Posted Friday, August 13, 2004


DESTINAZIONE: LIBIA DEL SUD
EST
PERIODO: 21/12/96 - 11/01/96
PARTECIPANTI: MARTINES GLAUCO & MARCHETTI DANIELA- TOYOTA BJ 70 VARESE
GRASSI CLAUDIO & DANIELA - LAND ROVER 90
MILANO
CRIVELLI ALFREDO & ROBERTA - LAND ROVER DEFENDER
MILANO
MAGANI ETTORE TOYOTA HJ 61
PAVIA
CARA' GERMANO & CINZIA TOYOTA HJ 61
PARMA
TRAGITTO: GENOVA-TUNISI- RASSJDIR-MISURATA-ZILLA-TAZERBO- BUZYMA-REBIANA-KILINGUE-ZUMA-WAW
AN NAMUS-WAW EL KEBIR-TMISSAH-MURZUK-UBARI-GAHT-AKAKUS-AL AWAYNAT-
SEBHA-MIZDA-ZUARA-TUNISI
CHILOMETRI: 6300 ( DI CUI 2000 CIRCA DI PISTA/FUORIPISTA)
Il giorno 21/12/96 alle ore 12 siamo al porto di Genova. Partenza prevista ore
16.00.
Partenza reale ore 01.00 ! Come al solito sono stati venduti più biglietti dei
posti disponibili e la situazione si è risolta, dopo risse e tentativi di
assalto, solo con il carico delle macchine eccedenti ( tra le quali quella di
Ettore ) su un cargo che arriverà circa un'ora dopo alla nostra nave, la mitica
Habib.
*CONSIGLIO: Arrivare SEMPRE almeno 4 ore prima della partenza prevista,
soprattutto nel periodo natalizio, altrimenti rischiate di rimanere a terra
anche con il biglietto ( anche da Tunisi).
Usciti dalla dogana tunisina ( dopo circa un'ora di formalità ) alle 03.00 di
lunedi 23, dopo aver mangiato un succulento panino a base di fegato di montone
e salsa al peperoncino ( harissa) si parte immediatamente destinazione Zuara,
cercando di precedere tutti gli altri fuoristrada caricati sulla nave ( oltre
un centinaio ) che sembrano tutti diretti in Libia.
*CONSIGLIO: attenzione al benzinaio che si trova uscendo dal porto in direzione
Tunisi in quanto è emerito delinquente.
Arrivati al distributore per il rifornimento di carburante, approfittando della
stanchezza di Ettore che dopo un viaggio in poltrona di 2a classe tra risse,
fumo e montagne di spazzatura per circa 35 ore, legge 125 dinari anzichè 12,5 (
paga circa 210.000 £ anziché 21.000 ), il benzinaio fa finta di niente e
incassa la cifra.
Prova inoltre, questa volta invano, a fregare anche gli altri sul resto.
Almeno 60 chilometri prima della frontiera libica compaiono i tipici
"sbandieratori" di banconote che cambiano da dinari tunisini a dinari
libici e viceversa. Cambiano anche da dollari o franchi francesi a dinari
libici. Il cambio nero (che è illegale) è circa un decimo del cambio ufficiale.
Per il cambio ufficiale un dinaro vale 5000 £ al cambio nero 500 £. Dalla libia
è illegale importare o esportare valuta locale.

Arriviamo in dogana a Ras Jdir verso le 13.00, e, constatiamo fortunatamente
che vi sono pochissimi turisti, e quindi, a parte la solita attesa dovuta al
pranzo dei doganieri, in circa 3 ore riusciamo a superare frontiera tunisina e
libica.
*CONSIGLIO: Le formalità di ingresso cambiano in continuazione, anche da
persona a persona lo stesso giorno !!.
Noi abbiamo fatto: esibizione passaporto al gabbiotto posto a dx, che viene
timbrato senza compilazione di alcuna scheda. Non fate la coda, gli europei
hanno la precedenza su tutti !!!!.
Recativi all'interno dell'hangar ( non occorre più portare l'automobile
all'interno nè viene fatto alcun controllo )e per ogni veicolo ( auto o moto
cambia solo l'importo dell'assicurazione) versate ad una delle due banche
l'importo di 220 $ ( o l'equivalente in altre valute ). Vi daranno circa 70 DL
( di cui 50 vi verranno restituiti all'uscita dalla Libia e non potrete più
convertire se non dagli "sbandieratori" ) e 2 ricevute di cambio da
utilizzare una per l'assicurazione e l'altra per le targhe . Attraversate
l'hangar ( direz. verso il mare e poi dx ) e raggiungete la baracca ove fare
l'assicurazione ( esibire la ricevuta di 6/ 8 DL ) .
Tornare di fianco al gabbiotto della banca ( con l'assicurazione ) per fare il
Carnet ( versare direttamente 50 $ ). Passare allo sportello a sx per fare le
targhe, consegnando: passaporto, ricevute cambio, assicurazione, e carnet. Vi
daranno la targa, ( che potrà essere anteriore o posteriore o entrambe) da
applicare al mezzo. Fissatela CON MOLTA ATTENZIONE con delle ziptie o filo di
ferro. Complimenti, ce l'avete fatta, potete entrare in Libia !
Pernottiamo all'ostello di Sabrata, che si trova sulla sinistra entrando in
paese, nelle immediate vicinanze del teatro romano.
*CONSIGLIO Le camere dell'ostello sono in condizioni pessime, è meglio quindi
piazzare le tende nel giardino lato mare.( 3 DL a testa.). Poco prima
dell'ostello c'è anche un albergo ( in Libia "funduk") le cui stanze,
oltre ad essere a letto singolo (!) sono in condizioni da "colera".
Ci dirigiamo, dopo una velocissima visita a Leptis Magna, verso Zilla, dove
finalmente inizierà il "vero" viaggio.
Rapida visita al mercato coperto ( incredibile ) per acquistare pane e ottimi
mandarini. Finalmente imbocchiamo la pista in direzione Tazerbo, circa 600 km e
3 giorni di viaggio.

La mattina del 26 sveglia alle 5,00 e partenza alla 6,30. Si attraversano
splendidi plateaux e interminabili reg, ove affiorano qua e là i resti di campi
di prospezioni petrolifere abbandonati da decenni. Stiamo percorrendo un
fuoripista già fatto nell'agosto del '95 , e quando ci fermiamo ad attendere il
gruppo ad un wpt, con grande emozione scopriamo tre tracce parallele che qua e
là si perdono nella sabbia; sì, sono le nostre tracce di un anno e mezzo fa! E'
incredibile come nel Sahara in alcuni luoghi una traccia scompare dopo pochi
minuti ed altrove rimane anche per decenni !
tracce
Ma adesso comincia il bello. Ci troviamo di fronte ai primi cordoni di dune che
sbarrano l'accesso a Tazerbo. Nel viaggio prima ricordato, dopo alcuni
tentativi di attraversamento e altrettanti insabbiamenti, avevamo desistito e
puntato tutto a sud per arrivare alla fine dei cordoni. Dopo una deviazione di
circa 200 km. eravamo oltre , ma a 10 chilometri in linea d'aria dal punto
abbandonato il giorno precedente.
Ma questa volta non desisto, siamo qui apposta!. A supporto abbiamo le
coordinate prese dal libro di J. Gandini appena uscito nella edizione ( per ora
solo in Francese ) sul Sud Est Libico che si affianca alla precedente edizione
sul Sud Ovest. Ci accorgiamo subito che le coordinate non indicano i punti di
passaggio ( le" porte") ma solo le direzioni da prendere per
raggiungere i "gassì" ( lunghi corridoi di terreno solido tra i
cordoni di dune ). Quindi lunghissime camminate tra le dune a cercare i
passaggi migliori, anche se, una volta trovati, non tutti riescono a superarli
in scioltezza ( anzi...).
Comunque dopo un intensa giornata di cammino, spalate , spinte, traini ecc. ci
fermiamo a dormire,
*CONSIGLIO . La preventiva esplorazione personale dei passaggi sulle dune E'
ESSENZIALE. Faticoso ( a meno che siate in moto) ma anche divertente,
soprattutto vi permette di stabilire la reale velocità e le marce da utilizzare
per ogni duna che dovrete affrontare. Troppo veloci ci si ribalta in avanti,
troppo lenti non si sale, ci si insabbia, o ci si può rovesciare su un fianco
nei passaggi in contropendenza. E' importante andare decisi e con il motore
sempre in tiro, non vi preoccupate se si "imballa", lui non vedeva
l'ora di venire qui! Essenziale è pure sgonfiare le gomme a circa 1,5 - 1 bar e
anche 0,8 ( verificate la differenza ENORME dall' averle a 2,5/3 come di solito).
Le uniche gomme ideali disponibili in Italia per queste condizioni di terreno
sono le Michelin XS 7.50-16. Rigonfiate subito le gomme sul terreno duro!

E' opinione comune che le dune sono più facili da attraversare alle prime ore
del mattino quando la sabbia è più fredda. Per esperienza personale, dopo avere
fatto 5 viaggi in agosto ed attraversato erg alle 2 del pomeriggio a 47/50
gradi, posso dire che ci si insabbia alle 6 del mattino di dicembre a 15 gradi
esattamente con la stessa facilità. Diverso è invece il dispendio di energie e
il consumo di acqua necessario ( 2/3 litri al giorno pro capite in dicembre e
almeno 8/10 in agosto) con conseguente aumento di carico del veicolo.
Oltrepassati i cordoni di dune, per diversi chilometri si trova nuovamente un
"piattone" molto veloce e privo di grosse difficoltà. A circa 50/60
chilometri da Tazerbo, e fino alla cittadina, ci troviamo a zigzagare tra
grossi cespugli di tamerici seguendo tracce recenti che però aumentano
notevolmente le difficoltà di "galleggiamento", tanto che nel tratto
finale, si verificano alncora numerosi insabbiamenti.

Arriviamo a Tazerbo il giorno 27, facciamo carburante ( che finisce giusto
quando tocca ad Ettore che per fortuna ne aveva ancora 250 litri) e facciamo le
formalità all'ufficio del turismo. Creiamo un caos tale con la ns.
organizzazione nel compilare i fogli che riusciamo ad ottenere in meno di un
ora e senza allegare le foto richieste una autorizzazione (in arabo) per la
circolazione fino a Tmissah che ci sarà molto utile per evitare lunghe attese
nei vari posti di polizia seguenti.
CONSIGLIO* I poliziotti, i militari e i libici in generale, sono estremamente
cortesi, gentili e ospitali, ma sono altrettanto inflessibili nelle procedure
burocratiche anche più stupide e difficilmente corruttibili ( almeno loro...)
Quindi cercate di essere sempre altrettanto gentili ed educati, ma allo stesso
tempo cercate di essere simpaticamente insistenti se se ne presenta il caso.
Parlate di Baggio, di Milano e dell'Italia che tutti ammirano spassionatamente
( beati loro ) e qualcosa si ottiene quasi sempre. Portate comunque alcune foto
tessera, ed un elenco di partecipanti al viaggio e dei loro veicoli e
generalmente tutti i dati che si riportano sul modulo di richiesta del visto,
magari anche in arabo. Ricordatevi di fare timbrare il visto entro 48 ore ( o
una settimana come sostengono i libici) perché alcuni amici sono stati
rispediti indietro a lontani posti di polizia all'uscita dalla Libia per non
averlo fatto, (nonostante alcuni libici sostengano che dal 97 non è più
necessario).
Ci accampiamo appena usciti dal villaggio. Si parte la mattina alle 7.30,
accompagnati per alcuni chilometri da file interminabili di piloni che portano
elettricità ai numerosi pozzi della zona voluti da Gheddafi per realizzare il
suo faraonico progetto : portare l'acqua dal deserto al mare!. Sembra
un'assurdità, ma è invece una opera ingenieristica colossale ( oltre 1.500
chilometri di tubature interrate da 2 metri di diametro dirette fino a Bengasi,
sulla costa mediterranea ) che permette di sfruttare le acque
"fossili" presenti nel sottosuolo di Tazerbo aventi una capacità
paragonabile alla portata del fiume Nilo per circa TRENTA anni !
Subito dopo ci accorgiamo cosa vuol dire "mare di sabbia di Rebiana".
Per oltre 50 chilometri si viaggia nel nulla assoluto su una sabbia non sempre
consistente, senza alcun punto di riferimento, al punto tale che per capire se
si è in movimento bisogna guardare il tachimetro. Improvvisamente ci accorgiamo
di essere in salita, e con immensa emozione cominciamo a "navigare"
in un mare sempre più agitato.

Morbide onde di sabbia alte 20/30 metri ci cullano dolcemente, fino a che, in
vista di Buzayma, si fanno più tempestose causando qualche
"affogamento" per il quale dobbiamo intervenire con le scialuppe
(sottoforma di piastre metalliche ) di salvataggio. Per fortuna riusciamo a
"sbarcare" all'oasi Buzyma. ( Circa 130 chilometri da Tazerbo )
Stupenda isola in un mare di sabbia, abbandonata alcuni anni or sono per
volontà governativa di accentrare i piccoli insediamenti abitativi, è un
massiccio montuoso vulcanico del diametro di una decina di chilometri che si
erge improvviso dalla sabbia per una altezza di circa un centinaio di metri.
Ogni picco che contorna quello principale è costituito da rocce di consistenza
e forma differente, e quindi non possiamo fare altro che cominciare a
girovagare per ore alla ricerca della forma più strana.
![]()
Ai piedi del monte, sul lato sud est si sviluppa, il palmeto che contorna parte
del grande lago salato dal colore rosso intenso, ai cui bordi durissime
incrostazioni di sale hanno provocato un insolito corrugamento del terreno.
Pare che le acque del lago siano "curative" e che gli abitanti di
Tazerbo e Rebiana vengano ancora qui per questo. Pranziamo all'interno di un
cortile assolato, perfettamente a nostro agio in quel posto incantevole e
completamente deserto, dato che tutti i viaggiatori che preferiscono l' est
della Libia all' Akakus solitamente si dirigono direttamente a Tazerbo.

*CONSIGLIO In estate è popolato dalla più grossa quantità immaginabile di
mosche fastidiosissime, al punto da rendere il soggiorno un vero inferno.
All'uscita del palmeto, costeggiando il lago, si troverà una zona di sabbia
TERRIBILE, che bisogna affrontare a tutta potenza senza fermarsi mai, se non,
in caso di emergenza , sugli sparuti cespuglietti sparsi qua e là. Attenzione
però che ripartire sarà davvero difficile.
Ettore, data la mole e il carico della sua macchina si insabbia qui per oltre
un'ora, e solo dopo decine di tratti fatti spalando e con l'aiuto di 4 piastre
riesce a prendere velocità, giusto quando compaiono gli altri amici che per
evitare quella sabbia si sono fatti quasi 3 chilometri a piedi per venire ad
aiutarlo.
*CONSIGLIO Le zone di sabbia molle ( prive di dune ) e soprattutto quelle di
fesh-fesh, vanno affrontate con il massimo della potenza del motore (
eventualmente sgonfiando le gomme ), utilizzando anche le ridotte ( soprattutto
le Toyota che hanno le marce più lunghe delle Land Rover).
Se vedete un vostro compagno in difficoltà, non commettete l'errore di fermarvi
di fianco per aiutarlo, perché invece di avere un problema ne avrete due ! (
antico motto Tuaregh ) Piuttosto date tutto gas tenendo sempre in tiro il
motore, e se siete oramai in prima ridotta quasi fermi, provate a
"remare" con lo sterzo, girandolo a più riprese a desta e sinistra.
Spesso funziona.
Quando proprio la macchina non avanza più, fermatevi IMMEDIATAMENTE ( non usate
i freni ovviamente). E' inutile insistere se la macchina non ce la fa più
perché non farete altro che scavarvi una fossa dalla quale uscirete solo con un
elicottero. Dovete scendere e, se insabbiati, con la pala LIBERATE I PONTI e
tutte le sporgenze del telaio ( non fate MAI l'errore di lasciare la ruota di
scorta agganciata sotto lo châssis o il gancio di traino per roulotte
montato).Una volta liberato tutto, posate la piastre sotto le ruote anteriori (
in modo da farle prendere anche dalle posteriori) se la macchina non è
sovraccarica. Se invece in carico posteriore è eccessivo ( come sempre! )
allora posatele sotto le posteriori. Le piastre ( che devono essere
innanzitutto leggere e sempre a portata di mano se nonno le userete mai per non
fare fatica e vivrete sempre al piano seminterrato ) vanno posate il più
possibile orizzontali, e soprattutto spinte con un piccolo calcio sotto le
gomme per farle "prendere" subito" E' essenziale la preparazione
accurata dell'operazione, dato che continuando a fare tentativi inutili oltre
ad insabbiare ancora di più il mezzo, i compagni di "sventura" ( che
DEVONO sempre dare il massimo della collaborazione) incominceranno a pensare
che è meglio seppellirvi in loco.

Il tragitto sino a Rebiana si svolge quasi prevalentemente a cavallo di dune di
media altezza ( 10/15 metri) dove è importante mantenere sempre una velocità
abbastanza elevata per evitare affondamenti nei frequenti tratti di sabbia meno
compatta. A circa 180 chilometri da Tazerbo , quando oramai manca molto poco a
Rebiana, perdiamo parecchio tempo a causa di un pianoro di sabbia morbidissima in
fondo ad una discesa ove tutti si insabbiano, e dove verifichiamo che la binda
di Claudio, da alcuni ritenuta essenziale per un viaggio in fuoristrada, è
perfettamente inutilizzabile per sollevare la macchina dalla sabbia sulle
piastre.
*CONSIGLIO L'utilità della binda solleva una diatriba di una tale complessità
che al confronto la questione mediorientale si riduce ad una semplice
discussione condominiale. Qui di seguito cercherò di esporre, con quanta più
possibile imparzialità, le due opposte scuole di pensiero.
La binda ( grosso crick a funzionamento manuale tramite un sistema di leve ) è
sicuramente utile per le escursioni fuoristradistiche, soprattutto impegnative,
svolte nell'ambito "casalingo". Infatti può venire utile per
sollevare la vettura bloccata in una fossa, o spostare grossi tronchi. Il
sottoscritto , non avendo quasi mai affrontato situazioni del genere, non può
indicare altri usi particolari, ma nell'abito sahariano può sostenere quanto
segue: il peso è eccessivo, ( anche 15/20 chili, e chi prepara un viaggio nei
minimi dettagli sa che non è trascurabile ) è ingombrante ( più di un metro di
lunghezza e quindi non sempre può essere tenuta a portata di mano ) deve essere
tenuta al riparo dalla sabbia e non deve essere mai ingrassata in quanto il più
piccolo granello può bloccare il meccanismo ( chiedetelo a Claudio che è
riuscito a sbloccarlo solo ritornato nel garage di casa sua ), deve essere
usata solo in presenza di specifici attacchi ( informatevi di quante persone
hanno visto cadere la macchina priva di attacchi dalla binda durante un cambio
di ruota e che ne hanno dovuta usare una seconda per sollevare il tutto )
Concludendo, la binda può servire realmente solo in condizioni di grave
difficoltà ( raddrizzatura di parti metalliche ) o come barra di rimorchio di
un veicolo in panne, e quindi ciascuno deve soppesare i molti difetti e i pochi
pregi ( indubbiamente in rare ma possibili occasioni è effettivamente
insostituibile.) Ah, dimenticavo, sicuramente fa molta scena!
Siamo quindi costretti, vista l'ora, a fare campo appena oltrepassata la
cresta, passando la notte più fredda di tutto il viaggio ( 2/3 gradi
sottozero).
Alla mattina si parte alla 7, e dopo 40 minuti arriviamo in prossimità di
Rebiana ( attenzione alla ultima salita prima dell'oasi che è molto soffice ! )
E' da tenere presente che attorno a tutte le oasi in genere ( e in particolare
a Buzayma e Rebiana) la sabbia è MOLTO insidiosa, e quindi nel nostro caso è
consigliabile dirigersi subito verso lo chott e seguire la pista molto battuta
dirigendovi verso la grande antenna ( che contraddistingue ovunque in Libia
l'ufficio postale ) che spunta tra le palme. Pur essendo molto sconnessa, è
sicuramente la strada più sicura, e in circa 15/20 minuti sarete al benzinaio (
gonfiate le gomme o procedete molto lentamente. )
![]()
La sensazione che si ha entrando nella via principale ( oserei dire l'unica ) è
difficilmente descrivibile. Il centro "abitato" più vicino è ad oltre
180 chilometri da qui, e per raggiungerlo non esiste una pista vera e propria,
ma solo tracce tra le dune. La vita scorre con una lentezza e tranquillità inimmaginabile,
tanto che arriviamo alla fine del paese senza accorgerci, e senza che nessuno
faccia il minimo cenno di scomporsi per l'arrivo di 5 fuoristrada di certo ben
vistosi.
Ritorniamo subito sui nostri passi per verificare se il distributore che
qualcuno ha notato è effettivamente funzionante, dato che lo stato di abbandono
dei mezzi "tecnologici" in Libia è a livelli "
scientifici".
A questo punto la popolazione comincia a dare segni di vita, e come di consueto
abbiamo modo di costatare la splendida ospitalità , cortesia e contestuale
discrezione che viene sempre riservata in Libia a tutti i turisti, soprattutto
italiani.
*CONSIGLIO Come risaputo la Libia si è aperta al turismo da pochi anni, e si
può osservare come la scarsa presenza ( per ora ) di turisti ne abbia lasciata
integra la antica concezione di "viaggiatore" al cui arrivo è
d'obbligo (secondo la cultura araba e poi mediterranea), una accoglienza
assolutamente amichevole e disinteressata. Purtroppo alcuni europei ( e qui
nasce la differenza tra turista e viaggiatore) arrivano in questi luoghi con la
presunzione di essere portatori di verità assolute, e che l'immagine di
semplicità che si presenta davanti ai propri occhi è interpretabile come
"povertà". Quindi, per pulire la propria coscienza da chissà quale
colpa, pensano bene di riempire bambini e adulti di tutto quello che
prudentemente si è portato da casa per l'evenienza ( caramelle, giocattolini, e
le maledettissime "stilo'") Non vi è nulla da ridire se ciò avvenisse
a seguito di un reale contatto umano, che vada oltre al contatto formale e che
diventi un vero e proprio scambio di doni tra appartenenti a popoli lontani e
differenti . Purtroppo qualcuno arriva al punto di lanciare i
"cadeaux'" direttamente dall'auto in movimento pur di levarsi la gente
dai piedi. Per favore, non riducete i libici come purtroppo alcuni tunisini ,
algerini e marocchini, a fornire un'immagine di insistente questuante che
assolutamente nessun magrebbino merita.
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Una prima persona ci conduce ad una tubazione per consentirci di fare il pieno
di acqua, una seconda parte alla ricerca del benzinaio. E qui una sorpresa:
fatto rarissimo ( a detta di colui il quale sarà la nostra futura guida )
riusciamo a trovare del gasolio direttamente alla pompa, senza dover ricorrere
al mercato nero. In questa occasione conosciamo appunto Salem, ex poliziotto
algerino fuggito dal suo Paese per problemi avuti con il Fis ed ora occupato
part time alla locale centrale elettrica. Dopo una lunga discussione avvenuta a
più riprese concordiamo nell'assumerlo come guida, dato che decidiamo ora di
seguire fedelmente le coordinate fornite dal libro del Gandini le cui note
riportano numerosi passaggi difficili , e soprattutto " cercare i passaggi
tra le dune".
L'accordo sul prezzo è sempre una avventura, e dopo aver pattuito 600 dinari
per un percorso di tre giorni che ci portasse all'imbocco della pista per Waw
An Namus, ci comunica che la sua macchina è guasta e che il benzinaio sarebbe
disposto a venire con la propria macchina in cambio di ... 600 dinari giusti.
Dopo una nostra risposta collettiva somigliante molto ad un
"mavaffanculo", decide di offrire la sua prestazione gratuitamente e
di far pagare solo l'auto ( mah...! )
Accettiamo, anche se la cosa non ci garba molto. Mentre il benzinaio va a
prepararsi per il viaggio, carico Salem sulla mia Toyota per iniziare le varie
formalità burocratiche alla polizia e al posto militare. Parla un ottimo
francese e inglese ( almeno per le mie conoscenze...) ed effettivamente sembra
un tipo in gamba. Inoltre vengo a sapere che il nostro passaggio a Rebiana
nell'agosto 95 è passato alla storia in quanto " un bambino rubò del
cioccolato ad alcuni italiani e finì in ospedale"
In realtà quello che il bambino aveva "trafugato" dall'auto di Ettore
mentre eravamo ospiti del padre era una tavoletta di "meta" sostanza
chimica che avevamo portato per accendere il fuoco !!!.
Per fortuna tutto si risolse solo con un forte mal di pancia.
Ho con me la foto del gruppo di ragazzini scattata ai tempi, tra i quali c'è
anche lui. Consegno quindi la foto a Salem da regalare al povero malcapitato;
dopotutto le colpe sono state espiate!!.
Torniamo al paese, e troviamo l'autista con il suo mezzo; sorpresa ! , si
tratta di un rarissimo toyota pick up azzurro anni '70. In realtà è la macchina
( e il colore ) più diffusa in assoluto in tutto il sud libico. Le condizioni
sembrano discrete, e tanto sappiamo che di meglio non è possibile trovare.
Comunque, loro a casa con quei mezzi ci tornano sempre. Miracoli della
tecnologia ... antica.
Percorriamo la pista lungo lo chott in direzione Buzayma per deviare,
all'uscita dal palmeto, direzione cap 270, rituffandoci nel mare tempestoso.
Dune di 20/30 metri abbastanza compatte vengono affrontate alla velocità
massima consentita. In fondo alle discese il tachimetro indica 90 km/h !. E'
una sensazione indescrivibile, le "montagne russe" sono nulla rispetto
alle "montagne libiche".

Ai tratti segnalati con balise se ne alternano altri di sabbia "immacolata",
e più volte si cambia improvvisamente direzione per affrontare nella migliore
maniera i continui cordoni.
Effettivamente sia il driver che la guida sanno il fatto loro e quando
improvvisamente Claudio si blocca in una "pozza molle", saltano come
fennech dall'auto e cominciano a buttare le piaste sotto le ruote della Land a
ripetizione, correndo davanti all'auto per non farla fermare!
Finita la sabbia percorriamo alcuni chilometri tra collinette pietrose per
confluire in una delle classiche piste tracciate dai contrabbandieri che si
snodano tra le dune e i passi pietrosi che fanno da anticamera all'imponente
massiccio del Tibesti in territorio chadiano. Commerciano benzina e viveri con
le popolazioni Tebu stremate dalla fame a causa del conflitto durato parecchi
anni con la Libia stessa. Cosa ricevano in cambio non sono mai riuscito a
capirlo, dato che denaro liquido non penso possa essercene disponibile molto.
Un susseguirsi di veloci plateoux ci permette di fare più strada del previsto e
nonostante le classiche soste di attesa durante una delle quali scorgo una
macina neolitica nel bel mezzo delle pista, Salem è soddisfatto dei nostri
ritmi. Probabilmente avevamo dato una impressione ancora peggiore !
Ci conduce a fare campo all'interno di una duna a mezzaluna apparentemente
inaccessibile. Qui saremo al riparo dal vento notturno.
Aprendo la portiera mi cade subito l'occhio su un piccolo frammento di legno
fossile, e tutto contento della cosa mi volto verso gli altri per comunicare la
"scoperta". Vedo giusto Claudio e Daniela con in braccio ciascuno un
tronco da almeno mezzo metro , e quindi desisto dallo "scoop".
In realtà tutto il terreno intorno a noi è costituito da migliaia di frammenti
più o meno grandi, di legno fossile, contornati da resti di utensili neolitici.
Passo la serata alternandomi davanti al fuoco da noi acceso per bruciare la
spazzatura che abbiamo prodotto ( diventato oramai un rito ) e quello acceso da
Salem per cucinare e scaldare l'immancabile "chai" ( il thè, rito
sicuramente più conosciuto ).

*CONSIGLIO Non c'è nulla di più orrendo che trovare nel deserto del Sahara
montagne di scatolette e rifiuti abbandonati ! Quindi, evitare innanzitutto il
più possibile di produrne, ma dato che qualcosa per forza rimane, scavare
sempre una buca PROFONDA e bruciate tutto il meglio possibile ricoprendo poi
accuratamente . E' praticamente inutile portare i rifiuti al più vicino centro
abitato perché finiranno irrimediabilmente nelle discariche a cielo aperto che
potete ben notare lungo le strade di accesso.
Tra un discorso e l'altro scopriamo che Salem ha accompagnato Gandini durante
l'esplorazione che ha portato alla nascita del nuovo libro, e cosa non meno
importante, che domani passeremo da Kilingue. Prendo in mano la carta e i miei
improvvisi dubbi diventano realtà: ci sta portando sulla pista minata del passo
anzidetto!. Lo comunico al resto del gruppo e comincia la classica discussione
ma non ti aveva detto .... ma no, lo ha detto a te... ma va, ho sentito
benissimo che ti diceva.... e scopriamo quindi che Salem parla tanto bene il
francese a l'inglese, esattamente quanto poco lo capiamo noi. Ci guarda
esterrefatto con l'aria di uno che pensa "ma che ..zzo avrò detto di
strano ? "
Poco male, dopotutto il campo minato è una esperienza che ci mancava e in
previsione di un viaggio nel Tibesti è un allenamento insostituibile!.
*CONSIGLIO Cercate sempre di esprimevi il più chiaramente possibile con le
guide, soprattutto in Libia dove la maggior parte di esse sono Tuaregh che
parlano tamashek, a volte l'arabo ( sempre ammesso che lo sappiate voi ) ma
quasi mai inglese e francese. A volte lasciano intendere di capire molto bene
la lingua che state parlando, ma lo fanno esattamente come fate voi quando
capite una parola loro su 10 e per tagliare corto dite ok, sa và, quaìss.
Fategli quindi sempre ripetere più volte cosa hanno inteso, e a volte conviene fare
giochetti del tipo " a sinistra" indicando la destra oppure mostrando
erroneamente la direzione in cui si trova un paese e vedere la loro reazione.
Soprattutto nell'Akakus (dove le guide sono obbligatorie) a causa dell'elevato
numero di turisti che circolano in zona, la agenzie turistiche ( sorte in
maniera esponenziale ) utilizzano come guide pastori che conoscono bene solo la
zona che hanno frequentato magari per decenni, ma fuori dalla loro pista non
hanno la più pallida idea di dove stanno andando. Oltretutto a volte non
conoscono neppure il nome dei luoghi che vi stanno mostrando e tantomemo vi
sanno dire qualcosa sulla pittura rupestre che vi indicano. Il sottoscritto lo
ha constatato di persona, e ha avuto notizie di numerosi turisti che hanno dovuto
arrangiarsi da soli magari per uscire dell'erg lungo la Ghadames Ghat o che
sono dovuti tornare indietro sui propri passi.
Ciò non toglie che vi siano delle guide veramente valide e che vi sanno tirare
fuori dagli impicci anche nelle situazioni più drammatiche, solo che il più
delle volte ve ne accorgerete quando sarete già partiti. Se avete quindi un
GPS, utilizzatelo, perchè oltre ad essere divertente, vi permetterà di seguire
il percorso con coscienza, non sottoforma di " bagaglio appresso".
La notte passa in fretta, e comunque volenti o nolenti, oramai non possiamo
tornare indietro se non sconvolgendo tutto il viaggio.
Seguiamo quindi fiduciosi le guide pensando che se loro ci vanno
tranquillamente, non vedo perchè non dovremmo farlo anche noi.

Finalmente il GPS ci comunica che siamo in vista di Kilingue, e tutti
rigorosamente sulle tracce del pickup, avanziamo un poco "irrequieti"
pensando ai racconti di alcuni nostri amici che si sono accorti che la guida
che li conduceva lungo il confine minato con il Chad si era addormentata
proprio sul più bello!.
No, per fortuna Salem è ben sveglio, e dicendoci di aspettare un suo cenno
spiega come affrontare il passaggio. Lui parte e comincia la salita , e
scompare dietro una collinetta . Nel frattempo con incredibile sincronia, quasi
tutti nel gruppo ( gli altri lo avevano fatto la notte precedente al
ricevimento della notizia), si concedono una pausa per soddisfare impellenti
bisogni fisiologici..
Dopo 5 minuti non vediamo ancora nessuno, e, chiedendoci ancora una volta se
abbiamo capito bene quello che ha detto, decidiamo di salire sulla collinetta per
vedere meglio dato che " botti non ne abbiamo sentiti !"
Infatti lo vediamo che corre lungo una seconda collinetta e a grandi gesti ci
indica di buttarsi tutto a destra lungo il pendio sabbioso da affrontare a
tutta potenza, dato che in caso di insabbiamento la solidarietà sahariana qui
probabilmente verrebbe meno.
Ettore, nota la sua conoscenza del problema in oggetto avendo più volte
affrontato viaggi umanitari in Bosnia, viene democraticamente nominato
apripista.
Il suo entusiasmo non è eccessivo, ma siccome in democrazia la minoranza si
deve adeguare e soprattutto dato che è in testa al gruppo in una zona dove non
è il caso fare troppe manovre , parte a tutto gas.
Non vediamo nuvolette sopette nè sentiamo rumori particolari, e quindi con
Daniela al volante, faccio il video reportage con la telecamera che tanto
"oramai è vecchia quindi, se anche fosse..."
In meno di un minuto siamo in cima, e da lì, raggiunti anche dagli altri,
scendiamo dalle macchine e andiamo letteralmente sulle orme dei due Tuaregh. Ci
mostrano un buon numero di mine anticarro sparse attorno, e ci conducono al
relitto del camion camperizzato tedesco che li giace dal dicembre del 1991.
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Con grande emozione all'interno troviamo numerose tracce della vita quotidiana
che si svolgeva all'interno di esso, dentifricio, medicinali, scarpe. Tutto è
rimasto bloccato come una fotografia di quel tragico giorno.
Salem ci rassicura dicendoci che gli occupanti comunque non hanno avuto
conseguenze nello scoppio, contrariamente a quelli della toyota libica i cui
resti anneriti giacciono a pochi metri dal camper. Era carico di benzina ed è
saltato sulle mine posate dai loro stessi connazionali alcuni anni prima.

La cosa più tragica delle mine è che sono completamente indifferenti allo
svolgimento delle guerre assurde che sconvolgono il mondo. Rimangono li anche a
conflitto terminato, e nessuno verrà mai in questi luoghi a disattivarle. Si
integreranno al paesaggio così come le dune, le montagne, i tronchi fossili, e
rimarranno testimonianza, alla stregua delle macine, delle frecce e degli
attrezzi neolitici, di quanto l'uomo è capace di creare con la propria
"intelligenza".
Amare constatazioni.
continua...