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Il mio GIRO DEL MONDO Africa By Giuliana Fea

– Posted in: Africa, Africa Australe, Africa Centrale, Nord Africa, Resoconti di viaggio

By Giuliana Fea
Originally Posted Monday, September 20, 2010

Il mio GIRO DEL MONDO

Africa America Australia Asia Europa

Seguite il forum dove potrete trovare aggiornamenti di come procedoo le avventure di Giuliana “Online around the World”

Incomincio dall’AFRICA. Questo il progetto… in teoria, In pratica è meglio essere molto flessibili e raccogliere continuamente informazioni prima di decidere l’itinerario. Fattori determinanti al di sopra dell’interesse personale: La sicurezza. Il clima.

23/11/2008 Domani Partenza Oggi gli ultimi preparativi, domani La Peppa si imbarcherà da Genova per Tunsi diretta al confine della Libia

16/10/2008 Tunisia Libia C’è spazio sulla nave, sono da sola in una cabina da quattro persone, mare liscio come l’olio per tutta la traversata. Siamo nel mese del Ramadan e ce ne accorgiamo subito all’arrivo a Tunisi perché la pausa serale per il pasto ha provocato un ingorgo di tre navi in attesa e noi siamo la terza.

Rispetto al passato le formalità doganali sono molto più ben organizzate e veloci, proseguo fino al primo casello dove mi fermo a dormire in sicurezza nel parcheggio illuminate davanti ai casellanti dopo averli avvertiti delle mie intenzioni.

Il giorno seguente, il traffico è regolare per cui contro ogni previsione arrivo alla frontiera tunisina prima delle 17 riuscendo a passare prima della pausa. La guida libica mi verrà a prendere soltanto il mattino successivo, per cui bivacco in frontiera sotto lo sguardo di Gheddafi perso nell’infinito.

27/09/2008 Arriva Gabriella con la guida, un’insegnante in pensione, che dopo avere atteso l’arrivo dei doganieri mi fa entrare. La guida ha voglia di chiacchierare, gli chiedo come mai il paese, a differenza dei vicini, non sembra essersi evoluto molto negli ultimi anni, dove vanno a finire i soldi del petrolio? Risponde che anche loro si domandano la stessa cosa. A Tripoli dopo esserci infognati nel traffico caotico dell’affollatissima Piazza Verde incontro con piacere la mia amica, scultrice Maria Rita, conosciuta in Camerun in un villaggio sperduto alla ricerca di autentica ispirazione artistica. Trascorrerei volentieri una serata con lei ma non sapendo dove sistemare la guida proseguo per Leptis dove c’è un alberghetto campeggio discreto per entrambi.

28/09/2008 Approfitto della guida un po’ più evoluta della media (si fa per dire: 8 figli in età compresa tra i 4 e 24 anni, la più anziana si sposa, per cui, se non mette un argine, rischia di diventare nonno e papà contemporaneamente) per togliermi una curiosità. Gli chiedo se il grande fiume di Gheddafi pompando acqua da Kufra non abbia abbassato le falde. Risponde che si sono abbassate di almeno cento metri, che incominciano a preoccuparsi e pensare che forse sarebbe meglio adoperarla soltanto per bere. Aggiunge candidamente che progettano la possibilità di costruire un acquedotto sottomarino per ricevere acqua dalla Sicilia…. Non sembrano molto al corrente delle condiziono idriche della nostra isola!. Non deludo le loro fantasie. Il vantaggio di viaggiare durante il Ramadan è che la guida non richiede la sosta pranzo lunga, ma soltanto breve per la preghiera, per cui si percorre molta strada. Arriviamo ad Ajdabija prima del tramonto. La città appare in notevole stato di degrado, la guida non riesce a trovare una sistemazione decente. Non sentendomi sicura dirigo verso Bengasi, intanto la guida mi conferma che la città è pericolosa, che sono avvenuti frequenti arresti di integralisti. E’ in corso una violenta tempesta di sabbia e lui dopo una giornata di digiuno è preoccupato per la sua cena, l’idea di spaghetti cucinati da me non lo alletta, evidentemente ha fame subito. Siamo fortunati, poco fuori città c’è un discreto ristorante, posso parcheggiare sul retro e ci sarà anche un letto per la guida.

29/09/2008 Certamente in Libia ho conosciuto tempi migliori! anche la guida, non per colpa sua, si rende conto di non essere di grande utilità, la fine del Ramadan è il giorno successivo; preferisco lasciarlo libero di tornare a casa per la festa ed evitare io stessa di trascorrerla in frontiera tra le scartoffie in attesa di doganieri in ritardo. Taglio per la strada nel deserto ed alle 15 sono fuori dalla Libia, alle 18 sto fissando le targhe a La Peppa, quando il sole tramonta sono in Egitto. A Salom trovo un alberghetto con parcheggio interno e ristorante che mi prepara montone alla griglia un po’ sbruciacchiate ma va più che bene!.

EGITTO

30/09/2008

Finalmente posso andarmene per i fatti miei nel deserto anche se … asfaltato in direzione di Siwa. Arrivo presto, faccio un giro per la cittadina poi torno indietro qualche cilometro e seguo un cartello che mi aveva incuriosita “Taziry Ecolodge”, cerco un posto tranquillo immerso nella natura incontaminata…. Il paesaggio di grandi lagune salate da cui emergono montagne aride erose dalla natura e dal misticismo degli uomini che in età romana vi scavarono le loro tombe, promette bene. La natura incontaminata è ormai difficile da trovare ma fortunatamente alcuni imprenditori locali incominciano ad essere sensibili alle bellezze maturali ed alle proprie tradizioni e, pur senza perdere di vista l’aspetto commerciale, riescono a preservare le caratteristiche ambientali. Lo svantaggio è che di solito questi posti sono molto costosi, ma per esperienza arrivando da sola col mio fuoristrada sovente riesco a sistemarmi contrattando condizioni sostenibili. Il posto è stupendo, il lodge non è ancora finito, è in funzione ma non c’è assolutamente nessuno. Decido di parcheggiare in bella posizione all’ingresso su un terrazzamento che sovrasta il canale.Il manager Ben, di origine marocchina berbera, arriva quando è già buio, mi invita a visitare il lodge e mi spiega la tecnica costruttiva. Sono stati utilizzati esclusivamente materiali locali impiegati seguendo le antiche tradizioni costruttive, proprio quelle tradizioni che la gente del posto ha abbandonato consegnando al deterioramento del tempo gli antichi centri storici dei villaggi. Per fortuna c’è il turismo! Lui è berbero e vuole fare del lodge un centro di cultura berbera con biblioteca per collezionare antichi manosc ritti, un museo e un centro di attività artigianali tradizionali. Niente illuminazione elettrica ma lanterne ad olio e numerosi grandi braceri.Non essendovi clienti il personale era stato lasciato libero per le festività, per cui niente personale, nessun servizio, posso fermarmi dove sono per quanto voglio come ospite.

01/10/2008

Oggi basta auto, all’insegna dell’ecologia tiro fuori la mi minibici pieghevole e parto verso Adrerere Amellal un altro ecolodge molto rinomato, frequentato da personalità famose in visita in Egitto, l’ultimo è stato li presidente della repubblica francese. Questo non è in costruzione ma in piena attività, spero mi lascino entrare. E’ talmente in sintonia con l’ambiente che, sebbene enorme, lo si nota soltanto a distanza ravvicinata. Mi fanno entrare invitandomi a parcheggiare la bici, poi mi spiegano che è stato tutto costruito in pietra locale, fibre vegetali e mattonelle di sale che con la loro trasparenza danno luce all’ambiente. Letti e gran parte del mobilio sono intagliati da blocchi di sale. Una stupenda piscina nel palmeto completa l’insieme. Niente elettricità per gli ospiti. Risalgo in bici e mi dirigo verso i villaggi adagiati lungo la falesia con le tombe intagliate. Dal comportamento dei ragazzini deduco che di turisti ne passano parecchi anche se non ne incontro nessuno. Anche qui i locali hanno abbandonato le abitazioni tradizionali che si sciolgono man mano che piove per anonime case in mattoni. Le case tradizionali, molto belle, ci sono ancora ma sono tutte seconde case di stranieri o egiziani ricchi.

02/10/2008

Ritorno al presente ed occupo la mattinata a procurarmi i permessi per iscrivermi al convoglio che partirà per Baharia tra 2 giorni poi vado a visitare Fatnas spring dove incontro una signora tedesca che invito a gironzolare un po’ con me il giorno seguente nei pressi dell’oasi.

03/10/2008

Visitiamo lo storico Tempio dell’Oracolo, ll Bagno di Cleopatra e ci rifocilliamo all’ombra delle palme in un grazioso locale all’aperto.

04/10/2008

Prima esperienza di convoglio del tutto inutile, infatti ho viaggiato sempre da sola. Il convoglio si ricomponeva soltanto ai posti di controllo rivelandosi null’altro che una perdita di tempo ed un impedimento a godersi quei tratti di paesaggio piacevoli che avrebbero meritato una breve sosta e magari anche un bivacco tranquillo sotto le stelle.A Baharia incontro l’autista di una delle auto del convoglio che mi invita a bivaccare nel deserto con i suoi clienti: due coppie di francesi simpatici. Allestiscono un campo con i tipici ripari colorati e preparano pollo alla brace per tutti. Per meno di 8 euro insistono che faccia anche colazione nella loro casa il mattino seguent

05/10/2008

Trasferimento a Giza al Salma camping dove arriva anche una coppia di inglesi anch’essi per il visto del Sudan. Il giorno seguente facciamo insieme un giro al Cairo anche se essendo una festività civile non riusciamo ad ottenere nulla. Il mattino dopo partiamo decisi ad ottenere la lettera di presentazione. L’ambasciata inglese rilascia un prestampato su cui c’è scritto che non rilasciano lettere di presentazione; ma pare che serva ugualmente perché ci sono pur sempre i timbri!. L’ambasciata italiana mi risponde che devo ritornare a prendere la lettera alle ore 15. Delusa per l’inefficienza rispetto agli inglesi li accompagno comunque all’ambasciata del Sudan e provo a richiedere il visto senza accennare alla lettera allegando tutte le fotocopie dei documenti che possiedo facendo notare che ho già il visto dell’Etiopia dall’Italia. Inaspettatamente la mia documentazione va bene e ritirerò il visto il giorno seguente, invece gli inglesi ricevono indietro la documentazione con la richiesta di ottenere prima il visto dell’Etiopia. Avevamo noleggiato un taxi tutto il giorno ma pare che causa traffico in tilt perenne non possa raggiungerci, ma ci attenderà all’ambasciata dell’Etiopia. Nonostante utilizziamo anche il metrò, non ho mai camminato tanto con un taxi pagato, per raggiungere l’ambasciata che aveva da poco cambiato sede. Ritrovato il taxi ci facciamo accompagnare al Fish Market un bel ristorante su un battello lungo il Nilo dove finalmente si mangia roba buona

08/10/2008

Parto presto dal campeggio e prendo l’autobus per le Piramidi. Arrivo percorrendo a piedi gli ultimi chilometri proprio quando stanno aprendo. Sono la prima ad acquistare il biglietto per la grande piramide e faccio un bel giro fino alla Sfinge prima dell’arrivo della massa dei turisti e del caldo. Mi faccio accompagnare a recuperare il passaporto poi prosegua a piedi lungo il Nilo fino al Fish Market per festeggiare con gamberoni l’ottenimento del visto del Sudan a tempo di record

09/10/2008

Bye bye Cairo, passo alla Toyota a prendere un pezzo da sostituire già dall’Italia e mi fermo ad un distributore per lavare il radiatore dall’interno. Non ci sono convogli lungo la costa che presenta scarso interesse paesaggistico. Un po’ all’interno ,nascosto tra li montagne che per secoli lo hanno protetto dalle incursioni dei nomadi, visito il monastero copto di St Antony, il più antico in Egitto, le cui origini risalgono al 294DC con splendide pitture murali a secco a partire dal tredicesimo secolo restaurate dagli italiani. Le donne non possono pernottare a meno di 2km dal monastero per cui proseguo fino al prossimo di St Paul e, per evitare complicazioni, visto che ormai è buio, mi accampo nel deserto qualche chilometro prima.

10/10/2008

Qui sembrano più ospitali, c’è una guest house, sono gentilissimi. Assisto ad una cerimonia di battesimo e visito il monastero con la chiesa anche essa restaurata dagli italiani. Superbo l’ambiente di montagne aride. Entrambi i monasteri erano accessibili, fino ad un passato non molto lontano soltanto tramite ascensori azionati meccanicamente, dispongono di sorgenti di acqua potabile interne perenni e sono autosufficienti per la produzione di cibo mediante forni, mulini e frantoi meccanici. Gli asini aiutavano i monaci ad azionare i pesanti strumenti camminando in circolo. Gli insediamenti della costa sono tutti orrendi tranne El Bouna, annunciato da un’ incredibile fontana che simula una cascata in pieno deserto questo centro è stato progettato con molta razionalità e buon gusto. Spazi verdi, canali, costruzioni ben distanziate e ben inserite nell’ambiente che, anche se artificioso risulta piacevole, peccato sia dedicato a pochi ricchi, mentre tutti gli altri sono esclusi da cancelli sorvegliati da guardie armate. Pernotto a Safaga di fianco al Paradise hotel dove Vasco Renna ha organizzato un centro di windsurf.

11/10/2008

Di qui ad Aswan si va in convoglio. A mio parere questi convogli più che proteggere i turisti aiutano i terroristi a farli fuori mediante incidenti stradali infatti: Superano costantemente i limiti di velocità imposti già troppo elevati per le condizioni delle strade e del traffico.Non rispettano la distanza di sicurezza viaggiando perfino a meno di 10 metri dove ne servirebbero almeno 200 con velocità di 90/100Km/h ; faccio notare che il limite di velocità per i numerosi autobus sarebbe 80km/h e per le auto 90km/h su strade extraurbane. I centri urbani vengono ignorati nel decidere la velocità. Annunciano il passaggio con altoparlanti e sirene convinti che bambini, asini ed altri animali vaganti ne comprendano in significato e si scostino, quando sono convinta che neppure tutti gli adulti capiscano bene di che cosa si tratta. Tanti turisti tutti insieme sono un bersaglio piu appetibile di pochi. Arrivata ad Aswan mi accampo vicino al Basma Hotel su una terrazza panoramica che sovrasta la città e non mi muovo più fino alla partenza per Wadi Halfa in battello più chiatta per La Peppa.

Aswan

Scoperto presso McDonald’s un Wi-Fi che funziona a gelati e patatine fritte! Forse riesco ad aggiornare perfino la galleria mobile-me!

SUDAN

20 ottobre 2008

Oggi si parte.

Per il trasporto auto ci sono 2 chiatte, una è quella che ho gia utilizzato 4 anni fa con Geppina, la seconda, più grande, è dotata di rampe ed appare più moderna ma in realtà è una tartaruga, impiega almeno un giorno in più. Prima di La Peppa oltre al resto deve venir stivato un enorme carico di cipolle. Per le formalità l’appuntamento al porto era alle 9.30 così ho modo di assistere all’intero caricamento dei sacchi di cipolle che termina quando è già buio.

Sull’altra chiatta sale un autobus londinese a 2 piani, piuttosto malconcio, che sulla rampa lascia la parte posteriore della carrozzeria. Inveca con La Peppa c’è la “Africanporche” expedition: una Porche tradizionale, testata dagli anni, col cofano fermato da un elastico per traverso e il portapacchi, brevettato dal proprietario, è costruito in legno tenuto insieme con delle normali viti e “rinforzato” con barre di ferro alla base per realizzare una struttura trasformabile in lunghezza in modo da potervi piazzare sopra una tenda per la notte. La seconda auto della spedizione è un Pajero datato che ha il compito di assistere la Porsche all’occorrenza.

Martedì 21 ottobre 2008

Il porto di Wadi Halfa non è cambiato e neppure il Nilo Hotel: le stesse zanzariere rotte alle finestre e le stesse docce senza acqua. Al ristorante non c’è più la carne cotta sui sassi ma nella padella perchè più veloce.

Mercoledì 22 ottobre 2008

Formalità ad andamento pendolare tra 3 uffici fortunatamente vicini per ottenere uno stiker blu di registrazione alla polizia.

Verso le 11 arriva La Peppa ma è imprigionata dal carico di cipolle, che deve essere rimosso per fare risalire la chiatta a livello della banchina per poter uscire.

Elele hoppa..elele hoppa….Intonazioni vocali nate dal più profondo cuore dell’Africa ritmano il sollevamento dei pesanti colli stivati. Spalle robuste attendono la soma, A volte è troppo per un uomo solo, avanza traballando poi lascia cadere il carico.

Dopo 5 ore la chiatta è risalita e posso finalmente sbarcare.

Ancora la firma sul carnet e sono fuori.

Manca poco al tramonto per cui attendo il giorno seguente con una coppia di tedeschi che hanno l’auto sulla seconda chiatta.

Giovedi 23 ottobre 2008

Nessun autobus londinese in vista, considerate le risorse turistiche di Wadi Halfa parto.

Sulla pista lungo il Nilo è tutto un pullulare di lavori per la costruzione della strada asfaltata. Nessuna pietà per l’ambiente, il paesaggio, profondamente sconvolto dagli scavi, ha perso il fascino desertico di 4 anni fa. I villaggi invece sono ancora intatti, fortunatamente la strada li lambisce soltanto.

Poco prima di Delgo scorgo un oued sabbioso, lo seguo e fuori dalla vista della strada faccio il campo.

Percepisco i suoni dei villaggi in lontananza, tutto attorno è silenzio, me ne sto a guardare le stelle.

Venerdì 24 ottobre 2008

La striscia di palme lungo il Nilo si fa più ampia e rigogliosa. All’altezza della III cateratta c’è un tratto desertico intatto piuttosto lungo quando sento che l’auto sbanda leggermente, mi fermo 2 volte a controllare sospensioni e telaio ma non noto nulla. Improvvisamente un rumore, mentre mi fermo la parte posteriore si abbassa, si è staccata una ruota. La ruota è rimasta incastrata nel passaruota, un prigioniero manca e gli altri 4 sono rotti, come abbia potuto svitarsi un prigioniero piuttosto che il bullone è un mistero.

Piazzo la binda per disincastrare la ruota e poi aspetto.

Per più di 2 ore non passa nessuno, c’è il segnale GSM ma sembra che tutti i recapiti sudanesi che possiedo siano errati. Prendo il computer e recupero il numero della nostra ambasciata di Khartoum.

Questo funziona. Mentre loro cercano qualcuno un po’ più vicino che possa aiutarmi arrivano 2 pick up

Tranquillizzo l’ambasciata mentre gli autisti del pick up smontano il tamburo della ruota. I prigionieri rotti erano montati su un distanziere che una volta tolto permette di rimontare la ruota sui prigionieri originali Toyota. Le ruote sono asimmetriche ma adagio riesco ad arrivare a Kerma dove tento di riparare il distanziere.

L’ambasciata continua a preoccuparsi e mi fornisce il numero di Nasser una persone di fiducia abitante a Kerma che mi ospita per la notte davanti alla casa della sua famiglia.

Sabato 25 ottobre 2008

Nasser mi porta da un meccanico che monta il distanziere con del materiale chiaramente inadatto ma spero di poter arrivare in una città più attrezzata. Invece dopo 10 Km la ruota traballa nuovamente.

La Peppa è in mezzo alla strada in un villaggio ed io torno a Kerma accompagnata da una coppia di Inglesi di passaggio in senso opposto.

Un orefice conosciuto nell’attesa della prima riparazione mi aiuta a ritrovare il meccanico che senza officina lavora in strada, ci accompagna dalla Peppa che riportiamo a Kerma col metodo del giorno precedente. Decidiamo col meccanico di togliere anche il secondo distanziere. Vengo ospitata per la notte davanti alla casa dell’orefice.

Domenica 26 ottobre

Parto in direzione di Karima per ringraziare Laura della Nubian House che mi aveva gentilmente fornito il telefono di Nasser ed approfittando dell’asfalto arrivo fino a 150 km da Khartoum dove in un altro oued dietro a delle colline alloggio al solito meraviglioso hotel “mille etoils”.

Lunedì 27 ottobre – mercoledì 29 ottobre 2008

In mattinata arrivo a Khartoum al Blu Nile Siling Club dove ritrovo la “Africanporche”.

La Porche è arrivata senza danni tranne al portapacchi, invece il Pajero ha una rottura nella parte posteriore del telaio già fatta saldare.

Il parco auto di Khartoum è triplicato, c’è un nuovo ponte in centro e parecchi edifici nuovi. Si vede che sono arrivati i soldi del petrolio e che li stanno spendendo. I vecchietti agli angoli delle strade giocano col GSM, internet è veloce e si trova il wireless anche fuori dalla capitale, il supermercato Afra è fornitissimo anche di note marche di cioccolato italiano.

Nulla da fare per riparare il distanziere neppure tramite Toyota: gli unici prigionieri montabili che si trovano sono quelli già sperimentati senza successo. Faccio scorta alla Toyota di prigionieri e bulloni originali e decido di partire così.

punto della situazione:

Il frigo ha cessato di funzionare ad Aswan.

All’interno del serbatoio del gasolio deve essersi dissalda una paratia perché fa rumore, per ora trasuda solo un pochino.

Il resto tutto bene tranne un forte raffreddore di tipo allergico forse dovuto ai fiori degli alberi del Blu Nile.

Giovedì 30 ottobre

Trasferimento a Wad Madani dove nel parcheggio dell’Imperial Hotel ho Internet wireles gratis in auto

Venerdì 31 ottobre

Tutto asfalto fino al confine, veloci le formalità di uscita dal Sudan ed ancora di più quelle di entrata in Etiopia.

Ingannata da alcuni tratti di asfalto penso di poter arrivare in serata a Gondar ma raggiunte le montagne la pista con lavori in corso diventa pessima e la notte arriva velocemente. Seguo 2 autocisterne del Total fino a 50km da Gondar, dove, seguendo il loro esempio, mi fermo a pernottare nel parcheggio dell’albego della cittadina.

Sabato 1 novembre 2008

Una stupenda strada panoramica scende dalle montagne verso Gondar. Qui i lavori in corso non deturpano minimamente il paesaggio tutto pazientemente coltivato a terrazzamenti. Il mondo contadino non consente devastazioni del territorio. Qui nulla è cambiato, come da sempre i ricchi viaggiano con l’asino e tutti gli antri vanno a piedi. Un fiume umano procede lentamente, senza tregua, lungo la strada, sullo sterrato come sui nuovi tratti asfaltati, per loro non è cambiato nulla.

Anche Gondar è sempre la stessa, ritrovo l’albergo dove avevo parcheggiato 4 anni fa: stessi rubinetti rotti, stesse porte che non chiudono, stessi splendidi fiori nel giardino, stesso clima piacevole. Qui si sta bene.

ETIOPIA

Martedì 04 novembre 2008

Stipulata l’assicurazione per un mese devo solo più riparare un pneumatico che perde leggermente e poi posso partire per i monti Simien, già visitati ma talmente belli che vale la pena tornarci. Trovo un gommista disponibile per una riparazione tubless. Anche se poi scopro che non ne aveva mai eseguite e non possedeva gli strumenti adatti, procediamo alla riparazione con il mio materiale. Possedeva un rudimentale strumento per stallonare il pneumatico ed abbastanza buona volontà per provare un nuovo procedimento. Dopo un paio di ore abbiamo finito. Sembra che tenga.

La strada per i Simien è pittoresca, piacevole a percorrersi tra panorami mozzafiato.

Mi piazzo al solito Simien Park hotel per partire con il ranger il giorno seguente.

Mercoledì 5 novembre

In compagnia del ranger armato parto per Chenek con tempo discreto, prima attraverso un paesaggio di campi pazientemente terrazzati e coltivati, che si fa via via più aspro costeggiando verrtiginosi strapiombi, al margine della falesia che delimita i monti Simien con profondi baratri e panorami all’infinito.

Incontriamo parecchi babbuini che si nutrono di radici mentre in cielo volteggiano le aquile.

Chenek è unico, reso allegro da una vegetazione molto particolare che sembra sorridere in ogni direzione. Ci sono Babbuini, stambecchi ed aquile a volontà.

Parcheggiata La Peppa nel campeggio parto per un giro a piedi scortata dal ranger che scopre subito un folto branco di stambecchi che seguiamo per un paio d’ore inerpicandoci tra la sorprendente vegetazione adagiata lungo il pendio che conduce al bordo della falesia, sovente attorniati dagli stambecchi che stanno pascolando.

Li lasciamo a malincuore quando si fermano su una terrazza affacciata sul vuoto perché sembra si preparino a pernottare e non vogliamo disturbarli.

Proseguiamo lungo il bordo della falesia osservando le aquile che si tuffano nel vuoto. Un po’ più avanti altri due stambecchi di taglia più grande disegnano la loro sagoma in controluce sul cielo di un profondo azzurro. Tagliamo loro la strada e li incrociamo a pochi metri prima che raggiungano il bordo della falesia e spariscano tra le ripide scarpate sospese sul vuoto, che soltanto gli esemplari più anziani e robusti sono in grado di percorrere in sicurezza.

Torno al campo felice ed entusiasta, domani sarà la giornata alla ricerca delle aquile.

Giovedì 6 novembre 2008

Oggi andiamo sull’orlo del dirupo per fotografare le aquile in volo, l’aria è frizzante, lo spettacolo grandioso. Ne fotografo alcune in volo, poi ci accorgiamo che le aquile si stanno sposando vicino al campeggio dove il terreno di caccia è migliore. Seguendole ne sorprendiamo una a terra e riesco a fotografarla mentre si alza in volo.

Sono soddisfatta, vedo che il ranger desidera tornare. La notte è stata fredda e lui, dotato soltanto di una coperta sottile, ha chiesto di dormire seduto in auto, per cui desidera tornare a casa per riposare.

Venerdì 7 novembre 2008

Percorro l’antica strada sterrata costruita durante la colonizzazione italiana ed ancora l’unica via di comunicazione che collega Gondar ad Axum. Continuano i panorami maestosi e lo sterrato sale zizzagando lungo i pendii verso le montagne che precedono Axum.

Un passo molto polveroso ricopre completamente di sabbia rossa La Peppa.

Sabato 8 novembre 2008

Attorno ad Axum ci sono belle montagne e graziosi villaggi con le indegne dei negozi dipinte.

Sono diretta a Debre Damo un antico monastero che, in quanto donna, non potrò visitare ma il sito da solo merita una deviazione.

Purtroppo ci sono lavori per la costruzione della strada asfaltata che rovinano un po’ il paesaggio pur sempre superbo nel contrasto tra l’aridità delle montagne tondeggianti e le macchie di vegetazione.

Do un passaggio ad un prete che rimane silenzioso per tutto il tragitto. Lungo la strada incontriamo 2 monaci che sembrano partoriti dal paesaggio. Arrivati al parcheggio il prete mi fa strada lungo il sentiero che si snoda tra euforbie fiorite fino alla parete rocciosa che lui dovrà scalare per entrare nel monastero. Assisto alla sua scalata e mi godo il panorama.

Verso Adrigat lungo il passo piove a dirotto poi sull’altro versante torna il sereno. Si passa da un altopiano all’altro attraverso ripidi tornanti che propongono panorami grandiosi.

Arrivo a Mekele all’imbrunire e mi piazzo nel parcheggio dell’Axum hotel, in centro, in posizione strategica per organizzare il tour in Dancalia.

Domenica 9 novembre 2008

Alcuni italiani incontrati a Debark mi avevano fornito il telefono del proprietario della Toyota, abitante a Mekele, che li aveva accompagnati a Dalul in Dancalia, in quanto persona prudente nella guida e ben inserito tra la gente dei villaggi dancali lungo il tragitto. Considerato che bisogna caricare 2 guide dancale e 3 militari armati La Peppa con soli 2 posti sarebbe stata del tutto inutile. Per di più gli italiani avevano assistito al capovolgimento di un fuoristrada, carico di turisti, nel guado di un fiume in piena per le piogge sugli altopiani che improvvisamente ingrossano gli oued in Dancalia. Inoltre il viaggiare sui laghi salati è molto dannoso per le auto e le condizioni della pista sono pessime lungo oued pietrosi costantemente dissestati dalle improvvise piene.

Contatto Zendu ed incomincio a contrattare per un’escursione di 3 giorni. Il costo si rivela subito troppo elevato per me sola per cui gli chiedo di aiutarmi a cercare almeno un’altra persona per dividere le spese. Qualche ora dopo arriva con Lupo, un italiano che organizza trekking in Mongolia, che vorrebbe visitare la Dancalia ma ha il mio stesso problema. Anche Lupo è bravo a contrattare per cui riusciamo a fare scendere ancora un poco il costo.

Lunedì 10 novembre 2008

Di buon’ora andiamo a comperare i viveri per la spedizione: Zeldu li scegie, noi li paghiamo ma sembra che li mangeranno i dancali, pare facciano parte della strategia per renderci loro graditi. Bellicosi per tradizione e privi di risorse economiche, vivendo in uno degli habitat più inospitaii del pianeta, gli Afar incominciano ad accettare i turisti se viene loro in tasca qualcosa.

Perdiamo 3 ore ad aspettare che riaprano i distributori a causa di un aggiornamento in ribasso del prezzo del gasolio. Zeldu dice che ieri non ha potuto completare il pieno causa sospensione dell’erogazione… strano ma non indaghiamo oltre.

Siamo a 2500m e dobbiamo scendere a -124m. Discesa vertiginosa lungo oued selvaggi disseminati di acacie. In cima ad una serie di tornanti scorgiamo in basso lunghe carovane di dromedari e asinelli che vengono verso di noi. Risalgono dalla depressione carichi di sale. Nulla da invidiare alle Azalai incontrate in Niger nel Tenere e nell’Air. Per più di due ore abbiamo incrociato migliaia di dromedari ed altrettanti asinelli in entrambe le direzioni al punto da rendere difficile il passaggio dell’auto. I dromedari procedono legati l’un l’altro in lunghe catene testa-coda, per cui per farci passare erano sovente costretti a slegarli per creare un varco onde permettere il sorpasso. Spettacolo indimenticabile, Zendu dice che novembre è il mese delle carovane del sale, ma forse siamo stati anche molto fortunati perché al ritorno non ne abbiamo più incontrata nessuna.

Arriviamo al posto di controllo dove bisogna pagare per i permessi e caricare le 2 guide. No problem ma il timbro da apporre sul permesso è chiuso in una stanza la cui chiave è in tasca al responsabile che è andato in paese qualche chilometro oltre. Non rimane che andarlo a cercare!. L’operazione richiede alcune ore, quando i permessi sono a posto è buio. Non rimane che bivaccare alle porte del paese vicino al posto di polizia.

Il bivacco all’Hotel “mille etoiles” non era previsto anche se molto probabile perché il villaggio con le capanne in paglia in cui avremmo dovuto dormire è ancora parecchio lontano e oltre ai possibili torrenti in piena. Prudentemente avevo portato una tenda zanzariera, un materassino gonfiabile ed il sacco a pelo di piumino. Zeldu aveva un materasso ma Lupo soltanto un sacco a pelo leggero… perché nella depressione avrebbe dovuto fare parecchio caldo, in auto neppure una stuoia per isolarsi dal terreno pietroso. Per cui il materasso passa a Lupo e Zeldu dorme in auto.

Martedì 11 novembre 2008

Delle 2 guide ne arriva una sola, pare che l’importante sia pagarne 2…., tutto peso in meno.

Continuiamo a percorrere oued con Acacie sempre più aspri e pietrosi, incontriamo la carcassa di un’auto trascinata dal torrente in piena ora in secca. Poi arriviamo al grande oued che aveva capottato l’auto dei turisti osservata dagli italiani, ma ora il livello è basso e passiamo senza problemi. Nessuna carovana del sale perché percorrono un’altra strada.

Arrivati all’ultimo villaggio scarichiamo nella nostra capanna tutti i bagagli per fare posto ai 3 militari della scorta armata ed alleggerire il più possibile l’auto in quanto il percorso che ci attende è più problematico del previsto. Infatti avevamo appena incontrato un gruppo di turisti che il giorno precedente di qui avevano proseguito a piedi in quanto i loro autisti non se la sono sentita di attraversare il lago salato perché il livello dell’acqua era troppo alto.

Zeldu mi spiega che l’aumento del livello dell’Acqua, che è salata, arriva dal mar rosso, talvolta all’improvviso, in notevole quantità perché siamo a 124 m sotto al livello del mare distante soltanto una cinquantina di chilometri. Gli faccio notare che il giorno seguente sarà luna piena, quindi siamo al culmine dell’alta marea per cui troveremo anche noi acqua alta.

Zeldu decide di partire in auto, un militare si piazza vicino a lui per fargli strada. Iniziamo subito col fango molto acquoso che schizza da ogni parte ricoprendo interamente l’auto incluso il parabrezza. Naturalmente il tergicristallo non funziona ma Weldu risolve il problema con le bottiglia di acqua minerale che ci aveva fatto comperare numerose. Finito il fango viaggiamo nel lago, l’auto sembra un motoscafo, il terreno sottostante è costituito da lastre di sale sconnesse più o meno cedevoli a seconda del posto. Siamo tutti tesi perché se la Toyota si incastra non so proprio come si potrebbe tirarla fuori. Tutto attorno soltanto acqua salata e nessuno in vista.

Continuiamo per circa un’ora poi avvistiamo terra o forse si tratta di sale o una strana mistura di minerali vari dalle forme curiose e insolite, arrivati li non si sa come dalle viscere della terra.

La Toyota rimane parcheggiata nell’acqua mentre noi scortati dai militari procediamo su un terreno accidentato a struttura cristallina talvolta friabile che scricchiola cotto i nostri piedi. Dopo una quindicina di minuti appaiono in lontananza colori insoliti e vivaci: giallo, arancio, verde. Avvicinandoci maggiormente scopriamo un ambiente simile a quello di una caldera vulcanica con inflorescenze di zolfo, catini di liquidi ribollenti dai colori vivaci in cui si specchiano miniature di montagne variopinte….

Vorremmo esplorare maggiormente il territorio circostante ma paghiamo il ritardo del giorno precedente. Dobbiamo spostarci velocemente per vedere le carovane mentre caricano il sale, perché nel pomeriggio la temperatura aumenta e tutti se ne vanno dalla depressione.

Continuando a viaggiare sull’acqua emergiamo su un terreno piatto interamente ricoperto da lastre di sale simile ad una pavimentazione realizzata con grandi lose, per fermarci di fronte ad un laghetto cristallino delimitato da 2 collinette. Per gli Afar questo lago è sacro, secondo loro i cristalli di sale raccolti qui possiedono proprietà medicinali. Proviamo ad assaggiarli e constatiamo che hanno un ottimo sapore.

Sempre dall’acqua raggiungiamo una carovana che sta caricando il sale. A differenza delle saline visitate fino ad ora nel Sahara dove il sale subisce varie fasi di lavorazione, qui è già pronto, viene semplicemente tagliato in lastre quadrate e caricato per essere venduto ai mercati.

Torniamo al villaggio per trascorrere le ore più calde all’ombra e fare due passi tra le capanne degli Afar. Dormiamo all’aperto al chiaro di luna, domani dovremo risalire sperando che nel frattempo non piova sugli altopiani che sovrastano la Dancalia, altrimenti dovremo attendere che si abbassi il livello dell’acqua nei torrenti.

Mercoledì 12 novembre 2008

Torniamo velocemente, nel guado c’è la quantità giusta di acqua per lavare l’auto dal sale e dal fango. Un po’ più avanti c’è una cascata e Weldu si ferma a fare la doccia. Ancora qualche formalità con distribuzione di mance agli Afar quindi ritorniamo a Mekele.

Giovedì 13 novembre 2008

Si viaggia sempre in quota con bei paesaggi tra cui un bel lago, fino a Karen dove 4 anni fa ero rimasta boccata dal fango sotto la pioggia. Al ristorante trovo un gruppo di italiani con cui mi faccio una piacevole chiacchierata; li accompagna Giovanni Mereghetti un fotografo molto apprezzato dai viaggiatori. Con le chiacchiere si fa tardi per poter raggiungere Lalibela prima di notte per cui decido di fermarmi qui. Vado a trovare il vecchietto che mi aveva ospitata nel suo “hotel”, è contento, non immaginava che mi sarei ricordata di lui, dopo poco incontro anche il figlio, non hanno più l’hotel, il giovane vuole fare il meccanico. Visito il mulino dove incontro donne simpatiche ed assisto alla passeggiata pomeridiana del villaggio.

Venerdì 14 novembre 2008

Decido di ripercorrere la stessa strada di 4 anni fa per Lalibela e ritrovo parecchi villaggi ancora come li ricordavo con le capanne coi tradizionali tetti di paglia anche se qua e là la latta avanza trasformandole in catapecchie. Avevo visitato Lalibela durante il Timkat, ora senza la festa mi sembra vuota.

Sabato 15 novembre 2008

Da Lalibela si risale sull’altopiano oltre 3000m, paesaggio molto aperto e luminoso disseminato di villaggi tradizionali. Ritorno sulla direttrice Mekele Addis e mi fermo a metà strada nel tardo pomeriggio.

Domenica 16 novembre 2008

Parto presto perché mi attendono passi molto alti e dalle informazioni raccolte le condizioni della strada a causa di lavori in corso sembrano pessime.

Una trentina di chilometri dopo l’incrocio verso Gibuti incontro uno splendido mercato frequentato da diversi gruppi etnici della regione dai costumi tradizionali molto folcloristici. Non posso fare a meno di fermarmi un paio d’ore con loro cercando di sorprenderli nei loro atteggiamenti naturali con il teleobiettivo.

Riparto a mezzogiorno inoltrato in direzione del passo più alto che arriva a 1800 metri.

Avevo già notato un calo di rendimento del motore e dei fumi bianchi in accelerazione ma quasi in cima al passo La Peppa singhiozza emettendo copiose fumate bianche, riesco a procedere soltanto molto lentamente con le marce lunghe, ho l’impressione che vi sia difetto di alimentazione. In cima mi fermo a chiedere consiglio agli autisti di un gruppo di turisti. Mi consigliano di pompare gasolio manualmente, così adagio, adagio riesco a procedere; fortunatamente ora la strada sale meno.

Lunedì 17 – Mercoledì 19 novembre 2008

Subito all’ambasciata d’Italia per rifare il passaporto ormai a corto di pagine con La Peppa sempre singhiozzante e dopo dal meccanico per pulire gli iniettori. Il giorno seguente il meccanico mi accompagna in ambasciata con una Toyota delle Nazioni Unite in fase di collaudo. Che accoglienza! I cancelli blindati dell’ambasciata si spalancano al mio arrivo, faccio finta di niente ma noto che da quel momento gli impiegati sono diventati molto più premurosi.

Giovedì 20 novembre 2008

l’attesa per il passaporto sembra lunga per cui decido di partire per Harar così controllo se si è risolto il problema degli iniettori. Mi fermo ad Awash al Buffet de la Gare un alberghetto “storico” gestito da un’altrettanto storica anziana signora greca che gestiva il locale già dai tempi d’oro della ferrovia Gibuti Addis. Come uscito dall’epopea dell’antica ferrovia, incontro un anziano italiano con un’enorme barba e capigliatura leonina, che con tutta l’esperienza della sua età avanzata, cercava disperatamente di mettere in piedi un piano di ristrutturazione della ferrovia. Con i suoi operai sembrava più un predicatore che un direttore dei lavori. L’accostamento con l’anziana signora nel giardino coi grandi alberi ombrosi, fiori stupendi e concerto di uccelli tropicali, evocava un’Africa d’alti tempi.

Venerdì 21 novembre 2008

La strada verso Harrar si inerpica su per le montagne con panorami che sarebbero mozzafiato se i tetti in latta delle capanne non ne rovinassero la poesia. Anche Harrar mi delude, c’è del colore ma c’è disordine e trasandatezza che non si addicono alle sue nobili origini di città proibita. Ci faccio un giro ed alla sera assisto al pasto delle iene che, anche se appare una montatura turistica per fare soldi, è almeno un’idea originale suggerita da una tradizione antica, infatti le iene, benché domestiche, arrivano numerose all’appuntamento.

Sabato 22 – Giovedì 26 novembre 2008

Torno al Buffet de la Gare ed il giorno seguente sono nuovamente ad Addis dove rimango incastrata tra la folla dei partecipanti alla locale maratona cittadina, tutti in maglietta rossa con su scritto Toyota.

Come comunicatomi da Torino il nullaosta per il nuovo passaporto è arrivato ma è arrivata anche un’ispezione in ambasciata per cui tutta le pratiche sono sospese. Inutile agitarsi, tanto vale fare tutto con calma. Il passaporto arriva e giovedì vado a ritirare il visto per il Kenia.

Venerdì 27 – sabato 29 novembre 2008

Il primo giorno ad Addis al ristorante dello storico club Juventus avevo conosciuto dei simpatici italiani che lavoravano ad un progetto idroelettrico che la ditta Salini stava realizzando nella parte alta del fiume Omo. Mi avevano invitata a visitare la loro struttura situata in un paesaggio molto attraente.

Seguendo le loro dettagliate istruzioni raggiungo un ambiente ancora intatto, caratterizzato da capanne dal tetto in paglia con le facciate in gran parte dipinte con originali motivi geometrici e floreali. Attorno piccoli giardinetti ben curati con alberi fioriti. Un piccolo paradiso ancora ignorato dai percorsi turistici. Poi la strada scende fino all’Omo tra vegetazione lussureggiante, si attraversa il fiume su di un ponte, quindi ripidi tornanti conducono al villaggio residenziale, un autentico nido d’aquile che si protende a picco sulla valle dell’Omo. Qui c’è ogni comodità: confortevoli casette con viali fioriti, ristorante cinque stelle, piscina olimpionica con sauna e palestra… internet satellitare super veloce.

Mi ospitano in una delle casette in un mini appartamento costituito da salotto con angolo cottura, camera da letto, bagno con doccia e servizi igienici. Mi portano a visitare gli impianti caratterizzati da un tunnel largo 7 metri e lungo 26 chilometri che porta l’acqua attraverso una montagna fino a picco sulla valle dell’Omo. Qui il tunnel si divide in 2 ripidi condotti che precipitano l’acqua sulle turbine sottostanti, producendo energia elettrica in quantità regolabile variando il flusso dell’acqua secondo la richiesta dei consumi. Qui sono tutti simpatici, uno di loro si diletta a comporre caricature dell’intero staff, me le passano già digitalizzate per cui le pubblico nella fotogallery.

Domenica 30 novembre 2008

Devo andare ad Awasa per timbrare il carnet de passage en douane perchè ad Addis sostenevano che non fosse di loro competenza. Continuano i bei villaggi, anche se i soggetti dipinti variano, ed i tradizionali motivi geometrici e floreali vengono sostituiti da ritratti ed animali fino ad arrivare ad un mito dei nostri tempi: la moto. Mi piazzo nel parcheggio del Paradise hotel dove si sta preparando un banchetto nunziale. Qui le famiglie si indebitano per anni per organizzare in sontuoso pranzo di nozze a tutti i parenti ed amici, ma il prestigio viene prima di tutto il resto. Gli invitati spazzolano tutto in poco più di un’ora e tutti se ne vanno felici.

Lunedì 1 dicembre 2008

Timbrare il carnet sembra facile a dirsi ma innanzitutto bisogna trovare la dogana. Riesco ad individuare degli uffici regionali: potrebbe essere un buon inizio. Un impiegato gentile incomincia a telefonare per scoprire se esiste qualcosa del genere. Fortunatamente tutti hanno il cellulare! L’ufficio esiste e mi accompagna. Naturalmente il responsabile non era al corrente che toccasse a lui timbrare il carnet in caso di uscita dal TurKana. Prudentemente mi ero portata i dati dell’ufficio che mi aveva spedita da loro e riesco a convincerli ad apporre il timbro. Rotta verso Sud direzione Omo.

Lungo il tragitto incrocio i due italiani di “Africa for love” già incrociati a gennaio in Ghana all’inizio del loro periplo dell’Africa. Il mondo dei viaggiatori è piccolo! Serata ad Arba Minch accampata al Bekele Mola Hotel

Martedì 2 dicembre 2008

In cabina cola acqua da sotto al cruscotto, chiedo consiglio a degli autisti che accompagnano dei turisti

che mi dicono di non preoccuparmi perché potrebbe essere soltanto il condizionatore. Invece sulle montagne prima di Jimka la temperatura dell’acqua sale improvvisamente. Era l’acqua del motore che usciva dal radiatore del riscaldamento. Trascorro l’intero pomeriggio ad aggiungere acqua per raggiungere Jimka. Vado da Federico un italiano amico di italiani conosciuti ad Addis.

Federico sta costruendo uno splendido ecolodge dotato perfino di spiaggia privata su di un affluente dell’Omo. Il ristorante è quasi ultimato ed è stato interamente costruito con tecniche tradizionali africane che snobbate dai locali sono invece molto apprezzate dai turisti perché mantengono l’ambiente arieggiato, fresco e piacevole.

Federico vuole organizzare dei trekking a piedi ed a cavallo tra Jimka e Turmi dove c’è il lodge di un suo amico italiano. Il terreno, prevalentemente sabbioso, ha una vegetazione particolare che sembra un meraviglioso giardino di piante esotiche ed è particolarmente adatto ai percorsi a cavallo.

Purtroppo Federico è costretto a farsi carico dei miei problemi meccanici, ed affida subito a Mamuch un suo collaboratore il compito di smontare l’intero cruscotto di La Peppa per individuare la perdita.

Mercoledì 3 – Giovedì 4 dicembre 2008

“C’erano dei giunti allentati” dice Mamuch ed in serata ha rimontato tutto perfettamente. Purtroppo il giorno seguente la perdita continua, Mamuch ricomincia a smontare ma dubita che se la perdita è nel radiatorino del riscaldamento a Jimka siano in grado di saldarlo. Nel dubbio decidiamo di bypassarlo. Soluzione un po’ africana che però in Africa funziona bene, infatti il problema è risolto.

Venerdì 5 novembre 2008

Saluto Federico ma gli dico che probabilmente tornerò in serata dopo aver visitato i villaggi Mursi nel Mago, mi avrebbe fatto piacere stare un po’ con lui senza problemi di meccanica. Invece arrivata alla sede del mago, data un’occhiata al calendario, ed avendo avuto ottime notizie sulle condizioni della pista che attraversa il parco, decido di partire verso sud in compagnia del ranger del parco.

Il ranger è un Karo proveniente dall’omonimo villaggio situato a sud del parco, pertanto conosce alla perfezione la pista e dove La Peppa non passa per la vegetazione apre la strada con la mia ascia.

Al villaggio Karo incontriamo sua figlia, quindi percorriamo la pista Karo – Dimeka che attraversa uno stupendo giardino esotico tra i più caratteristici incontrati in Africa. L’imbrunire ci coglie ancora in viaggio perché la pista è impegnativa per cui chiediamo ospitalità in un villaggio Hammer.

Tutti vogliono essere fotografati, li accontento ben sapendo che poi vorranno essere pagati. Ma gli Hammer hanno un buon carattere, un’offerta al villaggio ed un regalino ai capi risolveranno la situazione.

Sabato 6 dicembre 2008,

Accompagno il ranger a Dimeka perché essendo giorno di mercato mercato gli sarà più facile trovare un trasporto per Jimka. Il mercato di Dimeka è uno dei più caratteristici mercati Hammer della regione, vengono scambiati prevalentemente prodotti agricoli per consumo locale, a differenza di quello di Turmi visitato quattro anni fa, non vi sono venditori di souvenir per turisti. Noto purtroppo una certa occidentalizzazione dei costumi delle donne residenti nelie aree frequentate daI turisti. Canotte variopinte, cinture multicolori si aggiungono agli ornamenti tradizionali ed alle graziose gonnelline di pelle di capra, sembra una carnevalata. La maggioranza dei turisti non presta alcuna attenzione all’integrità dell’abbigliamento e paga tutte senza distinzione. Nei pomeriggio raggiungo il Mango campsite di Turmi gestito dalla comunità Hammer, un terreno alberato stupendo caratterizzato da un gran numero di alberi di mango.

Domenica 7 dicembre 2008

Parto per Omorate ma dopo una trentina di chilometri foro un pneumatico, gli autisti di un camion appena superato mi aiutano a sostituirlo. Noto che non è più in buono stato per cui decido di tornare a Turmi per ripararlo e usarlo come seconda ruota di scorta. Non vado dal gommista perché ho paura che mi rovini il pneumatico stallonandolo dal cerchione, preferisco andare al campeggio e farmi aiutare dagli hammer e dagli autisti che accompagnano i turisti.

Attorniata dagli hammer con le tradizionali acconciature impastate con terra colorata, impieghiamo una mezza giornata ma prima di sera sostituzione e riparazione vengono eseguite senza danni. La scena era indimenticabile ma ero troppo preoccupata per la traversata del Turkana per andare a prendere la macchina fotografica.

Lunedì 8 dicembre 2008

Questa volta si parte sul serio, formalità veloci ad Omorate e poi pista per Illeret, pista sabbiosa, facile e scorrevole, un posto di controllo al confine ed in poco tempo raggiungo la missione. Potrei continuare ma il terreno per Koobi Fora è pietroso, siccome col caldo è più facile forare preferisco attendere il mattino. Alla missione il padre è molto gentile, ha perfino internet via satellite e mi permette di inviare le tracce al mio sito.

KENIA NORD

Martedi 9 dicembre 2008

La pista per Koobi Fora, a parte qualche tratto pietroso impegnativo, è più facile del previsto, si attraversa un paesaggio intatto dove guidare è divertente nei tratti sabbiosi. I reperti al museo sono interssanti anche se la maggior parte del materiale, appartenente al centro di ricerca tedesco, non è più a Koobi Fora ma lo stanno trasferendo ad una nuova sede in costruzione nei pressi di Illeret che al momento non è ancora agibile. Vicino al lago si vedono in lontananza zebre e gazzelle che pascolano lontano dalla strada.

Prima dell’uscita una breve deviazione conduce alla foresta pietrificata dove grandi tronchi giacciono al suolo pietrificati dai millenni a testimoniare le foreste del passato quando l’uomo non era ancora comparso sulla terra.

Arrivata all’uscita è ancora presto, potrei continuare ma preferisco attendere il mattino perché il tatto seguente non è sempre sicuro per cui è meglio affrontarlo con un’intera giornata a disposizione.

Mercoledì 10 dicembre 2008

Questo percorso è stupendo, incontro subito qualche struzzo lungo i oued sabbiosi che si susseguono disseminati di grandi acacie, ho l’impressione di essere in Algeria e nel Kalahari allo stesso tempo. Poi il paesaggio inaridisce, percorro grandi colline coperte di sassi neri prima di immettermi nella pista principale che collega Loyangalani a North Horr. L’unico incontro è una Land dei ranger del parco e poi nessuno fino a Loyangalani. Vado alla missione ma la gestione è cambiata, il posto è sempre stupendo ma la piscina termale è senz’acqua come tutte le altre piscine africane e l’accoglienza non è più quella di tre anni fa, anche se mi permettono di parcheggiare all’interno. Allora il padre mi aveva portata con se alle messe di capodanno a Loyangalani ed El Molo. Lo spettacolo di suoni e colori a cui avevo assistito è stato uno dei più bei ricordi del mio intero periplo dell’Africa.

Giovedì 11 dicembre 2008

Parto prestissimo per godermi alle luci del mattino il contrasto tra le pietre nere che avvolgono le colline ed il turchese intenso delle acque del lago. Questo tratto è affascinante come sa esserlo sempre la natura nelle sue espressioni più sublimi. Dopo la scarpata pietrosa il terreno ridiventa sabbioso e mi trovo nuovamente tra le montagne in un ampio oued dalle grandi acacie. South Horr mi appare bellissima col verde intenso della sua vegetazione, i grandi alberi ed i Samburu avvolti nei loro coloratissimi ornamenti. All’entrata della missione c’è un’incredibile fioritura multicolore per cui decido di fermarmi. Trascorro il pomeriggio a chiacchierare con i Samburu seduta sui tronchi all’ombra degli alberi. Un po’ più tardi arriva il padre Gallina che mi propone di assistere il mattino seguente alla cerimonia della circoncisione in alcune capanne situate ad un paio di chilometri dalla cittadina.

Venerdì 12 dicembre 2008

Parto prima dell’alba accompagnata dal guardiano della missione, lascio l’auto sulla sponda del oued e proseguiamo a piedi fino al gruppo di capanne dove abita il ragazzo da circoncidere.

Fuori dalla capanna c’è il fuoco con una pentola di acqua per offrire il te ai numerosi ospiti che iniziano ora ad arrivare. Ci sono già alcuni giovani da poco circoncisi a cui per tradizione spetta il ruolo di difensori del villaggio, portano elaborate acconciature e fantasiosi ornamenti nascosti sotto mantelli colorati. Una donna anziana ed il ragazzo in attesa della circoncisione indossano il tradizionale abito di cuoio. Per dargli la forza di sopportare la prova la donna gli prepara una bevanda di latte misto a sangue in un apposito recipiente come vuole la tradizione; poi dopo circa un’ora esce dalla capanna per affilare un grosso coltello, poco dopo esce anche il ragazzo che si siede all’aperto con l’espressione alquanto preoccupata.

Per un po’ non succede più nulla, mi dicono che la cerimonia continuerà fino a tardi con balli e danze, ma i tempi sono africani per cui penso sia arrivato il momento di andarmene e lasciarli alle loro tradizioni. La strada per Maralal ha dei tatti impegnativi e non è prudente percorrerli anche soltanto nel tardo pomeriggio. La vegetazione lungo il tracciato alterna oued con acacie a pianori in cui prevalgono euforbie e piante grasse capaci di resistere alla siccità. A Maralal c’è un accogliente campeggio alberato con un prato verde tipo campo da golf dove sono l’unica ospite.

Sabato 13 dicembre 2008

Il paesaggio è sempre attraente specialmente nei pressi di Rumuruti circondato da una stupenda foresta di euforbie e piante grasse tipo giardino esotico roccioso. Gironzolando incontro diversi ragazzi Samburu agghindati a festa in occasione del fine settimana festivo poi raggiungo la cittadina molto allegra con le facciate dei negozi dipinte.

Lungo il mio itinerario incrocio le Thomson Falls dove mi faccio una bella passeggiata mescolandomi ai folcloristici turisti domenicali Keniani che con tacchi alti e ciabattine infradito affrontano la ripida e scivolosa discesa che conduce alla base delle cascate.

Prima di Naiwasha c’è una interessante stazione di servizio dove la fattoria Delamare vende i proprii prodotti di eccellente qualità a prezzi stracciati dalla frutta e verdura ai prodotti caseari gelati inclusi.

Inutile raggiungere oggi Nairobi, mi fermo al Marina lodge di Naiwasha in bella posizione in riva al lago.

Domenica 14 – giovedì 18 dicembre 2008

Arrivo a Nairobi all’accogliente Jungle Junction un campeggio per overlanders gestito da Cris, un simpatico tedesco, appassionato motociclista che, di professione meccanico di moto ha incominciato ad ospitare a casa sua motociclisti disastrati poi viaggiatori in auto. Si è fatto prendere la mano dal nuovo business per cui è stato costretto a traslocare altrove con la famiglia. Il suo giardino è diventato un campeggio a sua casa si è trasformata in hotel. L’officina meccanica continua a funzionare ed é molto comoda per chi è in grado di farsi le riparazioni da solo, mentre chi non è capace può sempre contare su un buon consiglio per dove rivolgersi.

Devo comperare un nuovo pneumatico e il tappo del serbatoio del gasolio, fare il visto per il Sud Sudan, sostituire l’acqua del circuito di raffreddamento con l’apposito fluido, lavorare sulle foto ed aggiornare il mio sito.

Venerdì 19 – mercoledì 24 dicembre 2008

Mi avevano detto che per andare a Lokichogio si sarebbero impiegati un paio di giorni, ma siccome ci sono da percorrere un migliaio di chilometri, conoscendo le strade in Kenia ho raddoppiato le previsioni ed aggiunto un paio di giorni per sicurezza. Il gruppo a cui avevo deciso di aggregarmi sarebbe arrivato a Loki il 24 pomeriggio in aereo, non avrei voluto mancare all’appuntamento per qualche imprevisto lungo il percorso.

Pochi chilometri oltre Nakuru c’è un bel campeggio gestito da europei in una porzione della loro fattoria, il proprietario è sempre molto informato sulla sicurezza della regione che devo attraversare, mi fornirà preziosi consigli.

Da Nakuru a Kital la strada è sempre stata brutta e continua ad esserlo anche se questa volta, responsabili sono i lavori in corso che costringono a lunghe deviazioni polverose per cui alla fine la situazione risulta complessivamente peggiorata.

Per fortuna una trentina di chilometri oltre Kital c’è Sirikwa Safari un lodge campeggio immerso nei fiori dove si pernotta in tranquillità e sicurezza. Arrivo stravolta per il caldo e la polvere.

Da qui in poi la strada presenta qualche rischio a livello do sicurezza, il fondo stradale è asfalto deteriorato al punto da non essere più agibile. Si viaggia inclinati sulle piste laterali tracciate dai veicoli. In queste situazioni vado molto adagio perché in caso di problemi meccanici i rischi aumentano notevolmente.

Impiego una decina di ore per arrivare a Lodwar dove pernotto in un simpatico lodge gestito dalle donne della locale comunità Turkana che mi cucinano perfino il pollo.

Sono in netto vantaggio sui tempi, potrei gironzolare un po’ nei paraggi ma preferisco raggiungere Loki e aspettare l’arrivo degli altri.

A Loki incontro Gabriele un giovane piemontese impegnato con il World Food Program che mi illustra la situazione della regione. Non c’è da stare allegri. Lungo i 23 km di strada verso il confine ogni settimana c’è qualche morto per episodi di brigantaggio. Loro viaggiano sempre con la scorta e mi consiglia di fare altrettanto. Dice che oltre il confine sembra non vi sia più pericolo perché delinquere in sud Sudan è troppo rischioso per cui i banditi operano in Kenia dove le pene sono meno severe.

A Loki c’è un bell’hotel nato alcuni anni fa quando la cittadina era il punto di partenza di tutti gli aiuti umanitari diretti in sud Sudan. C’è un grande giardino alberato dove mi permettono di campeggiare, un ristorante con buffet, ed internet wireless. Non male! l’attesa sarà piacevole.

Giovedì 25 dicembre 2008

Il gruppo a cui mi sono aggregata è una delegazione dell’AMI un organizzazione umanitaria che prevalentemente si occupa di adozioni ma in Equatoria costruisce piccole scuole in una realtà dove l’analfabetismo supera il 99%. Alcuni di loro in passato sono venuti in contatto con una missione a Kaabong in Uganda situata appena di la del confine e raggiungibile mediante una strada molto disastrata ma breve, nell’attesa di una persona che arriverà il 27 hanno pianificato di farci una breve visita.

Ci rechiamo ad Oropoi un villaggio turkana con missione da dove dopo avere lasciato la mia auto passeremo il confine per entrare in Uganda.

Uganda Karamoja

Giovedi 25 dicembre 2008

La pista che sale verso l’altopiano Karamoja è una mulattiera molto dissestata dalle piogge al limite deli’agibilità per cui le auto salgono scariche e noi ci facciamo un bel trekking in salita. Qui i dissidi tribali sono frequenti e così anche le sparatorie per cui viaggiamo scortati da 3 militari keniani armati. Salendo il paesaggio diventa sempre più verde e sul plateau sembra di aver raggiunto il paradiso degli allevatori: pascoli con l’erba alta si alternano a macchie di vegetazione molto varia, ovunque pascolano grandi mandrie ben nutrite. Eppure anche qui la vita non è facile, finita la stagione delle piogge i torrenti seccano ed i Karamoja sono costretti a scavare profonde buche nei letti dei torrenti alla ricerca dell’acqua per abbeverare il bestiame e lavarsi. Generalmente sono le donne che scavano utilizzando spesso strumenti rudimentali, talvolta semplici bastoni. L’acqua è marrone come la terra, le buche sono sorprendentemente profonde e sovente sono i bambini ad abbeverare il bestiame.

A sera raggiungiamo la missione di Kaabong attorniati dai ragazzini che vogliono assistere al montaggio del campo. E’ Natale, è festa anche per loro: oggi hanno rimediato il cinema gratis.

Venerdì 26 dicembre 2008

Ripercorriamo l’intero altopiano per raggiungere un villaggio Ik situato in stupenda posizione a strapiombo sulla falesia che abbiamo risalito ieri. Gli Ik sono un’etnia di cultura particolarmente arcaica, tradizionalmente raccoglitori mentre tutti i gruppi etnici che li circondano sono dei pastori. Sono più poveri dei loro vicini già poveri, non sono armati di fucili e come il loro villaggio sorge ai margini del dirupo essi vivono ai margini di una società che nella migliore delle ipotesi li ignora.

Due soci dell’AMI sono arrivati fino qui ed hanno vissuto alcuni giorni con loro, prima di partire hanno promesso un aiuto. La nostra visita ha lo scopo di annunciare loro che un piccolo progetto è stato avviato e verrà realizzato in breve tempo. Ci accoglie il maestro che ci mostra la “scuola”: alcuni giunchi intrecciati e dentro nulla. Le capanne del villaggio sono intatte, la loro vita è semplice, potrebbe sembrare anche piacevole perché sono allegri e ballano volentieri ma se si ammalano l’assistenza è zero.

Ritorniamo in Kenia ripercorrendo nuovamente a piedi la pista lungo la falesia, ora più piacevole perché in discesa, poi in auto fino alla missione di Oropoi.

Qui ad Oropoi ci sono parecchi problemi. il missionario, anziano, si è ammalato ed è in Europa. La missione è gestita dai giovani del posto che senza mezzi fanno fatica a mantenere la struttura. Manca il denaro per comperare il carburante per il motore che aziona la pompa dell’acqua, mancano i fondi con cui il padre aiutava le vedove e pagava gli studi ad alcuni ragazzi. Ma questa sera si fa festa, i ragazzi arrostiscono un capretto e e stanno con noi in allegria.

Sabato 27 dicembre 2008

Visitiamo ancora un bel villaggio Turkana prima di tornare a Lokichogio dove ci attende una brutta notizia. Il giorno precedente lungo i 23 chilometri prima del confine un camion è stato assalito dai banditi che oltre a derubare i passeggeri, ne hanno uccisi 6 soltanto perché non avevano denaro da consegnare loro. Gli autisti sono molto preoccupati per cui, come era già previsto, prenderemo la scorta.

Domenica 28 dicembre 2008

La strada per il confine pullula di militari armati in assetto da guerra per cui passiamo senza alcun problema.

Equatoria

Domenica 28 dicembre 2008

Al confine le formalità sono veloci, tutto è tranquillo di qui in poi sembra non ci si debba più preoccupare, con noi c’è Marco un Toposa colto responsabile della realizzazione dei progetti sovvenzionati dall’AMI. Raggiungiamo l’area dove è stata costruita la scuole e ci rechiamo dalle autorità che ci stanno aspettando per la cerimonia di inaugurazione di domani mattina.

Il responsabile regionale è un giovane sveglio e spiritoso che alle nostre preoccupazioni circa le difficoltà di fare frequentare la scuola ai ragazzini di tradizione nomade ci dice: “Voi avete già cucinato, volete anche imboccarli?”

Lunedì 29 dicembre 2008

Arrivati alla scuola ci stanno tutti aspettando in allegria tranne un povero bue ancora ignaro della triste sorte che lo attende. La cerimonia inizia col suo sacrificio: verrà sgozzato secondo la tradizione con la lama di una lancia. Sul suo sangue e sulle sue feci, sparsi tutto attorno, dovranno passare ad uno ad uno tutti gli invitati. Questo per i Toposa è di buon augurio. Il bue se lo divideranno gli abitanti dei villaggi.

E’ stato molto interessante assistere alle modalità di assenso che il congresso degli anziani attribuisce a chi parla a nome loro: viene ripetuta in coro l’ultima parola di ogni frase. Ne scaturisce una musicalità arcaica che sembra perdersi nella notte dei tempi. Seguono preghiere e ringraziamenti sempre secondo la medesima modalità espressiva: il coro dei presenti approva e si rende partecipe ripetendo l’ultima parola.

Le donne siedono in disparte ed improvvisano danze in una delle aule della scuola, mentre in un’altra gli uomini ripetono le lettere dell’alfabeto inglese seguendo la bacchetta del maestro. Vogliono mostrare l’interesse per il dono ricevuto.

I capi dei vari villaggi si riconoscono facilmente da una collana vistosa, uguale per tutti, indice di autorità e sovente portano una lancia o un bastone. Forse anche le scarpe sono sorte a simbolo d’importanza perché uno dei capo-villaggio, un vecchietto particolarmente arzillo, ha danzato e pregato brandendo con una mano la lancia e con l’altra le scarpe!. Tutti gli uomini siedono abitualmente all’ombra di grandi alberi su minuscoli sgabelli che portano sempre con se, il lavoro sembra essere una prerogativa tutta femminile. Per festeggiare offrono a tutti gli invitati una bibita gassata che qui rappresenta il massimo della modernità.

Martedì 30 – Mercoledì 31 dicembre 2008.

Percorriamo la strada per Juba che è in realtà una pista alquanto dissestata. Il percorso, abbastanza pianeggiante è ravvivato da tratti in cui si profilano belle montagne. Si attraversa qualche oued con grandi alberi ed il paesaggio diventa sempre più verdeggiante man mano che ci avviciniamo al Nilo.

Juba è un grande paese, cresciuto in gran fretta, che vuole fermamente diventare una città importante, anzi la capitale di un nuovo stato che sta nascendo dalle ceneri di una lunga guerra che la popolazione dell’ Equatoria ha combattuto con la forza inarrestabile di chi vuole difendere le proprie radici culturali.

Ovunque c’è attività, fermento, l’allegro disordine che nasce dalle nuove idee che cercano di affermarsi. Si costruiscono: ministeri, ponti, ospedali, scuole, strade e tutto ciò che può servire alla capitale di un nuovo stato. Elezioni tra due anni e referendum tra indipendenza ed autonomia tra quattro, qui sono tutti per la prima opzione. La prima difficoltà è realizzare il censimento per legittimare il referendum. Gran parte della popolazione è nomade ed in parecchie regioni come ad esempio nell’area Toposa l’analfabetismo supera il 99%. Incontriamo un ministro del governo provvisorio che scopro con piacere vivere in una casa dignitosa ma normale come quella di tutti gli altri.

Festeggiamo il capodanno in riva al Nilo ma qui non usano i botti a mezzanotte, invece sentiremo sparare alle sei del mattino seguente; pensiamo subito male, ma ci assicurano che si tratta di militari che che danno il benvenuto al nuovo anno.

Giovedì 1 – Venerdì 2 gennaio 2009

Ritorniamo a Kapoeta ripercorrendo pigramente lo stesso percorso dell’andata, beccandoci tutto il caldo perché qualcuno degli organizzatori è del genere “alla sera leone ed al mattino pigrone” . Fortunatamente La Peppa ha l’aria condizionata, che sono costretta ad usare molto più del solito per non rischiare disidratazione e colpi di calore.

Venerdì 3 gennaio 2009

Oggi percorriamo un terreno molto insolito che rimane allagato per 8 – 9 mesi all’anno ovvero per tutta la stagione delle piogge. Al centro di questo “lago” stagionale vivono, isolate per gran parte dell’anno 25000 persone in villaggi disposti su un altopiano di poco più elevato della zona paludosa che lo circonda. Il sorgo è il loro alimento principale ed il raccolto è generoso vista l’abbondanza di acqua nella lunga stagione delle piogge. I problemi emergono nella stagione secca, perché in tutta l’area non c’è un solo pozzo. Si scava nel letto dei torrenti per sfruttare piccoli accumuli superficiali e sono stati costruiti degli invasi di terra per conservare l’acqua che però essendo stagnante risulta fortemente inquinata. Uno degli anziani ci dice:” Viviamo come gli animali bevendo nelle pozze.”

Sono stati fatti dei sondaggi con risultati negativi fino a 50 metri ma alcuni ricercatori col metodo della resistività degli strati del terreno prevedono di poterla trovare a non meno di 150 metri. Pozzi di questa profondità sono troppo costosi per le piccole organizzazioni umanitarie. In attesa che qualcuno intervenga I Jie, quando l’acqua incomincia a scarseggiare, sono costretti a spostarsi in massa con il loro bestiame invadendo i territori di altre tribù per nulla entusiaste di dividere con loro la poca acqua disponibile.

I villaggi con le capanne ed i granai dal tetto in paglia sono costruiti interamente con i materiali autoctoni e la gente conserva intatti costumi e tradizioni.

Ci ospitano in un apposito recinto alle porte del villaggio e ricambieranno i nostri regali con tre polli ovviamente vivi.

Sabato 4 gennaio 2009

Rimaniamo ancora un poco al villaggio Jie quindi attraversiamo nuovamente la zona soggetta ad allagamento, ora totalmente secca dal fondo sconnesso, seguendo la stessa traccia dell’andata. Prima di Kapoeta ci fermiamo in alcuni villaggi Toposa che costeggiano un oued alberato particolarmente bello con le liane che formano un vero tunnel lungo la pista.

Domenica 5 gennaio 2009

Purtroppo dobbiamo lasciare l’Equatoria ripercorrendo la strada per Lokichogio. Gli amici dell’AMI devono tornare subito in Italia.

E’ stato un balzo in un mondo antico, isolato nello spazio e nel tempo, insensibile al trascorrere dei millenni, perfetto nella sua struttura arcaica che ne ha permesso la sopravvivenza.

Kenia Lamu

Lunedi 5 gennaio 2009

Ci dicono che i banditi che avevano assaltato il camion sono stati catturati, infatti non c’è più il dispiegamento di militari osservato all’andata, per cui passiamo tranquillamente scortati da un solo militare.

Gli amici partono subito in aereo invece io per sicurezza attendo il mattino seguente.

Martedì 06 – mercoledì 07 gennaio 2009

Decido di ritornare a Nairobi con tranquillità concedendomi una sosta balneare sul lago Turkana per cui faccio rotta su Eliye Springs dove dovrebbe esservi un piccolo paradiso. La pista è sabbiosa e divertente, l’ambiente stupendo con palme ed acacie sparse tra le dune in riva al lago di un turchese intenso. Qua e là capanne Turkana interamente costruite in paglia senza alcuna contaminazione esterna. Il campeggio è costruito attorno ad una sorgente di acqua dolce che sgorga a pochi metri dal lago salato. La vegetazione è lussureggiante di un verde brillante ed è un continuo va e vieni delle donne turkana del vicino villaggio per attingere acqua.

Per chi non è attrezzato per campeggiare sono state costruite deliziose capanne Turkana tradizionali con recinto privato tipo villette con piccolo giardino. Il campeggio è gestito dalla comunità locale e prepara ottimi pasti su ordinazione. La temperatura è elevata ma il vento la rende tollerabile.

Bella luce al tramonto ed alba sul lago spettacolare.

Giovedì 08 – venerdì 09 gennaio 2009

La percorso all’andata era troppo sconnesso per cui da Kitale seguo una strada alternativa che 3 anni fa era nuova ed in perfetto stato; ora è completamente distrutta modello Emmental, tuttavia sempre meglio dell’altra. Quindi taglio verso il lago Beringo per trascorrere almeno un pomeriggio al Robert’s camp frequentato da coccodrilli, ippopotami ed uccellini variopinti e godermi le prime luci dell’alba sul lago. C’è anche un’enorme tartaruga ultracentenaria parcheggiata tra le tende.

Sabato 10 gennaio 2009

Ritorno a Nairobi perla solita strada di Nakuru ormai talmente familiare che mi sembra di tornare a casa.

Domenica 11 – venerdì 16 gennaio 2009

Sosta forzata a Nairobi per cercare di riparare il distanziale danneggiato in Sudan. Infatti dal Sudan avevo viaggiato senza i distanziali ma ho notato che la parte interna dei pneumatici si logora perché lungo le strade accidentate urta la carrozzeria.

Sabato 17 gennaio 2009

Partenza per Lamu. Percorsi una quarantina di chilometri torno a Nairobi per cercare un meccanico perché l’auto batte in testa. Il meccanico la prova ma il difetto è scomparso. Riparto, ma essendosi fatto tardi mi fermo al tempio Sikh di Mekindu dove ospitano i viaggiatori in cambio di un’offerta.

Al tempio pregano in musica al ritmo di una tabla che mi riporta indietro nel tempo al mio primo viaggio overlnd in India nel 1972. Proprio allora stavo scoprendo l’incredibile varietà delle culture esistenti nel mondo che mi avrebbe affascinata per tutta la vita.

Domenica 18 gennaio 2009

Il paesaggio ora è molto bello caratterizzato da numerosi baobab e da una vegetazione sempre più rigogliosa, meno gente e più natura, la strada attraversa il parco dello Tzavo ed a tratti si scorge qualche zebra.

I baobab aumentano in numero e dimensione lungo la costa e sono particolarmente belli attorno a Kilifi.

Qui il territorio è tutto colonizzato da grandi fattorie, costose strutture turistiche e stupende ville private; di campeggi neppure l’ombra. Proseguo fino a Watamu dove chiedo di potermi fermare nel parco di un hotel in riva all’oceano.

Lunedì 19 gennaio 2009

La strada per Lamu è ancora lunga ma in gran parte è appena stata asfaltata, di pista rimangono una cinquantina di chilometri lungo i quali si incontrano variopinti gruppi di nomadi di origine somala.

Alla partenza del traghetto per Lamu c’è un parcheggio a pagamento con un custode ufficiale che bada alle auto. I battelli partono appena sufficientemente carichi e poiché gli autobus sono frequenti praticamente non c’è attesa.

Ho incontrato parecchia gente entusiasta di Lamu. La cittadina ha effettivamente un’atmosfera un po’ particolare. Gli edifici sono trasandati ma sono anche caratteristici ed il castello che li sovrasta ne accentua l’aspetto di città fortezza piuttosto raro in Africa. La gente invece non mi ha entusiasmata. I “ragazzi da spiaggia” sono particolarmente fastidiosi e si agganciano ai turisti peggio delle tze tze ed hanno imparato soprattutto a sfruttarli. Il paesaggio è piacevole ma il lungomare è accaparrato da grandi ville che, anche se costruite con buon gusto, hanno praticamente privatizzato la costa e non invogliano a proseguirne l’esplorazione.

Martedì 20 gennaio 2009

Pensavo di fermarmi qualche giorno nella spiaggia a 4 chilometri da Lamu per cui parto per un giro esplorativo a piedi di buon mattino, perché la pensione che mi ospita vuole la camera libera per le ore 10.

Lo spettacolo delle barche a vela lungo la costa durante la passeggiata è piacevole e così anche le numerose carovane di asinelli, ma le pensioni vicine alla spiaggia sono tutte costose e imprigionate tra le ville. Decido di tornare velocemente a recuperare i bagagli ed andarmene, La Peppa mi attende sulla banchina del traghetto, in confronto a ciò che ho visto è un hotel a 5 stelle, anzi a mille stelle se spalanco il passo a uomo che ho installato sopra il mio letto.

Ora che sono nuovamente sul traghetto Lamu che si allontana mi sembra sia diventata più bella: bye bye Lamu!

In piena traversata veniamo abbordati da un battello stracarico che trasferisce sul nostro la metà dei suoi passeggeri. Evviva la sicurezza in mare! Ora siamo noi stracarichi, più nessuno si sogna di accostarsi, sembriamo una carretta del mare carica di clandestini. Proseguo subito ed alla sera arrivo a Kilifi dove chiedo ospitalità in un Hotel.

Mercoledì 21 gennaio 2009

Sulla via del ritorno percorro uno sterrato fino all’ingresso di un piccolo parco dove il paesaggio è particolarmente intatto, all’ingresso non c’è sorveglianza per cui mi dirigo verso il quartier generale senza incontrare alcun animale. Sono molto in dubbio sul da farsi perché 75 dollari al giorno sono parecchi, incomincio a pensare che non ne valga la pena. Faccio inversione ad U e vado nuovamente a pernottare al tempio Sikh di Mekindu.

Giovedì 22 – venerdì 30 gennaio 2009

Arrivo abbastanza presto a Nairobi al Jungle Junction, mi faccio una bella doccia e abituata al caldo della costa dimentico di asciugarmi i capelli così rimango bloccata per 8 giorni con la sinusite.

Sabato 31 gennaio 2009

Siccome la sinusite non accenna a passare decido di partire per l’Uganda sperando che un clima più caldo me la faccia migliorare, infatti già a Nakuru al Kendu camp incomincio a stare meglio.

Domenica 01 febbraio 2009

Decido di passare per Kisoro per entrare in Uganda dal valico di Busia perchè questa sembra sia al momento la strada meno disastrata inoltre il tragitto passa per Kericho dove vi sono belle piantagioni di tè e il paesaggio attorno al lago Vittoria è sempre piacevole. A Kisoro c’è la possibilità di campeggiare in riva al lago ma la struttura mostra un certo degrado e non c’è alcun controllo serio all’ingresso per cui preferisco continuare fini a Busia dove trovo un alberghetto con una recinzione ben custodita ed una buona cena a base di pollo.

Uganda Scimpanzé

Lunedi 2 febbraio 2009

Per evitare discussioni sull’overtax weekend come successo 3 anni fa all’uscita dal Kenia verso l’Uganda ho programmato di attraversare di lunedì. Tutto velocissimo da entrambe le parti per cui mi dirigo subito verso le sorgenti del Nilo all’ Eden Rock campsite dove trascorro un bel pomeriggio visitando le Bujigali Falls col sole. Le rapide del grande fiume che sgorga impetuoso dal lago Victoria sono uno spettacolo veramente affascinante che non mi stancherò mai di rivedere. Qui vanno di moda il kayak ed il rafting che richiamano un bell’ambiente piacevole di giovani campeggiatori sportivi.

Martedì 03 febbraio 2009

Non mi piace stare a lungo nelle città per cui volendo richiedere il visto per il Rwanda parto presto per arrivare in ambasciata a Kampala in tarda mattinata. Fatto rifornimento di viveri allo Shoperite mi installo al Red Chilli dove cucinano delle grosse tilapie del lago Victoria a prezzi stracciati.

Mercoledì 04 febbraio 2009

Recuperato il passaporto mi sposto dall’altro lato della città perché l’attraversamento di Kampala nelle ore di punta può richiedere anche qualche ora, poiché essendo costruita su colline le strade nel centro sono strette e perennemente congestionate. Dall’altro lato c’è un Backpaker in posizione strategica per dirigersi verso ovest.

Giovedì 05 febbraio 2009

Parto presto, fuori Kampala la strada diventa sempre più scorrevole per cui arrivo presto a Fort Portal e decido di proseguire subito per Kibale. in questa regione l’ambiente è stupendo: foresta tropicale, piantagioni di tè, laghetti vulcanici. E’ così bello che decido di fermarmi in una stupenda guesthouse in cima ad una collina affacciata su un laghetto vulcanico, c’è anche un campsite su di un pendio verde come un campo da golf con cespugli ed alberelli colorati ravvivati da grandi fiori tropicali. Sono l’unica ospite, per scaldarmi l’acqua mi accendono una caldaia a legna costruita nel prato.

Venerdì 6 febbraio 2009

Sveglia all’alba perché la sede del parco di Kibale è a 10 chilometri di sterrato che attraversa la foresta e le visite guidate partono alle otto. A Kibale ci sono più di 2500 scimpanzé, un gruppo di all’incirca 150 è abituato alla presenza dell’uomo per cui è possibile vederli a distanza ravvicinata. A differenza dei Gorilla gli scimpanzé non vengono seguiti costantemente dai ranger. Ciò non è necessario perché questi primati non percorrono lunghi tragitti ed essendo animali molto socievoli e “chiacchieroni” fanno un gran baccano per cui i ranger li individuano subito.

Comunque alla partenza non sapevamo dove fossero esattamente, per cui abbiamo formato due gruppi per cercarli. Il nostro ranger si fermava sovente ad ascoltare i suoni della foresta e dopo una ventina di minuti individuiamo il primo scimpanzé. E’ un esemplare piuttosto grosso e se ne sta accoccolato semi-nascosto dalla vegetazione. Trovato uno… non lo molliamo più, come si muove lo seguiamo e poco dopo sentiamo arrivare gli altri. In pochi minuti siamo in mezzo a loro: sono chiassosi, salgono e scendono dagli alberi, mangiano bacche e foglie, strappano rami. Ci sentiamo veramente circondati ed avvertiamo che pur tenendoci d’occhio non sono disturbati dalla nostra presenza. Qui i ranger hanno veramente lavorato bene, non essendoci alcuna interazione tra i due gruppi il comportamento degli scimpanzé non viene modificato dalla nostra presenza, pertanto possiamo osservarli nei loro atteggiamenti naturali.

Continuiamo a seguirli nella foresta a tempo scaduto poi li lasciamo proseguire da soli lungo un pendio tra la vegetazione sempre più fitta.

Torno a Fort Portal dove recupero le energie al buffet del Garden restaurant che offre un’ottima varietà di piatti tradizionali ugandesi.

La bella giornata soleggiata del mattino si sta guastando, decido di proseguire verso il Queen Elisabeth park.

Sento dei piccoli rumori provenienti dal lato destro sotto la vettura, mi fermo ma non noto nulla fuori posto. Arrivata a Karese mi fiondo dal primo meccanico che sale a bordo ma il rumore avvertito prima è quasi impercettibile. Mi smonta le ruote anteriori e sostituisce due guarnizioni in gomma.

Effettuiamo in giro di prova ed il rumore sembra sparito, ma già mentre vado in cerca del campeggio ritorna a tratti. Per oggi basta, mi faccio dare l’indirizzo di un altro meccanico alla reception dell’hotel International dove mi fermo a pernottare nel parco.

Sabato 07 febbraio 2009

Vado a cercare l’altro meccanico che però non è in officina per cui decido di partire e tornare indietro appena sento nuovamente il rumore.

A due chilometri dalla cittadina uno schianto, l’auto si inclina, sto viaggiando sul mozzo della ruota. Accosto sfruttando l’inerzia della Toyota, la ruota col distanziale attaccato è rotolata dall’altro lato della strada, Il passa-ruota è danneggiato insieme al serbatoio dell’acqua di scarico ed al gradino per accedere alla cellula.

Le auto di passaggio si fermano per soccorrermi e vanno a chiamare proprio il meccanico interpellato il giorno prima che arriva in motocicletta.

Il pneumatico è irrecuperabile per cui faccio montare sul cerchione il secondo pneumatico di scorta, faccio togliere entrambi i distanziali, riparo: passa-ruote, gradino e serbatoio in un’officina allestita in un cortile lungo la strada. A questo punto non rimane che tornare a Nairobi, è pomeriggio, guido fino a Fort Portal diritto al ristorante perché oggi non ho toccato cibo. Pernotto dalle suore al St Joseph conferace center che mi ospitano gratis.

Domenica 08 febbraio 2009

Parto presto perché senza distanziali devo andare adagio, non trovo traffico per cui all’ora del pranzo arrivo a Kampala e vado a consolarmi con una pizza al ristorante italiano. Trovo degli italiani che conoscono un bravo meccanico, ma i distanziali richiedono materiali speciali per cui abbandono l’idea e proseguo fino alle sorgenti del Nilo al solito Eden Rock campsite.

Lunedì 09 Febbraio 2009

Frontiera veloce, mi fermo a Kericho al Tea Hotel. Si tratta di un hotel elegante in stile coloniale che conserva il fascino del passato. Cena completa dall’antipasto al dolce con tavola imbandita con posate d’argento al costo di 5 euro, un piccolo campeggio che profumava di fieno per l’erba appena tagliata, un meraviglioso parco con alberi tropicali secolari fioriti ed una piantagione di tè a disposizione degli ospiti.

Martedì 10 febbraio 2009

Arrivo a Naitobi al solito JJ dove inizio le consultazioni per rifare i distanziali. Prevedo tempi lunghi.

Kenia Tanzania Zambia

Martedi 10 febbraio 2009

Per prima cosa vado a trovare il meccanico indiano che mi aveva modificato i distanziali e rimontati senza le rondelle che avrebbe dovuto mettere secondo gli accordi presi. Da buon indiano fa l’indiano e mi dice che le rondelle non servivano, ma che è tutta colpa mia perché avrei dovuto controllare i bulloni dei distanziali almeno ogni 500Km, ovviamente togliendo entrambe le ruote posteriori…..! Lui potrebbe farmene dei nuovi utilizzando del ferro delle traversine delle rotaie; ma sempre con la stessa garanzia di durata. Lo saluto dicendogli che sarei andata a cercare qualcuno che mi fornisse una garanzia un po’ più lunga. Un meccanico di origine italiana sembrava più competente ma era in partenza per un viaggio in Cina per cui avrei dovuto aspettare che tornasse. Alla fine mi danno l’indirizzo di un altro meccanico indiano che prepara le auto da rally. Sembra molto più competente degli altri per cui decido di affidargli il lavoro.

…………………..

Martedì 17 febbraio 2009

La Peppa è pronta.

Mercoledì 18 – giovedì 19 febbraio 2009

Vado a Nakuru per provare l’auto e assistere ad una proiezione di cartoni animati organizzata da Catherine e Nicolas, una copia di belgi che, su di un Unimog attrezzato a cinema, girano l’Africa con i loro 3 bambini per proiettare gratis films ai bimbi africani. Il loro sito è: www.angaleo.org.

Venerdì 20 febbraio 2009

Ritorno a Nairobi per controllare i distanziali e comperare un nuovo pneumatico.

Sabato 21 febbraio – lunedi 23 febbraio 2009

Senza troppa convinzione riparto in direzione dell’Uganda. Cathrine e Nicolas dovrebbero raggiungermi in Rwanda per proseguire insieme in Burundi e traghettare in Zambia lungo il lago Tanganika.

A Nairobi hanno prospettato loro la possibilità di trovare un traghetto affidabile anche per i camion ma senza alcuna indicazione su costi e date.

Il giorno seguente decido di cambiare itinerario e passare per la Tanzania. La Peppa non è in questo momento sufficientemente affidabile per attraversare l’ovest della Tanzania in stagione delle piogge qualora il traghetto non fosse praticabile.

Lunedì 23 febbraio – giovedì 5 marzo 2009

Decido di non fermarmi in Tanzania perché sta già piovendo parecchio ma soprattutto perché i costi dei parchi sono scoraggianti e proibitivi per chi viaggia con la propria auto. La Peppa dovrebbe pagare 150 US$ al giorno per accedere ad uno qualsiasi, io dai 20 a 80 US$ al giorno a seconda del parco, il campeggio senza alcun confort 30US$ a testa al giorno. In particolare per il Serengheti bisogna pagare 2 passaggi nel Ngorongoro (senza entrare nel cratere che sono altri 80 US$ a cranio) e poi lungo la pista principale sfrecciano i camion locali che, pagando pochissimo, infatti preferiscono questa strada alle altre vergognosamente disastrate che conducono al nord del paese. Noi “mass tourist” non siamo graditi per cui preferisco passare oltre e non lasciare i miei spiccioli a questo paese che evidentemente non ne ha bisogno.

Lo Zambia è più accogliente: costi ragionevoli dopo la svalutazione e gente non invadente. Ma piove parecchio, nei campeggi dove mi fermo sono l’unica ospite, per cui decido di ritornarvi dopo la stagione delle piogge per risalire lungo il lago Tanganika fino in Burundi. Tuttavia un giretto a Victoria Falls è irrinunciabile ed a Livingstone Jolly Boy Backpakers è grazioso ed ospitale per cui mi fermo qualche giorno.

Botswana

Giovedi 5 marzo 2009

Che meraviglia il Botswana! Gente accogliente e discreta, niente folla, natura incontaminata, animali selvatici tra cui elefanti lungo le strade statali, clima buono, tempo variabile abbastanza soleggiato nonostante sia ancora stagione delle piogge, costi più che ragionevoli. Un giorno in un parco 20 Euro tutto compreso, per di più il biglietto vale tutto il giorno di emissione fino alle 11 del giorno seguente quindi 3 ottimi game-drives se si entra al mattino presto, poiché i parchi sono aperti dalle 5.30 alle 19.

Venerdì 06 marzo 2009

Splendida giornata trascorsa nel Chobe National Park: uccelli acquatici, gazzelle, giraffe ed elefanti a volontà. Non mi fermo la notte perché gli elefanti visitano regolarmente i campeggi che sono aperti per cui si rischia di trascorrere la serata chiusi in auto; meglio il Chobe Safari Lodge che ha un campeggio ombreggiato ed uno stupendo ristorante a terrazze affacciato sulla piscina e sul fiume con un buffet ricchissimo a poco più di 10 euro.

Sabato 07 domenica 08 marzo 2009

La strada per Nata è diventata terreno di pascolo per elefanti solitari che probabilmente trovano il Chobe troppo affollato. Purtroppo il Nata Lodge è bruciato e non riapre che fra 6 mesi per cui decido di proseguire fino a Gweta. Qui trovo gente simpatica per cui mi fermo un giorno in compagnia.

Lunedì 09 – Mercoledì 11 marzo 2009

Con i nuovi amici sudafricani ed una coppia olandese incontrata all’Audi camp di Maun pianifichiamo un breve soggiorno nel Delta; ma continua a piovere per cui i sudafricani decidono di ritornare a casa.

Scopro che l’Old Bridge Backpakers ha una concessione su di un’isola del Delta dove organizza gite in barca con campeggio a prezzi stracciati. Insieme agli olandesi decidiamo di trasferirci all’Old Bridga anche perché è molto più grazioso dell’ Audi Camp. Il bar ristorante è affacciato sul fiume sotto enormi alberi frequentati da pipistrelli, ed è un punto di ritrovo dei giovani di Maun.

Giovedì 12 marzo – lunedì 16 marzo

In 2 giorni arriviamo ad 8 partecipanti alla gita, abbiamo 2 barche a motore a nostra disposizione con 2 guide che ci aiuteranno ad allestire il campo con perfino la doccia calda con l’acqua riscaldata sul fuoco a legna e ci accompagneranno a piedi in giro per l’isola che fa parte del Moremi National Park.

Trascorriamo 2 belle giornate tra canali verdeggianti, uccelli acquatici, ninfee, ippopotami, incrociando elefanti, giraffe e gazzelle che popolano gli isolotti. Sulla nostra isola un elefante arriva a pochi metri dal campo e durante le passeggiate incontriamo giraffe e gazzelle che però fiutano la nostra presenza e si mantengono piuttosto lontane. La guida ci aveva anche istruiti sul comportamento in caso avessimo incontrato dei leoni, incontro poco probabile, secondo lui, perché in questa stagione stanno lontani dalle isole dove vi sono troppi insetti che li molestano. Il tutto, cibo escluso, ad 80 Euro a testa.

Martedì 17 marzo – domenica 22 marzo

Le piogge si sono fatte meno frequenti per cui è il momento giusto per andare nel Kalahari il cui terreno prevalentemente sabbioso asciuga in fretta in caso di temporali. Il Kalahari verdeggiante e fiorito è uno spettacolo indimenticabile. Le isole di vegetazione sono di un verde intenso e l’erba alta ondeggia come un grande mare mosso da una brezza leggera. Le nuvole temporalesche filtrano i raggi del sole creando stupendi giochi di luce.

Entro al mattino presto ed a 10 minuti dall’ingresso un cucciolo di leopardo mi attraversa la pista, spaventato si arrampica sul primo albero sul ciglio della strada e si nasconde tra le fronde. Riesco soltanto a vedere un suo occhio che non mi perde do vista. Penso subito che se c’è un cucciolo la madre non può essere lontana. Mi piazzo con l’auto di traverso di fronte all’albero, il cucciolo miagola come un gattino che chiama la mamma. Dopo una quindicina di minuti mamma leopardo arriva. Si piazza di fronte a me, mi fissa volgendo soltanto per qualche secondo lo sguardo al cucciolo appollaiato sul ramo, anch’essa miagola a tratti finché il cucciolo trova il coraggio di saltare giù per allontanarsi velocemente nell’erba alta in compagnia della sua mamma.

In questo tratto 4 anni fa avevo visto la prima leonessa a distanza ravvicinata.

Il mattino seguente all’inizio della Deception Valley incontro i leoni, sono 3, un maschio e due leonesse.

Il maschio assomiglia molto a quello stupendo incontrato 4 anni fa nello stesso posto. Mi vien da pensare che mentre ho effettuato l’intero giro dell’Africa lui sia rimasto qui a cacciare nel Kalahari, appare un po’ invecchiato ma continua ad avere lo stesso aspetto maestoso di un vero re. Ho l’impressione di aver incontrato un vecchio amico. Verso sera, dopo aver effettuato il mio giro incontrando altre 6 leonesse, ritorno nello stesso posto e lo trovo che dorme spaparanzato nell’erba alta proprio come chi si sente a casa propria. Una delle leonesse lo sveglia e tutti e tre vanno a bere lungo la strada nelle pozze create da una breve pioggia. La mia presenza non li disturba mentre a 3 metri dalla mia auto placano la loro sete leonina. Le ultime luci della sera mi costringono a prendere la direzione opposta alla loro: loro hanno fame e vanno a caccia, io invece devo raggiungere il campeggio.

Esco dal Kalahari da Nord – Ovest per raggiungere Ganzi dove mi fermo un giorno per mettere in ordine le foto poi raggiungo Kang dove faccio il permesso per il Khalagadi.

Lunedì 23 – Lunedì 30 marzo 2009

Il Khalagadi Transfrontalier Park occupa la parte Sud-Ovest del Khalahari, per gran parte si estende in Botswana dove è poco frequentato e di una eccezionale bellezza selvaggia, la restante parte in Sudafrica è molto frequentata ed ospita una straordinaria densità di fauna immersa in un paesaggio stupendo, ci sono campeggi recintati con supermercati e perfino ATM per prelevare denaro.

In Botswana ogni campsite ospita una sola prenotazione per cui di notte sono da sola, senza alcun recinto isolata nel Kalahari. Il primo mattino mi sveglia il ruggito di un leone, guardo dal passo a uomo che ho sul tetto della cellula ma non vedo leoni. Poi un secondo ruggito… forse il leone non è tanto vicino… devo uscire per andare ai servizi. Decido di andare al gabinetto che ha la porta e dista dall’auto una decina di metri. Esco adagio e per prudenza apro tutte le serrature dell’auto per facilitare una rapida ritirata strategica. prima di uscire dalla toeletta guardo bene tutto attorno e mi dirigo ad andatura normale verso l’entrata della cellula. Arrivata alla porta da dietro un cespuglio a 10 metri dalla porta sbuca una leonessa che mi guarda incuriosita. E’ abbastanza lontana per permettermi di entrare in cellula senza fretta. Chiudo tutto e vado ad osservarla dal passo a uomo. Lei si siede e guarda un po’ me ed un po’ gli animali che pascolano nella pan di fronte. Il sole non è ancora sorto per cui la leonessa è ancora in caccia e il mio campsite è in ottima posizione panoramica sulla sottostante pan dove pascolano gli animali che lei vorrebbe raggiungere.

Ci osserviamo per una quindicina di minuti poi arriva un’auto che passa vicino alla leonessa che se ne va.

Parto lungo una pista poco frequentata e dopo una mezz’ora incontro 2 ghepardi che corrono ai due lati della mia auto. Sono uno spettacolo di straordinaria potenza e bellezza. Impossibile fotografarli dall’auto in movimento, la loro velocità supera i 100km/h! quando uno dei due si ferma riesco soltanto a scattare una foto ricordo da lontano.

Verso sera al campsite assisto ad un tramonto spettacolare come l’alba del mattino seguente. Sento il ruggito di un leone ma non lo vedo.

La pista per Nossob e’ in sabbia su e giù per le dune. Inerisco le quattro ruote motrici soltanto pert scavalcare le dune più alte in prossimità di Nossob. A metà strada incontro parecchi animali tra cui una bella coppia di volpi.

Nossob è sempre speciale. Il mattino quando parto vedo emergere dal mare di erba ondeggiante una lunga fila di leoni tra cui un maschio maestoso. Intuisco che sono diretti alla pozza di Nossob. Giro lo sguardo per iniziare l’inversione ed a 2 metri dalla porta dell’auto vedo un bel giovane leone che segue il gruppo a distanza. Procediamo insieme a meno do 2 metri fino al cancello di Nossob. Mi fermo per permettergli di attraversare la strada davanti alla mia auto per raggiungere las pozza dove stanno arrivando gl altri leoni. Scendo ad aprire il cancello, entro e richiudo a velocità record, poi mi precipito al punto di osservazione della pozza. Sono da sola ad assistere all’arrivo dei leoni, la gente del campo arriverà una decina di minuti dopo insospettita dalla presenza della mia auto parcheggiata vicino al cancello. Alla pozza c’è il maschio con la femmina dominante con tutta la numerosa famiglia, acuni sono poco più che cuccioli altre sono leonesse quasi adulte già capaci a cacciare. I cuccioli giocano nella pozza buttandosi nell’acqua mentre i genitore li osservano sdraiati in disparte. Sembra una famigliola che ha portato i ragazzini a giocare in piscina.

Dopo un paio d’ore si spostano lungo la recinzione del campo e puntano noi che ci muoviamo all’interno. I rangers sono preoccupati perché se uno di loro saltasse contro la recinzione la rete non reggerebbe e ci troveremmo a fronteggiare direttamente 10 leoni.

Mi consigliano di risalire in auto che è più sicuro anche con i leoni molto vicini. I cuccioli si mettano a giocare con i paraspruzzi e le fasce di alluminio della mia Toyota. Sono un po’ troppo vicini ai miei pneumatici… e i loro denti sono aguzzi… Decido a malincuore che è ora di partire. Verrò a sapere che i leoni rimarranno tutto il giorno e tutta la notte attorno al campo annusando i barbeque dei campeggiarori…. Poi il mattino seguente dopo aver nuovamente giocato nella piscina se ne andranno costretti da una fame… da leoni.

Devo andare a Two Rivers per prelevare del denaro locale all’ATM, acquistare la wild card che consente l’ingresso a tutti i parchi nazionali sudafricani per un anno e rifornirmi di viveri freschi che incominciano a scarseggiare dopo il selvaggio Botswana.

Pianifico tre notti nel parco, così nei giorni successivi lungo la pista per Mata Mata incontro altre 6 leonesse a lato della strada, un gruppo di ghepardi in sosta sotto un albero e parecchie giraffe che pascolano tranquille oltre ad un gran numero di orici, gazzelle e struzzi.

A nord di Nossob incontro una leonessa ed un leone innamorati che dormono lungo la pista usando la scarpata in morbida sabbia come cuscino, al ritorno li ritrovo ad una pozza mentre bevono prima di allontanarsi lentamente nell’erba alta. Sugli alberi attorno alla pozza si posano delle aquile, un’altra cova nel nido lungo la strada per Nossob.

Il terzo giorno incontro il più grosso gruppo di leoni: la femmina capo-branco se ne sta col maschio sotto ad un albero e tutti gli altri sotto un albero vicino, sembrano tanti gattini addormentati. Sono divertenti, dormono a pancia all’aria in posizione di assoluto relax. Il maschio mi fornisce una inconfutabile dimostrazione che la leonessa è sua, poi si addormenta accanto a lei.

Il risveglio dei leoni è tutto uno sbadiglio e stiracchiarsi, poi quando la capo-branco si sposta seguita dal maschio tutto il gruppo si mette in movimento. Alla luce del tramonto lo spettacolo è fantastico, sbucano leoni da tutte le parti, ce ne sono una quindicina che attraversano la pista davanti alla mia auto per seguire il gruppo che sta salendo in cima alla duna.

Un giovane maschio si sdraia in mezzo alla strada bloccandola completamente, impossibile ritornare al campo. Provo a suonare. Niente. Chi lo sposta? Sa di essere un leone e fa ciò che gli pare. Si sta facendo veramente tardi per cui provo ad andare con l’auto a 30 centimetri dal leone suonando all’impazzata, finalmente si decide a raggiungere gli altri che dalla cima della duna si stanno godendo la scena.

Prima di partire l’ultimo saluto è quello di una leonessa con i cuccioli che si è fatta la tana sotto un cespuglio a mezzo metro dalla strada. Sono convinta che nel Kalahari ai leoni piace farsi osservare dagli umani in auto perché pur avendo enormi spazi dove potrebbero stare tranquilli si fermano sempre lungo le piste.

Sudafrica

31 marzo 2009

Lascio il Khalagadi con molto rincrescimento, è senza dubbio la regione dell’Africa australe che mi affascina più di ogni altra, in un certo modo mi ricorda il Sahara la cui vita selvaggia, come appare dalle pitture rupestri, in passato doveva assomigliare molto a quella dell’odierno Kalahari.

Monzambico, Malawi,Tanzania, Burundi

27 aprile 2009

La stagione è buona per risalire in Burundi per la pista ad est del lago Tanganika. Lungo il tragitto decido di rilassarmi in qualche spiaggia sud del Monzambico; sono spiagge attrezzate frequentate dai sudafricani in vacanza: sabbia bianca dove si aaffacciano le palme tra i cespugli. Il relax dura poco, dopo un paio di giorni mi avvertono che lungo la pista che conduce alla spiaggi a 5 km dalla mia, un gruppo di fuoristrada sudafricani è stato attaccato e derubato da una banda di contadini locali a colpi di macete sui pneumatici. Visto che la costa non è salutare faccio rotta verso l’interno dove all’attesa di un traghetto trovo un missionario italiano privo di missione perché confiscata che, invece di andarsene, è rimasto ad aiutare un gruppo di donne a coltivare il riso. Con l’impieggo di un generatore, una pompa ed un paio di chilometri di tubi in gomma ha costruito la risaia più produttiva della regione. Mi invita a conoscere le donne della cooperativa e ad assaggiare il riso di loro produzione. Trascorro una bella serata in loro compagnia tra le papere nel giardino della casetta dopo aver assistito alla raccolta del riso.

Nell’attraversare il Malawi visito il parco nazionale del Nyika Plateau caratterizzato da vasti orizzonti in alta quota popolati da gruppi di antilopi. Il campeggio che si affaccia su un dirupo sarebbe in ottima posizione, peccato che il terreno sia sconnesso ed in discesa!

Entrata in Tanzania lascio finalmente l’asfalto per intraprendere la pista, bella ed impegnativa, che conduce in Burundi attraverso la foresta ad est del lago Tanganika. Inizia con terreno duro, facile, fino a Sumbawanga poi terra rossa a tratti sconnessa, che si trasforma in fango in caso di pioggia nel Katavi National Park e lel tratto montagnoso tra Mpanda e Uwiza dove sono ancora possibili episodi di banditismo. Per prudenza nella foresta, dopo una sosta per aiutare una land di locali in panne per doppia foratura, decidiamo di procedere in convoglio con tutti gli autoveicoli accumulatisi durante la riparazione, come suggerito dagli autisti dei camion.

Kigoma, in riva al lago Tanganuka, ha una spiaggia di sassolini bianchi ed un’acqua limpidissima per cui, per la prima volta in Africa nera, non resisto alla tentazione di fare una bella nuotata nel lago.

Questa cittadina rivendica di essere il luogo dello storico incontro tra Livingstone e Stanley che, dopo estenuanti ricerche del missionario scomparso, individuatolo sotto un albero di Mango, da tipico inglese avrebbe pronunciato la storica frase: “Mr. David Livingstone I presume”.

Entrando in Burundi la pista finisce, sostituita da asfalto piuttosto deteriorato, ma il percorso in riva al lago è eccezionale, disseminato da cascate di fiori immersi in una vegetazione tropicale lussureggiante. Lo spettacolo è indescrivibile, può soltanto essere vissuto.

A Bujumbura sono ospite del ristorante “Bora Bora” in riva al lago, con ottima cucina e wi-fi molto frequentato dai cooperanti.

Tornando dall’ambasciata del Rwanda avverto brividi, misuro 38 di febbre, penso subito alla malaria per cui vado immediatamente in ospedale. Il loro test risulta negativo. Il mattino seguente vado da un medico privato con un mio test, questa volta la febbre è 40 ma il test è nuovamente negativo. Da questo momento i ricordi si fanno confusi: una flebo, un sottoscala umido, niente cibo, continuo a non sapere che cosa ho contratto, mi faccio dimettere, torno a dormire all’auto. Il mattino arriva Guido Ghirini console onorario italiano in Burundi avvertito dal figlio conproprietario del Bora Bora.

Subito all’ospedale di Kampala! Mi fa accompagnare con l’auto del consolato italiano a comperare il biglietto aereo e poi all’aeroporto. A mezzanotte a Kampala l’auto dell’ambasciata d’Italia in Uganda mi accompagna al Kampala international hospital dove iniziano a curarmi per la malaria. Ci sono complicazioni: polmonite prima poi una progressiva diminuzione della funzione renale. Appena dimessa il console italiano, che aveva seguito quotidianamente la mia degenza, mi fa accompagnare in aeroporto direzione Torino.

Credevo fosse quasi finita invece esco dall’ospedale soltanto 3 mesi dopo, quando quasi miracolosamente i reni ricominciano a funzionare dopo un trattamento di dialisi. Il via libera per tornare in Burundi a recuperare “La Peppa” avviene soltanto 5 mesi dopo.

E’ finita la prima parte del mio viaggio attorno al mondo dedicata all’Africa. Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuta con incoraggiamenti e consigli e spero che molti desiderino continuare ad avere mie notizie.

Attualmente sono a Buenos Aires in attesa de “la Peppa” per viaggiare in America.

Chi volesse comunicare a voce puo’ contattarmi via Skype al nome giulianafea ogni volta che mi trova in linea o per e-mail giulianafea@yahoo.fr

 

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