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Libia Live!

– Posted in: Africa, Nord Africa, Resoconti di viaggio

By sahara.it exclusive
Originally Posted Monday, January 10, 2005

Viaggiamo insieme a Natale

Inpaginazione traduzione collegamenti: Antonella “Trilly”

Sfruttiamo un modem satellitare RBGAN per realizzare la cronaca in diretta, con l’invio di immagini, di un’attraversata del GSS, incontrando relitti di aerei, crateri di Oasis e BP e passando per Djebel Uweinat e l’erg di Rebiana, fino al Waw Namous.

Invia un sms gratuito al gruppo; inserendo nel campo “TO” il numero 881631524204.

L’autrice, Agostina “Cheri” (A sinistra)

13 gennaio 2005 Ci siamo lasciati nell’erg di Awbari con i vice-cuochi alle prese con la cottura della pasta; dopo un primo momento di smarrimento dovuto al silenzio della De Cecco, ma soprattutto, abbiamo poi saputo, dovuto alle ingannevoli indicazioni sui tempi di cottura fornite dalle due cuoche ormai volate in Italia (indicazioni chiaramente volte a boicottare l’ultimo campo sulle dune: sembra che una delle due abbia detto: “considerate il tempo di cottura e dividete a meta’” … ma che cosa dovevano dividere a meta’?!? ), come al solito i due non si sono persi d’animo e, trascorsi alcuni minuti, hanno deciso all’unanimita’ di compiere un atto di coraggio: affondare una forchetta nel pentolone bollente per assaggiarne il contenuto. Un rapido consulto li convinceva cosi’ a proseguire la cottura per altri tre minuti: ed ecco il richiamo vittorioso di “piatti!” risuonare tra le dune ed il soddisfatto silenzio dei partecipanti impegnati a gustare le ottime farfalle al pesto. Tutto bene quel che finisce bene… Anche la nostra lunga avventura in Libia e’ terminata, e lo ha fatto nel migliore dei modi: prima di uscire dall’erg di Awbari, infatti, dopo aver percorso bellissimi passaggi fra le dune, ci siamo imbattuti in un piccolo laghetto che ci ha tolto definitivamente il fiato con lo splendore del colore delle sue acque e della vegetazione tutt’intorno.

Come ha ben detto Dario, questo viaggio e’ stato “un crescendo di emozioni” che si sono impresse fortemente nella nostra mente e nel nostro cuore: per chi le ha vissute, sicuramente un’esperienza straordinaria ed unica. Non e’ possibile riferire quello che ciascuno di noi ha provato giorno per giorno, ma i nostri visi ieri sera a Tunisi esprimevano tutta la soddisfazione di aver vissuto un qualcosa di irripetibile… E’ stato un viaggio davvero impegnativo: ventitre’ giorni, tremila chilometri in fuoristrada, oltre seimila chilometri in tutto. L’abbiamo vissuto e goduto intensamente, anche nei momenti piu’ faticosi, e questo grazie soprattutto alla perfetta organizzazione di chi l’ha pensato e studiato nei minimi particolari (se non fosse abbastanza chiaro, questo e’ un ringraziamento di cuore alla nostra formidabile guida, a Serena, a Monica ed a Maurizio: se ogni tanto ci siamo divertiti a scherzare con loro, e’ perche’ eravamo sempre certi della loro simpatia nello stare al gioco, simpatia che e’ stata grande quanto l’impegno che hanno dimostrato in questa avventura ). Anche le farraginose burocrazie libica e tunisina ci hanno concesso una “tregua” e, nel complesso, non ci hanno creato particolari problemi: addirittura l’altra sera siamo usciti dalla Libia e rientrati in Tunisia in meno di due ore, con una corsia preferenziale e senza subire alcun controllo. Ecco, questo e’ l’ultimo report: domani ci imbarcheremo sulla Carthage e, inchalla, sabato saremo in Italia. Ringraziamo ancora tutti coloro che ci hanno seguiti leggendoci sul sito e coloro che ci hanno sostenuto mandandoci i numerosissimi messaggi.

Domenica 9 gennaio

Mentre una parte del gruppo decideva di dirigersi verso la città di Murzuck, ieri mattina siamo ripartiti da Waw Kebir in direzione di Sebha per consentire a Serena, Monica, Sandra ed Andrea di raggiungere Tripoli e, successivamente, rientrare anticipatamente in Italia (in un colpo solo abbiamo perso le due formidabili cuoche, il medico ed il simpaticissimo Andrea), ecco il “disastro”: mentre percorrevamo una pista di “tole ondulee” devastante, improvvisamente la ruota anteriore sinistra di “Titty” (la guida locale) si staccava e sfrecciava sola soletta verso est, mentre la vettura atterrava impietosamente ad ovest, sui sassi, dopo averne “sbarbato a dovere” qualcuno; completava il quadro un rigagnolo d’olio che fuoriusciva dal mozzo. Ripresosi dall’atterraggio di fortuna, “Titty” recuperava nell’ordine: la ruota, il cuscinetto, alcuni ingranaggi ed una molla.

Malgrado lo scenario non apparisse dei migliori, nell’arco di dieci minuti Mauro Land indossava la mitica tuta rossa, sollevava la vettura con due binde e due crick e la metteva in tensione con verricello e strop; con il prezioso aiuto di Mauro Toy e Maurizio, cominciava poi il difficile compito della riparazione: il mozzo, infatti, si era sfilato ed il ponte, nell’impatto con i sassi, era arretrato. Dopo due ore di duro lavoro nella sabbia e nei sassi, ecco il “miracolo”: Mauro Land concludeva con successo il giro di prova della vettura e, pur senza il freno sull’anteriore sinistra, Titty riprendeva regolarmente il cammino. Anzi, meglio di prima, considerato che, raggiunto l’asfalto, ci sorpassava a più di 100 Km/h.

Dopo una doccia calda in un hotel di Sebha ed il rifornimento di gasolio, questa mattina siamo ripartiti alla volta della regione dei laghi della ramla dei dewada, nell’erg di Awbari: percorsi una ventina di chilometri da Tekerkiba (dove abbiamo gustato un’ottima omelette con insalata) fra alte dune di sottilissima sabbia ocra e rosata (ci manca la Parker…), ecco comparire improvvisamente l’oasi ed il lago di Mandara. Uno spettacolo unico; anche chi ci e’ gia stato rimane sempre incantato dalla visione della crosta salina e degli arbusti accerchiati da un mare di sabbia. D’impatto ancora maggiore il vicino lago di Oum el-Ma (la madre dell’acqua), con l’acqua verde che scorre tra le palme, i giunchi e la sabbia rosa.

Allontanatici a malincuore dai laghi, abbiamo fatto il campo fra le bellissime dune dell’erg di Awbari: appena giunti ci siamo seduti sulla sabbia, riparati dal vento, ad ammirare il tramonto di fronte a noi. E’ l’ultimo campo ed abbiamo voluto “inspirare” il più possibile le sensazioni che ci offre questo luogo davvero unico per portarle un poco con noi, al ritorno. Per poi gustare l’ultimo “prosecco time” al tramonto, sdraiati sulla duna con le stuoie e protetti dal vento che soffia vigoroso.

Mancando le cuoche Serena e Monica, questa sera la cena la sta preparando la nostra formidabile guida, con l’aiuto di Maurizio: in questo momento i due vice-cuochi si stanno chiedendo come mai sulla busta della pasta non ci sia indicato il tempo di cottura. Ora il vate sta addirittura pensando di telefonare via satellite al numero verde della De Cecco per avere lumi; ma e’ domenica e nessuno risponderebbe. Ce la faranno? Comunque sia sarà un successo!

Da domani inizieremo la risalita verso Tunisi. Ci risentiremo, dunque, nei prossimi giorni per darvi nostre notizie dell’arrivo al porto.

Ringraziamo ancora per i messaggi di questi giorni: Maurizio Durizzi, Damiano, Edo l’Egiziano, Franco 4X4 Bolzano, Sergio Akko69, “Lone Land”, Edoardo, Isabella, e Riccardo, Delia e Mario, Lina (mamma di Mauro Land).

Sunday, January 9th

While someone of the group decided to head to Murzuck, yesterday morning we left from Waw Kebir to Sebha let Serena, Monica, Sandra and Andrea to get Tripoli and, then, to go back to Italy (in a single time we lost the two formidable cooks, the doctor and the likeable Andrea), here the “disaster”: while we covered a track of devastating “tole ondulee”, suddenly the left front wheel of “Tweety” (the local guide) was detached and rolled towards east, while the car landed scathingly to west, on the stones, after have scratched someone; to complete a trickle of oil got out from the hub.

Recovered from the landing, “Tweety” collected in order: the wheel, the bearing, some gears and a spring. Despite the scene did not appear the best, in ten minutes Mauro Land wore the mythical red overalls, he raised the car with two jacks and two crick and he pulled it in tension with winch and strop; with the help of Mauro Toy and Maurizio, began the difficult task of repair: the hub, in fact, became unstrung and the bridge, in the impact with stones, moved back.

After two hours of hard job through the sand and the stones, here is the “miracle”: Mauro Land concluded with success the driving test and, but without the front left brake, “Tweety” started again regularly. Better than before, considered that, on the asphalt, he surpassed us at more than 100 Km/h.

After a warm shower in a hotel of Sebha and diesel refuelling, this morning we left to the region of lakes of ramla of dewada, in the erg of Awbari: covered a twenty kilometres from Tekerkiba (where we have tasted an optimal omelette with salad) among high dunes of thinnest ochre and pink sand (we miss the Parker…), suddenly appears the oasis and the lake of Mandara. Unique show; also who has been yet here always is charmed by the sight of the salt crust and of the shrubs surrounded by a sand sea.

Still greater impact makes the near lake of Oum El-Ma (the mother of the water), with its green water that runs among palms, canes and rose sand.

Came unwillingly away from lakes, we camped between the beautiful dunes of the erg of Awbari: as stopped we seated on the sand, out of the wind, to admire the sunset in front of us.

This is the last camp and we have intention “to breath in” as much as possible the feelings that this unique place offers, to take with us home. Then to taste the last “prosecco time” on the sunset, laying on the dune on the mats and protected by the wind that blows vigorous. Missing cooks Serena and Monica, this evening the dinner is prepared by our formidable guide, with the help of Maurizio: at this moment the two vice-cooks are asking themselves why on the envelope of the pasta is not indicated the time of cooking. Now the poet is quite thinking to telephone via satellite to the free number of De Cecco (pasta farm) to have explanation; but on Sunday nobody would answer. Will they get it? Anyway will be a success!

Tomorrow we will go back to Tunis. We will see, therefore, in the next few days to give our news of arrival to the port.

We thank again for messages of these days: Maurizio Durizzi, Damiano, Edo the Egyptian, Franco 4X4 Bolzano, Sergio Akko69, “Lone Land”, Edoardo, Isabella and Riccardo, Delia and Mario, Lina (mother of Mauro Land).

Friday, January 7th

After a hundred kilometers of a track “shocks-absorber killer” that proved not only the mechanics of the cars, but also the back of the passengers, we came to Waw an Namus: after so much suffering, here is the paradise opened like one chasm in front of us. A paradise where you risks to be physically swallowed into, if you continue to drive on the sand track that suddenly becomes grey, and then black, until it makes you to lose the perception of the space around you. Yes, because Waw an Namus is a volcanic crater that unexpectedly appears immense in this large black sand: the sight from up is simply breathtaking; if it had a human maker, would have to think that this person has re-united in an only place the most beautiful dreams of the his life: without a precise order in the approach of the shapes and the colors, with disorderliness that renders unique and amazing the result.

An intense green lake enclosed in a thick gold cane field; a rose lake encircled by sand and palm; a blue lake protected by the green of vegetation… and all enclosed in this crater in whose center rises an other volcanic cone… Left the cars on top of the circle to keep the peace of this place, we came down to the valley sinking the feet in the black sand: at every step the perspective changed, the light stressed an original colour not noticed before. Also the sun, appearing sometime from greyish clouds, continuously contributed “to swap the scene”. The show has even made us to forget the effort to get up the slope of the volcanic cone to the center of the crater, everyone searching the best perspective to take a picture. More difficult has been climbing back the main crater slope, with somebody calling the use of the winch…

Also “Tweety” (our local guide) has been amazed, seeing the place for the first time, even if he thought well to come down directly by car in the crater to take a picture…

Started again from the crater, a small trouble to the Land of our guide quickly repaired by the excellent and generous mechanics of the group, Maurizio and Mauro Land: simply the breaking of the tube for diesel that, inhaling air, did not allow him to jolt on the track with the usual speed.

Great luxury this evening: we are in fact to Waw Kebir where, in spite of our expectations, we can enjoy a warm shower! Here an other myth that falls: somebody has been upset, remembering the times in which, come tired from the massacring track, the “hotel” received its hosts with the mythical frosted shower… And what to say then about the rooms with moquette and sofa?

Despite the swimming pool that, being unknown our arrival, nobody has thought to fill up with water… will be next time!

Now a tasty dinner is waiting us partially cooked by our formidable cooks and partially by the local cooks… see you tomorrow.

Thanks for messages: Edoardo the Egyptian, Franco Ghezzi (per four), Andrea, Franco 4X4 Bolzano, Damiano the Roman.

Venerdì 7 gennaio

Dopo un centinaio di chilometri di pista “ammazza ammortizzatori” che ha messo a dura prova non solo la meccanica delle auto, ma anche la schiena dei loro occupanti, siamo giunti a Waw an Namus: dopo tanto “soffrire”, ecco il paradiso che si e’ aperto come una voragine davanti a noi. Un paradiso nel quale rischi di essere fisicamente inghiottito se, non conoscendone l’esistenza, continui a guidare sulla pista di sabbia che improvvisamente si fa grigia, e poi nera, sino a farti perdere la percezione dello spazio intorno a te. Sì, perché Waw an Namus e’ un cratere vulcanico che inaspettatamente si apre immenso in questa distesa di sabbia nera: dall’alto la vista e’ semplicemente mozzafiato; se avesse un artefice umano, bisognerebbe pensare che questa persona abbia riunito in un unico luogo i più bei sogni della propria vita: senza un ordine preciso nell’accostamento delle forme e dei colori, con quella sregolatezza che rende unico e sorprendente il risultato.

Un lago di colore verde intenso racchiuso in un fittissimo canneto giallo oro; un lago rosa circondato dalla sabbia e da un folto palmeto; un lago azzurro con il verde della vegetazione che lo protegge… e tutto racchiuso in questo cratere nel cui centro spunta un ulteriore cono vulcanico… Lasciate le auto sulla circonferenza superiore per non rovinare la pace di questo luogo, siamo scesi nella vallata affondando i piedi nella sabbia nera: ad ogni passo la prospettiva mutava, la luce metteva in risalto un particolare colore prima non notato. Anche il sole, spuntato ogni tanto dalle nuvole grigiastre, contribuiva continuamente a “cambiare la scena”. Lo spettacolo ci ha persino fatto dimenticare lo sforzo nel risalire il pendio del cono vulcanico al centro del cratere, tutti alla ricerca dello scorcio migliore per scattare una fotografia. Un po’ più difficoltosa, invece, la risalita del pendio principale del cratere, con qualcuno che invocava l’intervento del verricello…

Anche “Titty” (la guida locale) e’ rimasto “basito”, vedendo il luogo per la prima volta, anche se per scattare le fotografie ha pensato bene di scendere direttamente con l’auto nel cratere …

Ripartiti dal cratere, un piccolo guasto alla Land della nostra guida prontamente riparato dagli ottimi e generosi meccanici del gruppo, Maurizio e Mauro Land: semplicemente la rottura di un tubetto del gasolio che, aspirando aria, non consentiva al nostro di sobbalzare sulla pista con la consueta velocità ed abilità.

Questa sera “gran lusso”: siamo infatti a Waw Kebir dove, contrariamente alle aspettative, possiamo godere di una doccia calda! Ecco un altro mito che cade: qualcuno ci e’ persino rimasto male, ricordando i tempi in cui, giunto stanco ed affaticato dalla pista massacrante, l'”hotel” accoglieva i suoi ospiti con la mitica doccia gelata … E che dire poi delle camere ciascuna con moquette e divanetto?

Peccato per la piscina che, non sapendo del nostro arrivo, nessuno ha pensato di riempire con l’acqua… sarà per la prossima volta!

Adesso ci attende una ghiotta cena cucinata in parte dalle nostre formidabili cuoche ed in parte dai cuochi locali … ci risentiamo domani.

Ringraziamo ancora per i messaggi: Edoardo l’Egiziano, Franco Ghezzi (per quattro), Andrea, Franco 4X4 Bolzano, Damiano il Romano.

Giovedì 6 gennaio 2005

Il vento e’ calato, ma la giornata e’ stata piuttosto fredda con il sole che e’ sbucato dalle nuvole solo per alcuni brevi momenti. E’ strano pensare al deserto senza il sole: eppure da quando siamo in Libia sono state numerose le giornate nelle quali il cielo si e’ presentato carico di nuvole grigiastre; addirittura, ad un certo punto della giornata le nuvole si sono fatte così scure che pareva volesse piovere.

La prova che anche nel deserto si scatenano temporali come quelli che siamo abituati a vedere alle nostre latitudini l’abbiamo del resto toccata con mano in questi giorni quando abbiamo trovato sul nostro percorso dei bellissimi pezzi di folgorite: si tratta della sabbia colpita dal fulmine il cui silicio vetrifica nel terreno assumendo una forma conica irregolare, vuota al suo interno, di colore grigio-argento. Già ieri ne avevamo trovato dei bellissimi esemplari; oggi, mentre eravamo impegnati a liberare un’auto dalla sabbia molle che ogni tanto incombe insidiosa, ne abbiamo ritrovato uno di circa trenta centimetri di lunghezza e cinque di diametro! Davvero bellissimo!

Come bellissimi sono stati i paesaggi che abbiamo incontrato nei circa duecento chilometri percorsi oggi: maestosi cordoni di dune che la particolare luminosità della giornata rendeva bianchissimi, piccole formazioni rocciose di colore verde bottiglia che spuntavano improvvisamente dalla sabbia, piattoni di sabbia rosata ricoperti di pietrisco nero… E le tracce bianche dell’auto della nostra guida alla ricerca del passaggio migliore che ci riportavano alla realtà, dando forma all’indefinito che ci stava dinnanzi.

Sul nostro percorso abbiamo incontrato anche il relitto di un Mig dell’aviazione militare libica che, colpito dal fuoco dei mitragliatori ciadani, e’ giunto in avaria sulle propaggini dell’erg di Rebiana, esplodendo in volo. Parlare di relitto e’ in realtà improprio: ciò che rimane dell’aereo, infatti, sono migliaia di frammenti di varia grandezza e pezzi meccanici vari sparsi sul terreno nel raggio di un chilometro quadrato. Vi e’ addirittura parte di uno dei motori a reazione e parte del tessuto del paracadute con il quale il pilota si e’ lanciato, si dice salvandosi. Si presume che l’incidente sia accaduto non molti anni fa, probabilmente una quindicina, poiché l’identificazione dell’aereo e’ ancora piuttosto chiara.

Concludo con una nota su “Titty”, la guida locale: forse questa notte si e’ collegato al sito di Sahara.it ed ha letto i lusinghieri apprezzamenti rivolti al suo modo di guidare; sta di fatto che oggi il nostro canarino giallo si e’ insabbiato per ben tre volte in meno di cinque chilometri, dando prova anche in questa attività di saperci fare come noi … Solo l’intervento della spinta degli uomini del gruppo e dei mezzi (pale e piastre) ha consentito una rapida soluzione.

Anche questa sera ringraziamo: Franco Ghezzi.

Thursday, January 6th

The wind is dropped, but the day was rather cold and sun came out from clouds just few times. It is odd to think of a desert without sun: and yet since we are in Libia we had several days in which sky was plenty of with greyish clouds; at a certain point, clouds became so dark that it looked like rain.

In these days we realized that also in the desert storms broke. We have found on our way some beautiful fulgurites: it is sand struck by lightning, whose silicon vitrify in the ground, taking the irregular cone-shaped form, empty inside, gray-silver coloured. Yesterday we found some beautiful exemples. Today, while we were freeing a car from the soft sand, that every now and then made attempts, we found a fulgurite of approximately thirty centimeters of length and five of diameter! Really beautiful!

As beautiful were the landscapes that we met in approximately two hundred kilometers covered today: magnificent sandbars that the particular brightness of the day made white, small green rocks formations, emerging from the sand, shoot of rose sand covered with black crushed stone… And the white tracks of our guide’s car, searching the best way, brought us back to reality, giving shape to the indefinite that was in front.

On the way we also met a wreckage of a Mig of the Libyan Air Force that, shod from Tchad machinegun, arrived in damage on the Erg of Rebiana, exploding in flight. To speak about wreckage is improper: what remained of the airplane, in fact, are thousands of fragments of all sizes and mechanical parts scattered on the land within a range of one square kilometer. There is also part of one of the jet engines and part of the parachute which the pilot baled out with, they say saving itself. They presume that the accident happened not many years ago, probably a fortnight, as the identification of the airplane is still rather clear.

I conclude with a note on “Tweety”, our local guide: maybe last night he connected to the website Sahara.it and has read the flattering terms about his driving; and so, today, our yellow canary sanded for three times in less than 5 kilometers, proving also in this activity to know how to handle like we do… Only participation of the men of the group, that pushed the car and by our tools (shovels and plates) allowed a fast solution.

This evening we want to thank Franco Ghezzi

Wednesday, January 5th

Since the past night a wind is sweeping the desert. When we woke up we had difficulty in exiting from our tents and cars, while the big green tent is been absolutely necessary to repair and warm us during breakfast. In fact there was a fall in temperature of about 5-6 degrees (besides, we went back up the north and we passed tropic). In the afternoon, the wind no signs of stopping, but, at least, it had drove away the dark clouds of this morning. It was so difficult to remain out that we have had to consume our lunch everyone in his own car. Now we are stopping to camp in a place where seems that the sand is not raising too much: we hope to be able to consume the dinner all together!

Apart from that bother, the wind has concurred to enjoy us another unique day: the background is, as already said yesterday, one of the beautiful set of film, with extremely smooth and clean dunes that the wind make indefinite in shape and color. So that we can not distinguish where the land is flat and where, instead, it is curved and grooved. We are sure only of the perfect sand whose grains rolling and changing second by second the horizon line. It has been really fun to drive on these dunes; few sanding, and all in zones where the sand became suddenly and insidiously, soft (Mauro Toy had climbed over a barchane going in reverse!)

Another surprise has been our local guide who, together with the policeman, darted skilfully on dunes (rare quality among the local guides) with a yellow pick-up overloaded of petrol and goods. For the particular color of the car, we affectionately call them “Tweety” (the yellow canary of “Sylvester the Cat”)…

I forgot to say that this morning we came back to the oasis of Buzemah to try to found graffiti indicated from Giancarlo Negro: our search has been rewarded with the discovery, in the Jebel, of several depictions of animals and dancers who remember “The Dance” of Matisse stamped on the rock, though it is difficult to date them. Start again our direction, it was really fun to explore the various paleoground that we met, where we have been able to see flints, amygdales and some millstones.

I conclude thanking: Sergio, Claudio, Arturo, Giancarlo, Alberto, Riccardo, Franco Ghezzi (we never lost the satellite!), Elena, Edo l’Egiziano, Francesco Grechi and our friends of Extrada4X4, Chiara, Anna Rita, Lina (Mauro Land’s mum), Ezio and Paolo.

Camp: N 24°34’406″ E 20°17’543″

Mercoledì 5 gennaio

E’ dalla notte scorsa che un vento molto forte spazza il deserto. Al nostro risveglio abbiamo davvero faticato ad uscire dalle tende e dalle auto, mentre il tendone verde e’ stato indispensabile per ripararci e riscaldarci durante la colazione. Sì, perché anche la temperatura e’ scesa di cinque-sei gradi rispetto ai giorni scorsi (del resto siamo risaliti verso nord ed abbiamo ripassato il tropico).

Il vento non ha accennato a diminuire nemmeno nel pomeriggio, ma ha almeno ripulito il cielo dalle nuvole scure che incombevano questa mattina. Era talmente difficoltoso restare all’aria aperta, che abbiamo dovuto consumare il pranzo ciascuno ermeticamente rinchiuso nella propria auto.

Ora ci siamo fermati a fare il campo in un posto dove sembra che la sabbia non si sollevi troppo: speriamo di poter consumare la cena tutti insieme!

A parte queste noie, il vento ci ha consentito di godere di un’altra giornata veramente unica: lo sfondo e’ quello, già detto ieri, di una delle più belle ambientazioni da film, con dune estremamente lisce e pulite che il vento rende indefinite nella forma e nel colore. Tanto da non riuscire a distinguere dove il terreno e’ piatto e dove, invece, curva e si incava. Si e’ certi solo della sabbia perfetta i cui granelli rotolano dinnanzi a noi e cambiano di secondo in secondo il profilo dell’orizzonte.

Guidare su queste dune e’ stato davvero divertente; pochi gli insabbiamenti, e tutti in zone di sabbia improvvisamente ed insidiosamente molle (con una vera “chicca” di Mauro Toy che ha scavalcato una duna a barcana in retromarcia!) Una vera sorpresa e’ stata la nostra guida locale che, insieme al poliziotto, sfreccia abilmente sulle dune (dote rara fra le guide locali) con un pick-up Toyota giallo-canarino stracarico di benzina e merce varia. Per il particolare colore della vettura, li chiamiamo tutti affettuosamente “Titty” (per intenderci, quello di “Gatto Silvestro”)…

Dimenticavo: questa mattina siamo anche tornati all’oasi di Buzemah per cercare i graffiti segnalatici da Giancarlo Negro: la nostra ricerca e’ stata premiata con il ritrovamento nello Jebel di varie raffigurazioni di animali e danzatori che ricordano “La Danza” di Matisse impressi sulla roccia, anche se alcuni di incerta datazione.

Ripresa la nostra direzione, ci siamo inoltre divertiti a curiosare sui diversi paleosuoli che abbiamo incontrato, dove abbiamo potuto vedere selci lavorate, amigdale grandissime e qualche mola.

Concludo dandovi appuntamento a domani e ringraziando: Sergio, Claudio, Arturo, Giancarlo, Alberto, Riccardo, Franco Ghezzi (il satellite non ci ha abbandonato!), Elena, Edo l’Egiziano, Francesco Grechi con gli amici di Extrada4X4, Chiara, Anna Rita, Lina (mamma di Mauro Land), Ezio e Paolo.

Coordinate del campo: N 24°34’406″ E 20°17’543″

Martedì 4 gennaio

La giornata di ieri e’ stata interamente dedicata al trasferimento dal Jebel Awaynat a Kufra per il rifornimento di gasolio, acqua e viveri necessari per proseguire il nostro viaggio.

Da segnalare che sul nostro percorso abbiamo nuovamente incontrato la carovana di dromedari già vista all’andata, oltre ad un’altra carovana, anch’essa diretta a Kufra. Abbiamo inoltre incontrato più gruppi di camion ciadiani diretti nel Darfour stracarichi di merci e scortati dalla polizia doganale libica: erano fermi vicini alla pista principale ed avevano appena terminato di consumare il pasto costituito dalla metà di una capretta appena sgozzata, ripulita e cucinata sul fuoco acceso sulla sabbia. Le caprette legate sulla sommità del cassone già stracarico, infatti, non erano merce da vendere, ma il cibo necessario a questi uomini per poter compiere il lunghissimo viaggio che li attende (si pensi che la loro velocità media e’ di 30 Km/h e che devono percorrere più di 500 Km).

Da notare che i camion erano puliti e forniti di tutto il necessario per il viaggio e che gli uomini sorseggiavano comodamente il the sdraiati su delle stuoie; the che ci hanno anche offerto, mentre cercavano di conversare con noi in un inglese stentato. Tra le cose che ci hanno più volte ripetuto e’ che “Darfour is a good business…”

Anche i poliziotti della scorta erano particolarmente gentili e disponibili a rispondere alle nostre domande.

Giunti a Kufra verso le sette della sera (negli ultimi 10 Km della pista abbiamo infatti perso quasi un’ora a causa della sabbia estremamente molle e degli enormi solchi scavati dai camion) abbiamo provveduto ad acquistare i viveri nei negozietti vicini al decoroso hotel dove poi abbiamo pernottato. Da notare che, nonostante l’apparente inospitalità della città, i negozi erano ottimamente forniti (addirittura abbiamo visto su uno scaffale la pasta integrale “Misura”) ed abbiamo potuto gustare un’ottima cena in un piccolo ristorante.

Non e’ stato possibile rifornirci di gasolio poiché il gestore ci ha richiesto un non ben precisato “permesso di polizia”. Cosi questa mattina, salutati Edo, Isabella ed il “piccolo fennech” e “Lone Land” e Lalla che rientrano anticipatamente in Italia accompagnati da uno dei poliziotti, ci siamo nuovamente recati al distributore con la guida locale e l’altro poliziotto e lì, finalmente, abbiamo potuto fare i rifornimenti (da notare che uno dei distributori di Kufra ne’ ieri, ne’ oggi aveva più gasolio).

Il nostro viaggio e’ così ripreso alla volta dell’Erg di Rebiana, un deserto che e’ un susseguirsi di cordoni di dune medio-alte, completamente privo di qualsivoglia vegetazione: insomma, un classico deserto “da manifesto pubblicitario”, così bello che ad un certo punto sembrava che le nostre auto si muovessero su uno sfondo costruito per girare un film o scattare delle fotografie …

Il nostro campo di stasera e’ proprio in questo scenario, reso ancora più suggestivo dal tramontare del sole: in questo momento mancano venti minuti alle sette della sera e la duna di fronte a me e’ scurissima nella parte di sinistra mentre, proseguendo verso destra, e’ via via più chiara, per terminare con una striscia arancione che si perde con il blu nel cielo.

Appena prima di arrivare in questo magnifico posto, abbiamo fatto una sosta all’oasi di Buzemah con il suo lago a forma di mezzaluna protetto dalla montagna di roccia nera ed il suo villaggio ormai disabitato. Quando arrivi dalle dune e vedi il lago con le verdeggianti palme pensi che sia uno dei “soliti” miraggi; quando affondi i piedi nell’acqua dopo aver sfidato la sabbia molle tutt’intorno ed i crostoni di sale, ti accorgi che e’ tutto vero e ti rendi conto di quanto la natura sia imprevedibile. Molto bello anche il villaggio abbandonato, con la presenza di pitture e disegni su alcune delle pareti interne.

In questo momento sento l’urlo della guida che annuncia il “prosecco time” e sento stappare le bottiglie dell’ottimo “Giall’oro” prodotto dalla Ruggeri & C. di Valdobbiadene: scappo, dunque, per non rischiare di non trovarne più nemmeno una goccia.

Posizione del campo del 4 gennaio N 24°54’360″ E 21°54’365″

Non dimentico però di ringraziare a nome di tutti: Loretta e, in particolare da parte delle cuoche Serena e Monica, Stefania, Massimo, Tosca, Laura, Milli e Sammy; Fabio Piergiovanni (cugino di Mauro), Simo e Nando, Edo l’Egiziano (per due), Franco Ghezzi (per tre), MD4778, Leo e Pino (molto invidiosi), quelli che non si firmano, il piccolo Raphael con la sorellina Sophie, Manulele e Patrizia (complimenti mamma!), Claudio da Reggio Emilia, Orlando con Giusy, Emiliano, Fausta & Co.

Tuesday, January 4th

Yesterday has been entirely dedicated to transfer from Jebel Awaynat to Kufra for refueling diesel, water and provisions necessary to continue our travel.

To notice that we have newly met the camels caravan yet seen on coming, and an other caravan, also directed to Kufra.

We have met groups of lorries from Tchad directed to Darfour overloaded of goods and escorted by Libyan customs police: they were standing near the main track and had just finished their meal constituted by a goat just slaughtered, cleaned and cooked on a fire on sand. The kids tied on top of the overloaded lorry, in fact, were not goods to sell, but the food needed by these men to carry out their long travel (think that their average speed is 30 Km/h and they must cover more than 500 Km). To notice that lorries were clean and supplied with all they need for travel and men comfortably sipped at their tea lying down on mats; they also offered us their tea and tried to talk with us in a quite halting English. Severel times they have repeated us that “Darfour is a good business”… Also the escort policemen were particularly kind and willing to answer our questions.

Arrived in Kufra at seven of the evening (on the last 10 Km of the track in fact we have lost nearly an hour because of the extremely soft sand and of the enormous furrows traced by lorries) we bought provisions in the shops near the decorous hotel where we spent the night. To notice that, although appearing an inhospitable town, there were well-stocked shops (on a shelf we have seen the wholemeal pasta “Misura”) and we have enjoyed a very good dinner in a small restaurant.

It has not been possible to fill up diesel because the filling station owner asked us for a not specified “police permission”. So this morning, greeted Edo, Isabella and “small fennech” and “Lone Land” and Lalla who go back to Italy taken by one of the policemen, we went again to the petrol station with the local guide and the other policeman and there we have had the refueling (one of the pumps of Kufra yesterday and today had anymore diesel). Our travel has resumed to the Erg of Rebiana, a desert made by dune cords, completely without any vegetation: a classic desert “as advertising poster”, so beautiful that seemed that our cars moved on a constructed background to take a movie or a picture…


Our camp this evening is just in this scene, made more striking by sunset: now are twenty to seven of the evening and dune in front of me has the left part dark while, continuing to right, it is gradually clear, to finish with an orange strip that ends with the blue in the sky.

Just before arriving in this magnificent place, we have made a stop at oasis of Buzemah with its semi-lunar lake protected from the black cliff mountain and its village now deserted. Arriving there from dunes you think that this lake with green palms, is one of the usual mirages; but when you put yours feet in the water after to have defied the soft sand all around and the crust, you realize that it is all true and how unforeseeable is the nature. It is also very beautiful the deserted village, with the presence of paintings and designs on some of the inner walls. I’m hearing the shout of our guide who announces the “prosecco Time” and who is uncorking the bottles of the excellent “Giall’Oro” made by Ruggeri & C. in Valdobbiadene: so i’m leaving to avoid the risk of not find a single drop.

Sunday, January 2nd 2005

Leaving the camp with sight on Jebel Arkanu and covering a very soft sand track that made some trouble for our cars, at half morning we came to Jebel Awaynat. The first sight is wondering: it is in fact a blue mountain massif rising, pale blue, from the sand plain. It is made by enormous rocks of various shapes that fit perfectly together, but it gives also the impression to be extremely precarious and we are afraid that suddenly a landslide is detached. And effectively are really clear the sign of landslides.

To notice, along the way we met a caravan at least of hundred camels taken by five Sudanese who headed to Kufra: probably the destiny of the most of these animals is to be sold to the local market to let their owners buy other goods.

The camel drivers accepted to let us take pictures of animals and themselves too, posed for us. For gratitude, we gave them foods and dresses.

To notice also that on the track, and especially near Jebel Awaynat, there are numerous carcasses of camel nearly completely decomposed; obvious sign, with large prints on the sand, of a frequent passage of these animals. Our point of arrival to Jebel Awaynat has been the police station of Ain Gazzel, a camp completely isolated made by shacks enclosed by several white tanks: here our guide asked the soldiers to let us continue until Ain Doua to visit the source, and graffiti and rocky paintings notified by various shipments of the past century.

After an initial suspicion, soldiers asked our guide to go to Ain Doua and ask the chief of police for permission. At the moment they invited kindly us to visit the water sources in Ain Gazzel. What a surprise: to get the two sources soldiers led us throu labyrinth passage made by enormous stones of Jebel.

With some difficulty in the walk, they then led back us “in surface” and they have shown us the sources, an hour way far one from the other. Notice that soldiers were extremely worried to be scrupulously followed by us, to avoid to lose us in Jebel.

Also to Ain Doua we have been received by the soldiers of local station, same isolated but smaller. They have shown us source, just behind the camp, and then have offered a glass of the water that gushed out. Unfortunately they did not help us to find graffiti and the paintings and did not give indications of their position.

Although the soldiers have invited us to camp near them, we preferred to return to Karkur Ibrahim, where we crossed the wadi and the immense green valleys inside it, rich in acacias. At the hour of the sunset, the colors of the sand, the vegetation and cliffs faded progressively, leaving a whitish halo to cover everything. We were forced to install here the camp for this night.

To emphasize that, near Karkur Ibrahim, just to the Isolotto Marchesi, we have found the so much searched rocky paintings: under a vault formed by rocks, there were impressed human figures, a giraffe and an elephant, and other subjects not better identifiables.

Other paintings have been found by Felice and Cristiano near the camp, inside a small cave in the rocks: they are more visibles than of those of Isolotto Marchesi and show giraffes and bovines in red, yellow and white colors.

Domenica, 2 gennaio 2005

Partendo dal campo con vista sul Jebel Arkanu e percorrendo una pista di sabbia estremamente molle che ha messo ancora una volta in difficoltà le nostre vetture, a metà mattina siamo giunti al Jebel Awaynat. L’impatto visivo e’ stato davvero sorprendente: si tratta infatti di un imponente massiccio montuoso che tutto ad un tratto spunta, azzurrino, dalla pianura di sabbia. E’ formato da enormi rocce delle più diverse forme che si incastrano perfettamente le une nelle altre, ma che danno anche l’impressione di un’estrema precarietà con la paura che una frana si stacchi da un momento all’altro. Ed effettivamente sono ben evidenti in più punti gli esiti dei crolli e cedimenti.

Da segnalare, durante il percorso, l’incontro con una carovana di almeno un centinaio di dromedari accompagnati da cinque uomini sudanesi che si dirigevano a Kufra: molto probabilmente il destino della maggior parte di questi animali e’ quello di essere venduti al mercato locale al fine di consentire ai loro proprietari l’acquisto di altre merci. I cammellieri, comunque, hanno accettato di buon grado di farci scattare fotografie agli animali e loro stessi si sono prestati a posare per noi. Per riconoscenza, abbiamo dato loro cibo e vestiti.

Da segnalare ancora che su tutta la pista, ed in particolar modo nelle vicinanze del Jebel Awaynat, vi sono innumerevoli carcasse di dromedari ormai quasi completamente decomposti; segno evidente, insieme alle numerosissime impronte impresse sulla sabbia, di un frequente ed ingente passaggio di questi animali.

Il nostro punto d’arrivo al Jebel Awaynat e’ stato il posto di polizia di Ain Gazzel, un campo completamente isolato formato da baracche circondate da innumerevoli bidoni dipinti di bianco: qui la nostra guida ha chiesto ai militari presenti di poter proseguire fino ad Ain Doua per visitare la fonte, oltre che i graffiti e le pitture rupestri documentate dalle numerose spedizioni del secolo scorso. Dopo un primo momento di diffidenza, i militari hanno chiesto alla nostra guida di recarsi a Ain Doua per chiedere il permesso direttamente al capo della polizia. Nel frattempo ci hanno gentilmente invitati a visitare le fonti di acqua presenti a Ain Gazzel. Che sorpresa: per raggiungere le due fonti i militari ci hanno prima condotti nei labirintici cunicoli formati dalle enormi pietre del Jebel. Non senza difficoltà nella marcia, ci hanno poi ricondotti “in superficie” e ci hanno mostrato le fonti, distanti un’ora di cammino l’una dall’altra. Da notare che i militari erano estremamente preoccupati che tutti noi li seguissimo scrupolosamente, onde evitare di perderci nel Jebel.

Anche ad Ain Doua siamo stati accolti con disponibilità dai militari della locale stazione, come la precedente completamente isolata ma ancora più piccola. Gli stessi ci hanno mostrato la fonte, appena dietro il campo, e ci hanno offerto un bicchiere dell’acqua che ne sgorgava. Purtroppo non ci hanno consentito di proseguire oltre per cercare i graffiti e le pitture e nemmeno ci hanno dato indicazioni utili sulla loro collocazione.

Nonostante i militari ci abbiamo più volte invitati ad installare il campo presso di loro, abbiamo preferito tornare indietro e dirigerci verso il Karkur Ibrahim, dove abbiamo percorso lo wadi e le immense vallate al suo interno ricche di verdissime acacie. Era l’ora del tramonto ed i colori della sabbia, della vegetazione e delle rocce sono sbiaditi progressivamente lasciando un alone biancastro a ricoprire il tutto. E’ stato dunque “d’obbligo” installare qui il campo per questa notte.

Da sottolineare che nei pressi del Karkur Ibrahim, precisamente all’Isolotto Marchesi, abbiamo trovato un accenno delle tanto ricercate pitture rupestri: sotto una volta formata dalla roccia erano infatti rappresentate delle figure umane, una giraffa ed un elefante, oltre ad altri soggetti non meglio identificabili.

Altre pitture sono appena state trovate da due del gruppo, Felice e Cristiano, vicinissime al campo di questa sera, all’interno di una piccola grotta scavata nella roccia: sono ben più evidenti di quelle viste all’Isolotto Marchesi e rappresentano giraffe e bovini nei colori del rosso, del giallo e del bianco.

Sabato 1° gennaio 2005

E per fortuna che Mauro Land ieri sera e’ riuscito ad aprire il portellone della Land della guida! Ne e’ infatti uscito ogni ben di dio in termini di viveri. Così abbiamo festeggiato l’ultimo dell’anno al “Chez Serena e Monica” gustando i manicaretti delle due formidabili cuoche che danno anche il nome al “locale”: formidabili perché riescono in un batti baleno a preparare un aperitivo ed una cena degni di essere menzionati sulla guida Michelin (da non confondere con l’omonima marca di pneumatici, oggetto di spasmodica ricerca in questo viaggio) e, soprattutto, lo fanno nel deserto e per ben ventisette persone! I grandi cuochi hanno a disposizione cucine tecnologiche e lavoranti in quantità: le due donne, invece, con il solo ausilio delle altre partecipanti del gruppo per la preparazione dell’aperitivo (me esclusa, imboscata a scrivere il report per voi) lavorano senza sosta all’interno di una tendina che le protegge dal vento e senza l’ausilio di nessuna delle tecnologie che invece abbondano sulle vetture: non un computer dal quale estrarre la ricetta della sera, non un elettrodomestico che aiuti le loro deboli braccia nella preparazione di cibi… Per la difficoltà nel compimento della fatica giornaliera, una delle due ha addirittura perso completamente la voce (subito supportata dal medico e dai paramedici invitati dal gruppo preoccupato di perdere tanto melodiosa musica via CB).

E ieri sera hanno davvero superato loro stesse: dopo un aperitivo a base di tartine con salmone (che finezza lo spicchietto di limone!), con acciughe e con salsa primavera (non so se si chiama così, ma e’ quella salsina fatta con la maionese e le verdure primavera) innaffiate dall’immancabile prosecco, ecco il clou: come primo piatto gnocchi con sugo di carciofi mantecati su un letto di parmigiano reggiano e scaglie di formaggio; per poi passare a: cotechino del triveneto cotto in acqua padovana di fonte accompagnato da crauti filanti crucchissimi e stinco di maiale con lenticchie a scelta portafortuna – portasoldi – portasalute.

Per concludere le cuoche hanno servito del pandoro veronese con pioggia di zucchero a velo, panettone milanese (il pa’ de Tone, Cinzia docet) con abbondante copertura di canditi siciliani e torrone cremonese morbido e duro (… in mancanza del “bruto cirenaico” che sembra latitante, ma questa e’ un’altra storia che, se passerà la feroce censura della guida, forse vi racconterò in un’altra occasione). Il tutto innaffiato da abbondante spumante di origine italiana, brut e dolce.

Cosa ve ne pare? E pensare che si tratta di un viaggio esplorativo in regime di sopravvivenza …

Ora basta con tutte queste leccornie che vi faranno crepare d’invidia, quanto i 30 gradi centigradi che abbiamo raggiunto oggi e che ci hanno costretti a restare in maglietta e pantaloncini (ad eccezione del simpatico Riccardino, che viaggiava in mutande, maglietta e piedi scalzi …).

Oggi, senza la presenza della nostra guida libica e dei poliziotti (oltre che senza i passaporti, consegnati alla guida: sembra che serva il permesso di Awaynat …), abbiamo percorso la pista che da Kufra porta ai Jebel Arkanu e Awaynat: un sabbione veramente molle con enormi solchi provocati dal passaggio dei camion che si recano in Sudan. Le nostre vetture hanno dovuto faticare non poco per non insabbiarsi e per evitare di lasciare in terra libica il differenziale anteriore. Malgrado queste difficoltà la nostra guida (quella formidabile dei reports scorsi) sfrecciava indisturbata sobbalzando ogni tanto qua e là: fino a quando il suddetto e’ stato visto prendere a mazzate i cerchi delle ruote anteriore e posteriore destra che avevano osato piegarsi (con conseguente sgonfiaggio degli pneumatici) dopo l’impatto con uno dei sassi presenti sulla pista …

Ma e’ tutto bene ciò che finisce bene: i cerchi reagivano positivamente alle mazzate e si ripartiva per fare campo tra le dune con vista sul Jebel Arkenu.

Da sottolineare che a metà circa della pista abbiamo incontrato un posto fisso di polizia che non ci ha creato alcun genere di problema. Sotto uno dei piccoli hangar abbiamo inoltre notato la presenza di una gru che immaginiamo sia impiegata per aiutare i veicoli in difficoltà nel sabbione.

Un’ultima nota: la nostra guida e’ stata contattata telefonicamente da Giancarlo Negro che si trova in Sudan, nell’EmiKuosso, alla ricerca della “strada perduta” di cui si parla nel forum Zerzura di Sahara.it ed e’ probabile che lo incontreremo nella giornata di domani. Sembra che Giancarlo, in crisi di astinenza da tabagismo, si sia recato nella vicina oasi di Bir Misaha dove ha subito dei “rallentamenti burocratici” imprevisti. Non trovando, di fatto, la “polizia regolare”, solo nel tardo pomeriggio ha potuto riprendere la sua ricerca.

Concludo ringraziando tutti coloro che ci messaggiano (un mio ringraziamento particolare ad Anna Rita…): Chiara, Franco 4×4 Bolzano, Anna Rita, Ezio, Nautilus 4×4, Alberto Larcher, Pietro, Diana.

Coordinate del campo: N 22°18’735″ E 24°32’874″ (campo denominato “una finestra su Arkenu”)

Saturday, January 1st 2005

For chance Mauro Land yesterday evening could open the door of the guide’s Land! In fact we found all sort of good things. Therefore we have celebrated the last day of the year at “Chez Serena and Monica” tasting the delicacies of the two excellent cooks who give the name to the “restaurant”: excellent because they are able to prepare quickly an aperitif and a dinner to be mentioned on Michelin Guide (to not confuse with the homonymous brand of tyres, very needed in this travel) and, much more, they do it in the desert and for twentyseven people!

Great cooks have at theirs disposal technological kitchen and many workers: the two women, instead, only with the aid of the other participants for the preparation of the aperitif, (except me, hidden to write this report for you) work without pause inside of a curtain that protect them from the wind and without the aid of any of the technologies, that instead abound on the cars: not a computer which extract recipes, not electric-appliances that aids their weak arms in food preparation… For every day hard work, one of the two has quite lost completely her voice (soon supported by the doctor and medicians called by the group worried to lose this melody by CB).

And yesterday evening they have exceeded themselves: after an aperitif made up of canapé with salmon (what fineness the slice of lemon!), with anchovies and spring sauce (if it is so called, i don’t know, but it is the sauce made with mayonnaise and spring vegetables) with unfailing prosecco, here the clou: as first gnocchi with whipped artichoke on a bed of parmesan and cheese flakes; then cotechino with sauerkraut and shin of pig with lentils to chose for luck, for money, for health.

At conclusion the cooks served pandoro with veil sugar, panettone with abundant cover of sicilian candied and soft and hard torrone (… in lack of the “bruto cirenaico” who seems hiding, but this is an other story that, if the ferocious censorship of the guide will pass, maybe I will tell you in an other time). As drinks sparkling Italian wine, brut and sweet.

What do you believe? Think that was an exploration travel on survival style…

And now stop with these delicacies that will make you envious, as the 30 degrees that we caught today and which forced us to stay in T-shirt and shorts (excepted Riccardino, who travelled in pants, T-shirt and barefoot…).

Today, without our Libyan guide and policemen (and without passports, given to the guide: it seems that we need the permission of Awaynat…), we have covered the track that takes from Kufra to Jebel Arkanu and Jebel Awaynat: a soft sand with enormous furrows made by the passage of the trucks for Sudan. Our cars had hard to avoid sanding and leave differential in Libyan land. In spite of these difficulties our guide (the formidable of past reports) sped jolting everywhere: until when he has been seen hitting the rims of the wheels that bended (with consequent deflating of tyres) after an impact with a stone on the track… But everything is gone right: the rims reacted positively and we started again to camp among dunes with sight on Jebel Arkenu.

To emphasize that, at approximately half track we met a police station, and they did not created us any kind of problem. In a small hangar we saw a crane that we imagine is employed to help the vehicles in difficulty in the sand.

Last note: our guide has been phoned by Giancarlo Negro who is in Sudan, in EmiKuosso, searching the “lost road” about which it is spoken in the forum Zerzura on Sahara.it. and probably we will meet him tomorrow. It seems that Giancarlo, in tobacco abstinence crisis, has gone in the next oasis of Bir Misaha where he had some “unexpected bureaucratic slowing”. He could not find “regular”, police and only in the late afternoon he has been able to resume its search.

I conclude thanking all those who send us messages (my particular thanks to Anna Rita…): Chiara, Franco 4×4 Bolzano, Anna Rita, Ezio, Nautilus 4×4, Alberto Larcher, Pietro, Diana.

Camp: N 22°18’735″ E 24°32’874″ (camp called “a window on Arkenu”)

Friday, December 31st

This evening also, our guide has exceeded every our expectation: in fact he led us camp under a very suggestive black stone.

The premises did not make to hope nothing good: in fact today arrived to Kufra in the early afternoon, friday prayer day, in the city there wasn’t a soul to be seen. Nearly all the stores were closed and our search of tyres took us a couple of hours. Only after 4 pm we could find tyres and provide with fruits, vegetables and bread. In the meantime, we went to a petrol station where, after have filled up our tanks of water and diesel oil, we availed the presence of a rubber tube of water to wash us (today we have caught more than twenty degrees!).

Fortunately the police did not stop us to complete some formality: they did not ask photographies, passports and they rather helped us for our shopping. So, while the sun set, we could leave the city and to catch up this beautiful place. There is then a small particular that gives a touch of suspence to our evening: while I am writing, in fact, everybody are busy to try to open the door of the Land of the guide that, inexplicably, is locked. The problem would be quite negligible (for us) exept because inside the car there are all provisions for this evening (and for the next days): that’s why somebody has taken the jemmy to unhinge it, another has proposed to unbolt it, and others have thought to make a hole in the body to take the food… Could it be instead a trick of our guide to engage the hours until midnight? If it were, we should admit that also in this situation he is rather original…

A shout of joy just in this moment makes me think that men in some way got the better of the door, even if I cannot see which alternative has been chosen… better they tell me that Mauro Land “has simply let the lock release”… what a technology!

I conclude giving you the daily share of envy: this morning in fact we furrowed the incomparable beauty of dunes, “long-waves” in which literally we were lost; then, still, there are dipped in a landscape similar to the Algerian Tassili. To come to endless plane where we reached 100 Km/h.speed. We seemed so much to fly, that some of us have forgotten that Toyota and Land do not march by air, not even the compressed about technology that we carry with us: practically we were all remained without diesel (do you remember when, in the first report, I said that they consumed more than estimated and that we had badly made the accounts of autonomy?). So twelve kilometers before Kufra, the better equipped cars (obviously Toyota) have taken the helps… Late in the morning we reached also the crater “Oasis”, made up more than twentyheight million years ago for the fall of a comet: the aspect is as an enormous circular cavity.Has been object of particular studies also because connected to the discovery, approximately hundred kilometers far, of the mysterious green glass of the Libyan desert: it is believed, in fact, that the comet, before falling, has caught fire and fused the sand of the desert.

Camp N 23°54’048″ E 23°25’484″

I do not know who this evening, taken by revelries of the last year day, will read this written. Therefore I conclude thankig: Anna Rita and Ezio, Riccardo and Sara, Hartl, Fabio Gasparato, Elena, Meris mum (with contribution of Giorgia and Cecilia).

Venerdì 31 dicembre 2004

Anche questa sera la nostra guida ha superato ogni nostra aspettativa: ci ha infatti condotti a fare il campo dell’ultimo dell’anno sotto un “montarozzo” di pietra nera molto suggestivo.

E pensare che le premesse non facevano sperare niente di buono: essendo infatti arrivati a Kufra nel primo pomeriggio di oggi, venerdì, giorno di preghiera, in città non si vedeva anima viva. Quasi tutti i negozi avevano i battenti chiusi e la nostra ricerca di pneumatici e’ durata per un paio d’ore. Solo dopo le quattro pomeridiane siamo riusciti a trovare le gomme ed abbiamo fatto rifornimento di frutta e verdura fresche e di pane. Nel frattempo avevamo preso possesso del piazzale di un distributore dove, dopo aver riempito i nostri serbatoi di acqua e gasolio, abbiamo approfittato della presenza di un tubo di gomma per l’acqua per lavarci all’aperto (oggi abbiamo raggiunto più di venti gradi centigradi!).

Fortunatamente la polizia non ci ha bloccato per compiere alcuna formalità: non hanno voluto ne’ fotografie, ne’ passaporti ed anzi ci hanno aiutato per i nostri acquisti. Così, mentre il sole tramontava, abbiamo potuto lasciare liberamente la città e raggiungere questo bellissimo luogo.

C’e’ poi un piccolo particolare che da’ un tocco di suspence alla nostra serata: mentre scrivo, infatti, tutti sono indaffarati a cercare di aprire il portellone della Land della guida che, inspiegabilmente, e’ bloccato. Il problema sarebbe quasi trascurabile (per noi) se non fosse che all’interno della vettura ci sono tutti i viveri per stasera (e per i prossimi giorni): ragion per cui c’e’ che ha tirato fuori il piede di porco per scardinarla, chi ha proposto di sbullonarla, chi ha pensato di fare un buco nella carrozzeria per raggiungere il cibo … Che sia invece una trovata della nostra insuperabile guida per impegnare le ore fino alla mezzanotte? Se fosse così, dobbiamo riconoscere che anche in questo e’ piuttosto originale …

Un urlo di gioia proprio in questo momento mi fa pensare che gli uomini abbiano in qualche modo avuto la meglio sul portellone, anche se non riesco a vedere quale delle alternative sia stata prescelta … anzi mi dicono in diretta che Mauro Land ha semplicemente “fatto scattare la serratura” … quando si dice la tecnologia!

Concludo facendovi venire la solita dose di invidia giornaliera: questa mattina abbiamo infatti solcato delle dune di una bellezza impareggiabile, “onde lunghe” nelle quali ci siamo letteralmente persi; poi, ancora, ci siamo immersi in un paesaggio simile a quello del Tassili algerino. Per finire su una piana sconfinata dove abbiamo raggiunto i 100 Km/h. Ci sembrava così tanto di volare, che alcuni di noi hanno anche dimenticato che le Toyota e le Land non vanno ad aria, nemmeno quella compressa della tecnologia che ci portiamo appresso: praticamente quasi tutti sono rimasti a secco di gasolio (vi ricordate quando nel primo report dicevo che consumavano più del previsto e che avevamo fatto male i conti dell’autonomia?). Così, a ben dodici chilometri da Kufra, le auto “più dotate” (naturalmente dei Toyota) hanno portato i soccorsi…

A proposito: nella tarda mattinata abbiamo anche raggiunto il cratere “Oasis”, formatosi più di ventotto milioni di anni fa per la caduta di una cometa: l’aspetto e’ quello di un enorme incavo di forma circolare. E’ stato oggetto di particolare studio anche perché collegato al ritrovamento, a circa cento chilometri di distanza, del misterioso vetro verde del deserto libico: si pensa, infatti, che la cometa, ben prima di cadere, si sia incendiata ed abbia fuso la sabbia del deserto.

Campo N 23°54’048″ E 23°25’484″

Non so chi stasera, impegnato nei bagordi dell’ultimo, leggerà questo scritto. Quindi concludo definitivamente ringraziando: Anna Rita e Ezio, Riccardo e Sara, Hartl, Fabio Gasparato, Elena, mamma Meris (con contributo di Giorgia e Cecilia).

Giovedì 30 dicembre 2004

Questa mattina, al risveglio, la sorpresa di un cielo terso ed azzurro che ci mancava da quando siamo sbarcati a Tunisi. Poco vento ed una temperatura che via via e’ andata aumentando; tanto che per la cena di stasera abbiamo deciso di non montare il tendone e di godere “a vista” di questo magnifico luogo. Sì perché ci troviamo 200 Km prima di Kufra in una valletta di sabbia chiara circondata tutto intorno da formazioni rocciose nerastre che, illuminate dalle stelle e dalla luna, creano un ambiente davvero speciale (per gli addetti, il luogo ricorda il miglior Tassili).

Vi siamo giunti subito prima del tramonto e non abbiamo potuto fare a meno di ammirarne per alcuni minuti lo spettacolo: alcuni di noi si sono fermati sulle alture per godere al meglio del momento in cui il sole, velocissimo, e’ calato disegnando sulle rocce forme colorate dal giallo tenue all’arancio vivo. Anche se tutti noi abbiamo fotografato questa meraviglia, siamo sicuri che l’immagine non ci potrà mai dare le stesse emozioni che abbiamo vissuto “in diretta”.

La meraviglia di stasera ci ripaga della fatica provata percorrendo la lunga pista di sabbia e sassi che ha messo a dura prova gli pneumatici e gli ammortizzatori delle nostre auto, oltre che i loro occupanti. “Lone Land”, ormai dimenticato il principio di incendio della copertura del cofano, ha squarciato ben due gomme, cosicché e’ stato costretto a ricorrere al prestito da un altro Land.

Da segnalare i relitti aerei che abbiamo incontrato anche oggi sul nostro percorso: il primo conosciuto e’ quello del “Lady Be Good” (“Madonna sii buona”), il bombardiere americano Liberator B24 partito da Bengasi il 4 aprile 1943 per una missione di bombardamento sul porto di Napoli assieme ad altri 24 aerei e mai giuntovi per un guasto meccanico. Si presume che i motori dell’aereo, così come quelli di altri 13 velivoli su 24, abbiano aspirato sabbia al momento del decollo e che siano stati costretti a rientrare alla base di Bengasi. Luogo in cui, tuttavia, il “Lady Be Good” non e’ mai giunto, atterrato appunto in questo deserto dopo che il suo equipaggio, credendo di trovarsi sopra il mare, indossati i salvagente ed i paracadute, si era lanciato. Tutti e nove i membri morirono: uno ancora al momento del lancio, gli altri successivamente per la carenza di acqua e cibo mentre cercavano di uscire dal deserto. E pensare che l’aereo, semplicemente spanciato sulla sabbia, oltre che ai viveri ed all’acqua, conteneva ancora la radio perfettamente funzionante… Sul luogo in cui il relitto e’ stato ritrovato (alla fine del 1958) e’ stata posta un’asta sulla quale svetta la sagoma del Liberator B24.

Il secondo relitto ritrovato e’ stata una vera sorpresa: non e’ infatti menzionato in alcuna pubblicazione e la nostra guida aveva avuto un’indicazione da Michele Soffiantini circa la sua esistenza, ma nessuna informazione in merito alla provenienza, alle cause del disastro ed alla data di ritrovamento. Si tratta di un Dakota presumibilmente degli anni ’40 perfettamente conservato: sulla carlinga si nota ancora chiaramente la scritta “UNITED ARAB REPUBLIC – AIR FORCE”. Il carrello e’ abbassato, le ruote ancora conficcate nella sabbia, come anche le ali. La carlinga ha i vetri tutti rotti ma e’ ancora intatta: si può accedere all’interno della cabina di pilotaggio e del posto passeggeri: qui vi sono ancora i sedili, anche se rotti e imbrattati con scritte e disegni in arabo che compaiono anche all’esterno dell’aereo.

Ad oggi l’aereo non porta significativi segni di cannibalizzazioni, elemento che fa presumere che la sua esistenza sia ancora sconosciuta ai più.

Essendo quasi pronta la cena, concludo. Domani raggiungeremo Kufra per ripristinare la dotazione di copertoni andati distrutti (a tutto beneficio dei gommisti locali) e per rifornirci di gasolio, viveri e acqua: ci aspetta, infatti, un ultimo dell’anno sulle dune. Il nostro vate, S., ci ha infatti promesso un luogo ancor più incantevole di quello di stasera: stentiamo ad immaginarlo, ma sappiamo anche che S. ha mille risorse…

Campo N 25°10’204″ E 24°44’533″

Ringraziamo comunque chi continua a scriverci: Maki, Nando e Simonetta, Vince 4X4 Bolzano, G. Danesi, Mariella.

Thursday, December 30th

This morning, at awakening, the surprise of a blue sky that we missed since we were in Tunis. A feeble wind and a gradually increased temperature, so that this evening for dinner we decided to not mount the awning and enjoy the sight of this magnificent place.

We are 200 Km before Kufra in a bright sand valley surrounded by blackish rocks that, lighted by stars and moon, create a special atmosphere indeed (the place remembers the best Tassili). We got there before the sunset and we could admire for some minutes the show: some of us have been stopped on the rise to enjoy the moment in which the sun, quickly, decreased designing on cliffs shapes colored, from a tenuous yellow to a vivid orange. Even if all of us have photographed this wonder, we are sure that the image will never be able to give us the same emotions that we had alive. This wonder evening repays us of the efforts spent covering the long sand and stones track that tested the tyres and the shocks-absorber of our cars, and theirs occupants. “Lone Land”, forgotten the fire of cowling, has ripped two tyres, so that he needed to borrow from another Land.

To notice the airplanes wreckages that we met today on our road: the first is known as “Lady Be Good”, the american bomber Liberator B24 taken off from Bengasi April 4th 1943 for a mission for strafing the port of Naples with other 24 airplanes and never arrived because of a mechanical breakdown. It is supposed that the engines, other 13 aircrafts on 24, have sucked sand at the moment of the take off and then have been forced to come back to the base of Bengasi. Place where the “Lady Be Good” is never arrived; it landed exactly in this desert but its crew, believing to be over the sea, wore the life vest and the parachutes and launched. All the nine members died: one at the moment of the launch, the others later for the need of water and food, while they tried to leave the desert. And you must think that the airplane, simply belly-landed on the sand, contained supplies and water, and still the radio perfectly working… On the place in which the wreckage has been found (at the end of 1958) has been placed a staff on which there is the shape of the Liberator B24.

The second wreckage found, has been a surprise: in fact it is not mentioned in any publication and our guide had a news by Michele Soffiantini about its existence, but no information respect to the origin, to the causes of the disaster and the finding date. It is a Dakota, probably of the fourties, perfectly conserved: on the nacelle it is still clearly written “UNITED ARAB REPUBLIC – AIR FORCE”.

The undercarriage is open, the wheels still in the sand, like the wings. The nacelle has all glasses broken but is still undamaged: it is possible to enter inside the cockpit and the fleeting cabin: here are still the seats, even if damaged and smeared with written and designs in Arab, who appear also to the outside of the airplane. Up till now, the airplane don’t show signs of cannibalizations, we presume that its existence is still unknown. Being nearly ready the dinner, I close. Tomorrow we will reach Kufra to restore the equipment of tyres destroyed (all advantage for local tyre-dealers) and to stock up on diesel, provisions and water: in fact, the last day of the year will be on dunes. Our poet, S. in fact, has promised us a place more charming than this evening: but it is hard to imagine it, we also know that S. has thousand resources…

Camp N 25°10’204″ E 24°44’533″

Thanks however who continue to write us: Maki, Nando and Simonetta, Vince 4X4 Bolzano, G. Danesi, Mariella.

Wednesday, December 29th

All the past night and until today early afternoon, a rather strong wind has swept the Great Sand Sea; because of the clouds, the landscape was lunar: all around dunes were white and the raised sand created an effect similar to the fog, that makes all indefinite. Even if the show was unique in its beauty, this has created some difficulty in navigation: not to be able to clearly distinguish dunes behind us, the canyons, the treacherous obstacles of the road, it required more attention on driving. In any case our guide, S. showed a great ability and concurred us to enjoy the largeness and the peculiarity of this desert: in spite of the sandings that have slowed our march (resolved soon unflating tyres), to drive “on backs of the whales” and “to ride the waves” of this sea (better should be defined ocean) has been really exciting: a continuous “up and down” between sand sometime hard and then, suddenly, so soft to make us sink.

At noon also we have reached the rests of the “Flying Hunchback”, of the S 79 of 278ª the torpedo-bomber squad left from Bengasi on the 21st of April 1941 for a torpedoing action against an English convoy to SW Crete and inexplicably landed in Libyan desert to approximately 400 Km from the departure. It is still unknown what brought the airplane in this zone: it’s assumed that it was found there for a mistake of the pilot or an breakdown to the navigation system. In any case on the 21st of July 1960 a team work of the CORI, Company Searches Hydrocarbons, of ENI group, found some kilometers from the Jalu-Giarabub track the poor body of an Italian aviator (subsequently identified in the aircraftman Giovanni Romanici), a compass, binoculars, a water bottle, two clocks, a launching gun and a cartridge case. Only October 5th of that same year, the men of a workteam found the wreckage of the S79 to approximately 90 Km south referring the point in which the body was found. The wreckage was found in good conditions: although the twenty years passed in the desert appeared polish, like new, even if the burlap had been consumed by ghibli.

Today, to our eyes, of the wreckage it has remained only a metallic skeleton of the nacelle and some other piece all around. The cannibalizations made during the time have only left us so that. It is however touching to see the rests and to think to the state of mind of the crew when, beside the not working aircraft, they decided to start their fatal march in what they found a sand hell.

In the afternoon we left the Great Sand Sea: we are now in the plain south, to approximately 50 Km from the “Lady Be Good” (other wreckage airplane of which we will report tomorrow). In this exterminated plain we have run up to 100 Km/h speeds, broken only by dark sand bumps that bump up the car. Notice that, just before stopping for camping, one of the cars (the Land of Lone Land) the useless phono-absorbent covering of the engine has been caught fire: however all has been resolved in the best way (we have given a cut to the covering!).

While I’m writing this report, the women of the group are preparing the dinner.

Fortunately this evening we have not tyres to repair, not mechanical works to carry out in spite of the roughness of the road. In the darkness cars are illuminated by the screen of computers: are the men of the group busy to see tracks and maps of every kind (sure in this travel we have more computer than stoves!).

Camp N 27° 22′ 068″ E 23° 47′ 990″

Also this evening we thank: Benvenuto and Isabella from Sardinia , Roberta and Leo, Francesco Ghezzi (X2; a bless is ever good!), Angela and Emilia, Edo the Egyptian, Damiano & Co., Elena, Nicoletta and Paola, Trilly, bionsky, Silvia and Jhonny, Grunt

Mercoledì 29 Dicembre 2004

Per tutta la notte scorsa e sino al primo pomeriggio di oggi un vento piuttosto forte ha spazzato il Grande Mare di Sabbia; complici le nuvole, il paesaggio sembrava lunare: tutto intorno le dune erano bianche e la sabbia che si sollevava creava un effetto simile a quello della nebbia che rende tutto indefinito. Anche se lo spettacolo era unico nella sua bellezza, questo ha creato qualche difficoltà nella navigazione: il non poter distinguere chiaramente le dune dinnanzi a noi, i canaloni, gli ostacoli insidiosi del percorso, ha richiesto un’attenzione alla guida ancora maggiore.

In ogni caso la nostra guida, S. ha dato prova, come sempre, di grande abilità e ci ha consentito di godere della grandezza e delle particolarità di questo deserto: nonostante gli insabbiamenti che hanno un poco rallentato la nostra marcia (risoltisi presto mediante lo sgonfiaggio dei pneumatici), guidare “sui dorsi della balene” e “cavalcare le onde” di questo mare (che meglio andrebbe definito oceano) è stato davvero emozionante: un continuo “su e giù” tra sabbia per un tratto dura e poi, improvvisamente, tanto molle da farci affondare.

Verso mezzogiorno abbiamo anche raggiunto i resti del “Gobbo Volante”, il relitto del S79 della 278ª squadra aerosilurante partito da Bengasi il 21 aprile 1941 per una azione di siluramento contro un convoglio inglese a sud-ovest di Creta ed inspiegabilmente atterrato nel pieno deserto libico a circa 400 Km dalla partenza. Ancora non è chiaro cosa ci facesse l’aereo in questa zona: si ipotizza che si trovasse lì per un errore del pilota o per un guasto al sistema di navigazione. In ogni caso il 21 luglio 1960 una squadra di lavoro della società CORI, Compagnia Ricerche Idrocarburi, del gruppo ENI, rinvenne a pochi chilometri dalla pista Jalu-Giarabub i poveri resti di un aviatore italiano (individuato successivamente nell’aviere Giovanni Romanici), una bussola, un binocolo, una borraccia, due orologi, una pistola lanciarazzi ed un bossolo di cartuccia. Solo il 5 ottobre di quello stesso anno, gli uomini di una squadra di lavoro rinvennero il relitto del S79 a circa 90 Km a sud rispetto al punto in cui fu rinvenuto il corpo. Il relitto si trovava in buone condizioni: nonostante i venti anni trascorsi nel deserto appariva lucido, come nuovo, anche se la tela era stata consumata dal ghibli.

Oggi, ai nostri occhi, del relitto non è rimasto altro che uno scheletro metallico della carlinga e qualche altro pezzo nelle immediate vicinanze. Le cannibalizzazioni messe in atto nel tempo ci hanno lasciato solo questo. E’ comunque coinvolgente vederne i resti e pensare allo stato d’animo dell’equipaggio quando, riuniti accanto al velivolo non più funzionante, hanno deciso di intraprendere la loro fatale marcia in quello che, per loro, era diventato un inferno di sabbia.

Nel pomeriggio siamo usciti dal Grande Mare di Sabbia: siamo ora nella grande piana a sud, a circa 50 Km dal “Lady Be Good” (altro relitto aereo di cui vi riferiremo domani). In questa sterminata piana abbiamo raggiunto velocità intorno ai 100 Km/h, frenati solo da cunette di sabbia scura che fanno “saltare la macchina”. Da segnalare che, appena prima di fermarci per il campo, ad una delle vetture (la Land di Lone Land) si è incendiato l’inutile rivestimento fono-assorbente del cofano motore: tutto si è comunque risolto nel migliore dei modi (abbiamo dato un taglio netto al rivestimento!).

Mentre scrivo questo report, le donne del gruppo sono indaffarate a preparare la cena. L’aperitivo, invece, è già stato piacevolmente consumato. Fortunatamente questa sera non ci sono ne’ copertoni da riparare, ne’ lavori meccanici da effettuare: e ciò nonostante l’asperità del percorso.

Nel buio si vedono, però, le auto illuminate dagli schermi dei computer: sono gli uomini del gruppo indaffarati nello scrutare tracce e mappe di ogni genere (sicuramente in questo viaggio abbiamo più computer che fornelli!).

Campo N 27°22’068″ E 23°47’990″

Anche stasera vogliamo ringraziare e salutare: Benvenuto e Isabella dalla Sardegna, Roberta e Leo, Francesco Ghezzi (X2; una benedizione non guasta mai!), Angela e Emilia, Edo l’Egiziano, Damiano & Co., Elena, Nicoletta e Paola, Trilly, bionsky, Silvia e Jhonny, Grunt.

Martedì 28 Dicembre

Nel primo pomeriggio abbiamo finalmente raggiunto “The Great Sand Sea”, il Grande Mare di Sabbia. Per ora nessuna difficoltà nel percorso; da segnalare, però, un consumo di carburante decisamente maggiore rispetto a quanto preventivato per la presenza di un terreno difficile e di sabbia molle. Quest’ultima ha anche provocato i primi inevitabili insabbiamenti, tutti comunque superati con rapidità ed abilità. Lungo il percorso ci siamo imbattuti in uno strano affioramento geologico costituito da una striscia regolare larga circa 3 metri per 800 m, apparentemente costituito da asfalto grezzo. Raccolto un campione.

Da segnalare ancora le numerose forature che ci hanno costretto, anche stasera, ad effettuare la riparazione dei pneumatici tra l’aperitivo e la cena. Nel corso di queste riparazioni, sono state effettuate delle autentiche opere di sartoria (ricucitura di copertoni all’”africana”)

Anche questa sera la temperatura e’ decisamente buona, non c’e’ vento e stiamo preparandoci per gustare la cena. Campo N 29° 25’570″ E 23° 07’788″

Vi diamo dunque appuntamento a presto, non senza ringraziare gli amici che anche oggi ci hanno scritto: Franco 4X4 Bolzano, Loretta, Riccardo e Sara, Pino (ma perché non sei venuto?), Anna Rita, Andrea, Francesco Grechi.

Tuesday, December 28th

In the early afternoon we have finally reached “The Great Sand Sea”. Until now no difficult on the way; we must notice a fuel consumption really greater then we estimated because of the difficult land and soft sand. This has provoked the first unavoidable sandings, all solved however with speed and capability.

Along the way we run into a strange geological outcrop consisting on a regular strip approximately 3 meters wide and 800 metres lenght, apparently consisting on crude asphalt. Collected a sample. To be still noticed the numerous punctures that have forced us, also this evening, to repair the tyres.

Also this evening temperature is really good, no wind and we are going to taste the dinner.

Camp N 29° 25’570″ E 23° 07′ 788″

We make date to you soon thanking the friends who also today have written to us: Franco 4X4 Bolzano, Loretta, Riccardo and Sara, Pino (why didn’t you come?), Anna Rita, Andrea, Francesco Grechi.

Monday, December 27th

Although the departure delay, the Chartage has arrived to the port of Tunisi on Christmas Eve at about 10 AM. Customs formalities have been carried out quickly, so that our first cars could leave to Ben-Guerdane in the early after noon. In confirmation of the controls that tunisian customs officers for a long time are putting into action to find GPS, CB and computers, some of us have been confiscated, sealed with lead and then given back these computer equipments. This involved a little delay in the departure.

However we reached Ben-Guerdane in the early hours of the evening; there we camped and the following morning at 6,00 AM we have been reached from the last two cars of the group. At approximately 8,00 AM we went to customs. At approximately 11,00 we have left the frontier with the carnet for the vehicles and our GPS unsealed; only five of us, unprovided of Libyan visa, have had to wait until evening (because holiday) to obtain it, by authority received, sent by the owner of Tripoli travel agency. This confirm the possibility to obtain visa in frontier, after asking for it Libyan travel agency at least ten days before arrival.

Yesterday morning we visit the beautiful city of Leptis Magna and then we departure (at 12,00 AM) towards the south-east stopping for the night 50 km passed Sirte.

Today’s stop has allowed us to finally reach the desert: at Ajabjia we filled up the tank, buyed foods and water then we are making camp at approximately 50 km from Jalu. Here we have indeed found all that we needed, and may be more than how much we expected: Barilla pasta, fruit and vegetables, bread and milk (powdered and fresh). Camp at N 29°32’55” E21°35’52”

In this beautiful and warm evening of full moon, pasta is ready…. we are making date with you tomorrow and thanking all our friends who texted us; a special thanks to: Annarita, Antonella and Franz, Nautilus Club Italiano Rav4 Catania, Giancarlo, Gianmaria, Luciano, Alberto, Franco, Michele Soffiantini, Massi+, C4-Feneck, Marcella and Silvio, Fede, Franco Ghezzi, Hartl, Franco Tosi, Scabini, Livio Giovannini, Anna and Lorella, Elena.

Lunedì 27 Dicembre

Nonostante il ritardo nella partenza, la Chartage è arrivata al porto di Tunisi verso le 10 del mattino della vigilia di Natale.

Anche le formalità di dogana si sono svolte celermente, tanto che le prime auto sono riuscite a partire alla volta di Ben-Guerdane poco dopo mezzogiorno. A conferma dei controlli che i doganieri tunisini stanno ormai da tempo mettendo in atto alla ricerca di GPS, CB e computer, ad alcuni di noi sono stati “sequestrati”, piombati e poi riconsegnati questi apparati. E questo ha comportato dei piccoli ritardi nella partenza.

Abbiamo comunque raggiunto Ben-Guerdane nelle prime ore della sera; lì abbiamo fatto campo e siamo stati raggiunti dagli ultimi due del gruppo alle 06.00 del mattino successivo. Alle 8.00 circa ci siamo presentati per le formalità doganali. Alle 11.00 circa abbiamo lasciato la frontiera con i carnet per i veicoli ed i GPS spiombati; solo cinque di noi, sprovvisti del visto libico, hanno dovuto attendere sino a sera (perché giorno festivo) per ottenerlo lì direttamente, previa consegna del documento di autorizzazione originale recapitato personalmente dal titolare dell’agenzia di Tripoli. Questo conferma la possibilità di ottenere il visto in frontiera, richiesta da effettuare prudentemente almeno dieci giorni prima dell’arrivo all’agenzia libica.

Ieri mattina veloce visita alla bellissima e maestosa città imperiale di Leptis Magna e poi partenza alle 12.00 verso il sud-est con sosta notturna 50 Km dopo Sirte.

La tappa di oggi ci ha consentito di arrivare finalmente al deserto: stiamo facendo campo a circa 50 Km da Jalu dopo aver fatto rifornimento di viveri, gasolio ed acqua nella cittadina di Ajabjia.

Qui abbiamo davvero trovato tutto quello di cui avevamo bisogno, e forse più di quanto ci aspettassimo: pasta Barilla, frutta e verdura fresca, pane e latte (non solo in polvere ma anche fresco). Campo a N 29°32’55” E21°35’52”

Essendo pronta la pasta, in questa splendida e calda serata di luna piena, scappiamo dandovi appuntamento a domani e ringraziando comunque gli amici che ci hanno inviato tanti sms di saluti e auguri; vogliamo dunque ringraziare in modo particolare: Annarita, Antonella e Franz, Nautilus Club Italiano Rav4 Catania, Giancarlo, Gianmaria, Luciano, Alberto, Franco, Michele Soffiantini, Massi+, C4-Feneck, Marcella e Silvio, la mitica Fede, Franco Ghezzi, Hartl, Franco Tosi, le donne Scabini, Livio Giovannini, Anna e Lorella, Elena.

 Testo di Agostina Petrogalli “Ago”, Foto Edoardo Bauer.

 
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