By Sahara.it exclusive
Posted Sunday, May 7, 2006


La Luna dei Tebu, El-Auenàt - Jebel Uweinat
“La Montagna delle Piccole Sorgenti”
Fotogallery

Prologo:
Noto in precedenza da racconti di carovanieri, il Gebel Uweinat fu scoperto il 28 Aprile del 1923 dal principe e diplomatico egiziano Ahmed Hassanein Bey che per primo ne fissò la posizione con rilievi astronomici. Il Jebel Uweinat non è disabitato: Hassanein vi trova una comunità di 150 pastori Tebu, provenienti dal massiccio dell’Ennedi (Chad).

Hassanein Bey scoprì e documentò le incisioni rupestri preistoriche che adornano i fianchi rocciosi Karkur Talh, nella regione orientale del massiccio. La arenarie che formano i fianchi della grande valle di Karkur Talh, nel settore sudanese del massiccio, ospitano migliaia di incisioni preistoriche
Il Principe Kamal el Din, nipote di Re Fuad, e John Ball, direttore del Survey of Egypt, raggiungono per la prima volta il Jebel Uweinat dall’Oasi di Dahkla (Egitto), impiegando mezzi motorizzati.
Viene redatta la prima carta topografica del massiccio. La tecnica delle esplorazioni automobilistiche è messa a punto dal maggiore Ralph Bagnold che nel 1930 esplora Karkur Murr durante un raid automobilistico. Il raid, iniziato a Dahkla, si conclude a Wadi Halfa in Sudan. A Bagnold, Bousteaud e Shaw si deve la prima ascensione del Jebel Uweinat (Ottobre, 1932).


1931-1933: In scena gli Italiani
L’Oasi Cufra viene conquistata dalle truppe del Generale Rodolfo Graziani il 19-1-1931.
Il primo italiano a raggiungere il Jebel Uweinat fu il tenente Prada, a comando di un drappello di meharisti impegnato nell’inseguimento a caldo dei guerriglieri libici in fuga da Cufra.
Nel 1931, Ardito Desio è il primo geologo italiano a visitare il Jebel Uweinat. Vi pone piede per conto della “Missione Scientifica della Reale Accademia d’Italia a Cufra”.

Jebel Uweinat
Massiccio-isola ubicato al cuore del Deserto Libico.
Estensione superiore ai 1050 km quadrati.
Massima elevazione: Cima Italia, 1934 m.
Quattro minuscole sorgenti, unici punti d’acqua in un raggio di 400 Km.
Geologia complessa: la metà occidentale è costituita da rocce cristalline, la metà orientale da arenarie continentali.
Flora: relitta di tipo sudanese. Fauna: ultimo rifugio del muflone africano (Amnotragus lervia).
Oltre 400 siti repertoriati di arte rupestre: una delle massime gallerie d’arte preistorica del Sahara e del Mondo.
Territorio tradizionale dell’etnia Tebu, il popolo più profondamente legato al Sahara, già menzionato da Erodoto nel IV sec. AC.
Suddiviso fra tre Paesi: Libia, Egitto e Sudan. Parzialmente sotto sovranità italiana dal 1931 al 1941.
Accessibile con mezzi motorizzati solo nelle vallate principali (Karkur). Vaste regioni raggiungibili solo con difficili escursioni a piedi. Nasconde plaghe non ancora esplorate


1933: La Missione IGM
La missione geotopografica IGM guidata dal Capitano O. Marchesi completa in otto mesi di lavoro la prima mappa 1:100.000 del Jebel Uweinat. Con la missione è presente il Conte Lodovico di Caporiacco, Professore di Zoologia.
Viene scalato per la seconda volta il plateau sommitale del massiccio. Il punto di vetta è battezzato Cima Italia.
L’esploratore ungherese Conte Laszlo Almasy, in visita al campo italiano, scopre congiuntamente con Di Caporiacco le pitture rupestri di Ain Dòua. La scoperta gode di vasta risonanza sulla stampa Italiana ed estera.
Al termine della missione viene lasciato un presidio militare fisso ad Ain Dòua, inizialmente formato da truppe Eritree (Ascari).

1934: La Missione della R.S.G.I.
Nel 1934, la Reale Società Geografica Italiana organizza una spedizione verso il Tibesti, affidata alla responsabilità del Prof. Umberto Mònterin. Originario di Gressoney La Trinitè, Mònterin è rimasto famoso per i suoi studi sulle variazioni climatiche nelle Alpi.
Giunto alla postazione di Ain Dòua, il professore non si limita alle esplorazioni motorizzate. Trova una via d’accesso all’Altopiano di Emeri, raggiunge I Gialè Culojorti, scopre una grotta presso Ain Zueia, compie la prima ascensione della Cima Mussolini (ora Mount Bagnold). Con il Maggiore Ottavio Rolle scopre Ain Duarmè. Compie osservazioni geologiche e misure metereologiche.

Nel 1934, il celebre esploratore ungherese Laszlo Almasy fa da guida ad una spedizione finanziata dal giornale Al-Ahram e da alcuni ricchi espatriati residenti al Cairo. Sono i primi turisti a visitare il Jebel Uweinat.
Con la spedizione finanziata da Sir Robert Mond si conclude il grande ciclo delle esplorazioni d’anteguerra. Hans Winkler intraprende il rilievo sistematico dell’arte rupestre di Karkur Talh e pubblica una prima sintesi cronologica basata sugli stili.
1934: I Confini
Il confine fra Egitto e Sudan fu stabilito il 19-01-1899 sul 22° Nord secondo un accordo fra Gran Bretagna ed il Khedive d'Egitto.
L'accordo del 1925 fra Italia ed Egitto pose il limite fra Libia ed Egitto al punto 22 N e 25 E. nIl limite fra Libia e Sudan fu stabilito con un accordo Italo-Britannico-Egiziano ratificato a Roma il 20-07-1934.

"1950-1968: Spedizioni in grande stile

Terminata la guerra, la ripresa intensiva degli studi sul campo è marcata dall'impiego di mezzi e fondi imponenti, secondo una tendenza tipica che accompagna il boom dell'economia mondiale. Ricordiamo la missione pluridisciplinare organizzata da Osborne nel 1967, la spedizione nazionale belga del 1968-1969 e quella di Faruk El Baz nel 1974 per conto della NASA. Anche l'industria petrolifera si interessa al Jebel Uweinat: nel 1962 i geologi dell'Agip rilevano la successione sedimentaria paleozoica. Il sito di Bu Hlega in Karkur Idriss Scoperto dai geologi Agip (ora ENI) nel 1962"

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Esplorazioni Contemporanee
Negli anni più recenti (2001-2004) si segnalano le scoperte di nuovi eccezionali siti d’arte rupestre da parte dell’esploratore ungherese Andras Zboray. Queste scoperte sono il frutto di spedizioni leggere, condotte per pura passione e desiderio di conoscere.
Le esplorazioni dell’ultimo decennio sono opera di viaggiatori colti o semplicemente turisti motivati dalla magnifica prosa ricevuta in eredità dai grandi esploratori del passato.
Paradossalmente, la ripresa delle esplorazioni in veste turistica si deve al celebre Prof. Théodore Monod (1902-2000) che a partire dal 1997 visitò più volte la regione, avvalendosi della guida specializzata Samir Lama. Scienziato ed umanista, Théodore Monod appartiene alla generazione degli esploratori d’anteguerra; in gioventù le sue ricerche scientifiche furono confinate nei limiti dell’impero coloniale francese.

La Nostra Spedizione del 2005
Nel Marzo 2005 abbiamo realizzato un viaggio esplorativo sul massiccio montuoso del Jebel Uweinat in Libia, presso il confine tripartito con il Sudan e l'Egitto. Tale viaggio, ispirato dall'emozionate lettura delle relazioni dei primi Esploratori Italiani che si avventurarono in questa difficile zona, ha portato alla scoperta di alcuni straordinari siti d'arte rupestre preistorica.
La descrizione di questi siti è stata oggetto di pubblicazione sul Sahara Journal, prestigiosa rivista internazionale dedicata alla Storia e Preistoria del Sahara. La esplorazione del tormentato e difficile territorio montuoso del Jebel Uweinat è stata tecnicamente possibile grazie allo studio di immagini satellitari Landsat rese pubbliche dalla NASA. La rotta seguita nel 2005 è stata studiata utilizzando immagini LANDSAT ed ASTER. Sono stati elaborati numerosi modelli digitali del terreno (DTM). Un data base completo di tutti i dati georeferenziati, mappe storiche, geologia, immagini satellitari, piste e percorsi seguiti
Terre ancora inesplorate nel 2006?
Le inequivocabili difficoltà di effettuare esplorazioni a piedi e in autonomia d’acqua in ambienti desertici spiegano facilmente come alcuni particolari e angusti luoghi del Sahara, dove né i cammelli né i mezzi motorizzati possono penetrare, sono giunti inesplorati sino ai nostri giorni.
Il settore SE del Jebel Uweinat, l’Altopiano di Emeri, è letteralmente chiuso verso il mondo esterno da due catene granitiche, che presentano difficoltà di tipo alpinistico.
Grazie alla generosa sponsorizzazione di Telespazio relativa a dati-immagini del satellite Quickbird, è stato possibile studiare "a tavolino", prima della partenza, il percorso da effettuare durante la spedizione dell'aprile 2006 . La risoluzione pari a 0.6 metri: ben venticinque volte superiore alla risoluzione spaziale delle migliori immagini Landsat TM+ (14 metri). Per raggiungere Jebel Uweinat con tre settimane a disposizione la nostra spedizione ha deciso di seguire la rotta Waw An Namous, Tazerbo, Buzema, Rebiana. Lungo il percorso abbiamo avuto modo di vedere i resti di vari atterraggi di fortuna......

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Il relitto è un biplano IMAM Ro.1 appartenente all'Aviazione della Cirenaica, caduto a terra in seguito di un incendio. Il pilota si salvò riportando lievi ferite. Il velivolo faceva parte di una squadriglia di tre apparecchi, al comando del Tenente Patania, che nel periodo 7-19 Agosto 1930 operò con compiti di ricognizione in ausilio ad una colonna di autocarri comandata dal Maggiore Torelli. Tale colonna era composta da due autoblinde, quattro autocarri leggeri SPA27 e due autocarri pesanti SPA31.
La missione del Maggiore Torelli era di esplorare la direttrice Uau El-Chebir ? Uau En-Namus ?Tazerbo in vista della conquista militare dell'Oasi di Cufra che era stata pianificata secondo una manovra a tenaglia, con colonne in movimento da nord e da ovest.
Il biplano IMAM Ro.1 (Industrie Meccaniche Aeronautiche Meridionali) venne fabbricato su licenza secondo il progetto dell'olandese Fokker CV ed equipaggiato con un motore Alfa Romeo Jupiter da 440 HP. L'armamento consisteva in una mitragliatrice brandibile da 7,7 mm. L'apparecchio poteva trasportare un carico di 200 kg di bombe e fu efficacemente utilizzato per bombardare Cufra nel 1931.

Paleosuoli, punti di confluenza e animali mumificati...

Infine installiamo il campo base ai piedi di Hide Valley

Ed iniziamo la risalita

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