By Paolo Paladini
Posted Saturday, August 14, 2004


Viaggio in Algeria

27 ottobre – 10 novembre 2002

di: Paolo Paladini: paladini@osratoscana.it


premessa.

Il gruppo è composto da 11 moto e relativi motociclisti scalmanati. 2 Unimog e relativi equipaggi 1 Range Rover del “medico”

Io e alcuni amici siamo amanti delle avventure in moto in Africa. Abbiamo tutti una discreta esperienza dell’uso della moto nel deserto per aver partecipato, chi più chi meno, a diverse gare (Parigi-Dakar, Rally Of Egypt, Rally di Tunisia, ecc) e per aver fatto diversi viaggi in “autonomia” sia in Tunisia che in Libia. Quest’anno, allo scoccare del solito attacco di “mal d’Africa” ho deciso di ripetere con i soliti fedeli amici il viaggio in Libia.


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Mi attivo per i visti ecc. ma con grande rammarico scopro che adesso, oltre all’invito di un’agenzia locale, è indispensabile anche l’accompagnatore per tutto il viaggio.
Non avendo nessuna intenzione di spendere un patrimonio in guide locali che mi toccherebbe aspettare per giorni (in moto si va via veloci) decidiamo di non andare in Libia.
Presa questa decisione arriva la domanda: Si ma adesso dove vado?
Da tempo seguo alcuni viaggi organizzati da Giorgio Lacava (Equinox) perché c’è Fabrizio Meoni che si occupa di portare a spasso un gruppo di motociclisti.
Contatto Giorgio che mi dice “andiamo in Algeria”.  Gli chiedo “come funziona?, come è organizzato?”
Lui mi dice:
La cosa è semplice, e si basa su questi punti:
mi devi consegnare la moto (deve avere 400 km di autonomia su sabbia) a La Spezia la settimana prima della partenza e te la restituisco la settimana dopo il rientro;
Parti in Aereo la domenica e vieni a Tozeur e rientri dopo due domeniche sempre in aereo così non perdi tempo.
Il lunedì mattina partiamo per il confine algerino dove contiamo di espletare tutte le formalità per le 11,00;
In Algeria Meoni decide il percorso giorno per giorno usando sia le carte che le foto satellitari (OziExplorer). Naturalmente, conoscendo Fabrizio, sicuramente sceglie il percorso più incasinato, difficile e duro possibile; Non dovete aspettare i camion;
La sera ci troviamo al punto stabilito per il bivacco dove ti faccio trovare i tuoi bagagli e la benzina oltre alla cena calda;
Tu, dice lui, ti devi preoccupare di stare dietro a Fabrizio, che è notoriamente non va proprio piano.
Capisco che il viaggio è fatto per le moto con l’appoggio a fine giornata dei camion e accetto .
Pensando di andare in Libia, nei mesi precedenti, mi ero organizzato per montare sulla moto, oltre al mio fidato GPS, anche un Poket PC con installato OziCE e la cartografia 1/200.000 e 1/500.000. Per questa operazione devo ringraziare Stefano L. M. che mi ha dato un formidabile aiuto nel mettere insieme un sistema funzionante.
Sulla mia moto, una Honda XR 650 preparata da Massimo Montebelli e reduce dall’ultima Parigi-Dakar  (terminata con successo) ho montato Il mio fidato Garmin 128 e l’ho collegato, via seriale al Poket PC iPAQ della Compaq dove ho installato OziCE e le cartine dell’Algeria 1/500.000 previste per il nostro viaggio.
Ho montato le cartine di TOUGGOUT, di HASSI_MASSAUD, di ZAOIA_EL_KAHLA, di ILLIZI di DJANET e di ZAOUATALLAZ il tutto per un’occupazione di circa 32Mbyte
Durante il viaggio, salvo un paio di volte che mi sono dimenticato di attivare la funzione, ho tracciato il percorso con il file di Log tipico di Ozi e la somma di tutte le tracce ha riempito un file da 2 Mbyte
L’insieme ha retto bene non ho avuto nessun inconveniente. In particolare l’iPAQ è stato sorprendente perché ha retto alle vibrazioni, alla polvere e alla grandine, tutti fattori di certo non previsti dal costruttore.



REPORT


 

Giorno

Descrizione

Foto

 

 

 

Arriviamo Il giorno prima (domenica 27/11/02) dall’Italia in aereo a Tozeur.
Lunedì 28 ottobre 2002.
Passaggio della frontiera Algerina ad Azaqua dove, per sbrigare tutte le pratiche perdiamo circa 3 ore. Passata la frontiera, molto prima di El Oued, prendiamo la pista dei fortini e iniziamo a divertirci sulle dune.

 

Sempre sulla pista dei fortini con deviazione a Fort Rhocaff fuori pista. Abbiamo impiegato questi primi 2 giorni a divertirci sulle dune e ad aspettare i mezzi a 4 ruote che hanno marciato lentamente su queste dune “corte”.

Purtroppo la moto di Federico si ammutolisce lungo la pista e non riparte più. Aspettiamo i camion e la carichiamo.

 

Pista dei fortini e arrivo all’altezza del campo dell’Agip Petroli. Ci accampiamo dopo il posto di controllo dell’esercito. La pista, che poi affianca per molti km l’asfalto invaso dalle lingue di sabbia è bella e ci sono molti gruppi di dune alte.

Spesso e volentieri saliamo sulla sommità di cordoni di dune spettacolari.

 

Arriviamo a DEB DEB. Al posto di controllo prima della città, vedo in lontananza la sagoma di Gadames che è veramente ad un tiro di schioppo, e mi assale la nostalgia della Libia. Abbiamo inoltre consegnato diversi colli al Muezzin per conto dell'organizzazione umanitaria BAMBINI NEL DESERTO(www.bambinineldeserto.org)

Mangiamo al solito ristorantino e depositiamo la moto rotta di Federico dal Muezzin (la riprenderemo intatta al ritorno).
Da Deb-Deb costeggiamo il Grande Erg Orientale con alcune deviazioni e scalate di dune splendide e altissime. Ci accampiamo alla base di un cordone di dune.

 

Seguiamo la pista balisata e ad un certo punto, decidiamo di proseguire fuori pista prendendo il CAP del mitico “TUBONE” dove abbiamo fatto un meraviglioso bagno.

Il tubone (28°37.336N 7°05.068E), così denominato perché non so come si chiama, è un tentativo di pozzo petrolifero dove in realtà hanno trovato l’acqua solfurea a circa 37° lasciando aperto il rubinetto da molti anni. Dopo giorni di viaggio è una goduria incredibile fare un bagno caldo con relativo massaggio sotto il getto dell’acqua.

 

Prima di andare ancora a Sud facciamo rifornimento al distributore H bel Guebbour dove contavamo poi di seguire l’asfalto fino a Les 4 chamins.
La strada è bloccata dalla polizia che non faceva passare nessun turista senza alcuna motivazione. Siamo ritornati indietro vicino al “tubone” e abbiamo raggiunto les 4 chamins da una pista.
Dopo abbiamo proseguito verso il Kranfoussa. La pista è velocissima su un grande piattone. Punte di 160km. Ci siamo accampati vicino al Kranfoussa dove abbiamo fatto il campo per due giorni.
Facciamo una breve escursione in cima alle pietraie del Kranfoussa.

 

 

Decidiamo di fare la prova di attraversare il Tifernine nella zona più spettacolare, quella verso sud oltre la metà dell’erg, dove ci sono le dune più alte.  Non tutti partecipano alla “spedizione” perché la stanchezza si fa sentire. Partiamo in 7 moto

La rotta che seguiamo è sempre sulla sabbia dura e veloce, un grande spettacolo.

Arriviamo nella parte delle dune “grandi”, uno spettacolo di maestosità, di colori, infatti si susseguono gruppi di dune chiare, altre rosse, altre rosse scure.

Decidiamo di provare il passaggio anche se fanno veramente impressione e ti senti piccolo piccolo. Saliamo una duna immensa, credo dai 400/500 mt che non finisce più. Nel salirla sembra di andare in cielo in aereo, un’emozione mista a paura per l’immensità e la velocità di avvicinamento alla cresta. (sulla stessa duna, quando l’abbiamo discesa ho visto i 150km/h e Meoni mi ha detto che ha fatto più di 170).

Per poco non cadiamo in uno degli innumerevoli “catini del non ritorno”. Infatti fra diversi cordoni ci sono questi immensi catini, profondi anche 70/80 mt nella parte più bassa, vicini fra di loro, dove anche con le moto, se ci finisci dentro, è impossibile venirne fuori. Proviamo a fare qualche tentativo andando prima in avanscoperta ma lo scenario è immenso e apocalittico insieme e non ce la sentiamo di proseguire. Un qualsiasi guasto diventerebbe pericoloso perché da lì le auto o i camion non passerebbero mai e non potremmo recuperare né la moto ne eventuali feriti.

Rientriamo verso il campo con il proposito di fare un viaggio solo per attraversare il Tifernine.

 

 

 

 

Ci dirigiamo verso ILLIZI seguendo la pista che costeggia l’erg di ISSAOUANE e ci accampiamo 60km prima di ILLIZI.

La pista è splendida e costeggiamo delle grandi dune rosse dell’erg dove facciamo anche qualche deviazione per divertimento. Lungo la pista troviamo anche un “campo da golf” nel senso che avendo piovuto qualche giorno prima, una zona di sabbia piana sul fondo di una valle è completamente ricoperta di erba appena nata creando uno spettacolo incredibile. (manca la foto)

 

Dopo una piacevole sosta a ILLIZI seguiamo l’asfalto verso nord e poi prendiamo un pistone che porta a Ohanet.

E qui accade che quasi all’improvviso il cielo si oscura, si alza un vento incredibile e dopo pochi minuti veniamo investiti da una grandinata che in 20 minuti allaga tutto. Ci siamo riparati in 11 sotto un lamierone e né siamo usciti bagnati fino al midollo. Ci accampiamo in una zona vicino a Ohanet.


 

10°

Prendiamo il pistone che passa per il forte di Timelloline e arriviamo a Deb Deb dove ritiriamo la moto rotta dal Muezin e ritorniamo mestamente verso nord.

Questa pista è veramente piacevole ed esalta la guida.

 

11° e 12°

Ripercorriamo parte del percorso dell’andata ma evitiamo la pista dei fortini perché non abbiamo tempo.

Seguiamo l’asfalto per Hassi Messaoud, per Touggourt e infine per El Oued e poi alla frontiera.

Non troviamo da mangiare nei ristoranti (si fa per dire) perché siamo in pieno Ramadam e quindi facciamo la spesa nei soli negozi alimentari aperti che all’occasione ci prestano un tavolo.

 

13° e 14°

All’hotel di Tozeur ricarichiamo le moto sul carrello, rifacciamo i bagagli, andiamo a fare un po’ di shopping e ritorniamo a casa in aereo domenica 10 novembre 2002

 

 Conclusione:

A conclusione posso dire che il viaggio è stato splendido, oltre le mie aspettative.

L'organizzazione di Giorgio Lacava, dell'agenzia svizzera EQUINOX (http://www.equinox.com), è stata ottima e non vedo l'ora di tornare sul Tifernine che ritengo meriti, come detto prima, molti giorni di sosta ed esplorazione

Il bello del viaggio è stata la presenza di Meoni che ha la voglia di andare a scoprire nuove piste, ad affrontare dune impossibili (se fossi stato da solo o con i miei amici non né avrei avuto il coraggio), a “ruzzare” con la moto. In poche parole lui si diverte e noi con lui.