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Tunisia Tunisia By Marino Alberto Zecchini

– Posted in: Cultura, Storia, Usi e Costumi

By Marino Alberto Zecchini
Originally Posted Sunday, January 30, 2011

TUNISIA – TUNISIA

Lo scontro è avvenuto ed il silenzioso e latente conflitto è esploso. La speranza si configura ora, solo all’interno di una rinnovata nazione, più giusta, più rispettosa, più democratica.

Il rapido e violento avvenimento si ripercuote anche sull’immaginario di tutti gli occidentali che della Tunisia hanno fatto una seconda Patria. Noi italiani abbiamo avuto dalla Farnesina il consiglio alla massima attenzione, ma che fare? La nostra permanenza in Tunisia, le nostre abitudini, le nostre conoscenze.. molti di noi in qualche modo hanno per ora deciso di continuare a partecipare alla vita nazionale pur se coinvolti nel dolore e nel coinvolgimento del dramma sociale.

Alla fine molti credono sia stato meglio che il malessere latente di una parte del popolo sia esploso. Tutti eravamo al corrente che nel ventre del popolo più povero si covava l’insoddisfazione e la protesta e tutti siamo consapevoli che le cospirazioni clandestine non possono che essere deleterie e nascondere più facilmente rancore e odio.

Oggi siamo tutti tunisini. Tutto il mondo sta osservando l’evolversi della rivoluzione tunisina, molti guardano con ammirazione gli avvenimenti. Il popolo tunisino, unico fra i popoli arabi che ha avuto il coraggio di alzare il “pugno democratico” allo strabordante potere del dittatore riuscendo in una operazione che solo un mese fa era considerata impossibile.

Tutti i regimi arabi e non solo (vedi Albania), pur nella loro varietà politica e sociale hanno in sè una situazione che potrebbe esplodere allo stesso modo. La crisi economica planetaria, la globalizzazione e internet hanno notevolmente contribuito a produrre coscienza e desiderio di libertà.

E’ ragionevole pensare che tutti i regimi arabi del mondo, gli imperialisti e tutti i movimenti rivoluzionari d’oriente e d’occidente stanno osservando e studiando attentamente l’esperienza tunisina chiedendosi come ha potuto un popolo notoriamente gentile e remissivo affrontare il drago del potere.

Giorno dopo giorno ho seguito con massima attenzione lo svolgersi delle manifestazioni costatando che tra gli slogan urlati non si è mai udito un “Alla u Akbar”, finalmente un segno di democrazia laica anche tra i musulmani. Un segno che più di altri questo popolo è pronto verso i primi passi di libertà. Un popolo che possiamo eleggere alla nobiltà cavalleresca poiché ha trovato la forza non gia’ in una ideologia ma nella azione spontanea della difesa di se stesso e dei più umili.

Un fronte ai tentativi già molto evidenti da parte dei pericolosi gruppi fondamentalisti di gestire a loro interesse il malcontento popolare. E se pur vero che questi folli, appassionati di “verità religiose” hanno pianto per anni isolati nella paura della repressione, in questo delicato momento i pericoli di catalizzarsi di confusi ideali di purezza religiosa potrebbero essere deleteri. Noi crediamo che l’Islam sia una religione di pace.

Se cosi fosse le manifestazioni di piazza, le azioni di protesta mostrerebbero la loro inutilità poiché vi sarebbero sovrapposti motivi di fede religiosa agli autentici traumi sociali, dovuti soprattutto alla violenza della povertà e alla aspirazione al benessere.

La realtà del popolo dovrebbe essere occupata nella ricerca di un riscatto attraverso un lavoro per tutti, sufficientemente retribuito nell’obiettivo di alleviare le fatiche e la durezza della vita.

Ricordo che uno dei consigli più diffusi in Tunisia agli italiani prima degli avvenimenti era di non discutere di politica con i tunisini, la borghesia locale nella sua pedanteria consigliava al popolo di non entrare nelle sfere strane e complicate della coscienza politica, che non era affar loro.

L’oppressione ideologica ed economica, la corruzione vergognosa di una classe dirigenziale ha costretto il popolo alla ribellione.

Le grandi multinazionali del turismo d’occidente, anche quelle italiane hanno lavorato con grandi guadagni con le imprese alberghiere, l’acqua un bene primario in una regione del mondo semidesertica come la Tunisia viene sprecata a fiumi nelle piscine, nei campi da golf e sotto le docce degli hotel lussuosi della costa, mentre il popolo benediceva il cielo quando qualche goccia tocca la terra arida. Negli hotel le tavole imbandite di ogni succulento cibo preparato per soddisfare l’ingordigia del turista. Fuori la difficoltà di vivere con pochi dinari al mese, insomma una differenza troppo stridente con la vita del popolo.

L’occidente viveva nella indifferenza se non in una benevola complicità con il regime di Ben Ali, oggi credo sia giunto il tempo anche per gli italiani residenti in Tunisia di cambiare, di trasformare per coscienza e giustizia l’ingerenza utilizzata al mantenimento del dittatore-predatore in un rapporto posto alla massima lealtà con il popolo.

Marino Alberto Zecchini

 

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