo era quello di difendere l'organizzazione sociale ed economica che avevano instaurato attraverso il loro complesso apparato. Questo attorno al 130a.c Pompeo, attorno al 70a.c iniziò, con la guerra contro Mitridate, una nuova fase espansionistica che potremmo definire imperialista, ovvero era l'alba della conquista per il potere puro.. Non per neiente in quegli stessi anni a Roma avveniva la congiura di Catilina e quando Pompeo tornò dalla Turchia dovette scioglere l'esercito professionista fondato da Mario per non far vedere che le sue mire erano la dittatura militare. I romani assorbivano le conoscenze degli altri paesi e le loro ricchezze ma non dividevano le glorie con chi si alleava e il potere nelle regioni lontane del medioriente era troppo delegato. Questi finirnno per essere motivi per i quali facilmente, dal 630, quelle popolazioni si ribelleranno a favore dei califfi.

Questo per dire che la correttezza delle Tue considerazioni quali: "Ecco il problema, questi governi, sono connessi con i potenti d'occidente, per i medesimi interessi: potere, petrolio etc., [...]" è evidente, ma inevitabile. La mancanza di memoria storica e critica ci pone stupiti davanti alla naturalezza di questa realtà, che si tramanda dalle origini della nostra civiltà. Noi, nel nostro piccolo partecipiamo e beneficiamo di questo "metodo", il nostro benessere economico è frutto di questi meccanismi, analogamente la nostra situazione di "assenza di guerra sui nostri territori". Mi rendo perfettamente conto che non vige un regime di giustizia. Le nazioni occidentali cercano alleati fra i confinanti l'Afghanistan con lo stesso metodo "do ut des" degli imperatori romani. La speranza di un equilibrio senza disparità è una utopia alla quale dobbiamo aspirare ma non possiamo pensare di vedere verificata.

Quanto al terrorismo e ciò che segue nel tuo discorso ho trovato fondamentale la frase: "[...] Il loro potere attuale è nella massificazione delle menti, il loro punto debole è nelle possibilità individuali di libero pensiero.". Rappresenta una verità fondamentale, tenere nell'ignoranza la moltitudine preserva dagli inconvenienti derivanti da chi "vede diversamente le cose". Una filosofia di potere le cui origini potrei trovare in alcune traduzioni di codici di Assurbanipal, ultimo (mi sembra di ricordare) sovrano Assiro: (cito) " io ho conquistato Susa[...] i templi di Elam li feci sparire completamente; dei e dee buttati al vento [...] Le salme dei loro re antichi e recenti infransi, distrussi, profanai [...]. In un mese io domai l'Elam in tutta la sua distesa, la voce degli uomini, il passo del bestiame [...] le festose grida di gioia io le feci cessare per quelle campagne, dove lasciai si stabilissero gli asini e ogni sorta di animali selvaggi[...]". Lo stesso Assurbanipal, feroce e iconoclasta scrisse anche: (ricito) "io acquistai l'arcano tesoro di tutta l'arte dello scrivere sulle tavolette. Io capisco i presagi del cielo e discuto nella cerchia dei sapienti, [...]so risolvere difficili e impenetrabili problemi di matematica , so leggere i testi scritti con arte nella difficile lingua dei Sumeri e degli Accadi [...] ho letto e analizzato le pietre scitte al tempo del diluvio universale che erano del tutto incomprensibili [...] io m'intendo di ogni dottrina[...]".

Egli è stato ed è riconosciuto come uno dei più feroci sovrani che la Storia ricordi. Eppure esso s'intendeva di ogni dottrina. E noi, aspiriamo alla conoscenza come mezzo per discriminare il vero dal falso....

massi

Ok: IGNORANZA - SAPIENTE NEL PROPOSITO DEI TEMPI CORRENTI

Date: 2001, Oct 20
From: Marino

ATTENZIONE ALLE TRADUZIONI nahar degla u halib ( che questo giorno sia per voi datteri e latte). Se incontrandovi... preso dalla simpatia, vi salutassi in questo modo... subirei certamente una nota critica per l'eccesiva enfasi del saluto, ma questo... è un comunissimo saluto beduino che, nei luoghi... è semplicemente formale. Durante la guerra del golfo, Saddam, secondo il nostro normale modo di comunicare, impazziva con la sua: " madre delle battaglie". Ci appariva solo un folle, esaltato, ma così non sembrava agli uomini del mondo arabo. Arabisti, orientalisti di ogni provenienza si cimentano tuttora in traduzioni dall'arabo nelle forme semplicemente letterali, non tenendo conto che gli arabi usano la lingua come forma artistica per eccellenza, l'eloquenza come tecnica linguistica sublimante, la metafora e la sintesi poetica come metodo comune per evidenziare significati toccanti. Tutto questo per dire che: noi occidentali comprimiamo idee e concetti di altre culture in atlanti di cui non possediamo neppure la conoscenza dei toponimi. Questo è uno dei motivi per cui anche il Corano tradotto perde e muta gran parte dei significati dei suoi significati originali. Ma a noi non interessa...tutti devono regolamentarsi alle nostre capricciose definizioni, e, mentre i separatisti di casa nostra affermano che è necessario ripristinare i dialetti locali per non perdere le radici, non ci resta il tempo per capire i linguaggi del mondo, in una frase: "mondializzazione degli uomini ma tribalizzazione dei popoli". Nelle trasmissioni televisive, gli stessi imam, o sapienti, inciampano nel gioco delle traduzioni dalla forma araba all'italiano in esposizioni di idee e concetti per loro natura profondi e significativi in balbuzie linguistiche dell'italiano facilmente demolibili dall'arroganza degli ignoranti. Ma il gioco più terribile e capriccioso a cui molti prestano la loro approvazione è la creazione di mostri, arabi, musulmani, afgani, palestinesi...americani, per ucciderli senza rimorso. Si... credo che la cosa di cui dobbiamo oggi temere sia l'ignoranza. Ma ancora di più la convinzione di avere la conoscenza. al bahari Marino

More: si,

Re: Ok: IGNORANZA - SAPIENTE NEL PROPOSITO DEI TEMPI CORRENTI (Marino)
Date: 2001, Oct 23
From: massi <sciabbadonenospam@tiscalinet.it>

sono convinto Tu abbia ragione, è una cosa alla quale non pensiamo in quanto: noi, per contro, tendiamo a semplificare la lingua, forse anche trasportati dalla scarnezza dell'inglese che al confronto delle lingue "di origine araba" appare prettamente funzionalista, mentre queste ultime cercano di rispettare, anche nella forma della frase ad esempio, una certa musicalità . Penso si tratti effettivamente di ignoranza, abbiamo troppo fisso lo sguardo sulla cultura presente. Il nostro stesso passato ha conosciuto lingue più complesse (il latino in primis) e arti più complesse, le cui origini non rispondevano ad una logica propria immanente (come dice Adorno). Dunque l'interpretazione di queste, arti e lingue, era meno volta ad una visione basata sull'immediato.. Oggi la lingua è semplice e può essere capita anche da persone meno colte, per assurdo il livello di "acculturamento" sta' aumentanto (sarà vero??) e le arti visive guardano a riferimenti interni, immediati. Un esempio è secondo me significativo: Le opere di calligrafia. Nella civiltà contemporanea che viviamo noi, persino la "bella calligrafia" è tramontata a favore dell'impersonale e -oggettiva- scrittura meccanica o elettronica. Dunque qual'è il succo della questione? è, a parer mio, l'annosa disputa sull'oggettivo-soggettivo sul come ritrovare la verità in quello che si ha davanti, scritto o scolpito che sia. Ogni cultura ha delle matrici figurative (il termine figurativo è proprio delle artti f. ma anche della lingua ndr.) attraverso le quali è possibile operare un processo di riconoscimento della "verità" che sta' all'origine di ciò che si ha davanti. Non per niente, Nella filosofia Platonica alla base del concetto di eidos [idea] c'è sottinteso etimologicamente l'atto di vedere.

Concludendo, direi che noi abusiamo nell'uso di quanto è considerato -oggettivo- e - im? mediato- in quanto temiamo altrimenti di non essere capiti im? mediatamente- e, ovviamente siamo portati a pensare che tutti facciano altrettanto.

spero di avere un Tuo parere,

massi

Question: chirurgia, omeopatia e guerre sante !

Date: 2001, Oct 12
From: Lone Land <loneland@freemail.it>

I bombardamenti sull'Afghanistan non sono chirurgici (come dicono i media), ma casomai omeopatici!

Anzi, per restare nel (triste) tema: per combattere il cancro del "terrorismo", si sta facendo ricorso alla chemioterapia (bombardamenti), che come si sa presenta esiti incerti e sicuri effetti collaterali!

Non voglio fare politica, credetemi, sto solo sofrendo come tutti voi) per l'assurdità di ciò che vedo accadere e per l'incapacità di trovare la "soluzione giusta"!

Mi piacerebbe però che la lettera di Umberto Eco a "La Repubblica" fosse addirittura letta nelle scuole. Per cui ve la rilancio (scusatemi per l'invadenza, ma sono certo che qualcuno di voi l'apprezzerà e forse la stamperà per leggerla con calma con qualcge persona cara, e allora... non sarà stato inutile).

Lone Land

"Le guerre sante passione e ragione"

di UMBERTO ECO

-------------------------------------------------------------------------------- HE qualcuno abbia, nei giorni scorsi, pronunciato parole inopportune sulla superiorità della cultura occidentale, sarebbe un fatto secondario. E' secondario che qualcuno dica una cosa che ritiene giusta ma nel momento sbagliato, ed è secondario che qualcuno creda a una cosa ingiusta o comunque sbagliata, perché il mondo è pieno di gente che crede a cose ingiuste e sbagliate, persino un signore che si chiama Bin Laden, che forse è più ricco del nostro presidente del Consiglio e ha studiato in migliori università. Quello che non è secondario, e che deve preoccupare un poco tutti, politici, leader religiosi, educatori, è che certe espressioni, o addirittura interi e appassionati articoli che in qualche modo le hanno legittimate, diventino materia di discussione generale, occupino la mente dei giovani, e magari li inducano a conclusioni passionali dettate dall'emozione del momento. Mi preoccupo dei giovani perché tanto, ai vecchi, la testa non la si cambia più. Tutte le guerre di religione che hanno insanguinato il mondo per secoli sono nate da adesioni passionali a contrapposizioni semplicistiche, come Noi e gli Altri, buoni e cattivi, bianchi e neri. Se la cultura occidentale si è dimostrata feconda (non solo dall'Illuminismo a oggi ma anche prima, quando il francescano Ruggero Bacone invitava a imparare le lingue perché abbiamo qualcosa da apprendere anche dagli infedeli) è anche perché si è sforzata di "sciogliere", alla luce dell'indagine e dello spirito critico, le semplificazioni dannose. Naturalmente non lo ha fatto sempre, perché fanno parte della storia della cultura occidentale anche Hitler, che bruciava i libri, condannava l' arte "degenerata", uccideva gli appartenenti alle razze "inferiori", o il fascismo che mi insegnava a scuola a recitare "Dio stramaledica gli inglesi" perché erano "il popolo dei cinque pasti" e dunque dei ghiottoni inferiori all'italiano parco e spartano.

Ma sono gli aspetti migliori della nostra cultura quelli che dobbiamo discutere coi giovani, e di ogni colore, se non vogliamo che crollino nuove torri anche nei giorni che essi vivranno dopo di noi. Un elemento di confusione è che spesso non si riesce a cogliere la differenza tra l'identificazione con le proprie radici, il capire chi ha altre radici e il giudicare ciò che è bene o male. Quanto a radici, se mi chiedessero se preferirei passare gli anni della pensione in un paesino del Monferrato, nella maestosa cornice del parco nazionale dell'Abruzzo o nelle dolci colline del senese, sceglierei il Monferrato. Ma ciò non comporta che giudichi altre regioni italiane inferiori al Piemonte. Quindi se, con le sue parole (pronunciate per gli occidentali ma cancellate per gli arabi), il presidente del Consiglio voleva dire che preferisce vivere ad Arcore piuttosto che a Kabul, e farsi curare in un ospedale milanese piuttosto che in uno di Bagdad, sarei pronto a sottoscrivere la sua opinione (Arcore a parte). E questo anche se mi dicessero che a Bagdad hanno istituito l'ospedale più attrezzato del mondo: a Milano mi troverei più a casa mia, e questo influirebbe anche sulle mie capacità di ripresa. Le radici possono essere anche più ampie di quelle regionali o nazionali. Preferirei vivere a Limoges, tanto per dire, che a Mosca. Ma come, Mosca non è una città bellissima? Certamente, ma a Limoges capirei la lingua. Insomma, ciascuno si identifica con la cultura in cui è cresciuto e i casi di trapianto radicale, che pure ci sono, sono una minoranza. Lawrence d'Arabia si vestiva addirittura come gli arabi, ma alla fine è tornato a casa propria.

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Passiamo ora al confronto di civiltà, perché è questo il punto. L'Occidente, sia pure e spesso per ragioni di espansione economica, è stato curioso delle altre civiltà. Molte volte le ha liquidate con disprezzo: i greci chiamavano barbari, e cioè balbuzienti, coloro che non parlavano la loro lingua e dunque era come se non parlassero affatto. Ma dei greci più maturi come gli stoici (forse perché alcuni di loro erano di origine fenicia) hanno ben presto avvertito che i barbari usavano parole diverse da quelle greche, ma si riferivano agli stessi pensieri. Marco Polo ha cercato di descrivere con grande rispetto usi e costumi cinesi, i grandi maestri della teologia cristiana medievale cercavano di farsi tradurre i testi dei filosofi, medici e astrologi arabi, gli uomini del Rinascimento hanno persino esagerato nel loro tentativo di ricuperare perdute saggezze orientali, dai Caldei agli Egizi, Montesquieu ha cercato di capire come un persiano potesse vedere i francesi, e antropologi moderni hanno condotto i loro primi studi sui rapporti dei salesiani, che andavano sì presso i Bororo per convertirli, se possibile, ma anche per capire quale fosse il loro modo di pensare e di vivere – forse memori del fatto che missionari di alcuni secoli prima non erano riusciti a capire le civiltà amerindie e ne avevano incoraggiato lo sterminio. Ho nominato gli antropologi. Non dico cosa nuova se ricordo che, dalla metà del XIX secolo in avanti, l'antropologia culturale si è sviluppata come tentativo di sanare il rimorso dell'Occidente nei confronti degli Altri, e specialmente di quegli Altri che erano definiti selvaggi, società senza storia, popoli primitivi. L'Occidente coi selvaggi non era stato tenero: li aveva "scoperti", aveva tentato di evangelizzarli, li aveva sfruttati, molti ne aveva ridotto in schiavitù, tra l'altro con l'aiuto degli arabi, perché le navi degli schiavi venivano scaricate a New Orleans da raffinati gentiluomini di origine francese, ma stivate sulle coste africane da trafficanti musulmani. L'antropologia culturale (che poteva prosperare grazie all'espansione coloniale) cercava di riparare ai peccati del colonialismo mostrando che quelle culture "altre" erano appunto delle culture, con le loro credenze, i loro riti, le loro abitudini, ragionevolissime del contesto in cui si erano sviluppate, e assolutamente organiche, vale a dire che si reggevano su una loro logica interna. Il compito dell'antropologo culturale era di dimostrare che esistevano delle logiche diverse da quelle occidentali, e che andavano prese sul serio, non disprezzate e represse. Questo non voleva dire che gli antropologi, una volta spiegata la logica degli Altri, decidessero di vivere come loro; anzi, tranne pochi casi, finito il loro pluriennale lavoro oltremare se ne tornavano a consumare una serena vecchiaia nel Devonshire o in Piccardia. Però leggendo i loro libri qualcuno potrebbe pensare che l'antropologia culturale sostenga una posizione relativistica, e affermi che una cultura vale l'altra. Non mi pare sia così. Al massimo l'antropologo ci diceva che, sino a che gli Altri se ne stavano a casa propria, bisognava rispettare il loro modo di vivere.

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La vera lezione che si deve trarre dall'antropologia culturale è piuttosto che, per dire se una cultura è superiore a un'altra, bisogna fissare dei parametri. Un conto è dire che cosa sia una cultura e un conto dire in base a quali parametri la giudichiamo. Una cultura può essere descritta in modo passabilmente oggettivo: queste persone si comportano così, credono negli spiriti o in un'unica divinità che pervade di sé tutta la natura, si uniscono in clan parentali secondo queste regole, ritengono che sia bello trafiggersi il naso con degli anelli (potrebbe essere una descrizione della cultura giovanile in Occidente), ritengono impura la carne di maiale, si circoncidono, allevano i cani per metterli in pentola nei dì festivi o, come ancor dicono gli americani dei francesi, mangiano le rane. L'antropologo ovviamente sa che l'obiettività viene sempre messa in crisi da tanti fattori. L'anno scorso sono stato nei paesi Dogon e ho chiesto a un ragazzino se fosse musulmano. Lui mi ha risposto, in francese, «no, sono animista». Ora, credetemi, un animista non si definisce animista se non ha almeno preso un diploma alla Ecole des Hautes Etudes di Parigi, e quindi quel bambino parlava della propria cultura così come gliela avevano definita gli antropologi. Gli antropologi africani mi raccontavano che quando arriva un antropologo europeo i Dogon, ormai scafatissimi, gli raccontano quello che aveva scritto tanti anni fa un antropologo, Griaule (al quale però, così almeno asserivano gli amici africani colti, gli informatori indigeni avevano raccontato cose abbastanza slegate tra loro che poi lui aveva riunito in un sistema affascinante ma di dubbia autenticità). Tuttavia, fatta la tara di tutti i malintesi possibili di una cultura Altra si può avere una descrizione abbastanza "neutra".

I parametri di giudizio sono un'altra cosa, dipendono dalle nostre radici, dalle nostre preferenze, dalle nostre abitudini, dalle nostre passioni, da un nostro sistema di valori. Facciamo un esempio. Riteniamo noi che il prolungare la vita media da quaranta a ottant'anni sia un valore? Io personalmente lo credo, però molti mistici potrebbero dirmi che, tra un crapulone che campa ottant'anni e san Luigi Gonzaga che ne campa ventitré, è il secondo che ha avuto una vita più piena. Ma ammettiamo che l'allungamento della vita sia un valore: se è così la medicina e la scienza occidentale sono certamente superiori a molti altri saperi e pratiche mediche. Crediamo che lo sviluppo tecnologico, l'espansione dei commerci, la rapidità dei trasporti siano un valore? Moltissimi la pensano così, e hanno diritto di giudicare superiore la nostra civiltà tecnologica. Ma, proprio all'interno del mondo occidentale, ci sono coloro che reputano valore primario una vita in armonia con un ambiente incorrotto, e dunque sono pronti a rinunciare ad aerei, automobili, frigoriferi, per intrecciare canestri e muoversi a piedi di villaggio in villaggio, pur di non avere il buco dell'ozono. E dunque vedete che, per definire una cultura migliore dell'altra, non basta descriverla (come fa l'antropologo) ma occorre il richiamo a un sistema di valori a cui riteniamo di non potere rinunciare. Solo a questo punto possiamo dire che la nostra cultura, per noi, è migliore.

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In questi giorni si è assistito a varie difese di culture diverse in base a parametri discutibili. Proprio l'altro giorno leggevo una lettera a un grande quotidiano dove si chiedeva sarcasticamente come mai i premi Nobel vanno solo agli occidentali e non agli orientali. A parte il fatto che si trattava di un ignorante che non sapeva quanti premi Nobel per la letteratura sono andati a persone di pelle nera e a grandi scrittori islamici, a parte che il premio Nobel per la fisica del 1979 è andato a un pakistano che si chiama Abdus Salam, affermare che riconoscimenti per la scienza vanno naturalmente a chi lavora nell'ambito della scienza occidentale è scoprire l'acqua calda, perché nessuno ha mai messo in dubbio che la scienza e la tecnologia occidentali siano oggi all'avanguardia. All'avanguardia di cosa? Della scienza e della tecnologia. Quanto è assoluto il parametro dello sviluppo tecnologico? Il Pakistan ha la bomba atomica e l'Italia no. Dunque noi siamo una civiltà inferiore? Meglio vivere a Islamabad che ad Arcore? I sostenitori del dialogo ci richiamano al rispetto del mondo islamico ricordando che ha dato uomini come Avicenna (che tra l'altro è nato a Buchara, non molto lontano dall'Afghanistan) e Averroè - ed è un peccato che si citino sempre questi due, come fossero gli unici, e non si parli di Al Kindi, Avenpace, Avicebron, Ibn Tufayl, o di quel grande storico del XIV secolo che fu Ibn Khaldun, che l'Occidente considera addirittura l'iniziatore delle scienze sociali. Ci ricordano che gli arabi di Spagna coltivavano geografia, astronomia, matematica o medicina quando nel mondo cristiano si era molto più indietro. Tutte cose verissime, ma questi non sono argomenti, perché a ragionare così si dovrebbe dire che Vinci, nobile comune toscano, è superiore a New York, perché a Vinci nasceva Leonardo quando a Manhattan quattro indiani stavano seduti per terra ad aspettare per più di centocinquant'anni che arrivassero gli olandesi a comperargli l'intera penisola per ventiquattro dollari. E invece no, senza offesa per nessuno, oggi il centro del mondo è New York e non Vinci. Le cose cambiano. Non serve ricordare che gli arabi di Spagna erano assai tolleranti con cristiani ed ebrei mentre da noi si assalivano i ghetti, o che il Saladino, quando ha riconquistato Gerusalemme, è stato più misericordioso coi cristiani di quanto non fossero stati i cristiani con i saraceni quando Gerusalemme l'avevano conquistata. Tutte cose esatte, ma nel mondo islamico ci sono oggi regimi fondamentalisti e teocratici che i cristiani non li tollerano e Bin Laden non è stato misericordioso con New York. La Battriana è stato un incrocio di grandi civiltà, ma oggi i talebani prendono a cannonate i Buddha. Di converso, i francesi hanno fatto il massacro della Notte di San Bartolomeo, ma questo non autorizza nessuno a dire che oggi siano dei barbari. Non andiamo a scomodare la storia perché è un'arma a doppio taglio. I turchi impalavano (ed è male) ma i bizantini ortodossi cavavano gli occhi ai parenti pericolosi e i cattolici bruciavano Giordano Bruno; i pirati saraceni ne facevano di cotte e di crude, ma i corsari di sua maestà britannica, con tanto di patente, mettevano a fuoco le colonie spagnole nei carabi; Bin Laden e Saddam Hussein sono nemici feroci della civiltà occidentale, ma all'interno della civiltà occidentale abbiamo avuto signori che si chiamavano Hitler o Stalin (Stalin era così cattivo che è sempre stato definito come orientale, anche se aveva studiato in seminario e letto Marx). No, il problema dei parametri non si pone in chiave storica, bensì in chiave contemporanea. Ora, una delle cose lodevoli delle culture occidentali (libere e pluralistiche, e questi sono i valori che noi riteniamo irrinunciabili) è che si sono accorte da gran tempo che la stessa persona può essere portata a manovrare parametri diversi, e mutuamente contraddittori, su questioni differenti. Per esempio si reputa un bene l'allungamento della vita e un male l'inquinamento atmosferico, ma avvertiamo benissimo che forse, per avere i grandi laboratori in cui si studia l'allungamento della vita, occorre avere un sistema di comunicazioni e rifornimento energetico che poi, dal canto proprio, produce l'inquinamento. La cultura occidentale ha elaborato la capacità di mettere liberamente a nudo le sue proprie contraddizioni. Magari non le risolve, ma sa che ci sono, e lo dice. In fin dei conti tutto il dibattito su globale-sì e globale-no sta qui, tranne che per le tute nere spaccatutto: come è sopportabile una quota di globalizzazione positiva evitando i rischi e le ingiustizie della globalizzazione perversa, come si può allungare la vita anche ai milioni di africani che muoiono di Aids (e nel contempo allungare anche la nostra) senza accettare una economia planetaria che fa morire di fame gli ammalati di Aids e fa ingoiare cibi inquinati a noi? Ma proprio questa critica dei parametri, che l'Occidente persegue e incoraggia, ci fa capire come la questione dei parametri sia delicata. E' giusto e civile proteggere il segreto bancario? Moltissimi ritengono di sì. Ma se questa segretezza permette ai terroristi di tenere i loro soldi nella City di Londra? Allora, la difesa della cosiddetta privacy è un valore positivo o dubbio? Noi mettiamo continuamente in discussione i nostri parametri. Il mondo occidentale lo fa a tal punto che consente ai propri cittadini di rifiutare come positivo il parametro dello sviluppo tecnologico e di diventare buddisti o di andare a vivere in comunità dove non si usano i pneumatici, neppure per i carretti a cavalli. La scuola deve insegnare ad analizzare e discutere i parametri su cui si reggono le nostre affermazioni passionali.

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Il problema che l'antropologia culturale non ha risolto è cosa si fa quando il membro di una cultura, i cui principi abbiamo magari imparato a rispettare, viene a vivere in casa nostra. In realtà la maggior parte delle reazioni razziste in Occidente non è dovuta al fatto che degli animisti vivano nel Mali (basta che se ne stiano a casa propria, dice infatti la Lega), ma che gli animisti vengano a vivere da noi. E passi per gli animisti, o per chi vuole pregare in direzione della Mecca, ma se vogliono portare il chador, se vogliono infibulare le loro ragazze, se (come accade per certe sette occidentali) rifiutano le trasfusioni di sangue ai loro bambini ammalati, se l'ultimo mangiatore d'uomini della Nuova Guinea (ammesso che ci sia ancora) vuole emigrare da noi e farsi arrosto un giovanotto almeno ogni domenica? Sul mangiatore d'uomini siamo tutti d'accordo, lo si mette in galera (ma specialmente perché non sono un miliardo), sulle ragazze che vanno a scuola col chador non vedo perché fare tragedie se a loro piace così, sulla infibulazione il dibattito è invece aperto (c'è persino chi è stato così tollerante da suggerire di farle gestire dalle unità sanitarie locali, così l'igiene è salva), ma cosa facciamo per esempio con la richiesta che le donne musulmane possano essere fotografate sul passaporto col velo? Abbiamo delle leggi, uguali per tutti, che stabiliscono dei criteri di identificazione dei cittadini, e non credo si possa deflettervi. Io quando ho visitato una moschea mi sono tolto le scarpe, perché rispettavo le leggi e le usanze del paese ospite. Come la mettiamo con la foto velata? Credo che in questi casi si possa negoziare. In fondo le foto dei passaporti sono sempre infedeli e servono a quel che servono, si studino delle tessere magnetiche che reagiscono all'impronta del pollice, chi vuole questo trattamento privilegiato ne paghi l'eventuale sovrapprezzo. E se poi queste donne frequenteranno le nostre scuole potrebbero anche venire a conoscenza di diritti che non credevano di avere, così come molti occidentali sono andati alle scuole coraniche e hanno deciso liberamente di farsi musulmani. Riflettere sui nostri parametri significa anche decidere che siamo pronti a tollerare tutto, ma che certe cose sono per noi intollerabili.

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L'Occidente ha dedicato fondi ed energie a studiare usi e costumi degli Altri, ma nessuno ha mai veramente consentito agli Altri di studiare usi e costumi dell'Occidente, se non nelle scuole tenute oltremare dai bianchi, o consentendo agli Altri più ricchi di andare a studiare a Oxford o a Parigi - e poi si vede cosa succede, studiano in Occidente e poi tornano a casa a organizzare movimenti fondamentalisti, perché si sentono legati ai loro compatrioti che quegli studi non li possono fare (la storia è peraltro vecchia, e per l'indipendenza dell'India si sono battuti intellettuali che avevano studiato con gli inglesi). Antichi viaggiatori arabi e cinesi avevano studiato qualcosa dei paesi dove tramonta il sole, ma sono cose di cui sappiamo abbastanza poco. Quanti antropologi africani o cinesi sono venuti a studiare l'Occidente per raccontarlo non solo ai propri concittadini, ma anche a noi, dico raccontare a noi come loro ci vedono? Esiste da alcuni anni una organizzazione internazionale chiamata Transcultura che si batte per una "antropologia alternativa". Ha condotto studiosi africani che non erano mai stati in Occidente a descrivere la provincia francese e la società bolognese, e vi assicuro che quando noi europei abbiamo letto che due delle osservazioni più stupite riguardavano il fatto che gli europei portano a passeggio i loro cani e che in riva al mare si mettono nudi - beh, dico, lo sguardo reciproco ha incominciato a funzionare da ambo le parti, e ne sono nate discussioni interessanti. In questo momento, in vista di un convegno finale che si svolgerà a Bruxelles a novembre, tre cinesi, un filosofo, un antropologo e un artista, stanno terminando il loro viaggio di Marco Polo alla rovescia, salvo che anziché limitarsi a scrivere il loro Milione registrano e filmano. Alla fine non so cosa le loro osservazioni potranno spiegare ai cinesi, ma so che cosa potranno spiegare anche a noi. Immaginate che fondamentalisti musulmani vengano invitati a condurre studi sul fondamentalismo cristiano (questa volta non c'entrano i cattolici, sono protestanti americani, più fanatici di un ayatollah, che cercano di espungere dalle scuole ogni riferimento a Darwin). Bene, io credo che lo studio antropologico del fondamentalismo altrui possa servire a capire meglio la natura del proprio. Vengano a studiare il nostro concetto di guerra santa (potrei consigliare loro molti scritti interessanti, anche recenti) e forse vedrebbero con occhio più critico l'idea di guerra santa in casa loro. In fondo noi occidentali abbiamo riflettuto sui limiti del nostro modo di pensare proprio descrivendo la pensée sauvage.

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Uno dei valori di cui la civiltà occidentale parla molto è l'accettazione delle differenze. Teoricamente siamo tutti d'accordo, è politically correct dire in pubblico di qualcuno che è gay, ma poi a casa si dice ridacchiando che è un frocio. Come si fa a insegnare l'accettazione della differenza? L'Academie Universelle des Cultures ha messo in linea un sito dove si stanno elaborando materiali su temi diversi (colore, religione, usi e costumi e così via) per gli educatori di qualsiasi paese che vogliano insegnare ai loro scolari come si accettano coloro che sono diversi da loro. Anzitutto si è deciso di non dire bugie ai bambini, affermando che tutti siamo uguali. I bambini si accorgono benissimo che alcuni vicini di casa o compagni di scuola non sono uguali a loro, hanno una pelle di colore diverso, gli occhi tagliati a mandorla, i capelli più ricci o più lisci, mangiano cose strane, non fanno la prima comunione. Né basta dirgli che sono tutti figli di Dio, perché anche gli animali sono figli di Dio, eppure i ragazzi non hanno mai visto una capra in cattedra a insegnargli l'ortografia. Dunque bisogna dire ai bambini che gli esseri umani sono molto diversi tra loro, e spiegare bene in che cosa sono diversi, per poi mostrare che queste diversità possono essere una fonte di ricchezza. Il maestro di una città italiana dovrebbe aiutare i suoi bambini italiani a capire perché altri ragazzi pregano una divinità diversa, o suonano una musica che non sembra il rock. Naturalmente lo stesso deve fare un educatore cinese con bambini cinesi che vivono accanto a una comunità cristiana. Il passo successivo sarà mostrare che c'è qualcosa in comune tra la nostra e la loro musica, e che anche il loro Dio raccomanda alcune cose buone. Obiezione possibile: noi lo faremo a Firenze, ma poi lo faranno anche a Kabul? Bene, questa obiezione è quanto di più lontano possa esserci dai valori della civiltà occidentale. Noi siamo una civiltà pluralistica perché consentiamo che a casa nostra vengano erette delle moschee, e non possiamo rinunciarvi solo perché a Kabul mettono in prigione i propagandisti cristiani. Se lo facessimo diventeremmo talebani anche noi. Il parametro della tolleranza della diversità è certamente uno dei più forti e dei meno discutibili, e noi giudichiamo matura la nostra cultura perché sa tollerare la diversità, e barbari quegli stessi appartenenti alla nostra cultura che non la tollerano. Punto e basta. Altrimenti sarebbe come se decidessimo che, se in una certa area del globo ci sono ancora cannibali, noi andiamo a mangiarli così imparano. Noi speriamo che, visto che permettiamo le moschee a casa nostra, un giorno ci siano chiese cristiane o non si bombardino i Buddha a casa loro. Questo se crediamo nella bontà dei nostri parametri.

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Molta è la confusione sotto il cielo. Di questi tempi avvengono cose molto curiose. Pare che difesa dei valori dell'Occidente sia diventata una bandiera della destra, mentre la sinistra è come al solito filo islamica. Ora, a parte il fatto che c'è una destra e c'è un cattolicesimo integrista decisamente terzomondista, filoarabo e via dicendo, non si tiene conto di un fenomeno storico che sta sotto gli occhi di tutti. La difesa dei valori della scienza, dello sviluppo tecnologico e della cultura occidentale moderna in genere è stata sempre una caratteristica delle ali laiche e progressiste. Non solo, ma a una ideologia del progresso tecnologico e scientifico si sono richiamati tutti i regimi comunisti. Il Manifesto del 1848 si apre con un elogio spassionato dell'espansione borghese; Marx non dice che bisogna invertire la rotta e passare al modo di produzione asiatico, dice solo che questi di questi valori e di questi successi si debbono impadronire i proletari. Di converso è sempre stato il pensiero reazionario (nel senso più nobile del termine), almeno a cominciare col rifiuto della rivoluzione francese, che si è opposto all'ideologia laica del progresso affermando che si deve tornare ai valori della Tradizione. Solo alcuni gruppi neonazisti si rifanno a una idea mitica dell'Occidente e sarebbero pronti a sgozzare tutti i musulmani a Stonehenge. I più seri tra i pensatori della Tradizione (tra cui anche molti che votano Alleanza Nazionale) si sono sempre rivolti, oltre che a riti e miti dei popoli primitivi, o alla lezione buddista, proprio all'Islam, come fonte ancora attuale di spiritualità alternativa. Sono sempre stati lì a ricordarci che noi non siamo superiori, bensì inariditi dall'ideologia del progresso, e che la verità dobbiamo andarla a cercare tra i mistici Sufi o tra i dervisci danzanti. E queste cose non le dico io, le hanno sempre dette loro. Basta andare in una libreria e cercare negli scaffali giusti. In questo senso a destra si sta aprendo ora una curiosa spaccatura. Ma forse è solo segno che nei momenti di grande smarrimento (e certamente viviamo uno di questi) nessuno sa più da che parte sta. Però è proprio nei momenti di smarrimento che bisogna sapere usare l'arma dell'analisi e della critica, delle nostre superstizioni come di quelle altrui. Spero che di queste cose si discuta nelle scuole, e non solo nelle conferenze stampa. UMBERTO ECO

Agree: ...............ECO è un grande!

Re: Question: chirurgia, omeopatia e guerre sante ! (Lone Land)
Date: 2001, Oct 31
From: Paolo Pasquato <psqt@katamail.com>

....cosa aggiungere?. Io l'ho fatto girare. Grazie per averlo messo su SEK!.

Ok: PENSIERI DAL MONDO ARABO

Date: 2001, Oct 12
From: Marino

PER ESSERE VICINI AGLI ANIMI DEI NOSTRI FRATELLI ARABI ECCO ALCUNE TRADUZIONI DI PENSIERI NEI QUALI SI SCORGE UNA STRAORDINARIA SENSIBILITà UMANA. Per non perdere la propria identità: Lo spirito dell’Occidente sarà nostro alleato se lo accetteremo, ma sarà nemico se diverremo sua proprietà; ci sarà amico se gli apriremo il cuore, sarà nostro nemico se abbandoneremo il cuore in sua balia; ci sarà amico se ne trarremo ciò che si adatta a noi, sarà nostro nemico se ci lasceremo piegare da lui. Per costruire: Divoriamo il pane della carità, poiché siamo affamati; ma questo pane dapprima ci rianima, poi ci uccide. Distingui sempre il dono fatto con pietà da quello in segno di stima. Contro ogni razzismo: Il mio nemico mi ha detto: “ama il tuo nemico” Gli ho obbedito: ho amato me stesso. Quando gli uomini detestano ciò che non riescono a comprendere, sono come malati febbricitanti al palato dei quali anche il cibo più prelibato risulta sgradevole. Lingue, governi e religioni sono fatti di polvere dorata che si solleva ai lati della strada lungo la quale avanza in tutto il suo splendore la vita dell’uomo

DONNE AFGHANE

Date: 2001, Oct 09
From: ivana <globes@pianeta.it>

Vorrei segnalare il sito www.rawa.org. E' di un'associazione di donne afghane. Hanno bisogno ora più che mai di far sentire la loro voce.

Ok: jak

Date: 2001, Oct 03
From: Marino

...non passa istante in cui l'uomo non chieda conforto...

TEMPORANEA ASSENZA

Date: 2001, Oct 01
From: Marino

CARI AMICI DEL FORUM, E DEL CORSO DI ARABO, DA 20 GIORNI UNA GRAVE MALATTIA HA COLPITO MIA MADRE, ALLA QUALE SONO LEGATO AFFETTUOSAMENTE. IN QUESTO PERIODO LA MIA ATTIVITA SI E'DIRETTA' QUASI INTERAMENTE VERSO DI LEI.GRAZIE A TUTTI SPERO DI LEGGERVI PRESTO.

Agree: Untitled

Re: TEMPORANEA ASSENZA (Marino)
Date: 2001, Oct 02
From: vallarelli giacobbe <JACK1957@LIBERO.IT>

Auguro a tua Madre una buona e veloce risoluzione dei problemi che l'affliggono. Caro Marino noi non ci conosciamo,ma volevo esprimerti questo mio pensiero........avere degli amici che cercano di confortarti,fa sempre piacere.......in bocca al lupo(w il lupo).CIAO...........JACK

Sad: Untitled

Date: 2001, Sep 22
From: vallarelli giacobbe <JACK1957@LIBERO.IT>

Ed anche questa volta nel cervello grossi vortici di confusione e di incomprensione,annebbiano ogni possibilità di serena comprensione!! Lo stesso è capitato per la strage di pzza fontana a Milano;per l'Italicus;per Bologna;per la guerra in Iraq;per la guerra tra uganda e Rwanda;per la guerra tra ebrei e palestinesi;per tutto ciò che esiste di simile e difficilmente si riesce a ricordare. L'iceberg che muove tutto ciò,si mostra solo per quello che si riesce a vedere,e su quello che noi vediamo ci imndignamo,prendiamo posizione,ci accaniamo.......Ma in realtà l'iceberg è ben altro.....è tutto li sotto ben celato.Poveri noi,che continuiamo a combattere per un'etica,che probabilmente è assente dal vocabolario di chi amministra questi iceberg. Centinaia,migliaia,milioni di morti????Che senso possono avere di fronte agli intrighi,ai mlioni di miliardi di dollari,al potere che comanda il mondo?? Che senso può avere lo sguardo dolce e perso di milioni di persone trascinate in insulse guerre di potere?? Che senso ha combattere coloro di cui ti sei servito per i tuoi loschi motivi??? Confusioni vorticose attraversano la mia mente.............

Warning: CONSIDERAZIONI DIRETTAMENTE DAL MONDO ISLAMICO CHE DOVREMMO CONSIDERARE

Date: 2001, Sep 18
From: Marino

CARI AMICI DEL FORUM VI SOTTOPONGO LE OPINIONI DI UN INTELLETTUALE ISLAMICO CHE CREDO SIA UTILE VALUTARE IN QUESTO PERIODO IN CUI I GIGANTESCHI ALTOPARLANTI DI GUERRA COPRONO LE VOCI DI PACE. AL BAHARI - MARINO. INSERIRO' A LATO, TRA LE PARENTESI E IN MAIUSCOLO DI OGNI ESPRESSIONE CHE RITENGO NON COMPRENSIBILE DATUTTI LA TRADUZIONE. Di: 'Isa Adam Naziri (GESU' ADAMO NAZIRI) 14/09/2001 Bismillah, ir-Rahman ir-Rahim ( NEL NOME DI DIO CLEMENTE E MISERICORDIOSO) In risposta al recente massacro dei civili innocenti a New York City, diventa necessario chiarire la questione del Jihad (SFORZO INTERIORE) e le credenze del vero Islam. (SOTTOMISSIONE A DIO) Inoltre, deve esser diffusa la verità ai civili Americani sul fatto che questa non è una valida forma di Jihad, e neanche è stata condotta da Musulmani. Osama Bin Laden non è un Musulmano. Appartiene al culto cosidetto Wahabbita,(UNA DELLE SCUOLE MUSULMANE MOLTO RADICALI) che sia i Musulmani Sunniti che quelli Sciiti hanno denunciato come kufr (MISCREDENZA), decretando Fatawa (DICHIARAZIONI UFFICIALMENTE GIURIDICHE) contro di esso. I Wahabbiti sono gli stessi responsabili dell'oppressione verso Musulmani e non-Musulmani in tutto il mondo, così come quelle stesse persone elogiate dal governo Americano nell'Arabia Saudita a causa dell'interesse petrolifero. Ciò porta testimonianza del fatto che il governo Americano non è un governo "dalla gente per la gente" bensì una corporazione di polizze e multinazionali. Punto. Questi attacchi sui civili innocenti non possono essere classificati come un "Atto Islamico di Terrorismo" più di quanto il bombardamento ad Oklahoma City può esser classificato come un attacco Cristiano. Similmente, comparare i Wahabbiti ai Musulmani è come comparare i Davidiani(eBREI FONDAMENTALISTI) di Brench ai Cristiani. Non si può affermare un culto cresciuto all'infuori della Fede molti anni fa, come sinonimo di quella fede. Questi non erano attacchi "Islamici" perché l'Islam proibisce l'uccisione di innocenti, il suicidio e l'uccisione di donne e bambini anche se questi sono in mezzo ad un campo di battaglia. Quindi, questi attacchi, ed ogni attacco di Osama Bin Laden, non è nient'altro che un atto di terrorismo fato nel nome del Nazionalismo. Coloro che hanno commesso gli attacchi ed hanno professato l' "Islam" come loro religione sono come quelli coinvolti nel bombardamento di Oklahoma City e che si sono considerati "Cristiani". Si, e proprio come il KKK si considera un'organizzazione "Cristiana", e proprio come 300 milioni di persone morirono nel commercio di schiavi da dei presunti "Cristiani", e proprio come milioni di Ebrei furono uccisi da una nazione nominalmente "Cristiana", e proprio come i Nativi Americani furono massacrati nel nome del "Destino Manifesto" della "Cristianità". L'Islam non c'entra con la tragedia avvenuta martedì. Allah ha reso chiaro nel Qur'an (CORANO) che il suicidio è proibito: "O voi che credete, non divorate vicendevolmente i vostri beni ma commerciate con mutuo consenso e non uccidetevi da voi stessi. Allah è Misericordioso verso di voi. Chi commette questi peccati iniquamente e senza ragione sarà gettato nel Fuoco" - Al-Qur'an 4:29-30. Prendersi una vita è permesso solo per Giustizia, ma è enfatizzato anche che il perdono è meglio: "E non prendetevi una vita, che Allah ha reso sacra, senza valida ragione" - Al-Qur'an 17:33 Nell'Arabia pre-Islamica la ritorsione e l'uccisione di massa era un luogo comune. Se qualcuno veniva ucciso, la tribù della vittima si ritorceva contro un'intera altra tribù. Ma questa pratica fu proibita nel Qur'an (2:178-179). In accordo a tale prescrizione della Sharia (Legge Islamica), il Qur'an dice: "Dopo di ciò, chi trasgredisce la legge avrà un doloroso castigo" - Al-Qur'an 2:178. Non vi è dubbio su quello che è stato perpetuato contro di noi, ma noi non ci ritorciamo contro un'intera popolazione. Il Qur'an ammonisce gli oppressori e i trasgressori: "Non c'è sanzione se non contro coloro che sono ingiusti con gli uomini e, senza ragione, spargono la corruzione sulla terra. Essi avranno un doloroso castigo" - Al-Qur'an 42:42 Recare danno a innocenti, anche in tempo di guerra, fu proibito dal Profeta Muhammad (sal). Questi includono donne, bambini, non-combattenti, e anche alberi e raccolti. Niente deve esser danneggiato a meno che qualcuno non stia attaccando i Musulmani. Il tema predominante nel Qur'an è il perdono e la pace. Le consonanti di "Islam" e "Salam" (Pace) hanno la stessa radice. In verità l'islam (SOTTOMISIONE )proviene dalla Salam ( PACE). Allah è il Misericordioso e il Perdonatore, e cerca tali qualità nei Suoi seguaci. Non vi è errore, i Musulmani del mondo hanno parlato contro questo atto barbarico e migliaia di Musulmani sono direttamente coinvolti negli sforzi di aiuto. Infatti molti bravi Musulmani sono tra i morti e feriti. "O voi che credete, siate testimoni sinceri davanti ad Allah secondo giustizia. Non vi spinga all'iniquità l'odio per un certo popolo. Siate equi: l'equità è consona alla devozione" - Qur'an 5:8 Perché ciò è accaduto? Con l'attacco al Pentagono, al World Trade Center e agli altri obbiettivi sul territorio degli Stati Uniti di martedì mattina, l'America si è trovata in uno stato di incredulità. Dopo che gli Americani hanno vissuto l'incubo della disfatta della loro chiave commerciale e dei loro edifici politici, sono sorte due questioni: chi è perché? Il "chi" è facile capirlo. Solo un'organizzazione ben finanziata e militarmente sofisticata poteva attuare un attacco contro la super-potenza mondiale. Tutti i diti puntano in una direzione, verso Osama Bin Laden, il multi-milionario e leader dell'organizzazione terroristica Al-Qaida. La più difficile e cruciale domanda a cui rispondere è il perché. Perché gli Stati Uniti continuano ad essere un bersaglio per gli attacchi politici? Dalle caserme Statunitensi a Beirut nel 1983, al World Trade Center nel 1993, al bombardamento di Al-Khobar nel 1996, e al bombardamento di USS Cole l'anno scorso: gli Stati Uniti sono diventate un magnete per le azioni militanti. Per quanto i fatti correnti post-attentato possano suggerire altrimenti, la "democrazia" non è intesa come obbiettivo e né come "libertà". Rispetto al punto su cui George Bush insiste, l'America non è mai stata considerata un "punto di luce" ma piuttosto perché nella maggior parte delle regioni del mondo è un emissario di oscurità. All'interno dei confini psicologici dell'America, il Trade Center, il Pentagono, Camp David e Capiton Hill sono visti come simboli della potenza globale, del prestigio e dlla democrazia Statunitense. Comunque, nel mondo Musulmano la visione di questi è un simbolo di terrore e oppressione. Nelle parole di Robert Fisk, che ha conoscenza diretta degli affari della regione vi sono spunti interessanti. Egli descrive: "La debolezza e la crudeltà di gente uccisa e umiliata" aggiungendo "questa non è la guerra della democrazia contro il terrorismo che al mondo sarà chiesto di credere nei giorni futuri. Riguarda anche i missili Americani nelle case Palestinesi, gli elicotteri Statunitensi che spararono sulle ambulanze nel 1996, le strutture Americane che distrussero e massacrarono quel villaggio di nome Qana e la milizia Libanese che ha pagato con gli stupri e omicidi degli Israeliani Americani nei campi di rifugio. "Dal 1991 gli Americani hanno condotto delle sanzioni contro l'Iraq e gli effetti dello svuotamento di uranio hanno ucciso più di 1 milione di bambini. Dalla rivolta Palestinese iniziata lo scorso settembre, gli elicotteri Apache Americani e i fucili F-16 ed M-16 sono stati responsabili dell'uccisione di 700 Palestinesi ferendone più di 25.000. Siccome la CNN non era là, per progetto piuttosto che per accidente, a riprendere i teschi frantumati e i corpi stesi, gli occidentali rimangono ignoranti per quanto riguarda il terrorismo Statunitense" Questi sono solo gli esempi più visibili degli abusi Statunitensi nelle terre Musulmane. Mascherandosi di democrazia da un lato, Washington finanzia miliardi di dollari ai regimi totalitari in Egitto, Giordania, Arabia Saudita e Algeria per prevenire l'attuazione del loro volere collettivo. La Flotta Statunitense usava la forza per proteggere i suoi fornitori per non interrompere il commercio di olio. E ancora gli Stati Uniti supportano Israele che è la principale fonte di rabbia di molti Musulmani. Camp David non era una scelta fortuita intesa ad etichettare questo recente attacco. Fu il primo accordo pacifico tra uno stato Musulmano e Israele nel 1978, ma è ancora visto come un trattato che esclude la dignità ai Palestinesi. Gli Stati Uniti quest'anno stanno aiutando Israele ad ottenere un ammontare non-ripagabile di 6 bilioni di dollari. Robert Fisk scrive: "Questa settimana Israele ha annunciato che comprerà più di 50 F-16 per avere più superiorità militare sui confini Arabi. Ciò grazie quasi esclusivamente agli Stati Uniti. Ci sarà inevitabilmente un immorale tentativo di oscurare gli sbagli storici e le ingiustizie che stanno dietro all'ultimo attentato. Sarà detto del "terrorismo organizzato" "Chiedete a un Arabo sulle ultime uccisioni di innocenti avvenute ed egli vi risponderà come ogni persona decente, cioè che sono state un crimine terrificante. Ma egli vi chiederà:- Perché non usate parole punitive anche contro chi ha distrutto le vite dei bambini in Iraq, perché non vi arrabbiate contro i 17.500 civili uccisi da Israele nel 1982 durante l'invasione del Libano?-. Per queste ragioni basilari il Medio Oriente fece fuoco lo scorso settembre: l'occupazione Israeliana delle terre Arabe, lo sfruttamento dei Palestinesi, i bombardamenti e le dichiarazioni sponsorizzate da esecuzioni... tutto questo viene oscurato" Il razzismo Statunitense mostra nuovamente il suo volto E' stato riportato che due Musulmani sono stati uccisi a New York, e che anche una Muslima è stata accoltellata a morte in questi attacchi. Inoltre, a due donne Musulmane sono stati brutalmente strappati i vestiti in pieno pubblico a Filadelfia. A New York molti Musulmani sono stati picchiati mentre ad altri sono stati lanciati sassi e bombe molotov contro i vetri di casa. Le moschee a Chicago e nel Texas sono state attaccate da bande di giovani bianchi che portavano la bandiera Americana. A Gary, Indiana, due discendenti di Arabi sono stati assaliti con fucili nel loro negozio da persone mascherate armate anche di maceti. I Musulmani in Italia sono stati assaliti dopo un confronto verbale mentre in Australia un bus che portava bambini Musulmani a scuola è stato attaccato con il risultato di tre morti. Gli Arabi in Polonia sono stati attaccati e hanno detto "I Polacchi ci hanno condannato più velocemente degli Americani stessi". Le scuole e le moschee Musulmane hanno chiuso le proprie porte a causa delle minacce di bombe e attacchi tangibili. Le scuole dei bambini Musulmani a Cincinnati hanno ricevuto minacce riguardanti l'uccisione dei propri allievi come risarcimento per gli attacchi avvenuti questa settimana. Quello che è sorprendente è come molti Americani pensino di essere differenti da Osama Bin Laden. Ma queste persone stanno commettendo gli stessi crimini contro la loro gente, uomini, donne e bambini, parlando di democrazia quando essi stessi non sono nient'altro che terroristi. Se c'è una cosa dalla quale questi dovrebbero imparare, questa non viene certo dagli errori della storia come quelli degli Americani Giapponesi durante gli attacchi di Pearl Harbour. Sia che si aderisca o no con la causa, gli attacchi di martedì 11 settembre 2001 costituiscono un attacco politico del Nazionalismo Arabo. Molti Arabi non sono Musulmani ed al di là delle centinai di milioni di Musulmani che si sono uniti al lutto della tragedia di questa settimana, abbiamo mostrato un piccolo gruppo di bambini Palestinesi immaturi con qualche adulto che festeggiavano. Ma se questo metraggio fosse stato autentico, riportato in risposta a questi attacchi e non risalente al 1991 come in effetti è, ciò non avrebbe mostrato la propria disperazione bensì la propria immaturità politica. Comunque i media hanno anche riportato che vi erano meno di 1000 persone che celebravano tale avvenimento nelle strade della Palestina. A parte da Saddam Husayn e i media Iracheni che egli controlla, non vi è nessuna dichiarazione Araba di ammirazione a questo massacro di innocenti. Ora è tempo di focalizzare i nostri occhi sulle azioni, non sul colore della pelle o delle differenze etniche. I cittadini degli Stati Uniti hanno colto quest'opportunità per demonizzare un'intera razza di persone e l'Islam stesso. Comunque, succede spesso con le generalizzazioni, l'ignoranza e i pregiudizi delle folle arrabbiate anti-Musulmane (che semplificano la radice di questi attacchi), la morte arriva solo per gli uomini, donne e bambini nelle moschee e nelle scuole Islamiche. La scorsa notte è stata mostrata una cassetta vecchia di due mesi di un'intervista con l'assistente di Osama Bin Laden. Egli ha detto: "Se noi vi attacchiamo e migliaia di persone muoiono, che cosa fareste?". Il reporter rispose: "Noi reagiremmo". L'assistente allora continuò: "Quindi la questione riguarda il fatto che voi non potete vedere che siamo gli stessi, che noi siamo esattamente come voi. Proprio come voi volete reagire quando siete bombardati, così noi. Se noi uccidiamo centomila persone e ne feriamo duecentomila, questa sarebbe una grossa tragedia per voi, ma se accadesse a noi sarebbe soltanto vita quotidiana". Una cosa vera è il fatto che rispetto a tutte le differenze superficiali siamo tutti gli stessi, siamo tutti esseri umani. Si è veloci a puntare il dito contro tutti i Musulmani e tutti gli Arabi ma dobbiamo anche realizzare che gli Americani stanno commettendo gli stessi atti di terrore contro gli Arabi e i Musulmani Americani. E' giunta l'ora per noi tutti, in quanto esseri umani, di unirci nella causa della libertà e portare testimonianza della giustizia. Non è il tempo delle differenze superficiali ed esteriori atte a dividerci e conquistarci. La nostra posizione Non vi è dubbio sull'indescrivibile male che è avvenuto negli Stati Uniti. Nessuno può celebrare il massacro di migliaia di innocenti. Le persone sull'aereo potevano essere chiunque. I Musulmani non sono giustificati nell'uccisione di donne e bambini innocenti neanche in piena guerra. ma migliaia di donne e bambini innocenti sono morti in quest'attacco. Questo è stato un attacco Wahabbita condotto dal kaffir Osama Bin Laden. Questo è stato un atto che certi circoli di influenza e potere Statunitensi già sapevano, inteso a giustificare le intense persecuzioni sui Musulmani per raggiungere così certi obbiettivi politici. Questo atto è stato progettato per mesi, se non anni. Gli operatori della CIA sapevano di ciò. Nessun Musulmano loderebbe questi attacchi perché sono sviati e costano molte vite innocenti. I kaffirun vogliono che noi lodiamo questi attacchi così che possano distruggerci. E' esattamente la stessa cosa che avvenne a Pearl Harbour mezzo secolo fa. Anche gli Stati Uniti sapevano dell'attacco. L'attacco era reale, non fasullo, ma fu attuato così che gli Stati Uniti entrassero in guerra con il Giappone. Allah ben sa quale "guerra" le nazioni di Yajuj e Majuj ( GOG E MAGOG) hanno in mente. Non coincidentalmente, il Presidente Bush era fuori dalla Casa Bianca così come il Vice-Presidente Cheney. Vi sono decine di migliaia di persone che martedì non sono andate al lavoro al World Trade Center. E' normale che più di 50.000 persone siano là in ogni dato momento della mattina. Similmente non vi erano agenti della BATF che erano nell'edificio federale di Oklahoma City quando fu colpito. Non vi sono coincidenze in questi avvenimenti. E dietro a questi avvenimenti ci sono questioni che nessuno sarebbe capace di immaginare. Un ulteriore motivo del "governo-ombra" per la permissione dell'accaduto può esser considerato più oggettivamente. Alcuni degli ovvi motivi sono: 1. Adesso è stato reso legale l'assassinio. Prima invece questa era l'unica cosa che differenziava gli Stati Uniti da Osama Bin Laden. 2. Adesso è legale monitorare, bloccare e intercettare le telefonate, le lettere, gli emails ecc. dei SOSPETTATI "terroristi" SENZA avviso. 3. Inoltre, mentre qualcuno può argomentare che tale vicenda sia negativa per l'economia, la guerra in sé diventa buona per l'economia. Il presidente Bush ha reso chiaro che questa è una guerra. "Sospettati terroristi" sono tutti quelli che hanno parlato contro le azioni del governo e specialmente tutti i Musulmani e i portatori di armi da fuoco. Con quali ricorsi siamo stati lasciati? Contrariamente a quello che i fondamentalisti asseriscono, vi è un mezzo Islamicamente legittimi per gli oppressi di perseverare contro la vasta e globale tirannia della nazioni di Yajuj e Majuj: questo è chiamato Jihad. Uccidere gli innocenti non è Jihad. Uccidere donne e bambini non è Jihad. Suicidarsi non è Jihad. Nel Qur'an Allah ha definito dei parametri molto specifici sulla maniera in cui dobbiamo condurre il Jihad ed ottenere la nostra liberazione fisica. La nostra contesa non riguarda il fatto che gli Stati Uniti siano stati attaccati, ma piuttosto la maniera con cui sono stati attaccati. "O voi che credete! Vi è prescritto il qisa [...]. Ma colui che sarà stato perdonato da suo fratello venga trattato con equità e paghi un indennizzo con generosità. Questa è una facilitazione (della legge nella Torah) da parte del vostro Signore e una Misericordia" - Qur'an 2:178 Se gli Stati uniti fossero stati attaccati senza costo di vite innocenti, questo sarebbe certamente un momento di gioia e celebrazioni. Ma invece questo non era u attacco di Jihad, e neanche è stato attuato da un'organizzazione Islamica. Questo è stato uno sforzo nazionalistico che ha usato l'Islam come strumento per reclutare giovani, che malguidati, hanno dato la loro vita per una causa in cui credevano. Essi hanno formato la loro mente grazie a quel genio maligno di Shaytan, Osama Bin Laden, che ha avuto effetto sulle vite di persone che potenzialmente avrebbero potuto testimoniare l'Islam e sforzarsi per la pace sulla terra. Essi avrebbero potuto partecipare al vero Jihad cercando di far rivalutare la posizione pubblica dell'America sull'oppressione in Palestina. Ora questi individui sviati, e il loro leader Wahabbita, hanno polarizzato una situazione che essi non vinceranno mai senza prima cambiare i cuori della gente. "Il combattente nella Via di Allah è colui che partecipa al Jihad nafsah (Jihad interiore) per l'amore verso Allah" - Il Profeta Muhammad (sal)

Angry: E la questione Palestinese?

Date: 2001, Sep 17
From: RoboGabr'Aoun <robogabraoun@hotmail.com>

Siamo tutti concordi sull'atrocità dell'eccidio perpetrato ai danni dell'Occidente.Siamo concordi che la questione economica derivante sta purtroppo adombrando la tragedia in sè con i suoi tentacoli adunchi...Ma non pensate anche voi che a monte di tutto questo ci sia quella decisione,antica di 50 anni,decisa a tavolino dagli allora tre grandi a Yalta,se non ricordo male, che stabilì, dall'oggi al domani,che la Palestina in parte non era più Palestina ma Israele?E l'America che ruolo ha e che interessi ha avuto e tuttora ha in questo Status? E se capitasse a casa nostra,che faremmo noi per ribellarci ad un tale sopruso,sempre ammesso che lo si ritenga tale? Sia chiaro che condanno fermamente ogni forma di terrorismo, che l'attentato mi ha svuotato di tutte le mie lacrime...Ma quegli altri morti?Ci vogliamo pensare?Che ne pensate? RoboGabr'Aoun

Riflessioni, da Dario Fo

Date: 2001, Sep 14
From: RoboGabr'Aoun <robogabraoun@hotmail.com>

Dai una possibilita' alla pace!!! 
           > 
           >Quello che e' successo indurrebbe al panico, al silenzio, alla 
           >disperazione. 
           >Il mondo e' stato colpito da un ennesimo crudele massacro. 
           >Ma e' necessario, anche se doloroso, parlare. Cercare di 
capire. 
           >La prima osservazione che ci viene alla mente e' l'assurdo che 
esplode 
           >fuori dal televisore. 
           >Davanti a questo dramma il mondo si e' arrestato attonito. Ma 
non tutti. 
           >Le borse del mondo non si sono fermate neppure un secondo, 
hanno 
           continuato 
           >a far soldi, a 
           >cercare utili selvaggi. Anzi hanno intensificato il ritmo. La 
gente ancora 
           >urlava appesa ai 
           >grattaceli in fiamme, prima che crollassero, e gia' i grandi 
broker 
           >gridavano nei loro 
           >cellulari:"Compra petrolio! Vendi tutto! Compra petrolio!" e 
mentre i 
           >titoli azionari perdevano il 
           >10% in pochi minuti il petrolio saliva di 10 dollari al barile 
e i furbi 
           >facevano utili di miliardi di 
           >dollari. E mentre i presidenti di tutti i paesi europei si 
apprestavano a 
           >esprimere il loro 
           >cordoglio, i loro banchieri succhiavano decimali al dollaro e 
finalmente 
           >l'euro segnava un bel 
           >po' di punti a suo favore. Nessuno ha pensato di chiudere le 
borse per 
           >decenza e rispetto ai 
           >cadaveri ancora freschi. La belva feroce del capitalismo 
affondava felice 
           i 
           >suoi denti nelle 
           >carni dei morti e fortune luminose si sono costruite in poche 
ore. 
           >E non c'e' da stupirsi. I grandi speculatori sguazzano in 
un'economia che 
           >uccide ogni anno 
           >decine di milioni di persone con la miseria, che volete che 
siano 20 mila 
           >morti a New York? 
           >Altra immagine agghiacciante: la gente per strada, nei 
quartieri 
           >palestinesi, dilaniati dalla 
           >guerra civile, che festeggiavano il massacro. Gente che ha un 
morto in 
           ogni 
           >famiglia e che 
           >non riesce piu' a vedere l'assurdita' della morte, di qualsiasi 
morte. 
           >Il sistema della violenza, dello sfruttamento, del genocidio 
organizzato 
           >dei poveri cristi genera 
           >insensibilita' alla violenza. Genera la logica della vendetta. 
           >Quasi ogni giorno, da anni, gli aerei Usa bombardano l'Iraq, 
uccidendo 
           >donne e bambini, col 
           >pretesto di eliminare impianti radar. E le televisioni 
occidentali non si 
           >degnano neppure di 
           >riportare la notizia. Quella e' gente spazzatura, muoiono a 
migliaia per 
           >gli effetti dei proiettili 
           >all'uranio che hanno contaminato la loro terra, muoiono perche' 
mancano le 
           >medicine a causa 
           >dell'embargo, nel silenzio carico di disprezzo dei media 
occidentali. Le 
           >lacrime di oggi dei 
           >commentatori televisivi sono vergognose perche' seguono al 
silenzio 
           >decennale sui crimini 
           >dell'occidente cristiano. 
           >E' terribile ma e' cosi': la disperazione genera la follia 
della vendetta. 
           >Una vendetta che non 
           >serve a nulla, una vendetta che portera' altri massacri tra i 
diseredati 
           >del mondo. 
           >E attenzione: questo orrendo massacro di ieri, non e' stato 
realizzato 
           >schiacciando un bottone 
           >su un aereo che vola sicuro ad alta quota. Qui ci sono decine 
di persone 
           >che sono diventate 
           >talmente pazze da suicidarsi tutte assieme pur di colpire "i 
diavoli 
           >bianchi". Questa misura 
           >della disperazione dovrebbe fare riflettere. Questa giornata di 
terrore 
           >dovrebbe avere 
           >insegnato ai cultori della forza dell'uomo bianco che non 
esiste sicurezza 
           >e pace per nessuno 
           >in un mondo dove il massacro e la prevaricazione sono la legge. 
           >E' ormai un fatto. Le moderne tecnologie rendono talmente 
potenti gli 
           >individui che nessun 
           >sofisticato sistema di sicurezza puo' proteggere. 
           >Non e' piu' possibile, neppure per i nordamericani ricchi, 
credere di 
           >essere al sicuro. Non c'e' 
           >nessun posto dove si possa stare al sicuro. Il cane feroce 
della follia 
           >puo' azzannare 
           >chiunque ovunque. 
           >I telegiornali si stupiscono (idioti) che i super controlli Usa 
non 
           abbiano 
           >impedito a 4 aerei di 
           >essere dirottati per essere usati come bombe gigantesche e 
colpire i 
           luoghi 
           >piu' protetti del 
           >mondo. Non vogliono capire che le moderne tecnologie e 
l'affollamento 
           >incontrollabile delle 
           >citta', offrono decine di modi di fare massacri. 
           >Questi orrendi attentati hanno ridicolizzato le pretese di Bush 
di 
           >costruire uno scudo stellare. 
           >Oggi hanno usato aerei, ieri gas nervino in Giappone, bombole 
del gas a 
           >Mosca... Domani 
           >bastera' urlare:"C'e' una bomba!!!" in uno stadio per provocare 
una 
           strage. 
           >Un paese 
           >moderno non puo' garantire la sicurezza senza strangolare 
completamente la 
           >"vita normale" 
           >dei cittadini. Non c'e' modo. 
           >Nessuno puo' tenere milioni di persone chiuse in casa. 
           >L'unica garanzia di sicurezza per il mondo ricco e' sanare le 
ferite 
           >sanguinanti della fame e 
           >del sopruso. Senno' si crea un humus sociale drammatico che non 
puo' che 
           >portare alla 
           >violenza piu' folle. 
           >Attenzione: non si puo' dire, in questo momento, chi abbia 
armato la mano 
           >dei kamikaze. 
           >Estremisti islamici? Estremisti di destra americani? Sionisti 
pazzi? Chi 
           lo 
           >sa? 
           >L'attentato di Oklaoma, il piu' grande massacro terroristico 
avvenuto fino 
           >a ieri, fu imputato ai 
           >terroristi islamici e poi si scopri' essere opera di terroristi 
bianchi e 
           >fascisti che volevano 
           >provocare una reazione anti islamica. Si potrebbe anche 
scoprire che 
           dietro 
           >al massacro di 
           >ieri ci siano tutte le fazioni terroristiche e tutti i servizi 
segreti, 
           >uniti nel comune intento di 
           >gettare la societa' civile nel caos... 
           >Una cosa e' certa: al di la' di chi siano gli esecutori 
materiali del 
           >massacro questa violenza e' 
           >figlia legittima della cultura della violenza, della fame e 
dello 
           >sfruttamento disumano. 
           >Questa violenza, queste morti, rendono immensamente felici 
coloro che 
           hanno 
           >guadagnato 
           >milioni di dollari in poche ore speculando sul prezzo del 
petrolio, i 
           >mercanti di armi e i capi 
           >terroristi brindano ebbri di felicita' insieme ai generali e 
agli 
           >ammiragli, stanchi di questa pace 
           >strisciante che minaccia ogni giorno lo stato di guerra e i 
profitti fatti 
           >sulle mine antiuomo. 
           >Domani i caccia bombarderanno qualche villaggio sperduto 
uccidendo civili 
           >inermi con la 
           >scusa di fare giustizia dei colpevoli e le lobby delle iene 
spingeranno 
           per 
           >dare dignita' alle 
           >spese militari. 
           >"Gli Stati Uniti devono rispondere immediatamente a questa 
aggressione!" 
           >Urlava un cretino 
           >della strada e le sue parole sono state rilanciate da migliaia 
di 
           >telegiornali in tutto il pianeta. 
           >"Rappresaglia!" Urla Bush, il boia del Texas. 
           >Colpiranno, faranno 10 morti con la pelle olivastra per ogni 
cadavere 
           >bianco. E qualcuno 
           >proporra' di reagire con manifestazioni di piazza e di nuovo la 
polizia 
           >fara' dei morti. 
           >Deve essere chiaro a tutti che questo e' un momento gravissimo. 
E' una 
           >nuova forma di 
           >guerra strisciante quella nella quale ci vogliono portare. 
           >Il partito della pace ha una sola possibilita': continuare 
caparbiamente a 
           >lavorare con gli 
           >strumenti della pace. Affermare con tutta la forza possibile 
che possiamo 
           >ed e' necessario 
           >togliere il nostro appoggio economico alle multinazionali della 
morte. 
           >Oggi piu' che mai la scelta individuale di milioni di persone 
e' l'unico 
           >strumento possibile, 
           >l'unica strategia vincente. 
           >Togliamo i nostri soldi dalle banche che finanziano la vendita 
delle i 
           >nostri soldi l'economia del 
           >dolore, smettiamo di comprare il carburante della Esso, i 
prodotti della 
           >Nestle', smettiamo di 
           >bere Coca Cola, di mangiare Mac Donald's, convertiamo le nostre 
auto a 
           olio 
           >di colza e a 
           >gas, mettiamo i nostri risparmi sui fondi di investimento 
etico, 
           >abbandoniamo le assicurazioni 
           >colluse col sistema della morte, non compriamo auto da chi 
produce mine 
           >antiuomo, non 
           >compriamo scarpe da chi tiene in schiavitu' i bambini, non 
mangiamo i cibi 
           >della chimica, 
           >abbandoniamo i marchi della cultura del profitto a tutti i 
costi. 
           >In questi anni abbiamo lavorato con successo per dimostrare che 
e' 
           >possibile consociare i 
           >nostri consumi, risparmiare, avere prodotti migliori e, 
           contemporaneamente, 
           >boicottare il 
           >mercato della morte rifiutandoci di portare i nostri soldi al 
loro mulino. 
           >Oggi queste scelte non sono piu' solamente giuste e 
convenienti, sono 
           anche 
           >urgenti e 
           >irrimandabili. 
           >Ti chiediamo di fare un gesto, subito, ora. 
           >Non c'e' piu' tempo per pensarci sopra. La locomotiva del 
capitalismo 
           >selvaggio sta 
           >accellerando la sua velocita', punta con determinazione 
assoluta verso la 
           >guerra e la 
           >distruzione del pianeta. L'unica possibilita' e' tagliarle i 
rifornimenti 
           >di carburante. Subito. Il 
           >mondo e' governato dal denaro. 
           >I soldi sono l'unico argomento al quale i potenti siano 
sensibili. 
           >Dai una possibilita' alla pace. Subito. 
           >Inizia tu. Non aspettare che lo facciano gli altri. Ogni lira 
che togli ai 
           >signori del mondo e' un 
           >respiro che regali all'umanita'. 
           >Voti ogni volta che fai la spesa! 
           > 
           >Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo 

Ok: hanno tutti torto e ragione

Re: Riflessioni, da Dario Fo (RoboGabr'Aoun)
Date: 2001, Sep 20
From: Marco Fiaschi <mar48@dada.it>

Caro Massi è veramente difficile esprimersi su quello che è successo senza tener conto delle enne mila morti che sono state causate da quelli che io considero assassini e anche pazzi. Detto questo, e con la piena consapevolezza che sia giusto perseguire sia i mandati che gli eventuali esecutori superstiti, io mi fermo e cerco di riflettere. Forse sarà perchè Dario Fo mi è simpatico, forse sarà perchè la mia natura mi ha sempre portato a cercare di aiutare gli altri (chissà se la mia cultura di boy scout ha qualche colpa) ma io non riesco a smettere di pensare all'origine di tutto questo e, purtroppo, è un'origine politica ed economica. Io non sto qui criticando uin modello piuttosto che un altro: sto solo riferendo quello che per me è uno stato di fatto. Certo è difficile far comprendere ad un ragazzo di Sabra o di Chatila, sopravvissuto ai massacri dei miliziani libanesi protetti dall'esercito di Israele, come si possa convivere con i vecchi nemici ma questo è quello che dobbiamo tentare. Così come si deve tentare di comprendere le ragioni di chi vede nell'immigrazione nordafricana solo le menti dello spaccio della droga o negli albanesi solo i gestori delle prostitute. Certo è tutto difficile ma ai nostri figli dobbiamo questo sforzo per lasciar loro un mondo migliore. Mia madre mi diceva sempre: chi più ne ha, più ne adoperi. Credo che avesse ragione allora come adesso. Buona fortuna a tutti

Sad: ..hai fatto bene

Re: Riflessioni, da Dario Fo (RoboGabr'Aoun)
Date: 2001, Sep 16
From: massi <sciabbadonenospam@tiscalinet.it>

a inserire quel contributo, spero anch'io che sia di spunto per una discussione ampia e senza presupposti politici..

Proprio a questo proposito, infatti, trovo che molti commenti siano orientati al dimostrare come questo attentato abbia segnato le nazioni occidentali perchè è avvenuto ad un santuario dell'economia... tutti lì a ragionare sulle ripercussioni economiche, senza differenza di schieramento, chi sostiene il nostro modello di economia e chi no. E'diventato spunto per discutere se questo sia causato dalle multinazionali che sotto sotto vendono armi o dal governo americano di destra. E poi, sul se bisogna rispondere militarmente o no...

E che cazzo! voglio dire, sono morte n.mila persone, questo è l'importante... allora, penso che sia più necessaria sia ragionare sul cosa vogliono veramente queste organizzazioni? Noi occidentali veniamo continuamente additati per i nostri trascorsi colonialistici, la nostra religione per le crociate.. Ora io mi chiedo e se la moschea a Roma sia un simbolo contrario. La nostra apertura attuale a tutte le forme esterne ci ha portato in contatto (chi ha voluto e ha avuto la cultura sufficiente ne ha approfittato) con altre religioni e filosofie. Queste sono state accolte assieme ai loro esponenti, nel segno del rispetto e di una tolleranza che non è neppure più in discussione, è parte stessa di un pensiero che porta alla apertura della nostra cultura alle altre, per capire e apprezzare appieno altri modelli di esistenza ed integrarsi con essi. Ma ci siamo mai chiesti se questi modelli gradiscano l'integrazione? Abbiamo un segno di violento rifiuto della nostra cultura e della nostra società. Ho sempre pensato che certi estremismi nelle aree islamiche fossero responsabilità di "capi" i quali, sfruttando le limitate capacità critiche di ampie porzioni di popolazioni povere ed ignoranti, riuscivano a crearsi un seguito. Limitato numericamente. Oggi vorrei solo capire quanto queste maniere di esprimere tale repulsione nei nostri confronti siano diffuse nelle popolazioni. Spontaneamente. Vedo sempre più popoli mossi a uccidere per questioni religiose e io, che sono di pensiero laico ma vengo da una istruzione Salesiana, dove mi sono stae insegnate le differenze e le affinità storiche e religiose fra i vari credo, mi rattristo nel constatare che quella che dovrebbe essere la filosofia vitae per eccellenza muove le masse alla trucidazione. Non vorrei che altre popolazioni fossero oggi alle condizioni che portarono i nostri antenati alle crociate.

A pare mio questi sarebbero elementi di discussione più che una vuota critica dei modelli socio-economici.

Ok: ampiezza di vedute

Re: Riflessioni, da Dario Fo (RoboGabr'Aoun)
Date: 2001, Sep 15
From: RoboGabr'Aoun <robogabraoun@hotmail.com>

Vedi,Massi, ho riportato questo testo(pervenuto alla mia casella di posta per caso),proprio perchè,a prescindere dalla forma lessicale e dall'esposizione di alcune argomentazioni,presentate con uno spirito chiaramente di parte,offre ampi spunti di discussione,apre tematiche che,come tu giustamente dici,a caldo non potrebbero venire nemmeno considerate:di fronte a tanto scempio non si può che provare tristezza,rabbia,costernazione...ma ci sono comunque a monte di tutto ciò delle problematiche da approfondire,problemi enormi ancora senza soluzione,che in questo scritto sicuramente sono enfatizzati a causa dell'ostentata disapprovazione nei confronti del globalismo da parte degli autoried a causa di un loro ben preciso collocamento nello schieramento politico nostrano, ma che ,a mio parere, vanno comunque presi in considerazione e discussi perchè di essi non è possibile non tener conto...Come tu,giustamente, sottolinei,questo è un Forum.Io aggiungo che è un Forum Culturale,ed in un simile contesto uno scritto del genere,che ci veda d'accordo o no,è comunque stimolante base per ulteriori approfondimenti. Non mi interessa la politica fine a sè stessa:mi interessa parlare ed approfondire gli argomenti che stanno alla base di quel "ponte" di cui ha parlato Marino...Ed in questo scritto ce ne sono parecchi. RoboGabr'Aoun

Disagree: ...

Re: Riflessioni, da Dario Fo (RoboGabr'Aoun)
Date: 2001, Sep 15
From: massi <sciabbadonenospam@tiscalinet.it>

Ho letto i passi di Dario Fo e c. che ci hai riportato... Non posso non esprimerti quanto personalmente disapprovi ampia parte dei contenuti di quel testo, ancorchè la forma scritta.

Questo è il mio commento a caldo, lo so: nessuno me lo ha chiesto, ma questo è il forum dunque... ora riorganizzo le idee e cerco di stendere un testo che possa chiarire il perchè della mia disapprovazione..

massi

As salam ‘aleikum

Date: 2001, Sep 14
From: Giorgio Pagnini <idgiorgio@fol.it>

Contro i fanatismi, gli egoismi sfrenati, le speculazioni finanziarie più ciniche (volete comprare i pezzi dell Torri?su internet è possibile), contro l'intolleranza, l'ignoranza, la stupidità, l'ignavia mentale (le guerre ci sono non perchè qualcuno le dichiara, ma perchè molti, molti, le fanno)che cosa ci rimane ? la conoscenza, lo studio delle differenze e delle similitudini dei motivi che hanno fatto si che fossero ideati e costruiti: le piramidi, il colosseo, l'oasi di Timimoun, le torri gemelle. Sospendere il corso di arabo ? No!! Mai come in questo momento abbiamo di conoscere, meditare e confrontarci e continuare a praticare la dote più grande dell'uomo la capacità di imparare.

GLI UOMINI

Date: 2001, Sep 12
From: Marino

E’ difficile esprimere il sentimento dapprima incredulo poi via via più cosciente che anima la mia più completa disapprovazione di ciò che è accaduto in America. Palestina, Irak, Afganistan, Bosnia, Sudan, Libia, Algeria. Guerre aperte nel mondo, in cui funesti accadimenti e tragiche ingiustizie sono quotidianamente perpetrati. Dolori indicibili nell’intimo delle famiglie hanno caricato di odio le filosofie, dando origine ad inconsulti atti di alcuni esaltati che hanno usato invece che la parola e l’intelligenza la forza e la violenza. Il conflitto tra le due culture ha aperto un nuovo fronte, il più terribile che si poteva immaginare. Nonostante le enunciazioni di pace divulgate in tutto il mondo in molte occasioni, nonostante ogni uomo preso a se giura di essere contrario alla guerra, quando in gruppo, nazione, tribù, si ipnotizza su un idea diventano distruttrici locuste. Colonie, soppressioni, violenze, corruzione, vicendevoli inganni, lotte ideologiche, religiose, economiche. petrolio, causa e motivo di bramosie reciproche. Terre invase e martoriate da bombe radioattive. Di quali sensibilità alla comprensione della pace siamo stati capaci? Una frase logora ma molto efficace mi sovviene: non può esserci pace dove non c’è giustizia. Oggi è giorno di dolore, immenso, vite innocenti tagliate da assurde convinzioni, filosofie estreme in cui non c’è spazio per la ragione. Oggi è giorno di vendetta annunciata in ogni radio in ogni televisione. Io…oggi spero che non sia giorno di guerra.Io spero che l'occidente non risponda con violenze insensate. Vorrei che punissero le bestie violente che hanno causato questa catastrofe ma anche che si iniziasse un serio studio sui motivi di questi atti terroristici. Che si iniziasse un serio esame sui valori della società occidentale, sulle sue manchevolezze, sulle sue ingiustizie su quelle sopprafazioni di cui spesso non ci aggorgiamo di fare. Osservo i percorsi già battuti durante le mie permanenze nel mondo arabo. Ho visitato località meravigliose, conosciuto persone, buone e accoglienti sotto ogni profilo, molte di loro mi sono divenute amiche. Ho parlato con loro di cultura, di poesia, di natura, della loro terra e della mia, da essi ho appreso molto, conosciuto tecniche antiche e moderne e sistemi di vita assai diversi da quelli che pensavo unici. Per mezzo di ciò ho allargato il mio orizzonte, non solo geografico ma soprattutto umano. Allo scambio di reciproche idee e conoscenze è corrisposto un più grande e vicendevole rispetto. Dunque la conoscenza degli altri, del loro pensiero e della loro cultura crea il rispetto e la pace, chi fa la guerra antepone la forza al cervello, sono quelli che non conoscono le ragioni degli altri, che credono di essere i depositari assoluti della verità. Quante volte li ho creduti faziosi assertori di teorie non condivisibili quante volte sono apparso ai loro occhi con le tasche gonfie di verità obsolete. Essi, ci chiamano “gauri” un termine che si stende su tutti i componenti della parte occidentale del mondo, un termine che significa “quello che fa’ la guerra”. Vorrei ribattere dicendo che non è vero. Gli uomini, quelli veri, antepongono l’amore, la nobiltà, la lealtà e la giustizia che usano nel percorso della vita per la continua ricerca della fratellanza. Ecco, Roberto caro e sensibile amico, aiutami a lanciare questo ponte tra noi e la gente del deserto, depuriamo secondo le nostre capacità la sabbia dal rosso recentemente macchiata da uomini senza ragione. Marino

Untitled

Re: GLI UOMINI (Marino)
Date: 2001, Sep 14
From: <Anonymous>

Ipocrisia

Re: GLI UOMINI (Marino)
Date: 2001, Sep 14
From: Grazia e Mariella

Caro  Al Bahari,
dici che alcuni iscritti al corso, dopo gli ultimi tragici avvenimenti in USA, hanno espresso il dubbio se continuare o meno lo studio della lingua araba.
Siamo rimaste stupite: che cosa c'entra la conoscenza della cultura del mondo arabo, con la sua ricchezza, i suoi profondi valori, la sua lingua, con gli atti terroristici, mostruosi, ingiustificabili, ma non incomprensibili, che pur provengono da quel mondo?
Non si può credere che l'Occidente sia "il regno del bene". Bisogna essere molto ingenui o ipocriti per pensarlo. Che cosa dire, infatti, dell'arroganza del "nostro mondo"  che antepone troppo spesso gli interessi economici a qualsiasi altro valore, e che non esita ad acuire le divisioni e l'odio tra i popoli in base al proprio tornaconto? Non si può certo chiudere gli occhi di fronte ai  "due pesi e due misure" utilizzati per guardare gli avvenimenti: i terroristi diventano patrioti e viceversa quando questo avvantaggia chi detiene il potere economico nel mondo.
 Dovremmo allora rifiutare anche la nostra cultura occidentale? Dovremmo, allora, smettere lo studio dell'inglese?
Ciao,
Grazia  e  Mariella

Untitled

Re: GLI UOMINI (Marino)
Date: 2001, Sep 14
From: barbara

Sad: New York 11 settembre 2001

Date: 2001, Sep 12
From: RoboGabr'Aoun <robogabraoun@hotmail.com>

Non ho parole,carissimo amico Marino.La mia sabbia sembra essersi tinta di rosso...La tristezza è l'unica emozione che in questo momento essa sa suscitarmi, insieme ad un ossessivo,ripetitivo "perchè?"...

RoboGabr'Aoun

Ok: METODI E PERCORSI

Date: 2001, Sep 11
From: Marino

Caro Massi, la tua duttilità mi appare un pregio di pochi, un passaporto che ti permette senza riverenza di sconfinare tra l’esteriore e l’interiore senza formalità doganali. Caro Massi, la libertà nella accettazione del termine metodo da me esposto“molto evidente” nella forma espressa da Al ‘arabi ( sincretismo) non ha nulla a che vedere con il metodo da te considerato, credo non esista alcuna parentela. L’idea del metodo in questione è invece dentro la premessa, “ il mio cuore s’è aperto a tutte le forme”. Ben al di sopra della semplice necessità di metodo: scolastico, filosofico, artistico etc. Ricondurre tutto ad un metodo credo sia riduttivo e limitante se l’intenzione è l’”infinito”. Il decalogo del turista, non costruisce in se un metodo, poiché l’obbiettivo di ogni punto può essere conseguito da tutti e con metodi differenti, se mai sono impostate alcune basi, sulle quali i differenti metodi si possono muovere. Il decalogo delle leggi, introdotte dagli ebrei, accettate da cristiani, e anche dai musulmani sono punti fermi, basi di fondo. Le differenti religioni sono i “metodi" differenti che ognuno dovrebbe accettare, tutte come validi percorsi. Caro Massi spero di rileggerti presto, con simpatia. Al bahari.

Note: ..sempre io

Re: Ok: METODI E PERCORSI (Marino)
Date: 2001, Sep 11
From: massi <sciabbadonenospam@tiscalinet.it>

Sul fatto poi che l'obiettivo di ogni punto sia raggiungibile da tutti voglio pensarci sopra a lungo. Di primo acchito potrei non crederlo possibile.

massi

More: "unus ego et multi in me [...]"

Re: Ok: METODI E PERCORSI (Marino)
Date: 2001, Sep 11
From: massi <sciabbadonenospam@tiscalinet.it>

Fondiamo il nostro essere su diverse tradizioni di pensiero.

Non discuto il sincretismo, anzi Ti ammiro se davvero ne si capace, ma -insisto- alla base di questo vi è la conoscenza, un cammino che non può prescindere dal metodo. E questo, per quanto possa essere personale, non vedo come possa non essere alla maniera in cui lo intendo io.

L'apertura a qualunque forma la condivido pienamente, come fondamento alla conoscenza sia dell'uomo ("Quello Zenone[...]si sentiva penetrare, come il vento d'alto mare tra i suoi vestiti consunti, dall'ondata delle migliaia di esseri che avevano già occupato questa parte del globo e che vi ci sarebbero avvicendati fino a quella catastrofe che chiamiamo fine del mondo"), sia di quel concetto di "physis" inteso come ordinamento della natura, alla maniera degli antichi, ma anche come complesso delle qualità costitutive delle cose alla maniera di Nietzche.

In realtà non intendo ridurre tutto a puro metodo, anzi, lo ritengo un mero strumento, certo, non per raggiungere l'infinito. Ma forse non è questo il mio obiettivo. Innanzitutto perchè "L'uomo è una istituzione che ha contro di sé il tempo, la necessità, la fortuna e l'imbecille e sempre crescente supremazia del numero", leggevo mentre il rumore che è stato fin dall'inizio del mondo mi cullava per 36 lunghe ore di traghetto... E poi perchè il mio pensiero, di formazione laica, tende ad una conoscenza che si rigenera nel confronto con altre conoscenze e pur non potendo prescindere dal fatto religioso, non lo affronta ancora in quanto "incomparabile": agnosia si direbbe...

D'altronde, come diceva il buon Moretti:

Oggi son ben diverso/ Da tutti e come al bando;/ anche son come quando/ la luna ho di traverso./[...]/Oggi non valgo niente/ per te, ma non per me,/ che valgo in quanto che/ il dubbio è in me dolente./ Dolente e permanente/ il dubbio mi divora;/ non so per quanto ancora/ valgo o non valgo niente. (Marino Moretti, "Il dubbio", sta in: "Diario senza date", 1966-74) ancora non ero nato...nel '66.

bye, massi

Ok: [OT] ...ma neanche tanto (per Marino)

Date: 2001, Sep 10
From: massi <sciabbadonenospam@tiscalinet.it>

Circa "alla ricerca del decalogo perduto"..

Da tempo, nonostante non sia "membro" di questo sito, lo percorro in lungo ed in largo per il piacere di leggere pareri e considerazioni di persone con le quali condivido una passione. Se posso, cerco anche di fornire del supporto, se posseggo una informazione, se credo che una mia considerazione possa favorire/contribuire al dialogo.

Con questa "scusa" sono intervenuto nel forum sul turismo responsabile, sperando di poter allargare il discorso creando due piani: uno pratico inerente il "cosa ne faccio del pneumatico scoppiato?" e l'altro, di più ampio respiro se mi si permette, che galleggiasse in quello spazio che è proprio del confronto fra le culture. Perchè chi viaggia, volente o no, parte con il suo sapere e la sua filosofia -insisto- anche alla ricerca di un confronto con ciò che non conosce o, comunque, che vuole conoscere meglio. In questo spazio, dalla sfuggevole geometria, che presenta nuovi punti di riferimento, il confronto, l'analisi si basa certamente sul "metodo". Metodo proprio, frutto della soggettività. Metodo anche e soprattutto per confrontare metodi. L'articolato pensiero che, ne sono certo, risiede alla base del decalogo, ha generato (con il decalogo stesso) metodo. Forse, non vorrei apparire oltremodo arrogante, esso stesso, credo, sia frutto di un cammino che non può prescindere dal metodo.

Per questo, credo che non sia pensabile l'accettazione di tutti i metodi, anche se il loro studio, il loro confronto è parte integrante del confronto fra diverse filosofie. Sicuramente, non la credo possibile nell'accezione (perdona il gioco)di "appropriazione", in quanto il metodo è frutto di una evoluzione individuale, sicuramente orientata ma critica ed individuale (almeno in buona parte). Mi viene in mente "Ebdomero" di DeChirico.. D'altronde, analizzando da un diverso punto di vista le cose: Se la dissertazione su una entità X, al fine di definirne (es.) una peculiarità qualunque, potesse prescindere dall'avvalersi di un metodo specifico (quello ritenuto migliore/più valido od in rari casi: l'unico possibile), immediatamente si presenterebbero 2 strade: la prima -usare tutti i metodi conosciuti; la seconda -prescindere dal concetto stesso di metodo. Dando per insensata la prima soluzione, quale traccia logica sarebbe ammissibile seguire per proporsi un "cammino" analitico utile allo scopo e che non costituisca metodo? forse il vagare a tentoni?

Perdona l'insolenza ma davvero mi piacerebbe trovare uno spazio dove poter confrontare non solo esperienze pratiche ma anche più "sensibili".

bye, massi

Ok: CORSO DI ARABO

Date: 2001, Sep 08
From: al bahari

A tutti gli amici del corso di arabo: as salamu 'aleikum ( sopra di voi la pace), da oggi possiamo continuare il corso di arabo scritto, spero che abbiate conservato le tre lezioni iniziali e tutti i comunicati, collettivi e personali. Nei primi giorni di settimana prossima invierò a tutti la quarta lezione. Gradirei però che tutti gli interessati a proseguire scrivessero per confermare ad oggi l'adesione al corso. Baraka Allah u fiqum ( che Dio vi benedica) Queste brevi frasi translitterate dall'arabo non devono essere interpretate come forma di eccessiva attenzione alla religione, ma hanno lo scopo invece di svelare e scoprire il senso comune nei dialoghi formali che avvengono tra gli arabi, ed in particolare modo tra la gente beduina del Sahara. Ciao a tutti al bahari- Marino

RICOGNIZIONE PER NUOVO IMPORTANTE SITO SANNITA

Date: 2001, Aug 09
From: BOZZA FRANCESCO <f_bozza@yahoo.it>

Ciao, Sono un ricercatore di storia locale di un paesino, bellissimo, vicino CAMPOBASSO (Italia). Ho individuato un sito di un insediamento sannitico molto importante. C'è una ARCHEOLOGA che ne voglia venire a fare (metto a disposizione alloggio e vitto) una ricognizione? Vi sono già iscrizioni, reperti, monete, statue e moltissima ceramica. FRANCESCO BOZZA

P.S.: Per contattarmi: 338/8814626

Ok: Archeologa??

Re: RICOGNIZIONE PER NUOVO IMPORTANTE SITO SANNITA (BOZZA FRANCESCO)
Date: 2001, Aug 31
From: Elettra <pistola@aonet.it>

ciao mi chiamo elettra, mi vuoi lo stesso, sono un bravo restauratore, perche proprio una femminuccia *-)

Feedback: Petizione

Date: 2001, Aug 03
From: Stefano <pdposta@tin.it>

http://www.petitiononline.com/Alqueva/

Ok: SOSPENSIONE ESTIVA DEL CORSO DI ARABO

Date: 2001, Jul 30
From: Marino

HO INVIATO A TUTTI I CORSISTI LA TERZA LEZIONE. RIPRENDEREMO IL CORSO LA PRIMA SETTIMANA DI SETTEMBRE. A TUTTI L'AUGURIO DI BUONE VACANZE AL BAHARI - MARINO

Ok: NAHARK DEGLA U HALIB

Date: 2001, Jul 28
From: Marino

A Mariella e a tutti gli amici del corso di arabo, il forum cultura come supporto alle lezioni di arabo è esattamente l’uso che Mariella ne ha fatto esponendo la sua più che lecita e precisa domanda sui datteri…Credo che sia utile per tutti che le informazioni tra componenti del corso ma anche a tutti gli appartenenti al Forum Cultura si sviluppi non solo attraverso le mail che per la loro peculiarità restano messaggi privati, ma anche attraverso il Forum, perché tutti possano beneficiarne. Ma vengo subito alle spiegazioni richieste da Mariella: in arabo, il dattero si chiama t’mra (il nome del frutto è femminile, la forma tamar è una deformazione del termine ) poiché la prima vocale A come la seconda sono brevissime. Se alla prima occasione chiedete ad un arabo di pronunciare la parola tamara vi accorgereste che queste due A restano nel corpo della parola ma espresse quasi impercettibilmente ( vocali brevi), (lo scritto in arabo è: ﺓ.ﺮﻤﺘ) la A finale è una Tà marabuta sulla quale ci soffermeremo nella prossima lezione. Ma il problema nasce secondo Mariella quando nella formula del saluto beduino espressa con nahark degla u halib di cui la traduzione è : “questo giorno sia per te datteri e latte” non compare la parola t’mra o come lei ha scritto tamar… Bene, vi devo dire che le qualità dei datteri coltivati nelle oasi del deserto sono numerosissime, con le ultime innovazioni agronomiche si è giunti a circa 200 qualità differenti, ognuna delle quali soddisfano differenti mercati ed esigenze ; consumi famigliari, cibi per animali, conservazioni con sistemi arcaici (hptane), marmellate per industrie alimentari di tutto il mondo, ed altro ancora. Ma una qualità coltivata da molti anni si è caratterizzata per la dolcezza, le dimensioni e la lucentezza del frutto, questa qualità di dattero in arabo si chiama “degla en nhur ” che significa “dito di luce” degla = (dito) = en (articolo) nhur = (luce) . La caratteristica di questa qualità di datteri superiore è che se il frutto è posto contro luce del sole o di una lampada la lucentezza e la trasparenza del frutto è talmente evidente che si può osservare in questo modo il nocciolo che è in esso contenuto all’interno. Questo è il motivo del nome e questo è il migliore degli auspici posti nel saluto beduino. Per dare maggior felicità con il migliore delle qualità dei datteri combinati con la bevanda per eccellenza del deserto che è il latte (halib ) ed in particolare il latte di dromedario (an nahga) Mohammad al Rasul ( il profeta Maometto) in uno dei suoi hadit ( detti) ha indicato questa combinazioni di cibi (datteri e latte) come dono immenso agli uomini da parte di Allah il misericordioso). Anche questo oltre al reale e buonissimo sapore ha contribuito certamente alla coniugazione di questo bellissimo saluto. Ciao al bahari Carissimi amici del corso di arabo per quanto concerne la lingua araba vi invito ad andare a vedere e a stamparvi le due schede inserite nella rubrica culturale di SeK inerenti a: LINGUA ARABA anno 2.001 e ARABISMI NELLE LINGUE NEOLATINE anno 2.000.

Question: Datteri

Date: 2001, Jul 27
From: Mariella <permariella@inwind.it>

gentile Al Bahari. nahark degla u halib ( questo giorno sia per te datteri e latte) Molto bello!!! Grazie. Ma ecco il problema: per due volte sono stata in Libya e quando nelle oasi volevo cercare i datteri chiedevo tamar. nella tua frase non vedo questo termine. Forse che lo stesso oggetto non si chiama allo stesso modo in tutte le nazioni arabe? E se sì l'arabo che ci insegni di che nazione è? Grazie ancora per le tue sollecite ed esaurienti risposte. Mariella

Ok: SINTESI DEI PUNTI TRATTATI SINO AD ORA NELLE LEZIONI DI ARABO

Date: 2001, Jul 25
From: Marino

SE QUALCHE CORSISTA SI TROVASSE IN DIFETTO RISPETTO A QUESTO ELENCO DI PUNTI NON ESITI A SCRIVERE SUL FORUM O PER E-MAIL Sintesi delle lezioni precedenti · Abbiamo conosciuto alcuni termini arabi scritti con le lettere latine. · Riconoscimento dell’alfabeto arabo attraverso la scheda inviata o della casella simboli di word. · Inserimento delle lettere arabe con Inserisci Simbolo in file word. · Scrittura della parola araba – baba – ( babbo) con caratteri arabi · Siamo in grado di inserire le lettere arabe su file word anche se non ne conosciamo il significato · Abbiamo gia detto che la scrittura araba parte da destra verso sinistra. · Abbiamo anche detto che nell’arabo non esistono lettere maiuscole. · Sappiamo che nella lingua araba esiste un solo articolo (al) · Sappiamo che nella scrittura araba le vocali brevi sono 3 e non sono mai scritte su testi di comune utilizzo ma solo per scritti di una certa importanza. · Abbiamo accennato che la scrittura araba presenta le medesime lettere in differenti forme: isolate-iniziali-mediane-finali. · Abbiamo scritto la parola Sahara con lettere arabe. Questo elenco ha la funzione di verifica del programma del corso. Se uno di questi punti non è stato compreso o necessita di ulteriori specifiche non esitate ascrivermi.

MODIFICA DI COORDINATE PER LA PRIMA LEZIONE DI L'ARABO

Date: 2001, Jul 22
From: <Anonymous>

cari amici, le coordinate per l'individuazione delle lettere della parola araba "baba" sono errate, purtroppo la disattenzione mi è stata fatale. La bravissima Grazia Ferroni è stata in grado non solo di individuare l'errore ma addirittura di correggere le coordinate che sono le seguenti: V.5 + O.2 V.5 + O.6 V.5 + 0.2 V.5 + O.6 aspetto comunicazioni A PRESTISSIMO LA SECONDA LEZIONE al bahari

Re: MODIFICA DI COORDINATE PER LA PRIMA LEZIONE DI L'ARABO
Date: 2001, Jul 23
From: <Anonymous>

Question: Untitled

Re: MODIFICA DI COORDINATE PER LA PRIMA LEZIONE DI L'ARABO
Date: 2001, Jul 23
From: <fagnaz@hotmail.com>

 nahark mabruk..vorrei, anche se con un pò di ritardo iniziare il corso  anch'io. E' possibile? come si svolge?

federica

Ok: AGLI AMICI DEL CORSO DI ARABO

Date: 2001, Jul 20
From: Marino

Cari amici del corso Ad oggi gli aderenti sono abbastanza numerosi e come sempre quando si parla di cultura impegnata le donne prevalgono in interesse… chissà per quale arcano? Ho inviato a tutti la prima lezione,è molto importante seguire attentamente le indicazioni. Ed altrettanto importante che ognuno mi descriva quali sono i problemi che incontra e i successi ottenuti, sia per e-mail che sul forum, perché il forum è una fonte di informazioni da cui tutti posso trarre notizie sulle soluzioni delle difficoltà. Ognuno di noi ha una conoscenza o un immaginario sulla lingua araba, fosse anche per dire: “per me è arabo” quando di una cosa non capisce nulla. Chiedo a tutti di scrivere sul forum o se preferisce a me per e-mail una brevissima osservazione personale sulle motivazioni per cui avete interesse all’arabo. Non esitate a esporre i problemi fossero anche apparentemente banali. Intervenite nel forum per dare comunicazione scambievole, ove si ritiene di aver trovato soluzioni di cui anche altri possono giovarne, sempre in un tono di estrema cordialità. Se sarà necessario Alvise è disponibile ad aprire un forum completamente dedicato al corso. Tutto ora va un po’ considerato come fase sperimentale. Conservate i fogli stampati perché vi saranno utili più avanti. E’Cara amica Grazia ti invio con piacere e immediatamente la prima lezione, è molto importante seguire attentamente le prime indicazioni. Scrivimi sempre da una lezione all'altra descrivendomi quali sono i problemi che incontrerai e i successi ottenuti, scrivimi in ogni caso poichè la prosecuzione del corso è subordinata all'interscanbio personalizzato e differente per ognuno. Raccogli tutti i fogli stampati perchè in un secondo tempo ti saranno utili. Come per ogni corso, l'acquisizione è subordinata a un po' di studio e attenzione. Ciao necessario un po’ di impegno da parte vostra. Come ogni studio l’apprendimento dipende moltissimo dalle motivazioni personali. Voglio ricordarvi che questo non è un corso a pagamento e che io mi presto per il semplice piacere dell’interscambio “umano”, per avere nuove amicizie e per vivere con voi un momento di piacevole e scambievole apprendimento. al bahari

corso di arabo

Re: Ok: AGLI AMICI DEL CORSO DI ARABO (Marino)
Date: 2001, Oct 17
From: stefano <pubblicafiore@libero.it>

ciao ho letto ora il tuo sito sul corso di arabo. Se è possibile mi potresti dare qualche informazione su come funziona, e se è possibile poterlo fare se si fa ancora in tempo. ciao grazie Stefano

Ok: ARABO SCRITTO 1

Date: 2001, Jul 19
From: Marino

Lezione N° 1 Cari amici, nahark mabruk (letteralmente in arabo giorno felice) un saluto che potreste cominciare ad imparare a memoria, ed usare tutte le volte che vi trovere nel Sahara, per favorire un rapporto o per semplice e buona educazione. Sono sicuro che gli arabi o arabofoni ( berberi) saranno felici sentire che un rumi ( così ci chiamano gli arabi) dimostra delle attenzioni per la loro lingua e per estensione alla loro cultura. Già saprete che con la lingua araba è possibile comunicare in tutti gli stati del nord Africa da est ad ovest mentre a sud si parla arabo sino all’inizio della zona saheliana. Ho dimenticavo…il termine sud è una parola araba che deriva da as sued ovvero il nero che per estensione a dato nel passato il nome as sudan ( il paese dei neri) ed ancora; la parola sahel significa in arabo riva o litorale, per le regioni subsahariane si intende come riva del deserto, ma potete chiamare così anche la riva del mare. Ecco amici, alcuni termini arabi scritti con lettere latine per iniziare questo piccolo corso di arabo nahark mabruk: buon giorno rumi: romano per estensione europeo, occidentale. as sued : nero colore per estensione anche uomo di pelle nera as sudan: paese dei neri sahel: riva, litorale Devo però dirvi che l’uso di lettere latine non può dare una fonetica sempre giusta dell’arabo a causa della limitatezza dei nostri fonemi per poterla scrivere. L’alfabeto della lingua araba è composto da 28 lettere mentre quello italiano da 21, ma non solo, molti fonemi dell’arabo non esistono nell’italiano ed è per questo che per scrivere l’arabo con le lettere latine non sempre è possibile. Ma questo lo approfondiremo nel corso delle lezioni Ecco ora le prime indicazioni per iniziare a scrivere le lettere arabe con il programma word. Indicazioni che dovrete imparare obbligatoriamente per proseguire le lezioni. Dopo questa prima fase che chiameremo tecnica, tutto diventerà sempre più facile Stampate questo foglio e seguite queste indicazioni preliminari con molta attenzione. Ciccare su Inserisci si aprirà una piccola finestra con scritto simbolo. Cliccare su simbolo. Si aprirà una finestra con simboli e una subito dietro con Caratteri speciali. Rimanere su simboli, appena sotto vi è scritto Tipo di carattere Sulla destra di carattere speciale c’è una stringa dove è possibile cambiare carattere. Vi consiglio di rimanere o selezionare su ( testo normale) oppure arial, oppure Times New Roman. Nella parte centrale della finestra leggerete molti caratteri particolari , mentre sulla destra un cursore di scorrimento in verticale. Cliccare sul cursore e scendere fino in fondo. Ora potete vedere l’alfabeto arabo, ogni lettera dentro un quadretto, sopra anche quello ebraico. Iniziando dalla riga inferiore, contate 6 file verso l’alto in quelle righe vi è l’alfabeto arabo. Ora cliccate una qualsiasi di quelle lettere e dopo cliccare il tasto inserisci. La lettera araba comparirà sulla pagina di file word che avete aperto. Ottenuto un po’ di pratica su questa fase che è indispensabile capire sino in fondo per proseguire, possiamo iniziare a scrivere con le lettere arabe. Attenzione: per identificare le lettere useremo una sorta di sistema della battaglia navale, perciò inizieremo sempre a contare le caselle dalla riga in basso esattamente come nello schema sotto riportato. Come vedete sono 6 le righe orizzontali mentre le lettere possono essere di differente numero sulla stessa riga, cominceremo a contare le lettere sempre da destra . Usando le abbreviazioni O= orizzontale … V = verticale. Esempio: inserire V. 5 + O. 2 = ﺎﺒ ﺎﺒ (a=ﺎ b=ﺒ a=ﺎ b=ﺒ ) baba = babbo Inserire V:2 +O.2 = inserire V. 5 + O. 2 = Inserire V:2 +O.2 = QUI CI SAREBBE UNA TABELLA CHE IL SISTEMA FORUM NON PRENDE Attenzione: l’arabo si scrive da destra a sinistra, e cioè al contrario dell’italiano, quindi la riga scritta deve cominciare alla destra del foglio Entrare nella casella allineamento a destra e cliccare per portare il testo a destra della pagina Aprire la finestra simboli per inserire le lettere arabe. Sono consapevole che all’inizio potrebbero esserci alcuni piccoli problemi di comprensione, e per questo sono a vostra completa disposizione, scrivete sul forum oppure una e- mail a masszecc@tin.it sarò pronto a rispondervi. Se lo ritenete necessario, potreste anche venirmi trovare. al bahari- ﻱﺮﺤ ﺎﺒﻠﺍ Marino

Ok: PRELIMINARI AL CORSO DI ARABO SCRITTO

Date: 2001, Jul 19
From: Marino

Cari amici,ho inviato i dettagli della prima lezione di arabo per e-mail a tutti quelli che hanno aderito sino ad ora al corso. Credo che per settimana prossima, sarà possibile iniziare le lezioni in modo sistematico. Non esitare a scrivere sul Forum per chiedere informazioni o chiarimenti. Sulla seguente casella Forum tentero di inserire la prima lezione. A motivo dell'uniformita del carattere e degli spazi obbligati nella casella forum invierò sempre a tutti i partecipanti le lezioni in formato word per e-mail. al Bahari

Question: UN APERITIVO PER GIULIANA

Date: 2001, Jul 17
From: al bahari

A Giuliana e a tutti gli amici di S.e.K. Utile la traduzione di buone maniere sulla raccolta differenziata del parco del Tassili. Sui metodi impostati dall’unesco per creare quella attenzione reverenziale per il materiale archeologico di un posto così straordinario. Oggi più di ieri, visto le forme egoistiche e personalistiche coniate dalla filosofia del consumo… credo che una regolamentazione per gli animali bradi, ed incolti sia indispensabile. Dopo aver defecato, bruciare la carta igenica è una giustissima regola ( al canun), da imporre a tutte le “ bestie”. Gli uomini, quelli veri lo hanno risolto da decenni, nei cessi arabi ci sono tubi pronti alla pulizia intima, una tanichetta di acqua sempre vicina risolve ogni problema di abluzioni. Ma gli incolti preferiscono aquiloni di carta igenica volati sulle sabbie immacolate, del resto anche i rotoloni regina volano allegri da un luogo all’altro, quale speranza abbiamo? Anche nel summit di Genova, questo sarà l’argomento principe, il tema della collocazione degli scarti dell’umanità, le immondizie del mondo, sino ad ora regalate a piene mani dall’occidente all’Africa ci disturbano, mentre beviamo l’aperitivo. Ricordo agli amici di SeK che lungo la bidon V vi sono zone di alta radioattività; prima degli anni sessanta sono state esplose alcune bombe atomiche in quei posti dagli amici dell’aperitivo. Scorie invisibili e mortali, carte igeniche sporche di escrementi d’europa. Oggi, gli stessi, hanno formato la consulta dell’ASPEM, pongono in studio la pulizia esteriore, imbellettando il cadavere di cipria e talco mentolato per mascherare i vermi brulicanti dietro la maschera. Amici, a questo disastro non trovo soluzione se non fare terra bruciata attorno ai luoghi comuni. Ma realmente straordinaria è la sintesi poetica di Dassin (poetessa targwya) con la quale inizia la scheda in news. Sul regolamento per i visitatori del parco del Tassili. Cara Giuliana ti ringrazio profondamente, per la fonte di ispirazione che hai esposto sulla quale ho costruito una nuova scheda per l’angolo culturale intitolata : I novantanove nomi di Allah. Un tema difficile e misterioso che, credo ora, di essere grazie a te in grado di esporre. Invierò subito la scheda per essere pubblicata sull’angolo Cultura. Ciao al bahari

Ok: TRADUZIONE ARABO

Date: 2001, Jul 07
From: Marino

Caro Filippo ti invio immediatamente i nomi degli stati sud Americani da te richiesti. Contemporaneamente ti ho inviato una e-mail in formato word con tutti i i consigli d'uso. Poiché queste traduzioni sono da me eseguite semplicemente per il piacere degli amici come te, gradirei che tu mi inviassi un breve commento sul forum sull’uso che ne farai, e qualche nota di tuo gradimento. Grazie e a presto al bahari Brasile ﻞﻴﺯﺍﺮﺒﻠﺍ al brazil Argentina ﻦﻴﺘﻧﺟﺮﻷﺍ al rjntin Ecuador ﺮﻮﺩﺍﻮﮐ ﺍ ak kwadur Bolivia ﺎﻳﻔﻴﻠﻮﺒ bulifia U’ruguai ﻱﺍﻮﺠﺮﻮ ﺃ a’urguiai Paraguay ﻱﺍﻮﺠﺭﺎﺒ bargwai Colombia ﺎﺒﻣﻮﻠﻮﮐ kulumba Cile ﻰﺎﻴﺷ chili Venezuela ﻼﻴﻮﺯﻧﻴﻓ finizuila Perù ﻮﺭﻴﺒ biru

Warning: LINGUA ARABA

Date: 2001, Jul 04
From: al bahari

LINGUA ARABA . PENSANDO DI FARE COSA GRADITA… DOPO AVER COSTATATO CHE E’ POSSIBILE INSERIRE NELLA CASELLA DI COMUNICAZIONE DEI FORUM LA SCRITTURA ARABA, COMUNICO A TUTTI GLI AMICI DEL FORUM CULTURALE CHE PER OGNI NECESSITA’ ( visto bilingue per passaporti) O PER IL SEMPLICE PIACERE DI CONOSCERE I RUDIMENTI DELLA LINGUA ARABA , POSSONO SCRIVERE DIRETTAMENTE NEL FORUM O INVIARE RICHIESTA ALLA SEGUENTE I-MAIL masszec@tin.it . al bahari ﻱﺭﺣﺎﺑﻟﺍ

Ok: QASR - CORFA - BORJI

Date: 2001, Jun 29
From: al bahari

Gentile Giorgio, il termine arabo qasr ﺮﺼﻘ di cui il plurale è qsur , dovrebbe essere pronunciato per essere aderente alla lingua araba con l’assenza della vocale -a-, dando maggior forza alla lettera -q- ed enfatizzando la consonante -s-. (Qsr) Sovente traslitterato erroneamente con ksar . Qasr parola arabo che significa rocca, punto difensivo, esattamente come il termine castello in lingua italiana. L’etimo è tutto arabo, ritroviamo la medesima radice trilittera ( qsr) in un arabismo della lingua italiana nella parola cassero che è il cesto posto sulle navi per avvistamento. Sovente nelle traduzioni garibaldine vengono definiti Kasr anche i granai fortificati delle regioni berbere che in realtà hanno il nome di corfa. Oppure i forti militari che invece hanno il nome di borji. Al termine del periodo della decadenza di Roma inizia un ciclo storico da noi chiamato medio evo, periodo in cui si affaccia alla scena mondiale il mondo arabo islamico con nuove invenzioni in ogni scienza. Punti di difesa gli QSUR ( sing. qasr) vengono costruiti un po’ ovunque, prima ancora che in occidente si costruissero i noti castelli della società feudale. Se pur vero che il termine castello si connette con la voce latina castrum è ragionevolmente probabile che l’etimo possa essere di origine araba. Ecco la connessione che tu cercavi. Ciao a presto, gradirei un commento. Al bahari

Ok: Ancora sugli Qsur

Re: Ok: QASR - CORFA - BORJI (al bahari)
Date: 2001, Jul 04
From: Giorgio Pagnini <idgiorgio@fol.it>

Grazie per le preziose precisazioni. Avevo posto di getto la domanda che ogni tanto affiorava nella mia mente, così stimolato dalla tua risposta sono andato ad approfondire un pò. La forma tipologica degli Qsur (o Ksour secondo una traslitterazione più volgare legata, probabilmente, alla lingua francese)è a pianta quadrangolare con torri agli angoli, ai lati della porta principale ed, in alcuni casi, a metà dei lati lunghi delle mura. Tale forma è di derivazione bizantina ed il passaggio che mi ricordavo e che metteva in correlazione oriente ed occidente è il seguente: "...guardando la facciata del castello di Qsar al Heyr ovest [...] ci si stupisce, giustamente, nel vedere fino a che punto i castelli-fortezza del medio-evo occidentale siano direttamente derivati dalle fortezze bizantine, di cui sono esempi i castelli musulmani del deserto della Siria e che i crociati senz'altro conobbero" (A. Papadopoulo -L'Islam e l'arte musulmana- Garzanti, Milano 1992 pag. 296). Curioso pensare che in questi primi castelli musulmani la funzione difensiva non fosse così importante, in quanto costruiti in un territorio relativamente pacificato. La tipologia e l'uso di questi edifici subisce nel tempo e nello spazio una mutazione. Infatti gli qsur siriani (che sono tra i pochi a noi giunti relativamente intatti) da dimore di principi e signori in nord-africa diventano da un lato i ribat, i monasteri fortezza come quello di Monastir, e dall'altro gli Qsur/corfa che alla fase difensiva aggiungono la possibilità di stoccaggio dei raccolti. A memoria non mi risulta che ci siano degli Qsur di questo tipo in Libia, mentre ne ricordo diversi in tutta la parte ovest del nord-africa. Qualcuno ha altre informazioni ?

Ok: al futwa la cavalleria araba

Re: Ok: Ancora sugli Qsur (Giorgio Pagnini)
Date: 2001, Jul 04
From: al bahari

Estensione concettuale sulle origini degli qsur e dintorni... ti invito ad andare nell'angolo culturale anno 2000, ed osservare la scheda corrispondente....al titolo Molte sono le ipotesi di cui alcune con reali prove che i templari e gli ordini cavallereschi d'occidente abbiano una matrice arabo/islamica. ciao al bahari

Question: castelli e ksour

Date: 2001, Jun 29
From: Giorgio Pagnini <idgiorgio@fol.it>

Non mi ricordo più dove ho letto che la tipologia del castello medioevale abbia una qualche connessione con lo Ksar arabo (come quello di Monastir). A qualcuno risulta ? Siete a conoscenza di una bibliografia al proposito ?

Question: LE CORNA DEL MINOTAURO

Date: 2001, Jun 28
From: al bahari

LE CORNA DEL MINOTAURO Carissimi Amiche e Amici … Metafora e allegoria, sono mezzi usati dagli uomini di ogni epoca e di tutte le parti del mondo per comunicare i loro pensieri più profondi, più nobili. Usati per parlare dell’amore e del divino, “con un linguaggio semplice ed accessibile anche a chi non dispone di un lessico molto evoluto”. Il simbolo, l’icona, la sintesi poetica sono le porte, per entrare nel mondo nobile che ogni uomo ha potenzialmente nel suo cuore. Anche il “bandolo di Giuliana” è l’allusione, esempio, porta e percorso. Bandolo che nella sua preziosa lettera ne propone un più facile ritrovamento per tutti gli amici. Ma cosa centra la metafora, la sintesi poetica, il simbolo. Ecco il dilemma . Allegoria, simbolismo, allusione sono inutili espressioni per chi è alla ricerca di una guida pratica al comportamento. Dove sono le indicazioni concrete? Semplici? Volte ad un impiego immediato nella quotidianità. Ecco ancora lo stesso uomo, seduto sulla sabbia avvolto in un tramonto sahariano, che resta attonito davanti allo sconvolgente paesaggio. Senza possibilità di verbalizzare il pensiero, per mancanza di …. dillo tu Giuliana che gia sai che al termine della matassa ci sarà Arianna. Il deserto è un luogo in cui il trionfo della natura è totale, io, piccolo uomo non ne sono che una pallida eco. Una semplice voce di SEK, propaggine sahariana di amici che elaborano sogni sul deserto. Un beduino direbbe “ maktub” ( è scritto) Questo non è il forum della bocciofila, e tanto meno il forum di chi non vuole usare la sensibilità. Questo è un FORUM CULTURALE sul deserto, un forum che vorrebbe dialogare sui principi fondamentali, un centro in cui credo sia necessario tenere alto il livello discorsivo e concettuale. Ma se riterrete opportuno chiudere l’intreccio, il dialogo, non saranno necessari altri commenti da parte mia. Al bahari.

Sad: Due vie per la stessa meta

Re: Question: LE CORNA DEL MINOTAURO (al bahari)
Date: 2001, Jun 29
From: Giuliana Fea <amigdale@tiscalinet.it>

Rettifico: Quanto scritto non voleva affatto essere un invito ad una chiusura ma piuttosto ad un ampliamento del dialogo. Anche i temi concreti hanno le radici nei principi fondamentali. Le parole semplici non sono necessariamente banali, talvolta sanno andare diritte al cuore. Mi riferisco al "decalgo", punto 9. E' il desiderio di rendere partecipe al dialogo chi, pur dotato di sensibilità, ai principi fondamentali può arrivare magari soltanto per gradi. Intendevo un percorso per agevolare "la diffusione di un codice comportamentale ..." onde ampliare la "nobile nicchia di uomini e donne impegnati a capire profondamente le cose del mondo". Giuliana.

Ok: AMIGDALA

Re: Sad: Due vie per la stessa meta (Giuliana Fea)
Date: 2001, Jun 29
From: al bahari

“Le parole semplici non sono necessariamente banali, talvolta sanno andare diritte al cuore.” Speculazione linguistica, o forse fazioso aforisma per le necessità del momento. Luogo comune che sorge dalla matassa dei paradossali proverbi popolari. Un fondo di verità non significa la chiarezza ma più sovente può essere causa di maggiore confusione. Gli slogan hanno giustificato i più grandi conflitti… Il viaggio nel deserto mio malgrado è oggi molto più di ieri inteso come atto rigenerante, illusoria scoperta di un mondo considerato arcaico, medicina per gli stress che riempiono lo zaino del viaggiatore del nuovo millennio. E allora… via alla ricerca della libertà assoluta, bagno completo nell’anarchia ritemprante, alla ricerca del trofeo archeologico, della contraddizione comportamentale del beduino, a protendere il labbro del pesche verso l’esca, esclamazione di meraviglia coniata all’istante dall’instupidito sguardo alla vista della bellezza paesaggistica. Novello astronauta in tuta motociclistica o esploratore obbligato ai due pranzi giornalieri e dalle categorie stravaganti sostenute dalle carte di credito. In autoanalisi costante. Ora sei qui in equilibrio sulle convinzioni morali d’occidente e ciò che ci è stato detto dalle inutili informazioni di professionisti del viaggio sul mondo del deserto possiamo procedere con il nostro funambolismo teorico, camminando sulla corda che chiude a cappio le gole degli uomini dimenticati del Sahara. Questo può essere un percorso ( at tarika) di miglioramento personale momento di lezione comportamentale verso una delle stazioni ( al makamat) del punto 9 del decalogo in argomento. Stazioni contrassegnate ognuna di loro dal raggiungimento di qualità differenti, percorso iniziatico, inesorabilmente discriminante, crudelmente selettivo per amore. Ma proponibile a tutti “ gli uomini di buona volontà”. Mio malgrado, questa è pista più nota, la meno nobile di tutte, la più inutile, altri hanno percorsi più facili alcuni hanno raggiunto la consapevolezza in una estrema ingenuità. Spontanea capacità di sintesi vienici in aiuto con le parole semplici poiché non sono sempre necessariamente banali, talvolta sanno andare diritte al cuore. (lila sahida) buona notte cara “mandorla” fiorita al bahari

Idea: Risveglio

Re: Ok: AMIGDALA (al bahari)
Date: 2001, Jul 15
From: Giuliana Fea <amigdale@tiscalinet.it>

Avevo interpretato la "buona notte" come un invito al sonno; magari non a quello della ragione ma almeno a meditare.... Ieri mi hai rispedito il testo senza l'ultimo riferimento, segno che è suonata la sveglia.... Durante la meditazione mi sono occupata di un opuscolo che avevo ricevuto dalla direzione del Parco Nazionale del Tassili di Djanet concernente il regolamento del parco, con l'auspicio di divulgarlo in Italia. Avevo promesso loro che avrei cercato di farlo pubblicare sul sito. Ne ho parlato con Alfredo che, già in possesso del medesimo, ha dato corso alla prassi per pubblicarlo e con Alvise ha convenuto di tradurlo prima in italiano. Il tutto si trova nelle "news" e spero quanto prima possa costituire un elemento di confronto in quel percorso di "miglioramento personale" e di "lezione comportamentale" quale messaggio che, concepito fra gli "uomini del sahara", risale direttamante dal "cappio" lungo la "fune" fino a noi. Giuliana

Idea: Il filo di Arianna

Date: 2001, Jun 28
From: Giuliana Fea <amigdale@tiscalinet.it>

Prima o poi qualcuno vi capita per la prima volta. Clic...apre, legge... Dopo una tortuosa ricerca attraverso lunghe stringhe grafiche, che si protendono all'infinito sempre dal lato destro dello schermo, variazioni d' identità e messaggi criptati; focalizzare l'attenzione sull'inizio del discorso, senza un filo d'Arianna, può apparire un lontano miraggio. Eppure il dialogo è vivace, curioso, coinvolgente. Una preziosa opportunità per potersi esprimere. Emerge un possibile filo conduttore, da cui traspare una profonda ricerca, operata nel corso di molte ore di studio e di introspezione. Un "decalogo" così vissuto è senza dubbio stimolante ai fini di una discussione culturale analitica sui grandi temi della vita. Più difficile, a mio parere, avvalersene per operare una sintesi, indispensabile, per chi è alla ricerca di una guida pratica al comportamento, dove trovare indicazioni concrete, semplici, volte ad un impiego immediato nella quotidianità. Un ulteriore sviluppo, nel forum omonimo, potrebbe proseguire in questa direzione, magari con qualche indicazione di possibile percorso, proposta con un linguaggio semplice, accessibile anche a chi non dispone di un lessico molto evoluto. Giuliana.

News: Associazione Amici della Terra di Tataouine (Tunisia)

Date: 2001, Jun 20
From: De Cola Lorenzo <decola.lorenzo@tiscalinet.it>

Segnalo a tutti gli interessati che a Tataouine (Tunisia), a cura del Dottor Habib Beledi (dentista, cabinet en face du Cafe de la Nation - 300m dallo Hotel Gazelle) c'è un piccolo ma interessante museo etnogeologico, il cui ingresso è gratuito. il sito è http://memoiredelaterre.findhere.com/ Il Dottor Beledi inoltre è un infaticabile animatore di iniziative culturali della regione (festival degli Ksours), nonchè gran brava persona. Chi visiterà il museo non se ne pentirà !

Ok: IL TUONO DI OKIDANOKH e la barba di al bahari

Date: 2001, Jun 10
From: bahari

Il tuono di Okidanokh La barba di al Bahari

Questo è un dialogo, un confronto, tra due amici, due modi di pensare solo apparentemente in opposizione, due piste differenti forse verso l’identico pozzo.

Okidanokh 1) un pesce rosso nato in acquario può rendersi conto della vastità del mare? Se gli mostri il mare nella sua vastità all'improvviso come reagirà?

Al Bahari Ti ringrazio di aver preso le difese dei pesciolini che davanti all’immenso mare possono perdere l’orientamento, questo è un problema verbalizzato in modo corretto,…ma per avere consapevolezza… per evitare le reti del “ pescatore” ..per riconoscere l’esca… per essere libero e vivo come un pensiero.. per essere eterno…. un rischio minimo rispetto al beneficio.

Okidanokh 3)Il viaggio è una scuola o la scuola è il viaggio? nel primo caso si è autodidatti, nel secondo manca il maestro.

Al Bahari Se tu impari con l’aiuto delle tue esperienze o con il supporto di un maestro poco importa se raggiungi lo stesso obbiettivo.

Okidanokh 5) credo che l'essere umano viva sotto tre tipi di influenze: alcuni individui si imbattono nella possibilità di acquistare nuova conoscenza e questa non gli interessa, mentre ad altri questa può mutare l'intero corso della vita, la terza influenza è molto difficile da spiegare , non dipende dall'uomo.

Al Bahari L’uomo non si imbatte nella possibilità di acquisire nuove conoscenze ma la conoscenza si presenta all’uomo come necessità impellente da quando nasce … è il percorso della vita…un percorso divaricato …mai lineare ….uno in direzione della bestia (che non è un animale)l’altro in direzione degli angeli..verso il miglioramento …verso le indicazioni avute …” a mia immagine e somiglianza”….in tre parole processo evolutivo continuo.

Okidanokh 5) L'uomo che diffonde lo fa con il suo livello di consapevolezza (nell'accezione più ristretta del termine), in un modo soggettivo. Il raggiungimento della coscienza oggettiva è per pochi.

Al Bahari Il raggiungimento della coscienza non è preclusa a nessuno..ognuno percorre la sua pista secondo le sue aspirazioni…le sue possibilità…i suoi simboli…la sua sensibilità. Non esistono privilegiati… in questa fase esistono uomini lucidi ed altri che stanno imparando ad esserlo la pista non ancora trovata o percorso inoltrato a vari gradi.

Okidanokh 7)un'architettura organica a base carbonio, che fugge la preda che lo insegue, costringe le cellule del suo corpo ad una fatica immane, sono agitate, faticano, sudano; ma non ne conoscono il perché..

Al Bahari IL conflitto tra preda e predatore esiste…è il dramma di quando ti prende un virus…una malattia…momento incomprensibile…lotta immane …ciclopica che avviene dentro viscere sconosciute….in uno straordinario lirismo poetico S. Francesco poneva la testa dentro la bocca della “bestia” mentre sublimava l’idea di “fratello lupo”.

Okidanokh 8)amo vedere, seduto sulla luna, il pianeta terra, e immagino lo scopo dell'esistenza, non dell'uomo ma del tessuto organico che ricopre la superficie del pianeta.

Al Bahari Caro Okidanokh….Credo che tu abbia acquisito una capacità insolita di straneamento… credo che la tua anarchia spirituale sia straordinaria…credo che la tua idea panteistica sia prossima alla porta che va oltre l’equilibrio biologico…credo che ogni tua sottile polemica sia figlia della mia stessa ricerca.

Okidanokh 9) Ecco! Essenza e personalità, ciò che siamo e ciò che vogliamo apparire.

Al Bahari Qualsiasi cosa ci apparirà, sarà solo apparenza….qualsiasi cosa vogliamo, sarà solo un desiderio…qualsiasi cosa siamo, è la consapevolezza di essere….la personalità è l’alchimia di un gioco biologico…la tua essenza può essere amalgamata anche alla mia “nel tessuto organico che ricopre la superficie del pianeta”….

Okidanokh 10)Sapere e conoscenza, inizia pure, noi ti seguiamo.

Al Bahari Quest’ultima è la peggiore…è un frase senza sentimento…una bordata scomposta che cade senza effetto alcuno.

Caro Stefano sono stato felice di esserti stato compagno in questo tratto di pista, ti stimo molto, mi piacerebbe conoscerti personalmente, spero di ritrovarti subito. Con sincera ammirazione .Marino

Ok: Okidanokh tuona

Date: 2001, Jun 09
From: Stefano <pdposta@tin.it>

Caro Marino E' veramente molto difficile aggiungere qualcosa al tuo decalogo.... 1) un pesce rosso nato in acquario può rendersi conto della vastità del mare? 2)Se gli mostri il mare nella sua vastità all'improvviso come reagirà? 3)Il viaggio è una scuola o la scuola è il viaggio? nel primo caso si è autodidatti, nel secondo manca il maestro. 5) credo che l'essere unano viva sotto tre tipi di influenze: alcuni individui si imbattono nella possibilità di acquistare nuova conoscenza e questa non gli interessa, mentre ad altri questa può mutare l'intero corso della vita, la terza influenza è molto difficile da spiegare , non dipende dall'uomo. Il discorso può venire frainteso. 5) L'uomo che diffonde lo fà con il suo livello di consapevolessa (nell'accezione più ristretta del termine), in un modo soggettivo. Il raggiungimento della coscienza oggettiva è per pochi. 6)7)un'architettura organica a base carbonio, che fugge la preda che lo insegue, costringe le cellule del suo corpo ad una fatica immane, sono agitate, faticano, sudano; ma non ne conoscono il perchè.... 8)amo vedere, seduto sulla luna, il pianeta terra, e immagino lo scopo dell'esistenza, non dell'uomo ma del tessuto organico che ricopre la superficie del pianeta. 9) Ecco! Essenza e personalità, ciò che siamo e ciò che vogliamo apparire. 10)Sapere e conoscenza, inizia pure, noi ti seguiamo... Rileggendomi suono un po' polemico, ma non farmi riscrivere tutto di nuovo, credimi sulla parola, nessuna polemica. Stefano alias Okidanokh dedicato a Phoenix

Ok: IL POZZO...IL THE...L'ACQUA DI ROBERTO

Date: 2001, May 27
From: bahari

Cari amici , sono rimasto in attesa di consigli o critiche per perfezionare o abolire il Decalogo che ho immesso nel Forum.
 Non ne sono giunte… forse perché  per  molti è sproporzionato porre l’idea di viaggio come se fosse una sorta di ricerca della fonte della vita eterna… forse per eccessiva enfasi linguistica che può, (solo apparentemente)  intimorire.  
Solo Roberto con la sua estrema sensibilità ha posto con la metafora simbolica  del pozzo, il the, e l’acqua,i riferimenti, i simboli per  una possibile prosecuzione.
 Ma credo che, se il deserto è per noi un punto di aggregazione passionale, potremmo dalla gente che ci vive, prendere alcuni spunti che potrebbero aiutarci nell’orientamento, poiché loro hanno in una certa sfera, il viaggio come scopo ultimo. 
Del resto, esempi occidentali del viaggio, come fatto iniziatico e terminale alla comprensione delle cose ultime, e mezzo per giungere all’obbiettivo finale  sono numerosi. I motivi possono essere differenti, diversi quanti sono gli uomini, questo per dire che ognuno è spinto dai sentimenti, dalle capacità e da motivazioni personali. 
Tanto per fare del classicismo potremmo citare alcuni esempi: Ulisse, avventuroso individuo che viaggia per mare e per terra sul confine tra il simbolo, la metafora e la carne. 
Dante, con il suo viaggio ultimo, al limite delle cose, escatologico, addirittura nel regno dei morti. Attraversa le pene, i demoni, l’inferno, il paradiso per terminare a Dio ultimo scopo.  Lui medesimo usa il termine “ indiarsi” (dissolversi in Dio). 
Anche oggi, moderni  personaggi si cimentano in imprese apparentemente straordinarie;  sulle cime di altissimo monti,  o sulle onde di mari infiniti,  solitari viaggiatori che non avrebbero mai affrontato la loro impresa se le motivazioni di fondo non avessero alti e nobili valori come quello della ricerca in se stessi.  Ecco credo che il termine che può descrivere il confine senza alcun disprezzo ma semplicemente per la tipologia  praticata nel viaggio sia:  turista responsabile … o… viaggiatore consapevole. Scegliamo la pista…     

Ma ritorniamo al deserto, per capire per quanto ci è possibile i  parametri del viaggio, di chi lo abita:  La gente del deserto, i beduini, quando partono alla ricerca di pascoli praticando il “ mah ‘rul  ( la transumanza) si pongono mentalmente nei confronti dell’evento come esploratori, alla ricerca del miglior luogo possibile per loro, ed i loro animali. 
Ecco in sintesi l’esempio beduino e le attese mentali che a lui si presentano:
(Anche noi… forse, potremmo usare i loro medesimi simboli per tentare un percorso.)


Il viaggio alla ricerca  della terra ambita per il foraggio, cibo per i loro  animali, poiché se loro ingrassano producono molto latte e la sua famiglia godrà di un periodo di cibo abbondante, potranno avere alcuni confort, potranno andare al suq e comperare con la vendita di un capretto lo zucchero, il the, il kuskus. Potranno sposare Faisal con la cugina Fatima perché è nei loro desideri e per la felicità delle loro famiglie. Potranno se il pascolo sarà abbondante raccogliere con la vendita della lana delle pecore e alcuni cammelli i dinari sufficienti per l’ ahjj ( viaggio a Mecca) del vecchio  ‘Amor: Sono anni che  ‘Amor pensa al pellegrinaggio, non vuole morire prima di esserci riuscito, lui dice che questo sarà il 
VIAGGIO della sua vita, 
la SCUOLA  per conoscere e capire, 
il  PERCORSO  nelle sfere straordinarie della spiritualità, un viaggio che gli potrà dare 
la MATURITA’ per vivere con gli uomini di tutto il mondo, pensa di viaggiare nella straordinaria  
NATURA di  questo magnifico mondo creato da Allah, vedra 
ANIMALI mai  visti che gli sveleranno  altri segreti, finalmente si troverà nel recinto, con i suoi stessi compagni, nel recinto in cui i suoi  avi, i suoi parenti, gli amici, i fratelli e compagni di un tempo ed attuali si sono trovati, appoggerà  il suo piede, la sua mano dove anche la loro  hanno toccato con il mio medesimo sentimento nostalgico, 
CORPORAZIONE di uomini eterni. Il rispetto, la stima, la lealtà, la fratellanza lo spinge alla ricerca del comportamento migliore, 
l’ETICA necessaria della convivenza, l’abolizione possibile di tutti i volgarismi, l’elevazione mentale e discorsiva  per dare onore e nobiltà alle cose del mondo. 
Stazioni di  arrivo e di partenza, 
RIFERIMENTI sulla pista del suo  percorso per raggiungere il pozzo, il the, e l’acqua di Roberto. 

Credo che per  l’allestimento del veicolo possa bastare, ognuno è libero di portarsi il feticcio protettivo che crede, anche la copertina di Linus.

Il percorso venturo, la pista che batteremo sarà alla ricerca del:   pozzo…. l’acqua….il the… di Roberto.  
Amici, compagni, fratelli,  questo è l’ingresso del deserto la porta del vostro cuore.

 
Ciao a Tutti Marino       
Resto in trepida attesa delle vostre parole… per continuare. 

Un KIbalion per Stefano

Date: 2001, May 12
From: bahari

Un Kibalion per Stefano Laberio quante notti hai trascorso nella oscurità della tomba iniziatica per vedere la luce che descrivi, quante volte ti sei rigirato sul tuo luogo comune per compiacerti, nella speranza di aver intravvisto la strada che porta..., quante volte hai offeso il miserabile con parole tese al discrimine, quanti sono i termini che puoi a piacimento lavorare per esprimerti.. 1.000...2.000...5.000..20.000 una parola un luogo comune?...la parola...in africa prima di noi... prima... quando i nostri fratelli tentavano con grugniti gutturali di comunicarci le necessità, i sentimenti tentavano la parola... sublimandola fino a renderla espressione, fino a materializzarla su una pietra, una pelle, un graffito.. per renderla eterna, concreta, da toccare, ora che è tua che la scrivi in arial o in elvetia... quanti sono i tuoi luoghi comuni...quando parli al garzone del droghiere, al lavavetri, all'incolto.. hai necessità di verificare il tuo stato evolutivo...Caro Stefano un kibalion nelle tue potenti mani soffre lo stesso pericolo di un Tamagogi. Ma siamo in un sogno virtuale dove tutto scompare come nell'universo panteistico, come nel Sahara dove ogni granello di sabbia è il testimone reale di un mondo imploso finito dentro... ogni granello di sabbia è racchiude il peccato di un uomo...ogni seme di sesamo può essere aperto con un semplice battito di mani.. lo fanno i bambini del deserto...(meft 'a mzem mzem) = apriti o sesamo.. al bahari

Note: Iside

Date: 2001, May 10
From: Okidanokh <pdposta@tin.it>

Okidanokh, un personaggio del mondo di Belzebù che racconta la storia della Terra a suo nipote. Un libro criptico che non riesco ad interpretare. "L’uomo è una canna ( casbaya) in cui soffia una forza sconosciuta, l’uomo è lo strumento suonato da un vento misterioso che modifica i toni a suo piacimento. Monaco, Yogi, sufi o marabuto, sono alla continua ricerca del musicista, dell’origine del vento." Concetti ricorrenti, parole di effimera interpretazione. RoboGabr'Aoun: "Marino,in occasione di una nostra discussione su alcuni viaggiatori che io avevo tacciato di scaarsa sensibilità,mi fece capire che il Deserto è un'entità nascosta in una stanza senza finestre,a cui tutti accedono con una mano attraverso piccole fessure,ognuno facendosi un'idea propria ed alquanto limitata dell'entita lì rinchiusa...Ebbene, mi disse che alcuni hanno avuto la fortuna di trovare una porta per entrare e conoscere appieno l'essenza del Nulla.E tra noi c'è sicuramente chi l'ha trovata." Il percorso per diventare vibrazioni di luce,... Perchè, l'Africa, culla dell'umanità, non ha mai permesso lo sviluppo dell'uomo nel suo continente. Solo dopo che ha messo piedi fuori l'umanità si è sviluppata. Ora, in Africa, solo malattie e miseria. Eppure l'Entità chiama, come la sirena nei mari pericolosi... Giano o Gilgamesh?

Question: Non comprendo...

Re: Note: Iside (Okidanokh)
Date: 2001, May 31
From: Robo Gabr'Aoun <robogabraoun@hotmail.com>

Carissimo Stefano,perdonami ma non comprendo il senso del tuo citarmi come fonte in questo contesto.Ti prego,se ti va, di spiegarmi che significa.Grazie ed a presto.

Robo Gabr'Aoun

Ok: KIbalion

Re: Note: Iside (Okidanokh)
Date: 2001, May 12
From: bahari

Un Kibalion per Stefano Laberio quante notti hai trascorso nella oscurità della tomba iniziatica per vedere la luce che descrivi, quante volte ti sei rigirato sul tuo luogo comune per compiacerti, nella speranza di aver intravvisto la strada che porta..., quante volte hai offeso il miserabile con parole tese al discrimine, quanti sono i termini che puoi a piacimento lavorare per esprimerti.. 1.000...2.000...5.000..20.000 una parola un luogo comune?...la parola...in africa prima di noi... prima... quando i nostri fratelli tentavano con grugniti gutturali di comunicarci le necessità, i sentimenti tentavano la parola... sublimandola fino a renderla espressione, fino a materializzarla su una pietra, una pelle, un graffito.. per renderla eterna, concreta, da toccare, ora che è tua che la scrivi in arial o in elvetia... quanti sono i tuoi luoghi comuni...quando parli al garzone del droghiere, al lavavetri, all'incolto.. hai necessità di verificare il tuo stato evolutivo...Caro Stefano un kibalion nelle tue potenti mani soffre lo stesso pericolo di un Tamagogi. Ma siamo in un sogno virtuale dove tutto scompare come nell'universo panteistico, come nel Sahara dove ogni granello di sabbia è il testimone reale di un mondo imploso finito dentro... ogni granello di sabbia è racchiude il peccato di un uomo...ogni seme di sesamo può essere aperto con un semplice battito di mani.. lo fanno i bambini del deserto...(meft 'a mzem mzem) = apriti o sesamo.. al bahari

Question: Siria

Date: 2001, May 03
From: Veronica <giovery@inwind.it>

Ciao a tutti! Non so se sono finita nel posto giusto...ma spero che qualcuno mi risponda. Sono da poco tornata dalla Libia e per viverne ancora un pezzetto scrivo a chi sono sicura ha condiviso le mie stesse fortissime sensazioni. Io sono un'archeologa di Padova, sto progettando un viaggio in Siria. Volevo capire se potete indicarmi una guida un po' tecnica, come quella di M.T. Grassi e O. Dall'Orso per la Libia,in riferimento appunto alla Siria. Ho tentato di visitare il sito della casa ed. Polaris ma mi risulta impossibile. Qualcuno sa dirmi se la stessa casa ed. si è occupata anche della Siria? Lo so che potrei andare in libreria e chiedere...ma volete mettere con il piacere di sapere che chi mi risponde potrebbe essersi commosso come me di fronte alle "rovine" (?!?!) di Villa Silin o delle terme di Adriano a Leptis Magna?

Agree: libia

Re: Question: Siria (Veronica)
Date: 2001, May 13
From: sergio <essezetaitaly@tiscalinet.it>

sei stata fortunata. visitare villa silin è un vero privilegio. io e mia moglie abbiamo visto tutti i siti archeologici della libia compresi quelli sahariani viaggiando per due estati in moto. quest'anno vorremmo visitare Siria e Giordania. Per le guide e le mappe ho trovato di tutto di più presso l'istituto geografico centrale di Torino in Via Prati (per il telefono informati al 12). potresti provare a sentirli sono molto competenti. sergio

Ok: GIANO BIFRONTE (per Stefano)

Date: 2001, Mar 31
From: bahari

Giano Bifronte ( per Stefano)

L’uomo ha doppie valenze, molteplici aspetti che compongono il suo essere, in cui è possibile la convivenza di opposti sentimenti. Violenza e generosità, amore ed odio,vita e morte, sono solo alcuni degli opposti apparenti di un unico tono musicale…l’uomo.
L’accettazione di questo dato di fatto è la condizione che rende un giovane adulto, un adulto un uomo.
Ecco il noto scienziato in un comportamento infantile, ecco il filosofo platonico perdersi per scarsezze economiche, ecco l’incolto produrre poesia.
L’uomo è una canna ( casbaya) in cui soffia una forza sconosciuta, l’uomo è lo strumento suonato da un vento misterioso che modifica i toni a suo piacimento.
Monaco, Yogi, sufi o marabuto, sono alla continua  ricerca  del musicista, dell’origine del  vento.
La civiltà occidentale (sic) è nella sostanza suonata nella convinzione di essere essa stessa il musicista.
Queste forse sono le differenze  non  sempre ad appannaggio di una o l’altra civiltà, ma questo vuole il consueto dire.
Il musulmano, come il cristiano o il buddista non può sottrarsi dall’essere una canna suonata.
Ecco il confine,  dove l’islam  unisce l’essere al sapere? 
Fatta questa premessa possiamo iniziare a percorrere le indicazioni scritturali, il Corano, gli Hadit, la Sciaria   e non il  comportamento degli uomini “suonati”.
Il corano ( rivelazione considerata dai musulmani parola divina)
Gli hadit ( la tradizione, i detti e le affermazioni del Profeta Muhammad)
La Sciaria ( il percorso, la legge, ).
In una parola araba, il significato è stretto in un termine “ ‘ilm” il percorso della conoscenza.
La strada maestra in arabo sciara da cui sciaria, il percorso dell’uomo nel corso della sua vita in cui può prendere differenti direzioni; verso l’essere un animale oppure diventare un angelo. L’impegno consapevole,  la tensione per il miglioramento continuo del suo stato di nobiltà, infine per usare un termine Dantesco per Indiarsi, e per usare un termine della mistica islamica (tasawwuf) per raggiungere il fana e fondersi con il divino. Ciò che hanno fatto tutti i santi cristiani nei loro momenti ascetici.
Ciao Stefano  Chi è Okidanokh 

Question: Essere e Sapere

Date: 2001, Mar 28
From: Okidanokh

Rimane sempre l’antico arcano. Le vie create per gli uomini in base alle loro divisioni. La via del Fachiro: lunga e difficile basata sul lavoro della sofferenza nel corpo fisico. Il monachesimo; più breve, sicura e precisa basata soprattutto sulla fede, chi non ha fede non può essere un vero monaco. Oppure il sentiero dello Yogi, il cammino della consapevolezza. Sapere ed Essere, in nessuno dei tre il percorso è sviluppato simmetricamente a sostegno reciproco. Se l’una prevarica l’altra lo sviluppo non può esserci regolarmente. Si può afferrare cosa è il sapere ma esso non viene applicato all’essere. La semplice esistenza. Ciò che non comprendo e in che modo la comprensione dipende dall’essere. Questo è un limite della civiltà occidentale; come si fa a pensare che un grande professore (sapiente) può anche essere (anche a diritto) un meschino egoista invidioso e distratto. Spesso si da il massimo valore al sapere senza sapere che è in funzione del grado del suo essere. Ti chiedo quindi: dove l’Islam unisce l’essere al sapere?

Okidanokh (Stefano Laberio Minozzi) (Mi sono cercato anch’io uno pseudonimo)

Ok: Straordinario Stefano esoterico

Date: 2001, Mar 19
From: Marino

Straordinario Stefano,
sono oltremodo contento di sentire le tue vibranti deduzioni, la acutezza dei tuoi assiomi ti collocano senza dubbio su percorsi avanzati, come dire, in solitudine, fuori da ogni pista battuta.
In questi luoghi gli incontri sono rari e quando avvengono io mi fermo per capire, per imparare.
La semplice novella della quattro mogli non è di questi paraggi ma si trova arretrata, su percorsi più facili e mediamente battuti, con il modesto scopo di introdurre un tema sovente dibattuto, quello della poligamia nell’Islam e nella cultura araba e l’effetto che sortisce un tale racconto nelle menti di uomini come noi con parametri occidentali. Un tema che può introdurre un dibattito come è nell’obbiettivo di “Gichiube “sulla sua intelligente: “CULTURA COME CONFRONTO”

Se il tema è la religione invece della cultura e la contesa è in un confronto tra la nostra; il Cristianesimo e l’Islam, a fronte dell’esoterismo, faremmo meglio a non battere questa pista potremmo fare dei brutti incontri. Ma se fosse tua intenzione ti sarei compagno.

“La conoscenza di un’altra cultura, attraverso il confronto, permette la comprensione della propria”.
La prima sperimentazione che un etnografo deve fare per comprendere profondamente un popolo, un etnia, è la pulizia dei luoghi comuni, di pregiudizi e di punti di vista che la sua cultura ha permeato i pensieri, gli atteggiamenti, i giudizi. Uno sforzo di straneamento da quell’essere plasmato da una cultura, religione, status che ha assorbito dalla nascita.
L’obbligo assoluto di porre gli uomini ( l’etnia) in esame nella regola fondamentale della fratellanza, nella assoluta parità con se stessi.
Queste sono le fasi fondamentali per il confronto Culturale, al di fuori delle quali non esiste alcuna possibile profonda comprensione degli altri e credo anche di noi stessi.
Noi che ci muoviamo nel Sahara dove la cultura araba è imperante, dove l’islam è la religione ed il fondamento. Se vogliamo capire gli uomini e l’ambiente, la materia di trattazione sono la cultura araba e l’Islam.
Una regola aggiuntiva, non meno utile ma facoltativa, è non perdere negli squilibranti percorsi di studio la propria identità personale, culturale e religiosa.
Tutto questo per dire che “non è necessario convertirsi all’Islam per comprendere la loro cultura”, ma necessario percorrerla per conoscerla.

Profetologia, imamologia ed esoterismo sono piste difficili, da percorrere senza l’ausilio di satellitare, chi le imbocca senza una guida è immediatamente perso. Ma se trovo un compagno potremmo tentare insieme.

La sura coranica da te citata la riporto nelle differenti traduzioni italiano perché tutti possano capire meglio. Spero rileggerti subito.

Al Bahari - Marino
  
Sura N° XXXIII Titolata DEI COALIZZATI verso 72
In verità proponemmo ai cieli, alla terra e alle montagne la responsabilità ( della fede) ma rifiutarono e ne ebbero paura mentre l’uomo se ne fece carico. In verità egli è ingiusto e ignorante.
( Traduzione dall’arabo in italiano di Angelo Terenzoni del Corano Editrice FME I Dioscuri via Dante 2/176 Genova)

Sura N° XXXIII Titolata I COALIZZATI verso 72
In verità , Noi offrimmo il nostro pegno ai Cieli, alla Terra ed alle montagne, ma essi furono presi da grande timore e non lo accettarono. Solo ml’uomo se4 ne caricò il peso, ma egli resta, nonostante ciò un empio negatore.
( Traduzione di Hamza Roberto Piccardo con controllo dottrinale delle Comunità ed Organizzazione Islamiche in Italia Editrice Newton G.T.E.)

Commento di Hamza Roberto Piccardo a pag. 370 nota n°37 :
La grandezza e la miseria della condizione umana sono mirabilmente riassunte in questo versetto. L’impegno di conservare la fede nel cuore ha terrorizzato ciò che di più grande esiste nel creato. L’uomo lo accettò è questo fece si che Dio gli desse preminenza su tutte le creature, angeli compresi. Ciononostante egli continua ad essere un grande ( l’uomo) “ingiusto e ignorante”.

Question: Esoterismo Islamco

Date: 2001, Mar 19
From: Stefano Laberio

Caro Marino grazie innanzitutto per l’esauriente spiegazione sull’Amenocal, credo che non cercherò altre fonti. Volevo inoltre capire il senso esatto dell’esempio dell’uomo con quattro mogli. Voglio dire, l’Esoterismo dell’Islam, è una constatazione che scaturisce dai testi stessi. Ad esempio: “ Noi proponemmo il deposito dei nostri segreti ai Cieli, alla Terra e ai Monti; tutti rifiutarono di assumerselo tutti tremarono al pensiero di riceverlo. Ma l’uomo accettò di incaricarsene; è un violento un incosciente” Corano 33/72. Il significato di questo versetto non suscita dubbi sulla allusione ai ‘segreti divini ’. La violenza e l’incoscienza dell’uomo va’ però a sua lode poiché era necessario un atto di sublime follia per assumersi il deposito divino. Voglio dire, l’uomo riceve la grazia di Dio ma nessuno mostra a lui una strada definita per conservarla. Sappiamo che la rivelazione Islamica si muove attorno ai due poli della religione mistica e della legge, essa implica dunque per sua stessa essenza una profetologia e una imamologia. Ma non si può pretendere che ci convertiamo all’Islam per comprendere la loro cultura, credo che anche il nostro Esoterismo ci possa portare ad un nutrimento dell’anima se praticato nel modo dovuto. Ciao Stefano Laberio

Vi invio un racconto

Date: 2001, Mar 16
From: New Admin <alvise@educom.it>

pubblico per conto di "M.Zecchini" <masszecc@tin.it>


Carissimi amici del Forum,
Vi invio un racconto, un aneddoto, che secondo il mio parere può orientare la nostra mentalità occidentale sui giudizi sovente frettolosi che poniamo sulla gente di cultura araba.
L’argomento di oggi è un tema che potremmo spostare anche nel nostro mondo se , senza istituzionalizzare la poligamia consideriamo le eventuali compagne che nel corso della vita un uomo potrebbe avere.
Ma non solo, la chiave del testo sfonda anche la barriera della apparenza esteriore e si innesta nel mondo della simbologia, insomma una piccola lezione di esoterismo arabo.

Le quattro mogli
C’era un ricco commerciante che aveva quattro mogli

La moglie che amava di più era la quarta.
La vestiva con vestiti lussuosi e gli concedeva ogni delicatezza. Si occupava di lei con la massima cura e non gli negava le cose migliori

Amava molto anche la terza moglie.
Era molto orgoglioso di lei e cercava sempre di mostrarla ai suoi amici. Eppure il mercante aveva molta paura che potesse fuggire con qualche altro uomo.

Amava molto la sua seconda moglie.Si trattava di una persona molto paziente ed egli la considerava la sua confidente. Ogni qualvolta che si trovava a dover affrontare qualche problema si rivolgeva alla sua seconda moglie ed essa lo aiutava a superare il momento difficile

La prima moglie infine era una compagna molto fedele e aveva dato un grande contributo alla sua fortuna commerciale e alla cura della famiglia. Tuttavia il commerciante non l’amava e ben difficilmente seguiva il suo consiglio.

Un giorno il commerciante si ammalò e si rese conto che non avrebbe avuto più molto da vivere. Pensando alla sua vita lussuosa diceva a se stesso: “E’ vero che ho quattro mogli, ma quando muoio sarò solo. Ah quanto sarò solo!”
Disse alla quarta moglie: “ Ti ho amato più, ti ho rivestito degli abiti più raffinati e non ho trascurato per te nessuna cura. Ora sto morendo, vuoi seguirmi e continuare a farmi compagnia?” “Certo che no!” esclamò la quarta moglie e si allontanò senza dire altro. La risposta trafisse il cuore del mercante come un coltello affilato
Triste, il mercante disse allora alla terza moglie: “Ti ho amato tanto per il tutto il corso nella mia vita. Ora sto morendo, vuoi seguirmi e tenermi compagnia?” “No, rispose la terza moglie, la vita è davvero buona qui, e mi risposerò quando tu morirai!” Il cuore del mercante divenne freddo come ghiaccio.
Disse allora alla seconda moglie: “ Mi sono sempre rivolto a te e tu mi hai sempre aiutato. Adesso ti chiedo di aiutarmi ancora. Sto morendo, vuoi seguirmi e tenermi compagnia?”. “Mi dispiace, questa volta non posso aiutarti, disse la seconda moglie, al massimo posso farti seppellire”. Questa risposta colpì il mercante come un fulmine e ne fu devastato.
Sentì un grido: “Io verrò con te, ti seguirò ovunque tu andrai”. Il mercante guardò su e vide la sua prima moglie. Era così magra da sembrare denutrita. Molto dispiaciuto il mercante disse: “Avrei dovuto occuparmi meglio di te”.

Ebbene ognuno di noi prende quattro mogli nella sua vita

La quarta moglie è il tuo corpo. Non importa lo sforzo con il quale lo curi, dovrai lasciarlo.
La tua terza moglie è ciò che possiedi, la tua condizione, la tua ricchezza. Quando muori tutto va agli altri.

La seconda moglie sono la tua famiglia e i tuoi amici. Per quanto ci stiano vicini nella vita non possono stare con te nella morte..

La prima moglie è invece la tua anima. Tanto trascurata e negletta nella ricerca dei beni materiali e dei piaceri sensuali. E’ davvero l’unica cosa che ti segue ovunque tu vada.

Sarebbe bene occuparsi di essa e coltivarla prima di essere sul letto di morte e disperarsi.

Al bahari - Marino masszecc@tin.it

Carissimo Stefano: Amenokal

Date: 2001, Mar 10
From: Marino

Carissimo Stefano: Amenok&#257;l
Amenok&#257;l è un termine berbero tamašek ( lingua dei twaregh) che significa sovrastante, o meglio colui che presiede al territorio ed alle persone che vi abitano, un termine prossimo in italiano potrebbe essere governatore.
Nelle zone a nord dell’insediamento twaregh ( Fezzan, Tassili, Hoggar )
è riferito ad una carica sociale che presiede ad un gruppo di tribù ( cabilet) confederate tra loro.
Mentre nelle zone del sud, (Niger, Mali, etc) diventa una carica più diffusa a volte riferita a un rais (capo) di una sola tribù o addirittura di un ‘arš ( clan) , cioè diventa un titolo inflazionato dal minore valore.
La tradizione twaregh vorrebbe che la nomina di un amenok&#257;l oltre che capacità politica e caratteristiche di saggezza abbia una consanguineità matriarcale e cioè che per linea di madre ci siano stati nel passato altri amenok&#257;l.
Il compito di un amenok&#257;l è di fungere da giudice, pacere e consigliere nelle controversie tra gli uomini del suo gruppo e rappresentarlo di fronte al mondo.
Alla pari di ogni politico italiano l’amenok&#257;l deve continuamente competere con altri pretendenti alla sua carica che ambiscono per prestigio sociale diventarlo, anche per ricevere il tributo versato dai componenti del suo gruppo come compenso del suo impegno socio-politico.
Un tempo era un vero re, aveva diritto di vita e di morte sui suoi sudditi oggigiorno le cose sono profondamente cambiate e, se pur il personaggio conserva un forte ascendente la legislazione post coloniale degli stati anno notevolmente mortificato il suo ruolo.
Attualmente nei parlamenti algerini e nigerini sovente ripresi dalle televisioni, credo sia capitato a tutti di vedere personaggi con con grandi turbanti e gandure bianche o blu seduti tra la folla dei parlamentari in giacca e cravatta; questi sono amenok&#257;l .
Oggigiorno le tradizioni twaregh sono molto amalgamate con quelle arabe tanto che il simbolo distintivo del capo “amenok&#257;l” è un tamburo che prende il nome arabo di tobol .
Molto si potrebbe dire su questo nobile personaggio soprattutto nei rapporti di contesa del periodo coloniale francese, periodo in cui era l’interlocutore tra le pretese dei colonizzatori e il suo popolo.
 
Bene caro Stefano, concludo questa breve spiegazione che non ha la pretesa di essere esaustiva e ti comunico alcuni testi sui quali potrai troverai un po’ di materiale inerente al tema da te richiesto:
Tuareg Tassili Sahara di Mario Fantin edizioni Tamari Bologna.
Enciclopedia Berbera, ( solo francese 22 volumi) in Italia introvabile.
Materiali di Ricerca Pubblicazioni IBLA Tunisi
Charles de Foucauld M. Castillon du Perron Jaka Book (in italiano)
Spero di esserti stato di aiuto e di rileggerti presto
 al bahari . Marino

Carissimo amico Robo Gabr’Aun

Date: 2001, Mar 10
From: Marino

Carissimo amico Robo Gabr’Aun alias Roberto,
sono molto contento che tu mi abbia scritto,
 E’ vero gli entusiasmi sono il sale della vita,
i motivi veri di un viaggio nel Sahara,
la ricerca di una pista remota,
 la una traccia di un passato che affiora,
L’esplorazione contemporanea del deserto di sabbia e
dei nostri deserti interiori.
Spero anch’io di trovarti ad un pozzo,
 per bere la medesima acqua.
Per sentire il medesimo vento.
Per lasciare sulla sabbia la medesima impronta.
Allah u Akbar
al bahari Marino

Ok: As sadiki Stefano,

Date: 2001, Mar 10
From: Marino

As sadiki Stefano,
Sovente sono espropriato dall’uso delle tecniche moderne per incapacità ed incompetenza,
anche la presente rubrica lavorata nel Forum che l’amico Alvise ha realizzato con la sua solita attenzione ed amore per il deserto e la cultura è stata per me un complesso studio ed applicazione per una intera serata, e tuttora non sono ancora riuscito a comprendere completamente.
Anzi, questa è l’occasione per chiedere scusa a tutti per la stentata partenza e per la forma che potrebbe risultare sbagliata.
Ancora a presto Stefano
Al bahari

Ok: Baraka Allah u fiq Gichiube,

Date: 2001, Mar 10
From: Marino

Baraka Allah u fiq Gichiube,
Mi piace il tuo modo di espandere l’iniziativa, la tua posizione critica è la pista che conduce alla comprensione di un’altra cultura. Tra le righe della tua proposta, le forti curiosità sulle etnie che incontriamo durante i nostri viaggi ci sono fermenti che aspirano alla comprensione anche delle cose nascoste: infibulazione, sessualità, magia sono percorsi di una stessa pista trovati sparsi o amalgamati tra loro vale la pena di percorrerli?
La donna araba o berbera ha gli stessi sentimenti e pulsioni delle donne occidentali ma ordinati secondo arcani culturali differenti, nel mondo islamico il senso di colpa del peccato originale non esiste, quali sono per loro i freni inibitori dei nostri sensi di colpa?
Il paradigma biblico quindi anche arabo sulla felicità dei nomadi è connesso con il mito di Caino e Abele. Dio ha accettano benevolmente l’agnello sacrificato di Abele, il contemplativo, il buono, l’uomo che vive completamente l’ordine della natura, che non la forza. Oggi diremmo che non rompe l’equilibrio biologico. “ il nomade”.
Caino l’agricoltore, possessore della terra, l’uomo che per primo ha provato il sentimento egoistico di proprietà . Allah non accetta la sua offerta perché pregna di questi sentimenti: “ il sedentario”.

Ebbene per equazione, quanto siamo noi gli eredi spirituali di Caino?
Quanto sono i nomadi e i poveri dei deserti gli Abele tuttora viventi?

Chiedo a tutti gli amici del forum di rendere possibili questi percorsi con commenti e domande, anche brevi comunicazioni sulle quali sentirci più uniti, con l’unico obbiettivo di migliorarci.

Bene carissima Gihiube ( ovvero……?), mi piacerebbe partire per queste piste, entrare nei misteri di altri. L’acquisizione di un’altra cultura è la comprensione della propria attraverso il confronto.

Ti vorrei rileggere presto
al bahari - Marino

Ok: Baraka Allah u fiq Gichiube,

Date: 2001, Mar 10
From: Marino

Baraka Allah u fiq Gichiube,
Mi piace il tuo modo di espandere l’iniziativa, la tua posizione critica è la pista che conduce alla comprensione di un’altra cultura. Tra le righe della tua proposta, le forti curiosità sulle etnie che incontriamo durante i nostri viaggi ci sono fermenti che aspirano alla comprensione anche delle cose nascoste: infibulazione, sessualità, magia sono percorsi di una stessa pista trovati sparsi o amalgamati tra loro vale la pena di percorrerli?
La donna araba o berbera ha gli stessi sentimenti e pulsioni delle donne occidentali ma ordinati secondo arcani culturali differenti, nel mondo islamico il senso di colpa del peccato originale non esiste, quali sono per loro i freni inibitori dei nostri sensi di colpa?
Il paradigma biblico quindi anche arabo sulla felicità dei nomadi è connesso con il mito di Caino e Abele. Dio ha accettano benevolmente l’agnello sacrificato di Abele, il contemplativo, il buono, l’uomo che vive completamente l’ordine della natura, che non la forza. Oggi diremmo che non rompe l’equilibrio biologico. “ il nomade”.
Caino l’agricoltore, possessore della terra, l’uomo che per primo ha provato il sentimento egoistico di proprietà . Allah non accetta la sua offerta perché pregna di questi sentimenti: “ il sedentario”.

Ebbene per equazione, quanto siamo noi gli eredi spirituali di Caino?
Quanto sono i nomadi e i poveri dei deserti gli Abele tuttora viventi?

Chiedo a tutti gli amici del forum di rendere possibili questi percorsi con commenti e domande, anche brevi comunicazioni sulle quali sentirci più uniti, con l’unico obbiettivo di migliorarci.

Bene carissima Gihiube ( ovvero……?), mi piacerebbe partire per queste piste, entrare nei misteri di altri. L’acquisizione di un’altra cultura è la comprensione della propria attraverso il confronto.

Ti vorrei rileggere presto
al bahari - Marino

Ok: Cultura come confronto...

Date: 2001, Mar 10
From: Gichiube

Mi fa piacere che si sia aperto un luogo dove scambiare esperienze ed impressioni dove riflettere in modo più calmo su ciò che si è visto e provato, su ciò che si è "conosciuto". Lo sforzo fatto da Marino per proporci temi di riflessioni sulla cultura araba è assolutamente importante, ma lo è anche lo scambio su tematiche che per certi versi sono più difficili da trattare perchè ci vedono coinvolti in prima persona ci appartengono maggiormente e verso le quali siamo meno attrezzati criticamente. Parlo degli interrogativi che spesso durante i viaggi ci poniamo ed ai quali possiamo cercare di dare delle risposte discutendo insieme, portando ognuno la propria esperienza sia maturata sul campo sia coltivata con altri mezzi. Ma da dove iniziare ? Qualche tempo fa ci fu una breve polemica sulle donne del corno d'africa, poi ci siamo scontrati sul lancio di sassi e devo dire che entrambi gli argomenti hanno evidenziato la necessità di far circolare le idee per capire e capirci meglio. Potremmo, o potresti Marino, decidere un tema al mese così da focalizzare le discussioni e dare modo di raccogliere anche del materiale da far circolare (bibliografie, articoli di giornale ecc.) Per chiarire meglio propongo alcuni temi con i quali cominciare: - qual'è il ruolo della donna nel mondo arabo? - secondo voi i nomadi sono felici? - qual'è il limite tra povertà e diversità ? - che visione hanno di noi le persone con cui entriamo in contatto ci invidiano o ci compatiscono ?

Beh da dove iniziamo ??

Question: A tutti gli amici di Sahara al Kabira

Date: 2001, Mar 03
From: Marino Zecchini <masszecc@tin.it>

Questa rubrica Culturale vuole porsi come momento di congiunzione tra  il mondo del Sahara e noi occidentali. Il tentativo di aprire nuove piste e percorsi, forse necessari per motivare più intensamente la passione per il deserto e per  assaporare i nostri viaggi con il gusto di nuovi cibi culturali. E perché no… per ottenere più  strumenti  di conoscenza e orizzonti più vasti.  Noi, moderni viaggiatori del deserto  siamo un po’ i figli di quei santi ed eroi che osano ancor oggi il sogno dell’asceta e del cavaliere di ventura, in cerca di solitudine e della giusta direzione. 
Per questo invito tutti gli amici a partecipare e contribuire allo sviluppo della conoscenza, delle idee, che possono farci  crescere in nobiltà e generosità attraverso questo forum.
Ognuno di noi possiede un differente  atlante mentale del deserto del Sahara e dei suoi abitanti, formatosi attraverso la personale sensibilità ed  esperienza.  Per questo sono sicuro che ognuno di noi ha un pensiero, un sentimento, un idea che potrebbe essere interessante e forse utile donarla a tutti, perché tutti possano beneficiarne. Ognuno di noi vorrebbe conoscere  le cose nascoste  del deserto, degli uomini, della storia, dei riti religiosi,della magia, delle tradizioni, della  lingua e altro ancora; dice un proverbio arabo "Kullu lesàn binsàn", ogni lingua fa di te un uomo nuovo con un modo di fare diverso. 
Questo forum potrebbe essere una fonte di conoscenza per tutti. 
Nella aspirazione più nobile e nella idea sita nella volontà personale di affrontare con voi, se lo vorrete, l’inizio di un viaggio dentro i temi che più ci appassionano, vi invio questo primo comunicato e vi chiedo di esporre la vostra opinione su questa iniziativa inserendo  un vostro breve commento sul progetto nello spazio apposito del forum.
Narhk degla u halib – che questo giorno sia per voi datteri e latte.     
Marino

Ok: Non mancherò

Re: Question: A tutti gli amici di Sahara al Kabira (Marino Zecchini)
Date: 2001, Mar 08
From: Robo Gabr'Aoun <robogabraoun@hotmail.com>

Ciao Marino.Ricordo ancora la nostra bella chiacchierata,la sera, sull'Habib...E continuo a camminare lungo tracce nuove,con la mente aperta a conoscere ancora il Sahara, nostro comune amico.Confido di incontrarci ancora, anche qui, a scambiarci ancora opinioni, a trovare entrambi ancora nuovi entusiasmi.Ciao Marino.Complimenti. Robo Gabr'Aoun

Question: problemi di lettura

Re: Question: A tutti gli amici di Sahara al Kabira (Marino Zecchini)
Date: 2001, Mar 07
From: <stironi@finanzaefuturo.it>

complimenti anche da parte mia per l'iniziativa, sarebbe però possibile leggerti senza dover scorrere lo schermo per diversi km verso dx? ciao grazie stefano

Question: Amenocal

Re: Question: A tutti gli amici di Sahara al Kabira (Marino Zecchini)
Date: 2001, Mar 05
From: Stefano Laberio

Caro Marino, complimenti intanto per l'ambiziosa iniziativa. Avrei un quesito da porti: ho sentito parlare dell’Amenocal ma non riesco a trovare fonti che ne racconti la storia, mi sapresti indicare una pubblicazione?

Question: A tutti gli amici di Sahara al Kabira

Re: Question: A tutti gli amici di Sahara al Kabira (Marino Zecchini)
Date: 2001, Mar 03
From: Marino Zecchini <masszecc@tin.it>

Questa rubrica Culturale vuole 
porsi come momento di congiunzione
 tra  il mondo del Sahara e
 noi occidentali. 
Il tentativo di aprire nuove 
piste e percorsi, forse necessari 
per motivare più intensamente 
la passione per il deserto e 
per  assaporare i nostri viaggi
 con il gusto di nuovi cibi
 culturali. E perché no… per
ottenere più  strumenti  
di conoscenza e orizzonti 
più vasti.  
Noi, moderni viaggiatori
 del deserto  siamo un po’ 
i figli di quei santi ed eroi 
che osano ancor oggi il sogno
 dell’asceta e del cavaliere 
di ventura, in cerca di 
solitudine e della giusta direzione. 
Per questo invito tutti gli amici
 a partecipare e contribuire 
allo sviluppo della conoscenza, 
delle idee, che possono farci 
 crescere in nobiltà e generosità
 attraverso questo forum.
Ognuno di noi possiede un differente 
 atlante mentale del deserto del Sahara
 e dei suoi abitanti, formatosi 
attraverso la personale sensibilità 
ed  esperienza.  Per questo 
sono sicuro che ognuno di 
noi ha un pensiero, un sentimento, 
un idea che potrebbe essere 
interessante e forse utile 
donarla a tutti, perché 
tutti possano beneficiarne. 
Ognuno di noi vorrebbe conoscere  
le cose nascoste  del deserto, 
degli uomini, della storia, 
dei riti religiosi,della magia, 
delle tradizioni, della  lingua e 
altro ancora; dice un proverbio
 arabo "Kullu lesàn binsàn", 
ogni lingua fa di te un uomo 
nuovo con un modo di fare diverso. 
Questo forum potrebbe essere una
 fonte di conoscenza per tutti. 
Nella aspirazione più nobile 
e nella idea sita nella volontà 
personale di affrontare con voi, 
se lo vorrete, l’inizio di un
 viaggio dentro i temi che più 
ci appassionano, vi invio questo 
primo comunicato e vi chiedo 
di esporre la vostra opinione 
su questa iniziativa inserendo
  un vostro breve commento sul 
progetto nello spazio apposito 
del forum.
Narhk degla u halib – che questo
 giorno sia per voi datteri e latte.
     
Marino
L'angolo della Cultura


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