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Algeria 2003 – amarcord di un viaggio in moto nel Grande Erg Orientale e Erg Issauiane

– Posted in: Africa, Nord Africa, Resoconti di viaggio

By Sergio Pierini
Originally Posted Tuesday, December 30, 2003

 

Algeria

amarcord di un viaggio in moto nel Grande Erg Orientale e Erg Issauiane

inverno 2003

a cura di Sergio Pierini

 

La scelta del viaggio è condizionata da:

la suggestione e il richiamo del magico deserto

In questo immenso paese c’ero stato già stato nel lontano 1986 in piena epopea di viaggi sahariani

ricordi per nulla sfumati … contrasto tra passato a presente .. la selvaggia bellezza ..

si trasformano in febbre del Sahara…

la pesante situazione politica

“…Le persone, in Algeria, vengono massacrate senza alcun motivo….. Alcuni vengono uccisi perchè il loro nome è compreso in un elenco; altri perdono la vita perchè il loro nome è stato omesso da una certa lista… Entrambi, il governo e gli islamisti, uccidono degli innocenti….. Gli algerini soffrono e muoiono in silenzio… “ Amnesty

Alla fine prevale l’amore per il Grande Vuoto

 Da sx: Alessandro-Stefano-Yussef-Maurizio(zeb)-Sergio

Il gruppo:

  • Sergio (il sottoscritto) cinquantenne con la gloriosa XT 550, il viaggio per me è nostalgia per qualche cosa che la modernità a cancellato e malinconia intesa come brama di vedere luoghi nuovi, di acquisire conoscenza.
  • Davide, viticoltore, trentenne su Transalp, in attesa di un’erede(Valentina), mio compagno di diversi viaggi, nel 2002 in Tunisia.
  • Alessandro,installatore meccanico, trentenne iper-tecnologico, con una fiammante KTM620,”specializzato” nello smontaggio e modifica di qualsiasi cosa che fa rima con meccanica!! generoso e di compagnia, prima esperienza africana
  • Stefano quarantenne,trombettista ( musicista) narciso, padre da cinque mesi, con yamaha Tenere, acquistata espressamente per il viaggio, prima esperienza africana.
  • Maurizio quarantenne, pizzaiolo su honda Africa Twin, flemmatico, della serie “non c’è nessun problema” prima esperienza africana ,al ritorno assumerà le sembianze di un reduce di guerra.

I conti a tavolino: partenza da Rimini in moto con armi e bagagli, traghetto Genova-Tunisi, giunti in Algeria, aggancio dell’assistenza logistica algerina per “quadrare il cerchio” del percorso asfalto-fuoripista da Hassi Kaliffa fino ad Hassi Bel Guebbour .

Abbiamo trascorso la preparazione del viaggio masticando infinite paranoie,(mitigate dagli incontri a tavola) sul come affrontare il deserto, la moto….. monocilindro-bicilindro…. moto leggera-moto pesante… nipponiche-Ktm… Desert-T63…. sabbia molle-erg- reg- cech…. filtro benzina… galleggiare a manetta…per rialzare la moto basta adagiarla….

Poi un giorno,il 25 gennaio succede che ti ritrovi sul molo di Genova in attesa della “Cartate” e in un lurido locale del porto paghi una birra gassata 4 euro, un trancio di pizza transgenica 8 euro… spira un vento gelido che conferisce alla partenza un qualche cosa di vissuto.

Incontriamo i nostri amici web di viaggio, Giancarlo e Letizia, bergamaschi ci seguiranno nella prima pista del grande erg, poi proseguiranno da soli per Tamanrasset e dintorni, si riveleranno ottimi compagni di viaggio.

Il molo della ex repubblica marinara è la vetrina dei viaggiatori africani, deregulation della fantasia applicata alla tecnica, ogni gruppo di disperati si sbizzarrisce sul mezzo, ho la sensazione che si voglia esorcizzare il deserto impressionandolo con i muscoli e la tecnologia, ma è solo un rito da sciamani moderni.

I germanici, nazionalisti cavalcano prevalentemente portentose e muscolose bmw, addobbate con luccicanti valigie di alluminio da gelatai.

Un gruppo di AM per ridurre e“crossare” i costi del traghetto, accatasta una decina di moto su un arrugginito carrello all’ultimo respiro africano.

I prussiani hanno piazzato una Africa Twin sul paraurti anteriore del camion come un trofeo, ci seguiranno nella traversata del grande erg, ma dovranno desistere, lo dico con un pizzico di rivalsa .

Finalmente arriva il traghetto da Tunisi, esposti al vento gelido guardiamo incuriositi, qualche raro vacanziere si distingue dalla massa di lavoratori e commercianti Tunisini.

26 gennaio

Arriviamo alla in ritardo alla Goulette, nella lotteria della dogana capito in una corsia diversa dai miei compagni, la sfortuna vuole che davanti a me un furgone zeppo di ricambi , i controlli si intensificano, la fila è bloccata, alla fine esco imprecando con una ora di ritardo sui miei compagni.

Percorriamo la Tunisi-Kairouan a velocità sostenuta, il freddo è pungente, Davide, fedele compagno mi fa cenno che la moto di Alessandro ha qualche problema, ma non capisco.

Finalmente a notte fonda siamo a Kairouan, Anaba Hotel, entriamo velocemente nella hall e sorprendiamo il personale mentre si gusta, via satellite, un film porno impegnativo, l’invasione li costringe a serrare i ranghi e controvoglia ad occuparci di noi .

Sparano subito richieste esagerate, intensa trattativa, gioco di squadra con abbandono e rientro, alla fine paghiamo 15 Dr a persona contro i 35 richiesti.

Alessandro ha ben altri problemi è preoccupato per il Keptiem, nonostante il freddo scalda come una stufa e in aggiunta il motore perde olio, come inizio non c’è male!.

Si cena senza scalfire le abbondanti scorte alimentari custodite nel pik-up di Riccardo e Alfio, pane casereccio, sottaceti,tonno, la camera diventa camerata, si torna alla naia, ai festeggiamenti dei commilitoni di ritorno dalla licenza .

27 gennaio

Io ed Alessandro ci alziamo di buona ora è ancora buio, con l’illuminazione di una torcia si lavora attorno all’austriaca, iniziamo dalla perdita olio del carter, usiamo una semplice e provvidenziale ranella di ottone, funzionerà .

Alessandro, con reticenza si lascerà convince che l’eccessivo “smagrimento” della carburazione è causa del surriscaldamento del motore, infatti ripristinati i getti originari riprenderà a funzionare regolarmente.

Buffet rapido-abbondante e via verso la frontiera Algerina direzione Tozeur, come per magia un trenino ci accompagna come nel pezzo di Battiato.

Sosta pranzo al ristorante “do sud” di Tozeur, con ottimo cus-cus, nel pomeriggio siamo in frontiera, foto di rito (non impressionate!) salutiamo Alfio e Riccardo che resteranno in Tunisia con il loro Mitsubishi grasso di viveri, durante la dieta Algerina l’immagine della separazione dal prezioso carico l’avremmo evocata di frequente.

Le pratiche in dogana sono abbastanza veloci, i doganieri sono estremamente gentili, riconosco un funzionario, inconfondibile per i grandi occhi sporgenti come il pesce-palla è alla stessa postazione di diciassette anni fa, addetto alle assicurazioni.

“L’assurance individuelle contre les accidens de voyage “clausole in arabo, vanta un premio massimo di 440 dr (una cinquantina di euro) ho qualche dubbio sull’uso in caso di necessità, ma è un bel papiro e costa poco, mi sento già un italo-algerino privilegiato.

In frontiera incontriamo anche il nostro gruppo di “portatori” Algerini dell’ assistenza logistica:

    • Prima Toyota,Yussef guida ufficiale di Tamarasset, accompagnato dallo zio “cuoco” e padrino di Ourgla,entrambi di taglia alta, Yussef si presenta con mocassini e giacca di montone, parlano entrambi un buon francese (molto diverso dal nostro franco-romagnolo)
    • Seconda consumata Toyota, Moahamed, ingaggiato da Yussef come guida indigena del grande erg, accompagnato dal nipote apprendista, entrambi di El Oued, di piccola taglia, non parlano nessuna lingua al di fuori dell’arabo (ma comunicano benissimo )

Superata la frontiera, con il loro aiuto, ci dirigiamo all’imbrunire alla volta Hassi Kaliffa, dove inizia una delle piste dei fortini.

Facciamo scorte,calcoliamo carburante per una autonomia di 500 km, un consumo medio di 50 litri di benzina per ogni moto, Yussef è sorpreso dalla quantità dei nostri bagagli, appesantiranno ulteriormente il già precario carico delle toyota. Nel frattempo si è fatto buio, ansiosi e inconsapevoli del nostro destino, ci dirigiamo verso la pista del grande erg, usciti da Hassi Kaliffa, dopo pochi km di asfalto le dune, alle prime la scena è irreale, come in un luna park i fari delle nostre moto illuminano in tutte le direzioni il cielo stellato.

Le moto sono sdraiate sulla sabbia e noi con loro, come primo impatto non è male, con fare unanime, prendiamo atto “si è fatto tardi, conviene fare campo “è vietato fare le piste di notte!”.

Ci riprendiamo dal torpore della prima caduta con una cena a base di verdure, patate, rape e spaghetti cucinati in “poche” ore dal fantomatico zio cuoco (sarà una costante del viaggio!).

Nel dormiveglia notturno pensieri aleggiano sulla sabbia, sul valore relativo delle cose

Da noi in riviera la sabbia è un bene prezioso, le mareggiate invernali erodono i litorali, infinite polemiche sul perché-percome, alla fine per accontentare tutti si spenderanno soldi in progetti miracolosi (ai progettisti) per preservare i preziosi granelli.

Il paradosso, se tutta questa sabbia del grande erg fosse in “possesso” dei nostri operatori turistici quanti ombrelloni, alberghi, piscine, discoteche, ma per fortuna è un sogno non un incubo!.

E poi la sabbia del Sahara non ha niente in comune con la nostra, sembra borotalco, ha una granulometria finissima è mutevole alle diverse condizioni atmosferiche .

 Il grande erg orientale: le onde.. del destino 28 – 29- 30 gennaio

Yussef da subito esterna le sue perplessità sulla pesantezza della africa twin e della transalp e sul perché abbiamo scelto il grande erg come prima esperienza , difficile dagli torto!!.

Il paesaggio al risveglio è fantastico, ripartiamo in direzione del primo fortino di Rebah, la marcia della moto in ordine sparso a fianco dei fuoristrada, il sole radente sulle dune chiare, sono il quadro esaltante di una bella scenografia.

Davanti a noi una distesa di sabbia di circa 350 km, no strade, no paesi, niente altro che durone-ine-ette, niente comunicazioni.

 

Rebah piadinari in rassegna

“Calma ragazzi,la nostra guida mi ha comunicato che possiede il telefono satellitare” li avevo stupiti con questa affermazione ma erano rimasti scettici. Il satellitare Yussef lo teneva.. ma non funzionava!

L’euforia ci aiuta nel superare le difficoltà del percorso, il corpo soffre e trasuda racchiuso nei moderni scafandri, la mente evade e si consola con Schopenhauer “La nostra felicità più grande non stà nel cadere mai ma nel sapersi risollevare sempre” dubito che si riferisse al grande erg, comunque va bene!

Cadere è consuetudine, reazioni: si va da “quelli che” imprecano o ridono quelli che.. con forza inconsueta rialzano frettolosamente il mezzo per non farsi vedere, quelli che.. inveiscono contro la tecnologia… mi ha attraversato un fenec sono sceso per non investirlo! insabbiarsi e cadere ci accomuna.

Al tramonto ci accampiamo, dopo aver percorso solamente 70km in linea d’area, con questo passo dovremo rinunciare alla seconda pista!

Un rumore di motori in lontananza, il giovane nipote di Mohamed afferma con sicurezza“toyota”, difatti a poco dal nulla spuntano due pik-up carichi di legna, si fermano per qualche minuto salutano cordialmente Mohammed e ripartono, in seguito apprenderemmo che il carico della “stiva” era contrabbando di alcol e sigarette.

Verso Bordj Mouiet er Rebah N 32.46 E 7.29 vi giungeremo ad ora di pranzo, nonostante la fatica il gruppo è pervaso da una strana euforia, il forte è posizionato in una pianura di terreno solido, a debita distanza una vastità di cordoni di dune.

I legionari francesi si sono scelti questo luogo in funzione della presenza di acqua e di una visuale di copertura, i nemici per attaccare saranno costretti ad uscire allo scoperto, la robusta struttura del forte è idonea ad ospitare un piccolo presidio.

Per via dei tavoli bianchi di plastica da mercatone che Mohamed, si è portato appresso, sembriamo un gruppo in scampagnata fuori porta.

Dopo cena, Yussef con l’aiuto della luce del fuoco, disegna con l’indice sulla sabbia il percorso e gode come un riccio nell’esaltare le difficoltà dei passaggi difficili, a scanso di equivoci afferma “domani ci attende un muro invalicabile di dune, dovremo vagare alla ricerca di passaggi alternativi, ancor più difficili “.

Questa contorta espressione non ci avrebbe preoccupato più di tanto, di notte in tenda la vera minaccia era rappresentata dal al gas “nervino” strisciante, surrogato del compost organico, prodotto dagli umani. Nei fatti ce la saremmo cavata bene, con il trascorrere dei giorni capiremmo che il metro di valutazione di Yussef è da riferire alla sua esperienza su quattro ruote, infatti alcune piste per noi annunciate come agevoli si rivelarono difficili e viceversa.

Abbiamo vagato sulle onde del destino senza meta, per una quantità infinita di dune e ci siamo

meravigliati per averci preso gusto, la pratica è la miglior scuola di guida su sabbia, importante è “agganciare” la giusta frequenza di salita –cresta-discesa con il motore sempre in tiro, naturalmente il tutto varia dall’abbinamento pilota-moto e dalle forze residue! Spesso le dune sono tagliate, un versante sale dolce ma.. quando svalichi ti accorgi che scende in verticale!

Penso a Cesco velista incallito “il mare non si conquista, ma si asseconda ” anche il deserto ha la stessa dinamica chi pensa alla conquista è un presuntuoso.

In quel sabbiamoto, Alessandro volteggiava in sella alla sua agile keptiem, spavaldo, euforico, un bambino sulle giostre , fino a che….. una duna a catino o meglio a imbuto lo inghiottiva con la sua mirabile tecnologia (era ora!)

Trascorrerà molto tempo prima che la coppia Massima sistema gamba-pedavella di Alex non si trasformi in rombo tuonante, segnali di fumo e urla di liberazione. Nel frattempo i nostri amici Algerini, sdraiati su sabbia si gustano la scena e commentano divertiti, mi piacerebbe spiare il loro pensiero, che cosa pensano realmente di noi in questi frangenti “quali colpe devono espiare… che razza ad pataca ”

In questa pista non si fanno grandi incontri, ma all’improvviso dietro una duna compare un uomo, da dove venga non si sa, attorno il nulla, la prima cosa che ti viene in mente prendi dell’acqua per dissetarlo, ma lui ti fa cenno che vuole solo fumare!

 

le onde ..del destino

“non c’è animale sulla terra , cui Allah non provvede il cibo” Sura XI Hud Giungeremo stanchi ma appagati nello splendido altopiano del fortino di Rhoraffa, la sabbia con il tempo ha invaso le mura,all’imbrunire livelliamo la sabbia all’interno delle camerate e decidiamo di dormire nel forte, sicuri che eventuali scorpioni o serpi ci avrebbero ceduto il posto.

Mohammed, prepara e cuoce il pane sotto la sabbia è una persona straordinaria dalle poche parole e dalle molte risorse, mi chiedo come riesce a non insabbiarsi mai, a non avere una indecisione e soprattutto come si orienta senza strumenti in questo mare, senza nessun riferimento.

Si riparte con malinconia, una deviazione per grande fortino di i Bir Djedid N 32.33 E 7.40, ancora ben visibile la pista di atterraggio, il cielo è coperto, piove, la sabbia assume un colore surreale.

 

Stefano e Davide all’hotel Rhoraffa

Pomeriggio si prosegue per forte Larache, qualche km di sabbia molle, ho la sensazione, come Tex Willer di attraversare sabbie mobili, i motori sudano e sputano al massimo.

Larache è in pessimo stato di conservazione ma c’è anche un pozzo, ci rilassiamo sparando pataccate sulle nostre moto, esorcizziamo gli episodi dei rapimenti in dialetto“quand is ved annaspè in t’là sabia com’ di sgraziè….. Is lasa andè.. i brigant i’è ad cor.” Sottotitoli:”quando ci vedono annaspare nella sabbia come dei disgraziati… ci lasciano andare … i banditi sono di cuore!

Yussef, visto che ora andiamo bene, ci tranquillizza, “ la pista a seguire è facile e ben tracciata”, ma le cose non andranno per il verso, per noi motociclisti i 50 km che ci separano dall’incrocio con strada Hassi Messaud-El Borma, si trasformeranno in una ritirata di “caporetto”.

Pista battuta invasa da dune, ai bordi sabbia molle, al centro profondi solchi di automezzi, la moto serpeggia da dio,l’avantreno molle rimbalza, saltello come una capra, cambio continuamente direzione alla ricerca di un tracciato meno duro, sono sfinito.

La frase più gettonata : “tl’è v’lù Minozzi! Ades tà t’è zus” tradotto più o meno cosi “hai voluto seguire Minozzi, sono cavoli tuoi” (Stefano Laberio Minozzi è coautore dell’ottima guida sull’Algeria )

Nella ritirata,nonostante il robusto ancoraggio perdo, macchina fotografica, indumenti e non so cosa altro…. fortunatamente Mohammed che mi segue recupera tutto, la vista dell’asfalto al tramonto è una liberazione.

Percorriamo stancamente senza senso ancora Km in direzione di Rebah, all’orizzonte il miraggio dei bagliori di una improbabile città, ci accampiamo al buio fra le dune ai margini della camionabile che conduce ai pozzi petroliferi.

Ho imprecato contro Yussef, per non essersi fermato prima e per l’infausta idea di accamparsi vicino ad una via frequentata da camion, la stanchezza sfumerà i rancori.

 

poche parole.. molte risorse… Mohammed

31 gennaio verso Deb Deb per Sir Fatima 230 km di trasferimento su asfalto

Superato Sir Fatima, controllo militare, la strada è ancora invasa da sabbia procediamo con innumerevoli deviazioni, evitiamo le scie degli automezzi che rendono il percorso ancor più difficoltoso,le dune turbinate in strada sono insidiose,il pericolo è cadere sull’asfalto.

Il posto di controllo prima di Deb Deb è desolante, baracche informi in mezzo al nulla, non invidio i militari costretti a soggiornarvi.

Finalmente pranziamo nell’unico ristorante di Deb Deb, Yussef vorrebbe proseguire per In Armenias, ma noi ci ancoriamo e decidiamo di pernottare a 2 km in direzione della frontiera Libica per Ghadames.

Il “complesso” è in fase di completamento, si dorme in camerate, la doccia è rigorosamente fredda, il prezzo è promozionale 3 euro a testa! propongo di trascorrervi un tranquillo week end, ma gli amici non sempre ti apprezzano e poi.. si sa il tempo è tiranno …

Esiste in alternativa un motel con qualche stella in meno, nei pressi della pompa di benzina di Deb Deb, senza doccia e turca esterna, prendete nota….

1 febbraio Deb Deb-Illizi 430 km

Via da Deb Deb, spira un vento gelido da siberia, come reduci in ritirata indossiamo di tutto, pile-giacche-mutandoni-guanti-passamontagna, la strada asfaltata prosegue in condizioni abbastanza buone, si costeggia l’Erg Bourharet , i paesaggi sono stupendi, le strade infinite sono improvvisamente interrotte dal salto di quota delle falesie.

Davide è alla disperata ricerca di dune, non per nostalgia del grande erg ma per appartarsi…

il panino con burro della colazione comincia a fare effetto, l’ironia dei sani si accanisce sulla vittima, ad In Amenas (noi) pranziamo e facciamo rifornimenti.

Nel pomeriggio approdiamo infreddoliti ad Illizi, Antonioni lo scelse per girarvi professione Reporter, alloggeremo nell’unico albergo il Taleb el-Arbi, € 8 a persona, io e Stefano complici sorridiamo per l’originale vetrina allestita nella holle, dentifrici, spazzolini, profumi, saponette, adagiati su carta lucida profumata, metafora dei calendarietti kich anni 70!!

Incontriamo al Taleb el-Arbi anche un gruppo di connazionali che ci seguivano nel grande erg, breve scambio di saluti-informazioni ed uno di loro da il via alle pataccate “sabbia facile come in questo anno non ne abbiamo mai trovata, con le moto sarà stato un divertimento” lo assecondo “ è stata una vera passeggiata”

Sul mangiare, avevo paventato ai miei soci, cus-cus colazione-pranzo-cena, si erano rassegnati all’idea, li avevo esortati in Italia ad allenarsi con il pastone di semolino per i cavalli.

Yussef, con discrezione aveva organizzato la cena del sospirato cus-cus in un ristorantino di Illizi, ma nella traduzione italiano- romagnolo-francese-arabo qualche vocabolo và perduto..andiamo da soli a zonzo per Illizi, presi dalla fame ci sediamo al primo ristante e vai con rape-patate-pollo.

Al mattino Yussef ci informa che i connazionali, hanno ingaggiato dei meccanici che hanno lavorato tutta la notte per riparare i mezzi, i commenti di rivalsa si sprecano “ma se era cosi facile perché avete fumato le frizioni!”

La pista del cimitero la brace sotto la cenere.. 2 – 3 – 4 febbraio

da Illizi ad Hassi Bel Guebbour

Occorre andare spediti, in frontiera dobbiamo arrivare entro il 5 febbraio,visitiamo il vecchio forte Polignac oggetto di una pesante ristrutturazione, a lavoro terminato sicuramente non rimarrà nessuna traccia del glorioso passato, un’ultima foto ricordo con le distanze in km scolpite sul muro del forte .Si riparte con i rifornimenti, per ogni moto calcoliamo 40lt di benzina, la pista fin dal suo imbocco è marcata, la tempistica ci impone due giorni e mezzo di percorrenza.

I paesaggi sono diversi , la sabbia si trova solo in alcuni tratti,in lontananza come in un film, i piani sequenza del color albicocca dell’erg Isauoane si alterna ai chott e ai piccoli erg.

Prima notte N26ö39-E07°24. a 108km da Illizi

Al fuoco e a panza piena (si fa per dire), discutiamo anche della situazione politica algerina, all’inizio si rimane in superficie, luoghi comuni, l’integralismo è al nord, i predoni sono del Niger, poi lo zio padrino si sbottona, come turisti .. è tutto tranquillo ma… con gesti precisi indica il fuoco e afferma che “la brace cova sotto la cenere” un improvviso colpo di vento e il fuoco riprende. Al mattino transitiamo sull’oued Solane, il bivio per Amguid (El Adjadi) è posto al centro all’erg Tifernine-Issatane, merita una sosta, una torre,un cimitero,un pozzo, splendido paesaggio.

 

Inizio pista del cimitero

Nei pressi di un accampamento dei nomadi ci fermiamo,hanno bisogno di noi,una bambina ha una infezione,breve consulto e si decide che Davide sarà il “doctor” del gruppo, è titolato la sua compagna è infermiera.

Ne approfitto per fare delle foto al gruppo di nomadi,hanno ben scelto la vicinanza del pozzo per fare campo,la situazione igienica è precaria, alla partenza ci ringraziano per le cure Vedo dallo specchietto giungere Alessandro a manetta , mi fa cenno di rallentare, Davide è rimasto nomadi nell’oued solane indietro, ha forato si torna sui passi spronando al massimo i cavalli delle moto, attacchiamo la sirena, (l’infanzia ritorna) sarà l’unica foratura del viaggio.

 

 nomadi nell’oued solane

Ci sentiamo sicuri, l’allenamento acquisito, la scorrevolezza della pista ci spinge ad aumentare l’andatura, ma il rischio è di farsi male.Infatti Stefano e Maurizio volano, il primo senza conseguenza, salvo qualche pezzo di carena del tenere, Maurizio invece si ripesterà come hamburger la solita coscia destra e nonostante le cure del doctor zoppicherà per il resto del viaggio, lo chiameremo affettuosamente zio-Zeb (dalla storia del west).

Con l’esperienza Maurizio aveva messo a punto una sceneggiata post-caduta, al giungere dei soccorsi rimaneva a terra immobile con la moto, (gli avezzi tiravano innanzi) tranquillizzava i samaritani “non mi sono fatto niente” li rende partecipi al rito del sollevamento, poi.. ripeteva ”cambio pari prezzo,africa twin, sempre garage, mai sabbia, con trial da 40 kg!”

Piantiamo le tende N27°25-E06°49 a 103 km dal 1° accampamento e a 211 km da Illizi

Mancano solo 90km a fine pista, sono abbastanza impegnativi, si susseguono conche di dune e passaggi di erg, in alcuni tratti occorre evitare i profondi solchi tracciati dagli automezzi, nonostante il gas spalancato la sabbia molle sembra inghiottire le moto, nel rombo sordo del motore riconosco tutta la stanchezza della mia gloriosa 550.

Al mattino la sabbia è più solida e consistente, ma la mia lenta biologia del risveglio si traduce sempre con un in ritardo sui miei compagni, accelero per raggiungerli, ma in discesa plano di casco.

Concentro l’ira sulla pedivella, niente da fare.. al decimo tentativo .. sfodero un calcio e un vaf.. il coperchio del filtro aria và in pezzi, per fortuna Alessandro giunto in soccorso, mi aiuterà nel raccogliere i cocci e a rimetterla in moto.

 zeb nell’abituale posizione di guida

Il ragazzo è “il generoso” del gruppo si fa in quattro per aiutare chiunque, in qualsiasi situazione, unico neo la dipendenza da tabacco (e bacco), abbiamo insistito inutilmente per indurlo a regalare sigarette ai militi nei posti di blocco, era irremovibile “chiedetemi tutto ma non le sigarette” ci siamo adattati al tutto!

Alle 14,00 giungiamo a Bordj Omar Driss (ex Fort Flatters) tiriamo ancora, senza mangiare per altri 65 km per giungere ad Hassi Bel Guebbur, posto desolante ma con carburante, è caldo, un’unico spaccio per consumare pane fresco e sabbia di tonno.

Nonostante la stanchezza, ripartiamo con i rifornimenti per Hassi Messaud, dista 450 km, per fortuna ad attenderci c’è la speranza di incontrare un amico che lavora da anni nel grande centro petrolifero.

Ci ospita con la compagna algerina, ci sentiamo a casa, ceniamo con spaghetti barilla cotti come si deve, il vino abbondante scompare dalla scena in fretta .

Con l’assistenza del rosè resinato si discute di tutto, politica-religione-sabbia, ricordo una sola frase “la sabbia del deserto è un liquido non un solido” non pare una eresia .

5 febbraio

Salutiamo gli amici di Hassi Messaud ci sentiamo in imbarazzo per il credito di ospitalità, un giorno forse verranno in Italia e allora contraccambieremo. A Tuggurt un algerino veloce ci affianca in sella ad una vecchia bmw, senza casco e ci accompagna in un ristorante in centro.

Il cibo è la solita varietà di patate-rape-uova-pollo, il mangiare povero unifica gli algerini, la crisi politico-economica incide sulla qualità della vita.

L’ultimo tratto direzione frontiera lo percorriamo accompagnati da una tempesta di sabbia, la visibilità è scarsa i camion che incrociamo sollevano turbini di sabbia che smerigliano le moto.

Alle 18,00 superata la frontiera ci ricongiungiamo con Alfio e Riccardo, prima domanda “che fine hanno fatto i viveri del pik-up” ci rassicurano qualche cosa è rimasto.

Il passaggio dall’Algeria a Tunisia è un salto nel tempo, quest’ultima è da considerare la svizzera del magreb.

A Tozeur pernottiamo all’Hotel Neffer, un gruppo di motociclisti Austriaci ci offre il cambio di moneta Algerina, per alcuni minuti si va nell’equivoco, poi con un sorriso di circostanza decidiamo di tenerci ognuno la propria carta, la useremo nel prossimo viaggio, chissà…

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