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Transafrica: L’epilogo Namibia e Sudafrica By Gian Casati

– Posted in: Africa, Africa Australe, Resoconti di viaggio

By Gian Casati
Originally Posted Thursday, November 11, 2010

 

TRANSAFRICA

L’EPILOGO: NAMIBIA E SUDAFRICA

Partecipanti: Gian Casati e G.Carlo Mazzari su Toyota hj61

10 ottobre 2010

Dopo un viaggio abbastanza assurdo Milano-Londra-Johannesburg arriviamo puntualissimi a Windhoek dove ci aspetta qualcuno del Transkalahari Inn, la bella struttura che ha ospitato per circa sei mesi la mia macchina. Sono ansioso di vedere come sta la vecchia (ha ormai 23 anni) Toyota cui sono state sostituite le balestre posteriori e tutti i gommini di quelle anteriori. Trovo l’HJ61 è in ottima forma, meno l’Air Camping che qualcuno (pensiamo il meccanico sollevando la macchina sul ponte) ha urtato piegando di 45° le piastre da cui si dipartono le stecche che formano la struttura della tenda. Al momento la tenda è inutilizzabile, speriamo domani di potere fare qualcosa dal meccanico che devo vedere per pagare il conto. Il pomeriggio è dedicato a preparare la macchina, sembra cosa da poco ma ci vuole diverso tempo e così in un istante è ora di cena al raffinato e decisamente a buon mercato ristorante del lodge.

11 ottobre

Il nostro viaggi comincia in modo disastroso, se il bel tempo si vede dal mattino……siamo fregati e poiché in questi frangenti un po’ di superstizione cova sotto la cenere sono alquanto preoccupato. Andiamo dal meccanico che fa finta di cascare dalle nuvole per il fatto dell’Air Camping ma poi gratis fa il possibile per sistemarla (riuscendoci al 90%).Partiamo in direzione Etosha e subito mi rendo conto che il complesso computer-programma Nroute-gps che tanto ci aveva aiutato nello scorso passo e sul quale abbiamo confidato per fare, da soli, piste difficili, non funziona. In particolare il computer provato a casa poco prima di partire, non vede il gps e continua a riavviarsi pur senza ricevere alcun comando. Abbastanza innervosito da questo grave contrattempo e dal fatto della tenda, partiamo verso l’Etosha e subito sbagliamo strada e facciamo inutilmente una quarantina di km tra andata e ritorno. Finalmente imbocchiamo la strada giusta e dopo una cinquantina di km sentiamo come una improvvisa fortissima vibrazione al posteriore, mi fermo immediatamente convinto di avere bucato una gomma ma tutto è in apparente ordine. Riparto ma la vibrazione continua e superando i 50 km/h si sente pure puzza di gomma. Non riesco a capire cosa succeda e penso alla rottura di un cuscinetto. Telefono al meccanico e gli preannuncio il ritorno alla sua officina. Andando lentamente (meno di 50 km/h) torniamo a Windhoek dove io stesso guardando il mezzo mi rendo conto che si tratta di un pneumatico che si sta sfaldando (in effetti per tirchieria come gomma di scorta poi montata avevo utilizzato una ricoperta). Compriamo una gomma nuova ad un prezzo abbastanza esorbitante e alle 14.30 ripartiamo sempre senza il computer. Al tramonto siamo al lussuoso campeggio di Tsumeb dopo aver fatto tra una cosa e l’altra 612 km. Mentre prepariamo la tenda decido di chiamare l’amico Paolo Rizzieri che mi aveva introdotto ai misteri della navigazione computerizzata e lui, mago, in teleconferenza mi ha ripristinato il sistema operativo ed il tutto ha cominciato, magicamente, a funzionare. Decidiamo di festeggiare andando a mangiare al ristorante al bordo della lussuosa piscina, poi, risollevato, bella dormita al fresco perché se di giorno fa caldo (oggi 33/34°) alla sera si sta benissimo. Dopo tre grossi inconvenienti alla prima giornata,mi auguro di avere completamente pagato il mio debito alla sfiga (ma non sarà così!).

12 ottobre

Da Tsumeb velocemente raggiungiamo il Parco Nazionale Etosha, fa subito molto caldo ed il lago essicato, le strade bianche e la foschia rendono tutto abbacinante. Siamo sul finire della stagione secca e tutto è aridissimo, dovrebbe essere il momento giusto per vedere gli animali che si concentrano dove c’è l’acqua e cosi in effetti è, ma è grande la delusione per uno come me che ama la Natura al…”naturale” constatare che tutte le pozze sono alimentate artificialmente e che tranne una sono tutte ubicate a ridosso (poche centinaia di metri) delle strutture ricettive del parco così che i turisti non si devono scomodare per vedere gli animali. L’unica cosa che mi è parsa naturale è stata una leonessa che aveva da poco (forse nella notte) ucciso una giraffa e che ora gonfia come un otre se ne stava a digerire all’ombra.

Poi è stato interessante vedere un paio di leonesse coi loro cuccioli che se ne stavano beate ai bordi dell’abbeveratoio (una vasca di cemento) mentre decine di animali assetati stavano a rispettosa distanza non osando avvicinarsi. A sera siamo al campsite di Halali, abbastanza affollato, nella solita pozza alimentata vicino al campsite, notevoli due rinoceronti che si crogiolano nell’acqua.

Oggi tra approccio al parco e giri nello stesso abbiamo fatto 291 km ha fatto un caldo terribile abbiamo bevuto litri d’acqua e fatta, in proporzione, ben poca pipì. Per fortuna la sera si sta benissimo.

13 ottobre

In giro per l’Etosha, la depressione è una infinita distesa di un bianco abbacinante di cui non si vedono i confini, lontano dalle pozze gli animali non sono molti mentre sono una moltitudine incredibile alla pozza attigua ad Okaukejo (ingresso ovest del parco) orici, zebre, elefanti, giraffe, diversi tipi di gazzelle aspettano il proprio turno per bere. Nel primo pomeriggio ai margini occidentali del lago troviamo una pozza “vera” ci sono diversi animali ma la cosa che colpisce di piu’ sono una moltitudine di struzzi (forse un centinaio) che camminano sul lago assolato, una specie di miraggio nel deserto. Nel primo pomeriggio lasciamo l’Etosha e prendiamo la strada D 2695 verso Ovest per raggiungere Kamanjab e ci fermiamo al campsite del Tandala Ridge molto basic, molto africano ma con un piatto doccia (calda!) dal diametro esagerato. Il posto è annesso alla grande tenuta di proprietà di due americani dell’Alaska !!!! che abitano una villa isolatissima con fantastica vista sulla boscaglia sottostante. Nella loro farm, tanto per dire, rinoceronti, kudu, gazzelle varie, facoceri etc etc. Siamo assolutamente soli, di questa sistemazione ci ricorderemo a lungo!! Oggi abbiamo fatto 304 km

14 ottobre

Stanotte ha fatto piuttosto freddo, alle 6.30 sveglia abituale c’erano 11,6°. Continuiamo sulla bella D2695 tra dolci colline di alberi bassi relativamente radi. Ogni tanto bisogna fermarsi per aprirsi il cancello che sbarra la strada e che serve per trattenere le mandrie, la temperatura è ottimale, 24/25° al mattino e 34° secchi e ventilati al pomeriggio. Arriviamo a Kamanjab (quattro case ed un lodge attorno ad un importante crocevia) dove cambiamo un po’ di soldi e facciamo spesa all’emporio attiguo alla stazione di servizio carburante. All’emporio si trova di tutto, dal cibo al materiale da campeggio a pezzi di ricambio per auto e per fortuna troviamo gentili mani che aggiustano e ricaricano la nostra bombola a gas che avevamo scaricato strada facendo, per sicurezza perché ci eravamo accorti che la bombola perdeva gas. Per raggiungere Epuwo evitiamo la bella strada principale e prendiamo la D3709, bello sterrato tra dolci colline, qualche dik-dik e tante vacche. Arriviamo ad Epuwo nel primo pomeriggio e dobbiamo cambiare un po’ di soldi (all’emporio avevamo cambiato lo stretto necessario per il momento perché il cambio non era favorevole) ma la banca ci chiude i battenti sotto il naso. Facciamo comunque un po’ di spesa e scappiamo da insistenti sedicenti guide e ragazzini vari che vogliono portarci a visitare villaggi himba tradizionali. Nella cittadina si aggirano molte himba ed è curioso vederle aggirarsi per fare acquisti nel supermarket nel loro abbigliamento ancestrale. Senza sufficiente contante ed avvicinandosi il week end decidiamo di rimanere ed andiamo al panoramico campsite dell’Epuwo Country Lodge, della cui piscina possiamo approfittare(foto di G.Carlo Mazzari). La vista sulle valli verso l’Angola è veramente fantastica. Oggi abbiamo fatto 338 km.

15 ottobre

Ci alziamo con calma perché dobbiamo attendere l’apertura della banca. Cambiati i soldi alle 9 partiamo verso le Epupa Falls, facciamo un paio di escursioni fuori dalla strada per visitare piccoli villaggi Himba non segnalati e quindi piu’ “genuini” con gente che chiede sì il compenso per le foto ma lo fa in modo non troppo assillante. Il compenso in farina e/o zucchero come si legge nelle guide è un po’ una leggenda metropolitana, la grana vogliono, oltre all’eventuale dono. Comunque nei piccoli insediamenti da noi “trovati” sono cordiali e non troppo esosi.

Riprendiamo il pistone verso nord, dapprima il paesaggio senza essere monotono è comunque piuttosto piatto ma poi, dopo Okongwati la pista ha molte curve e si snoda tra colline, montagne, ammassi pietrosi e qualche baobab, piacevole ed interessante. Verso le 15 arriviamo alle famose cascate, facciamo un bel bagno ristoratore nel fiume e scattiamo un po’ di foto e poi risaliamo il corso d’acqua per una pista abbastanza accidentata e tortuosa per qualche km per poi tornare al campeggio di Epupa. Alla luce del tramonto seguendo un gruppo di turisti con guida locale ci addentriamo in un luogo veramente magico di cascate, cascatelle, molti baobab abbarbicati tra le rocce soprattutto nel versante angolano che sta al di la’ del fiume.

Aspettiamo il calare del sole ammaliati da questo luogo da creazione del mondo. Alla sera ci “allarghiamo” e per la esosa somma di 10 euro (in due naturalmente) ci facciamo un gin and tonic e mangiamo salsiccia con patatine fritte.

16 ottobre

Ottima dormita con temperatura ottimale (20° alle 6 del mattino). Ripercorriamo a ritroso la strada di ieri fino ad Okangwati ma la diversa luce del primo mattino rende tutto molto piu’ bello. La boscaglia alterna alberi secchi invernali a verdi foglioline della primavera ora nascente, magnifico. Ad Okangwati facciamo 50 litri di gasolio presso una improbabile stazione gestita da una donna herero ed imbocchiamo la pista D3703 verso Purros.

La pista è molto stretta, ci passa solo una macchina, è molto lenta e si addentra in una bella boscaglia, come ho detto è lenta ma ancora “umana” mentre verso Otjitanda (che è poi ai piedi del famigerato Van Zyls pass) diventa terribile, una pietraia scoscesa con enormi massi, in diversi punti si deve procedere meno che a passo d’uomo. Ad un certo punto sentiamo un forte rumore metallico, ci fermiamo subito e vediamo penzolare sotto la macchina la barra stabilizzatrice posteriore, si sono rotti i relativi supporti di sostegno. La leghiamo al ponte posteriore usufruendo una specie di “buca” naturale e proseguiamo senza apparenti problemi. Dopo il pezzo di pista terribile la pista migliora decisamente; è il momento di campeggiare e per questo non risultando campsite sulla nostra pista deviamo verso il villaggio di Etanga dove il campsite c’è ma è in costruzione, comunque otteniamo di rimanere dal simpatico rasta che pare ne sia l’addetto. Il rasta dice di essere un meccanico e si offre di riparare la barra senza però mettere i gommini appositi che dovrebbero però solo avere funzione anti-rumore. A parte la barra siamo molto contenti di come si è comportata la vecchia Toyota in situazioni non facili. Lungo questa pista abbiamo trovato diversi villaggi himba con donne(gli uomini sono altrove col bestiame) decisamente piu’ disponibili di quelle incontrate ieri sulla pista principale. Oggi abbiamo fatto 180 km (di cui circa 70 iniziali di ottima pista) in 10 ore di guida.

17 ottobre

Difficile descrivere la giornata di oggi senza usare iperboli e scendere nella retorica e nello spreco di aggettivi. Dopo una notte piuttosto fredda (13° all’alba) lasciamo il villaggio di Etanga e torniamo un po’ sui nostri passi fino al bivio che porta ad Otjihaa (un nome nel nulla). La pista, sempre lenta ma meno pazzesca di ieri, si snoda attraverso catene di montagne, le varietà vegetali sono incredibili, alberi contorti, dai tronchi luccicanti, mopani che stanno ora iniziando a germogliare, piante grassocce dall’aspetto di mini baobab, una meraviglia della natura e non c’è assolutamente nessuno. Da ieri mattina non abbiamo incontrato nessuno tranne i villaggi himba. Animali pochi, qualche piccola gazzella ed uccelli. Scesi dalla montagna la natura cambia aspetto, ai sassi si sostituisce un terreno sabbioso, gli alberi sono piu’ radi, vediamo struzzi e gazzelle, la primavera è piu’ indietro ed avvicinandoci ad Orupemba (una stazione di polizia, un pozzo, un paio di costruzioni e un po’ di himba) la natura diventa desertica. Per andare a Purros ci sono due possibilità: una pista piu’ ad est sulla carta molto piu’ lenta ed una ad ovest poco piu’ lunga ma molto piu’ veloce (la carta della Namibia della T4Africa ha anche i tempi di percorrenza). Data la pista di ieri optiamo per la soluzione piu’ veloce. Il paesaggio è assolutamente fantastico di tipo sahariano, con enormi massi granitici, cactus, lunghe piane di sabbia che ricordano certe parti della Libia e del Ciad. Incontriamo anche strane piante che scopriremo poi essere le famose Welwitschia (una rarità botanica, pare)La pista a tratti costeggia il parco della Skeleton Coast (proibito l’accesso!). Tutto magnifico, compreso l’avvistamento di molti magnifici orici.

Peccato che gli ultimi 22 km siano di terribile tole ondulee tra le peggiori che io abbia fatto. Alterno, dove possibile, escursioni fuori pista ad andatura lentissima e/o sostenuta ma comunque è sempre una pena. Soffro per la mia vecchia (Toyota) che dall’alto dei suoi 23 anni non merita un simile trattamento. Finalmente arriviamo a Purros e ci fermiamo al suggestivo e molto “africano” campsite situato nel letto di un vecchio ued. Ognuno dispone di almeno una secolare acacia, docce e gabinetto sono ricavati all’interno di groviglio di tronchi e di radici d’albero, tutto suggestivo, molto pulito ed ordinato. Doccia ristoratrice e lavatrice di tonnellate di polvere. Oggi abbiamo fatto 219 km.

18 ottobre

Notte freddina ma secca, 12° alle 6 del mattino. Ingaggiamo Edinson una simpatica guida Himba per cercare i famosi elefanti del deserto che sono pachidermi un po’ piu’ piccoli del normale con zampe piu’ lunghe e piede piu’ largo dei loro consimili ed adattatisi alla vita nel deserto. Risaliamo il magnifico river Hoarusib, avvistiamo molti springbock, struzzi, orici ed alcune giraffe il tutto è molto eccitante e piu’…naturale perché non siamo in un parco (nessuna pozza artificiale per attirare gli animali per intenderci!). Ci addentriamo in valle laterale (che senza guida neanche avremmo individuato) e grazie anche alla segnalazione di un pastore himba che dall’alto di un aspro crinale parla con la nostra guida, avvistiamo 3 elefanti. Possiamo scendere dalla macchina ma la guida ci fa capire di prestare la massima attenzione e comunque di rimanere ad una certa distanza perché questi elefanti, a differenza dei loro fratelli dei parchi, pare siano alquanto nervosi ed aggressivi. Appena accennano a muoversi verso di noi Edinson ci fa salire in macchina dicendoci di allontanarci velocemente. Torniamo indietro sempre seguendo il letto del fiume ed incappiamo in due belle insabbiate, causate dalla sabbia molto piu’ calda che al mattino presto e dall’alta pressione delle gomme, ne usciamo solo con le piastre. Al pomeriggio, sempre con Edinson, andiamo a vedere il canyon dove si guada ripetutamente un fiumiciattolo dall’acqua limpidissima. Alle 14.30 lasciamo la nostra guida e Purros e partiamo verso Sesfontein, 118 km di pista infernale che causa la ennesima rottura dei supporti della barra posteriore aggiustata dall’amico rasta. Fissiamo la barra al ponte posteriore con della corda (continueremo il viaggio per oltre 3000 km facendo a meno della barra). A pomeriggio inoltrato siamo a Sesfontein al simpatico Cameltop campsite, doccia quasi calda con acqua proveniente da una vecchia bombola del gas (usata come boiler) sotto cui arde un bel fuoco. In tutto il campeggio siamo gli unici viaggiatori. Oggi fatti 232 km.

19 ottobre

Sveglia coi soliti 14°, ce la prendiamo comoda. Sesfontien è un distributore di benzina, un piccolo emporio (con security!!) e poche costruzioni che non sono né case né capanne. La pista, anzi la strada bianca, è nettamente migliorata e si può procedere velocemente. Il paesaggio è sempre bello ma arido ed oggi fa molto caldo (oltre 39°). Si attraversano valli e colline, si vedono animali anche fuori dai parchi. Avvicinandoci alla nostra meta, Twifelfontein, passiamo attraverso la zona degli alberi pietrificati ed entriamo alla prima indicazione di petrified forest. Il posto è un po’ sfigato con due/tre alberi fossili e qualche welwitschia rinsecchita. Forse andando avanti nel posto “ufficiale” segnalato con cartello marrone si può vedere di meglio ma ci accontentiamo perché ci interessano di piu’ le pitture e le incisioni per cui Twifelfontein è famosa. Siamo in ambiente tipicamente sahariano e quindi rimaniamo letteralmente colpiti quando, quasi arrivati, vediamo ad sorta di grosso pozzo nello ued un bel branco di elefanti che si rinfrescano spruzzandosi abbondanti dosi d’acqua dietro le orecchie. Sono, come quelli di Purros, gli elefanti del deserto. Poco dopo gli elefanti arriviamo al paese Twifelfontein (che in realtà è solo un luogo segnato sula carta) e ci fermiamo al bellissimo campsite Aba Huab. Ci concediamo una bella Coca Cola ghiacciata e ci riposiamo un po’ prima di andare a vedere le rocce a canna d’organo che dovrebbero essere una rarità geologica mentre in realtà sono ben poco interessanti (una sola, diciamo la verità!). Domattina col fresco andremo a vedere le incisioni rupestri che sono descritte come le piu’ estese d’Africa. Oggi abbiamo fatto 297 km. di pista quasi tutta buona e cosi la vecchia (Toyota) ha tirato un po’ il fiato.

20 ottobre

Notte un po’ piu’ calda delle scorse (17°all’alba), alle 8 siamo alle incisioni rupestri, belle, interessanti, per alcuni versi originali ma ben poche e meno belle di quelle che, numerosissime, si trovano in diversi paesi dell’Africa del Nord, le iperboli usate dai testi sembrano un tantino esagerate, anche se l’ambientazione è molto suggestiva. Dopo le incisioni (di pitture invece neanche l’ombra) partiamo verso Uis e la natura sempre sahariana è molto bella mentre da Uis (dove facciamo carburante ed un po’ di spesa al locale supermarket) fino ad avvistare lo Spitzkoppe il panorama è decisamente brutto, arido e senza vegetazione. Lo Spitzkoppe invece è uno spettacolo, un immenso ammasso di enormi monoliti granitici rosati sotto uno dei quali facciamo campo.

È ancora abbastanza presto quindi decidiamo di andare a visitare il bushmen paradise che dovrebbe essere un sito di pitture rupestri notevoli. Invece di notevole c’è solo la scarpinata con corda fissa per arrivarci, le pitture sono una vera sola (un’altra!)e i 15 euro per andarci sono una esagerazione (considerato anche che la Namibia in generale è decisamente a buon mercato). Comunque il posto è magnifico ed al tramonto le rocce si colorano in modo fantastico. Oggi abbiamo fatto 234 km., meno caldo di ieri.

21 ottobre

Questa notte ha fatto abbastanza caldo e stamattina il cielo è coperto. Dal magnifico complesso dello Spitzkoppe ci dirigiamo verso Henties Bay sull’Oceano Atlantico il paesaggio è brutto e monotono, la temperatura crolla, alle 13 ci sono solo 14°, nubi, nebbia e freddo sono le conseguenze della corrente fredda del Benguela che proviene dal Polo Sud. Henties Bay è un abitato abbastanza grande senza anima né personalità tutto incentrato sulla pesca. Ci prendiamo un caffè facciamo un po’ di spesa e ci dirigiamo a Nord verso Cape Cross la cui colonia di numerosissime foche merita senz’altro la visita.

Ritorniamo sui nostri passi e scendiamo verso Swakopmund. Si costeggia l’oceano, il cielo è plumbeo, incontriamo un grosso peschereccio arenato e tantissime postazioni di pesca che qui deve essere lo sport nazionale ma il paesaggio non vale niente. Invece la cittadina di Swakopmund è sorprendente anche se non ha niente di africano, è una vivace piccola città del nord Europa potremmo essere nella Germania del Nord o in Olanda, il tutto però è molto piacevole. Da qui avendo del tempo ci dirigiamo verso la celebrata Welwitschia Drive da percorrere solo se muniti di permesso perché è una sorta di monumento nazionale ma invece è una fregatura solenne. L’approccio è un piattone arido senza un cespuglio con terreno detritico, solo un grigiastro canyon ai lati della pista merita una fugace occhiata. Nella zona delle welwitschie le piante sono numerosissime ma in pessime condizioni (a causa della stagione da molti mesi secca ??) e mi rendo conto di averne visto esemplari molto piu’ belli in un contesto splendido nel deserto che da Orupembe porta a Purros. Un po’ scornati e tanto impolverati torniamo a Swakopmund e ci sistemiamo al Desert Sky Backpapers, ottimo per le nostre esigenze. Doccia ristoratrice e cambio con vestiti decenti perché stasera andremo in vita al vivace Lighthouse restaurant che promette molto bene. Ottima cena di pesce innaffiata per me da vino del Sud Africa e da birra per Carlo ad un prezzo piu’ che onesto. Oggi abbiamo fatto km.426

22 ottobre

Bella dormita sotto un teutonico piumino e cazzeggio mattutino per la bella e tedesca Swakopmund. Come ho detto non è Africa ma la cittadina è bella e vivace, un po’ di acquisti e poi alla stazione della Caltex per lavaggio esterno della macchina dal salino preso ieri, saldatura della marmitta staccatasi ieri e riparazione della barra di stabilizzazione posteriore con pezzi costruiti al momento. Partiamo verso le 13 ed una tempesta di sabbia ci impedisce di vedere Walwis Bay e da quel poco che si intuisce non deve essere gran che. Da Walwis prendiamo la D1983 che costeggia grandi dune biancastre che si vedono in lontanza. Molto bello il tratto che porta al Kuiseb Pass. La pista è piuttosto buona, superato il passo il panorama è bellissimo ma la pista a tratti ha una tole bastarda ed infatti proprio in vista di Solitaire rompiamo nuovamente gli attacchi della barra stabilizzatrice posteriore che sembrava ben riparata. Poiché questo inconveniente non si era mai verificato per tutta l’Africa mi viene il dubbio che possa dipendere dalle nuove balestre posteriori sostituite a Windhoek. Solitaire è un posto incredibile tipo Far West un paio di case un panettiere famoso per la sua torta di mele (che non manchiamo di prendere!!) un piccolo emporio, un distributore di benzina, un modesto lodge ed il campeggio. Oggi il computer ha dato segni di insofferenza spegnendosi e riavviandosi di tanto in tanto. Siamo un po’ ansiosi perché pur avendo ormai superato la parte piu’ difficile del viaggio quanto ad orientamento, vedere la propria posizione sull’ampio schermo ci ha molto viziato e senza di lui ci sentiamo se non proprio persi certo piu’ soli. Sosta al campsite di Solitaire con magnifico tramonto. Oggi fatti 309 km.

23 ottobre

Ci svegliamo con comodo, stanotte abbastanza freddo, 11° al risveglio. Per prima cosa sosta per acquisti prelibati dal famoso panettiere (torta di mele, muffin), poi andiamo a Sesriem per vedere le famose dune namibiane immortalate in tutte le foto che pubblicizzano la Namibia. Fin qui abbiamo percorso ampi sterrati ma qui, pagato il ticket di accesso, la strada è addirittura asfaltata. Le dune sono abbastanza lontane ed è proibito allontanarsi dalla strada, solo la famosa duna 45, che è la piu’ vicina, è accessibile ed i bravi turisti la scalano a piedi nudi per assorbire l’energia vitale che emana dal contatto diretto con la natura incontaminata…… lasciamo perdere che tristezza per un sahariano!! Ma hanno mai visto il Sahara?? Meglio gli ultimi 5 km, riservati ai 4×4. Qui c’è il meglio, acacie nel uadi, belle dune, orici semi-domestici e dune un po’ piu’ vicine, grandi acacie. Un bel caffè ed un muffin al gate di uscita e via per la D707 che costeggia il Namib Naukluft NP. Il pistone è buono, il panorama è splendido, ampie vallate ricoperte di bassa erba gialla e contornate da montagne rossastre. E’ gia quasi verso il tramonto e stiamo valutando dove andare a dormire quando mi scoppia la gomma posteriore sinistra (con pochissimi km sulle spalle). Mano alla provvidenziale binda e la sostituiamo che è ormai sera. Entriamo nel primo posto che ci capita che comunque è ad una quindicina di km dalla strada principale, si chiama Namtib Desert Lodge ed è una tenuta con lodge e campsite in un posto assolutamente fantastico, tramonto incredibile dopo un pomeriggio ventoso e coperto. Doccia a lume di candela e pasta ottima al pomodoro e tonno fatta da Carlo che sta diventando un ottimo cuoco. Oggi abbiamo fatto 465 km.

24 ottobre

Notte molto fredda, alle 7 abbiamo 4° gradi in tenda. Giornata di grande sfiga e depressione, qualcuno ci ha fatto una macumba probabilmente. Lasciata la tenuta di ieri sera la strada inizialmente offre un bel panorama ma poi imboccata la D425 e C14 la natura imbruttisce per lunghi km. Ci fermiamo per un caffè e la Toyota non riparte con le batterie a terra, misterioso il perché. Per fortuna l’avevo parcheggiata in salita e così posso avviare il motore in retromarcia approfittando della pendenza. La cosa naturalmente è preoccupante anche se la parte piu’ difficile e piu’ solitaria del viaggio dovrebbe essere alle spalle. Anziché andare direttamente al Fish River Canyon come programmato decidiamo di andare alla cittadina di Keetmanshoop dove ci dovrebbe essere un meccanico cui domani (oggi è domenica) sottoporremo il problema. Decidiamo che ci meritiamo una sosta comoda e prendiamo possesso di un orrendo igloo del Quiver Tree Lodge, è orrendo ma obiettivamente funzionale. Il proprietario ci avvisa che alle 17, contro un pagamento di 10 euro, si potrà assistere al pasto dei ghepardi. Ok, nell’attesa porto il computer nell’igloo e cerco di trasferirvi le foto dalla scheda che avevo riempito. Non so cosa sia successo ma la scheda risulta danneggiata e perde piu’ di 2/3 delle foto fatte (le altre le avevo salvate in precedenza). Di umore verso il nero vado dai ghepardi che, non ci avevo pensato, sono in gabbia e miagolano in attesa del pasto, lo spettacolo è assolutamente deprimente e me ne vado col cuore colmo di tristezza nel vedere queste magnifiche bestie nella loro Africa ridotte in questa assolutamente innaturale condizione. Mi ricordo una scena che mi aveva sconvolto anni fa: ero andato al museo etnografico (parola davvero troppo grossa per quel museo) per vedere il famoso albero del Teneré che lì avevano sistemato dopo la sua triste fine. Nell’ambito del museo c’era anche uno zoo ed io ricorderò tutta la vita lo sguardo perso nel nulla di un leone maschio imprigionato in una piccola gabbia, quello sguardo diceva che alla povera bestia non importava piu’ nulla della vita in quelle condizioni e che la morte, per lui nato libero e potente nella savana, era solo una liberazione. Ecco cosa mi ha risvegliato vedere nella gabbia i ghepardi miagolare aspettando la cena quotidiana. La gomma scoppiata ieri, le batterie a terra oggi, le foto perse e da ultimo i ghepardi in queste condizioni, qualcuno mi ha fatto sicuramente qualche macumba. Oggi abbiamo fatto 333 km.

25 ottobre

La Toyota parte al primo colpo ma decidiamo ugualmente di far fare un controllo e ci viene indicato un elettrauto nella vicina città di Keetmanshoop. Controllate con strumenti le due batterie (l’hj61 per chi non lo sapesse funziona a 24 V), si scopre che una si è danneggiata perché sovraccarica e ciò è dovuto al fatto che nel precedente viaggio avevo ritenuto opportuno cambiare una batteria che mi dava dubbi (molto probabilmente infondati) ed il garagista di Lusaka (Zambia), tra l’altro pure italiano, mi aveva dato una batteria di amperaggio diverso ed inferiore. Ora, la teoria, che io pensavo una paturnia da maniaco perfezionista europeo, vuole che non si debbano montare due batterie di amperaggio diverso. Ma evidentemente non si tratta di una paturnia ma di un fatto tecnico ben preciso ed ecco quindi il risultato pratico derivante da due batterie di diverso amperaggio. Sostituita la batteria, ripartiamo verso il Fish River Canyon che è veramente spettacolare coi suoi 120 km di lunghezza e 500mt di profondità.

Giriamo sull’altipiano che sovrasta il canyon e nel pomeriggio ci concediamo una bella camera al Roadhouse Canyon un lodge arredato con originale buon gusto, molto ben tenuto e confortevole. Fatti 248 km con tempo sempre bello ma fresco di giorno (22/23°) e freddo di notte. Cena a base di filetto di springbok cucinato in modo raffinato ed ottima dormita.

26 ottobre

Scendiamo per la C 37 verso Sud fin quasi Aussenkehr tra rocce rosse, valli e montagne scoscese poi anziché scendere verso il Sud Africa per la strada principale prendiamo la bellissima D212 verso Nord-Ovest costeggiando la riva destra del fiume Orange (nel quale confluisce il Fish river), un vero inaspettato spettacolo naturale. Arriviamo quindi a Rosh Pinah cittadina mineraria piccola ma molto attiva con un bel supermarket dove facciamo un po’ di spesa. Proseguiamo per lo sterrato che, stando a Nord dell’Orange, dovrebbe condurre in Sud Africa. Invece questa è una strada privata che attraversa la zona diamantifera quindi proibitissima. Non potendo proseguire torniamo sui nostri passi per qualche km e traversiamo l’Orange su un pontoon che ci sbarca direttamente in Sud Africa, la frontiera è veloce e tutti sono gentilissimi ma il paesaggio tanto affascinante sul lato Namibiano qui è triatemente pietroso, poco interessante.

Si attraversano squallide zone minerarie con delle vere e proprie enormi montagne di terra di risulta. Arriviamo quindi ad Alexander Bay e proseguiamo sulla costa verso sud. Il paesaggio è di uno squallore difficilmente immaginabile distese infinite di piccoli cespugli rinsecchiti su un terreno vagamente sabbioso. Un po’ meglio è Port Nolloth che ha un vecchi faro, un relitto di un grosso peschereccio ed un po’ di vita tra cui un ristorante italiano. Ci fermiamo poco dopo, a Mc Dougall’s Bay che è un a sorta di appendice di vacanza di Port Nolloth ed alloggiamo in una triste casetta vicino all’oceano. La donna della reception parla solo afrikaans!! Oggi abbiamo fatto 455 km.

27 ottobre

Ripartiamo verso sud, il paesaggio è ancora monotono fino a quando la strada attraversa belle montagne con grandi monoliti affioranti e begli agglomerati di sassoni, poi ancora un po’ di monotonia finchè tra Klaver e Clanwilliam iniziano vastissimi vigneti che confinano con un terreno pre-desertico. Qui, mi dicono, le temperature in estate (fra non molto) raggiungono i 40/45° ed i vitigni sono stati selezionati per adattarsi a questi roventi climi. La cittadina di Clanwilliam è molto boera e tutti parlano afrikaans, mentre gli autoctoni sono boscimani. E’ ormai pomeriggio e decidiamo di raggiungere il mare a Lambertsbay e ci fermiamo al campeggio della municipalità, è molto pulito, non c’e’ nessuno e siamo proprio in riva all’oceano. Oggi abbiamo fatto km. 554 tutti in asfalto, siamo meno impolverati e la vecchia tira un po’ il fiato.

28 ottobre

Stamattina l’oceano è calmissimo ed a parte gigantesche alghe che galleggiano in superficie sembrerebbe di essere in Mediterraneo. Per non fare altro sterrato (abbiamo polvere dappertutto e non ne possiamo piu’) torniamo sui nostri passi verso la N7 e seguiamo il corso del fiume Olifant. Non ci sono piu’ vigneti ma immensi agrumeti e poi, tra Citrusdal e Piketberg, attraversiamo una immensa piana coltivata a cereali vari che in questo momento stanno mietendo. Da Piketberg ci dirigiamo nuovamente verso l’oceano e qui a parte belle saline con fenicotteri (siamo a Velddrift) costeggiamo un baia che sarebbe bellissima se non fosse stata letteralmente stuprata da una lottizzazione selvaggia dal gusto pazzesco, una delle peggiori da me mai viste. Fuggiamo verso Cape Town ed arriviamo dalla parte piu’ bella, spiaggia grandissima, gente che fa sport, la famosa Table Mountain alle spalle con nubi che dalla sommità scendono con effetto simile al ghiaccio secco.

Casino, gente, ricchezza (quasi tutta ai bianchi). Lasciamo la città che stanca e spaventa dopo tanti giorni di quasi solitudine e ci dirigiamo a sud attraverso la Chapman’s Peak, una strada panoramica veramente spettacolare. Enormi massi granitici emergono dall’oceano, l’acqua è di color cobalto. Proseguiamo ancora verso il Capo ed al primo campsite utile mi fermo, stanco ed un po’ teso per la guida nel traffico cittadino e non solo, dove tutti (come da noi in città) sono impazienti e dalla guida aggressiva. Il campsite a Noordhoek è gestito da due vecchietti che hanno una specie di zoo nel casino piu’ totale, non so perché ma mi ricorda la fattoria di nonna Papera. Oggi abbiamo fatto 455 km.

29 ottobre

Fantastica gita al Capo di Buona Speranza. Il tempo è perfetto e la temperatura anche. Entriamo nel comprensorio abbastanza presto e non c’è nessuno. Fantastico il panorama, un’esplosione di fiori primaverili, affascinante e francamente emozionante il Capo per quello che è e soprattutto per quello che rappresenta (foto di G.Mazzari).

Dall’alto riusciamo anche ad avvistare tre balene oltre a miriadi di cormorani che volano in formazione e gabbiani. Al ritorno dalla passeggiata al vecchio faro al punto di ristoro decine di pulmann hanno scaricato orde di turisti e noi allora ce ne andiamo proseguendo nel golfo ma il panorama non è piu’ cosi affascinante, iniziano improbabili agglomerati di case di vacanza, il traffico avanza a passo d’uomo. Rinunciamo ad andare a Capo Agulhas come avevamo pensato in un primo tempo perché è tardi e, a parte il fatto di essere il punto estremo dell’Africa non ha certo il fascino e la storia del Capo e pare che anche dal punto di vista naturalistico non valga molto. Approfittiamo del po’ di tempo che abbiamo e cambiamo l’olio alla vecchia che ringrazia soddisfatta. Passiamo orribili paesi cercando un posto dove dormire non lontano da Stellenbosh dove domani lasceremo la macchina. A fatica troviamo un campsite (squallido) vicino a Gordon’s Bay. Oggi abbiamo fatto 160 km.

30 ottobre

Una trentina di km e siamo a Stellenbosh una cittadina universitaria, un’oasi di bellezza con immensi vigneti, uliveti, campi da golf e strutture sportive. Ci incontriamo con Chicco, un vecchio amico di gioventu’ che si è stabilito da queste parti e che mi ha trovato la sistemazione per parcheggiare la macchina in attesa di riprendere il cammino. Oggi abbiamo fatto una sessantina di km ed il viaggio complessivamente è stato di 6.430 km.

EPILOGO?

Spero di no. L’idea iniziale era quella di “chiudere” con la traversata dell’Africa da Nord a Sud, indeciso se riportare la macchina a casa oppure se venderla in Africa. Ma poi mi son detto: perché chiudere?? E allora ……si torna indietro!

Foto e testo di Gian Casati

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