Posted Sunday, February 13, 2005
Zerzura

L'Oasi che non c'è
Non c'entra molto con Almasy, ma vorrei ricordare Lama, che purtroppo se nè andato un anno fa.
In effetti è stato uno straordinario personaggio, con un carisma notevole, ma sinceramente non saprei dire perché!
Ho fatto solo un viaggio con lui nel GSS nel 2001 (praticamente invitato..., e non so ancora perché!): ma in quella circostanza mi resi conto cosa significa il carisma per i tedeschi. Ero con Peter Clayton e un gruppo di turisti tedeschi. Il Lama li trattava come fossero dei semplici schiavi al suo servizio. Incredibilmente c'era nel gruppo anche una certa Paulette, che solo all'ultimo venni a sapere che era la disegnatrice al seguito della spedizione di Van Noten, nel '68. Ecco perché nell'Uweinat piangeva sempre... Ricordo anche che doveva andare spesso al gabinetto; e che Benito, l'unica volta che in quel viaggio si mise a fare i 100x100 m per la statistica del Silica Glass, piombando del tutto inaspettatamente, ed anche credo allo stremo delle sue forze, nel gabinetto della Paulette, che si alzò improvvisamente, gridando non so cosa in una lingua ignota!
Courtesy Edoardo Rodriquez
Lama riusciva a far fare ai suoi turisti (che peraltro pagavano al tempo 8000 DM ciascuno!) cose incredibili: quando bucava una gomma, non avendo naturalmente un compressore, ogni turista doveva farsi a turno 50 pompate manuali a testa (e se le contava personalmente tutte!); la sera (si fa per dire: al massimo alle tre di pomeriggio!) faceva il campo sempre sul crinale delle dune, normalmente con un'inclinazione si 25°, aborrendo, chssà mai perché, le superfici piane! Una volta sola una turista si ribellò, sostenendo che non avrebbe potuto dormire con l'incubo di rotolare a valle della duna, il Lama prese allora una piastra dicendole: "Se vuoi fai il piano!". La turista, ubbidiente, riuscì faticosamente a fare un piccolo piano sul fianco della duna.
Ma la cosa più affascinante erano le storie che raccontava: quando in Egitto era un attore famoso ed aveva cavalcato nel deserto insieme ad Omar Sharif, e che nel GSS aveva trovato un meteorite nero,E grosso come un camion, ma che non era riuscito a prenderne neanche un pezzo: il suo martello rimbalzava, sembrava fatto di gomma...
E poi, guardando dall'alto dei pinnacoli, presso l'Aqaba Pass, mi disse: l'auto di Almasy è nascosta lì, io l'ho vista e so dov'è; vado in pensione l'anno prossimo, ma prima la rimorchierò fino in Germania...
In ricordo di Samir Lama
AMN:
Ai lettori italiani appassionati di deserto rammento che Samir Lama rese possibile le spedizioni di Théodore Monod nel Sahara Egiziano quando ormai l'anziano sahariano aveva abbandonato le navigazione d’altura in cammello. La narrazione magistrale di queste spedizioni, dove emerge anche un simpatico ritratto di Samir, costituisce argomento degli ultimi capitoli del libro:
Théodore Monod - LO SMERALDO DEI GARAMANTI, Ed. Bollati Boringhieri, Collana Varianti - 2003, 362 p ideale continuazione de:
Théodore Monod - Il viaggiatore delle dune, Ed. Bollati Boringhieri - 2002, 181 p
Samir Lama si definiva un "desert man" sottintendendo che pochi potevano qualificarsi come tali. La dedizione e la prontezza alle fatiche che esigeva dalla persone che guidava, scienziati o turisti che fossero, era la stessa che esigeva da sé stesso. La forza del sua carisma era evidentemente quella del comandante che dà l’esempio. Il carisma che aveva con gli Egiziani gli derivava invece da altre cose: di ascendenza palestinese parlava perfettamente l’arabo del Cairo. In una situazione di pericolo internazionale per l’Egitto aveva messo a disposizione la sua conoscenza approfondita del Deserto Occidentale. Un tributo al Paese cha amava di più e che gli valse relazioni speciali coi militari preposti al controllo delle frontiere. Diceva di sentirsi Tedesco con la testa ma Egiziano col cuore. Pochi sanno tuttavia che il suo passaporto era Italiano (almeno ciò era vero fino al 2001). Per professione faceva la Guida, ma fu anche e soprattutto un grande esploratore. Il “Lama-Monod Pass”, il varco che permette la discesa in auto dal plateau del Gilf Kebir in Wadi Abd el Malik, la Zarzora di Almasy, fu opera sua e ciò in senso letterale poiché non solo lo scoprì ma lo rese anche transitabile. Una scoperta pari per importanza a quella del più famoso Aqaba Pass. Chi ebbe la fortuna di ascoltarlo sa che con la scomparsa di Samir è realmente bruciata una biblioteca: speriamo che i suoi intimi possano un giorno riportare alla luce qualche brano della sua memoria, i racconti delle sue imprese.
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