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Sahara, cenni di geologia e morfologia del territorio By RoboGabr’Aoun

– Posted in: Cultura, Geologia

By Robogabraoun
Originally Posted Wednesday, July 14, 2004

SAHARA: CENNI DI GEOLOGIA E MORFOLOGIA DEL TERRITORIO

Agli albori della storia del nostro pianeta le terre emerse, suddivise in zolle continentali, confluirono in un unico immenso continente unitario, la Pangea, dal greco pan, tutto, e gheos, terra.

L’unione delle zolle continentali avvenne in maniera violenta: l’urto provocò il sollevamento delle catene montuose che tutt’oggi noi conosciamo, le Alpi, l’Himalaya, l’Atlante, le Ande.

La parte centro settentrionale della zolla continentale Africana era però già allora antichissima,le rocce che la costituivano risalivano ai primi periodi dell’evoluzione del pianeta da sfera incandescente a globo terracqueo (circa 3 miliardi di anni fa). Questa parte di proto-Africa già quindi ai tempi della nascita di Pangea non presentava rilievi importanti, in quanto l’erosione eolica l’aveva già resa un immenso tavolato. Gli strati litici di questa regione erano cristallizzati, praticamente quasi indeformabili.

I movimenti tellurici provocati dall’urto con la zolla continentale Europea non riuscirono dunque d innalzare nuovi massicci montuosi, dando tuttavia luogo a profonde fratture della crosta cristallina rigida. Da queste fratture, in diretto collegamento con il nucleo magmatico della Terra, insorsero immani fenomeni di vulcanismo. E’ questa l’origine dei massicci del Sahara centrale, quali l’Air, l’Hoggar, il Tassili, il Tibesti.

In seguito al fenomeno più tardivo della Deriva dei Continenti, ed al conseguente distanziamento delle zolle continentali per i fenomeni sismici e vulcanici legati alle dorsali oceaniche (fratture della crosta terrestre delimitanti i confini tra le varie zolle o piattaforme continentali, poste sul fondo degli oceani e comunicanti con i sottostanti bacini magmatici), e grazie anche all’insorgere di fenomeni ambientali quali le glaciazioni e le successive fasi calde, il paleo –oceano si infiltrò all’interno delle regioni settentrionali del continente Africano, proprio in virtù della sua morfologia, una immensa pianura non protetta da catene montuose.Il mare arrivò a ricoprire il Tannezrouft, parte del Tenerè, l’Hammada El homra, il Fezzan, il Mali.Troviamo quindi, negli strati più antichi del suolo Sahariano dei primi sedimenti marini.

In seguito alle perturbazioni climatiche legate ai movimenti planetari, si ebbe un alternarsi di fasi calde e glaciazioni,con conseguenti inaridimenti o fasi umide.

Infatti la regione dell’attuale Sahara, in epoche geologiche remote, conobbe periodi di desertificazione più acuti di quello attuale: il deserto si estendeva per ulteriori 700 km verso sud, e ad ovest arrivava ad occupare l’attuale Senegal.

L’invasione delle acque oceaniche, in seguito allo scioglimento dei ghiacciai all’instaurarsi delle fasi calde, lasciò vestigia di sé in una serie di formazioni lacustri estese: dopo l’ultima glaciazione, intorno al VII millennio A.C., il lago Ciad formava un vero e proprio mare interno (Grande Ciad). Con il ritirarsi delle acque, ed in seguito alle abbondanti precipitazioni provocate dalle grandi masse di vapore acqueo prodotte dai bacini surriscaldati, un sistema idrografico complesso andava ad alimentare appunto il lago Ciad ed il bacino di raccolta del Niger, catini idrici che accoglievano le acque di tutti i sistemi fluviali dei massicci centrali, dall’Air al Tibesti.

A Nord della regione di Timbouctou un lago altrettanto esteso, l’Araouane, raccoglieva le acque del sistema idrografico dell’Atlante.

Nell’ultima fase calda, l’attuale, si assiste in pratica ad una paralisi dell’intero sistema idrico della regione. Tutti i grandi fiumi , insieme alle loro catene di affluenti, si prosciugano lentamente ma inesorabilmente, ed il processo di desertificazione ha come congelato, conservandole fino ai nostri giorni, tutte le caratteristiche morfologiche dell’intera, complessa idrografia Sahariana della fase umida.Quindi noi oggi possiamo percorrere ed ammirare il letti dei fiumi d’Air, Akakus, Hoggar, Tibesti, Mathendousc.

Perché la desertificazione? Sicuramente la causa primaria è da ricercarsi nell’alternanza tra fasi glaciali e fasi calde: dopo l’ultima glaciazione la temperatura del pianeta non ha fatto che aumentare, portando l’aridità là dove un tempo c’era vegetazione lussureggiante. L’erosione eolica, avvantaggiata dalla conformazione pianeggiante, quindi priva di naturali difese, della regione, ha contribuito all’acuirsi della desertificazione;la disgregazione delle rocce produce sabbia, e la sabbia, trasportata dai venti, va lentamente a ricoprire le aree ricoperte da vegetazione…le piante di alto fusto si diradano, lasciando campo alla vegetazione arbustiva, finchè le coltri sabbiose ricoprono anch’essa.

Le stesse acque contribuiscono: le rocce disgregate vengono trascinate dai fiumi.La roccia povera viene erosa con facilità, tramutata in ghiaia ed ancora in sabbia, che viene a sedimentare nei bacini di raccolta, soffocandoli lentamente.Grazie a questo fenomeno di trasporto e sedimentazione il Tenerè di oggi fa dono all’uomo del giacimento di Gaudoufoà, in Niger, ad est di Agadez, immenso museo a cielo aperto di fossili di sauri.

C’è poi chi sostiene che le stesse comunità umane abbiano contribuito, benché in forma marginale, al processo di degradazione ambientale con la pastorizia ed il disboscamento.

Geologicamente parlando l’attuale Sahara è come un laboratorio a cielo aperto; in esso si possono toccare con mano tutte le fasi dell’erosione, classificandole con estrema chiarezza e facilità.

Si parte dai massicci montani, sgretolati dal vento e dalle stesse particelle di sabbia, anello ultimo della catena, da essi stessi prodotte, scagliate dal vento come proiettili sulle pareti rocciose. Le montagne disgregandosi divengono tabulari, oppure divengono gare, profili verticali tipicamente fungiformi.

Il primo stadio di disgregazione è dato dallo sfasciume immediatamente adiacente alle pareti dei massicci, caratterizzato da frammenti molto grossolani e di grosse dimensioni, fino a 20 cm, che prende il nome di serir.

Il serir è frutto sia dell’erosione eolica sia della disgregazione provocata dagli sbalzi termici, che spaccano il minerale.

Via via che ci si allontana dai massicci lo sfasciume assume dimensioni più minute, fino a diventare un ghiaiume ciottoliforme, il reg. Ancora più lontano il reg diviene sabbia, più leggera e quindi facilmente trasportabile dal vento, e proprio per questo più lontana….

La sabbia tende ad accumularsi in catini o conche di raccolta, depressioni estese anche centinaia di km. che prendono il nome di erg.

All’interno degli Erg il vento modella le sabbie disponendole a seconda della morfologia del terreno sottostante o della direzione del vento; troviamo così le catene o massicci dunari, draa, separate da ampie vallate interdunarie, i gassi, così utili e ricercati da coloro che compiono traversate desertiche. All’interno delle catene dunarie troviamo poi i differenti tipi di duna, le grandi colline a base piramidale, ghurd, le barcane a semicerchio ed ellisse, tipiche delle zone più aperte e pianeggianti, le paraboliche, le longitudinali…

Poiché i bacini di raccolta delle sabbie corrispondono a depressioni, solitamente le stesse regioni fungevano anche da bacini di raccolta dei sistemi idrografici in tempi remoti.Per questo motivo non è difficile imbattersi, al centro delle conche sabbiose di vaste proporzioni, in porzioni di terreno pianeggiante sgombro dalle sabbie, sedimentario fluviale o lacustre, se non marino, caratterizzato da grandi concentrazioni di sali: le sebke e gli chott.

L’acqua dei millenni passati non è totalmente evaporata: in Sahara vi sono falde acquifere fossili molto estese, alcune ad un a profondità di qualche km dalla superficie, altre a pochi metri.

Alcune di queste falde sono sfruttate dall’uomo attuale che, con l’ausilio della moderna tecnologia delle perforazioni, riesce a renderle utili e produttive.Le stesse falde superficiali erano già da millenni utilizzate dall’uomo e canalizzate in impianti irrigui quali le foggare.

Queste falde profonde non possono venire alimentate dalle attuali precipitazioni, troppo esigue per raggiungerle. Attualmente in Sahara cadono circa 100 mm di pioggia all’anno, abbondantemente al di sotto del limite che viene dagli scienziati ritenuto il valore soglia per classificare una regione come desertica: 150 mm di precipitazioni per anno.

L’isoieta (linea che unisce i punti con uguale quantità di pioggia espressa in mm per anno) dei 150 mm passa a sud d Agadez. Da questa linea termina il deserto ed incomincia la regione del Sahel, a sua volta delimitata, a sud dal limite pluviometrico di 350 mm di precipitazioni per anno.

Alle frontiere settentrionali il limite dei 150 mm pluviometrici passa all’incirca poco a sud di Tunisi.

I venti che concorrono alla disgregazione del Sahara sono diversi, a seconda delle stagioni.Abbiamo l’harmattan, manifestazione meridionale degli alisei delle regioni più settentrionali, il ghibli, il kamsi, l’haboob.

Liberamente elaborato da RoboGabr’Aoun

 

Dallo studio di testi vari di Turri, Angeletti, Nisbet, Lorenzi, Pinna, Azzaroli, Migliorini.

 

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