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Arca 2009 (alla ricerca) Brebbia – Cape Town – Seconda parte

– Posted in: Africa, Africa Australe, Resoconti di viaggio

By Alfio Lavazza
Originally Posted Monday, March 7, 2011

 

Arca 2009 (alla ricerca) Brebbia – Cape Town – Seconda parte

vai alla prima parte

01 gennaio 2010 GPS POINT: 19°18,056 30°29,63′

Ci alziamo senza fretta, la temperatura e’ eccezionale il fuoco e’ ancora acceso e la colazione si fa velocemente. Pensiamo di poter visitare dei siti archeologici dall’altra sponda del fiume, visitiamo lungo la strada un bellissimo villaggio nubiano e circolando tra le case possiamo regalare vestiti e giocattoli ai bambinie alle donne.

E’ sempre molto caldo circa trenta gradi, verso l’ora di pranzo troviamo la via per l’attraversamento del Nilo e visitare Ol Dongola, un sito archeologico con alcune chiese con la caratteristica forma a cupola. Una chiatta pronta a salpare ci lascia a terra perche’ completa, ma poi ci fanno capire che non abbiamo un permesso per l’attraversamento verso il sito.

Non capiamo molto bene: dovremmo tornare a nord di 150 km per farcelo rilasciare, ma sarebbe troppo per la nostra media quindi a malincuore riprendiamo la direzione a seguire il fiume per raggiungere al piu’ presto Karima, speriamo in loco di farci fare sto permesso che ci consenta di entrare nelle zone archeologiche.

Percorriamo molti kilometri nella totale isolazione e in un deserto molto poco bello: terra e sassi. Rifornimento e arance.

Arriviamo ad un’orario perfetto e troviamo innanzi a noi, dopo il ceck point il Jebel Barkal, una montagna sacra dove un molte persone locali si divertono a risalire e correre in discesa la sabbia che si e’ accalcata sulla parete sud.

Poco vicino vediamo le prime piramidi dei faraoni neri, belle ben tenute ma…nulla a che vedere con la maestosita’ delle piramidi egizie.

Con la land mi avventuro sino alla base e ne scalo a piedi anche una, gli altri sono saliti sul jebel e si uniscono alla gente locale. Siamo finalmente contattati da un guardiano locale che ci dice che non potremo fare campo proprio sotto le piramidi, infatti mi sembrava strano, scopriamo che i permessi archeologici si fanno sempre sul posto, non come dettoci dal tipo della chiatta e paghiamo l’entrata: 20 pd adulti bambini gratis.

Girovagando troviamo un resort di una signora italiana, Elena.

Ha costruito qui nel 2000 un ottimo hotel. Ovviamente non c’e’ posto sotto capodanno, ma l’impressione e’ che non voglia tra i piedi dei turisti fai da te, non ci chiede neppure se abbiamo bisogno di rifornirci dell’acqua.

Troviamo un ottimo posto per il campo su una mezza duna e la temperatura e’ fantastica.

Ma chi ci ferma….

Km da BREBBIA: 6349

02 gennaio 2010 GPS POINT: 18°34,765 31°49,149

Abbiamo come al solito parecchi km da coprire quindi sveglia presto, il clima e’ cambiato, non serve piu’ nemmeno il pail alla mattina.

Scendiamo dalla nostra duna e prendiamo direzione est verso Atbara.

Poco dopo questa cittadina ci sono delle piramidi che furono depredate da un certo Ferlini, un italiano che scopri’ il contenuto di preziosi e non si lascio’ sfuggire l’occasione per farne suo il contenuto.

Il posto e’ suggestivo e merita una visita approfondita.

Arriviamo verso le due e ci fermiamo sotto una grossa acacia per pranzare, non lontano un campo tendato di Maurizio Levi si affaccia sulle piramidi, ho visto un pozzo e prendo l’occasione per riempire una tanica per un doccino rinfrescante: siamo a + 32.

Nel visitare le piramidi e le tombe facciamo conoscenza con dei turisti locali e ci scambiamo delle foto reciproche. L’acquisto di qualche gadget interessante completa la gita culturale.

Siamo distanti circa duecento km dalla capitale, Kartoum, la mitica ed inarrivabile citta’. Purtroppo restera’ solo nei libri in quanto le vie ormai perfette di comunicazione la rendono sempre piu’ accessibile.

La strada e’ sempre piu’ trafficata e occupata dai road train, un po’ piu’ piccoli degli australiani ma sempre dei bestioni da 25 metri.

Appena calano le ombre della sera, i fari che ti puntano addosso sono fastidiosi e pericolosi, l’entrata nella periferia della capitale e’ veramente delirante. Vale veramente qualsiasi regola che ti porti vantaggio, e come sempre il piu’ grosso vince!

Riesco a districarmi sino alle prime abitazioni, anche se non sembra proprio di essere in una citta’. Chiediamo ad un pseudo taxi di portarci all’acropole hotel, che avevamo contattato via internet per ricevere gli inviti per il visto, ovviamente nessuno si rifiuta e prova ad accompagnarci.

Riusciamo con qualche informazione a raggiungere l’hotel e posizionarci nel centro della capitale, sembra bello, gestito da un greco ed un’italiana la pulizia e’ garantita. Ceniamo e ci facciamo una doccia meritata, ormai sono sei giorni che non possiamo permettercelo, ma nel deserto non e’ cosi grave.

L’indomani dobbiamo fare i visti per l’Etiopia, che ci hanno sbagliato in Italia, e programmare una visita alla capitale.

Km da BREBBIA: 7040

3 gennaio 2010

Apro il pc e mi collego wifi a internet, vedo la posta e guardo la meteo, cose che a casa sono normalita’ qui diventano un’eccezione.

Una bella colazione in sala con le notizie della CNN: molto bene, io e Edo dobbiamo andare a fare i visti, le famiglie vorrebbero vedere un piccolo museo ed il souk.

All’ambasciata etiope, come era prevedibile non gli importa nulla degli errori di quella italiana e ci fa compilare nuovamente tutti i formulari con foto e permessi annessi, purtroppo vogliono vedere anche tutti i possessori dei passaporti, con conseguente chiamata generale a rapporto (per fare una telefonata con il cellulare necessitano dai 6 agli 8 tentativi…).

Riusciamo a liberarci per l’ora di pranzo e non possiamo deliziarci di altre amenita’. Tra l’altro siamo in una città con delle contraddizioni evidenti: palazzi stile Dubai (finanziati da Gheddafi) e rotaie del treno senza nemmeno il passaggio a livello.

Io mi sono fatto un’idea abbastanza personale sul Sudan sino ad ora: il territorio e i sui panorami sono di una ripetitivita’ notevole, a parte qualche bel tramonto faccio fatica a ricordarmi particolari eclatanti, le tombe e piramidi semi distrutte, dove sono state restaurate sono stati commessi errori grossolani che ne hanno tolto totalmente il valore ed il fascino.

Si sono letti testi e viste foto di un paesaggio da sogno, purtroppo io non sono capitato li’, probabilmente bisognerebbe prendersi del tempo ed andare nel deserto alla ricerca di Berenice.

Lasciamo Kartoum ed il suo caos: è come guidare in videogame.

Troviamo comunque la via per il confine.

La gente. La gente nubiana e’ quello che veramente mi resta nel cuore, tutti indistintamente ci hanno accolto sempre al massimo con quello che di meglio avevano. Sorrisi e volti felici che non spiegano il disastro della zona del Darfour…

Non riesco a vederne la cattiveria per sterminare cosi’ tante persone, ma noi siamo solo di passaggio non possiamo capire a fondo la realta’ di un paese.

Questa sera siamo accampati in un orto di qualcuno che ci e’ scivolato vicino senza nemmeno permettersi di disturbare la nostra cena, questo e’ il Sudan: gente rispettosa e cordiale.

Ci aspettavamo un paese militarizzato mentre non abbiamo proprio avvertito questa sensazione.

Km da BREBBIA: 7040

04 gennaio 2010 GPS POINT: 14°49,064 33°16,014

Riprendiamo il nostro viaggio in direzione di Gallabat, la dogana sud est tra Sudan ed Etiopia. La strada se pur trafficata e’ ancora sicura, appena si materializzano i track la cosa diventa come al solito un po’ poco sicura, oramai siamo abbastanza abituati a gestire questo caos naturale.

Nella città intermedia ci lasciamo distrarre dal traffico e perdiamo la direzione che ci costa del tempo.

Scendiamo cercando di essere veloci ed avvicinarci il piu’ possibile al confine, la temperatura sale fino ai mitici 37 gradi, che se pur non abituati non e’ eccessivamente fastidioso in quanto e’ molto secco. Sono molti kilometri che si comincia a vedere militari per la strada, sia reclute che in divisa, ormai mancano poche ore e il caldo e’ veramente tosto. Il paesaggio e’ sicuramente uno dei piu’ belli del Sudan, le case ora assumono la caratteristica forma conica segno che comunque nella stagione delle piogge un po’ di acqua vien giu’. Le immense zone coltivate a sorgo brillano di giallo intenso e il caldo sembra sciogliere l’asfalto, di tanto i tanto si vedono i primi baobab, i tipici alberi delle zone subsariane.

Oltre ai vari controlli ora si scorgono le prime postazioni fisse di mitragliatrici. Arriviamo in dogana alle 16 circa e cominciamo come al solito ad individuare l’aiutante di turno per farci capire dove andare. Puntuale un ragazzo che mastica l’inglese si fa’ premura di indicarci la sequenza degli uffici. “Uffici” ovviamente non si possono chiamare tali delle fatiscenti strutture in assoluto abbandono a lato di una strada sterrata con un quantita’ di camion impressionante. Usciamo dal Sudan riuscendo a farci timbrare il carnet de passage, importantissimo per non pagare penali al rientro in Italia. Si tratta di un documento internazionale che attesta l’entrata e l’uscita della vettura ed e’ coperta da fideiussione bancaria a copertura del valore del mezzo: nel mio caso 15.000 euro. Nel caso di non rientro del carnet firmato si perdono i soldi. Alla registrazione passaporti alla dogana etiope siamo veramente sbalorditi dalla povertà della gente che brulica intorno, un fiume di persone percorre la strada che e’ ancora mantenuta chiusa al traffico, il commercio di qualsiasi genere viene svolto su questa arteria principale.

Riusciamo appena in tempo a registrare i passaporti e lasciamo diversi regalini ai bambini che abitano a ridosso delle case di dogana, tra galline e polvere in tutto il circondato. La postazione di controllo e’ costruita in fango e paglia per farvi capire la situazione.

Al controllo e registrazione delle vetture siamo avvertiti di dichiarare di non avere il carnet, cosi’ saremo tranquilli nell’abbandonare le macchine senza patemi per i prossimi mesi.

Riusciamo nell’intento ed anche il controllo doganale e’ pura formalità.

E’ calato il buio e la gente ormai occupa tutta la strada, noi siamo alla ricerca di un hotel governativo dove siamo “obbligati” a prendere posto. Perdiamo piu’ di un’ora ma riusciamo a piazzare le tende all’interno del piazzale dell’hotel.

Non si puo’ dire che la sistemazione sia ottimale, ma non avevamo altra scelta anche per un motivo di sicurezza. Dopo un disorientamento iniziale ci adeguiamo alla situazione e prepariamo una bella pasta al salmone. Ora vi aggiorno su un’altra bella stranezza: la data e’ il 26.12.2002 e l’ora indietro di sei ore rispetto al Sudan quindi nove ore rispetto a GMT, questo vuol dire che alle tre del pomeriggio e’ totalmente buio.

Usciamo per una visita alla via sempre scortati a vista dal gestore dell’hotel che non mi lascia per un minuto. Secondo noi non esiste un problema reale ma qualche cosa che li preoccupa c’è. Passiamo la notte senza problemi ma con un po’ di movimento.

Km da BREBBIA: 7326

05 genn. 2010 (27.12.2002) GPS POINT: 12°50,623 36°17,529

Siamo in un bel casotto di polvere, purtroppo non avevamo scelta. Ci muoviamo velocemente per uscire dalla zona di frontiera che comincia gia’ a brulicare di gente. Subito qualche kilometro avanti vediamo sulla strada le prime scimmie.

Tutto bordo strada, che e’ perfettamente asfaltata, continuano a susseguirsi villaggi con i suoi occupanti. E’ veramente un bel problema riuscire a guidare nel marasma della vita contadina, tutti sono dediti alla pastorizia e agricoltura.

L’altitudine sale sempre piu’ e viaggiamo tra i 1800 mt. e i 2300.

Finalmente la calura di ieri non ci schiaccia, e si sta proprio bene. Il paesaggio e’ di notevole interesse. Speriamo di arrivare a Gonder per pranzo, qui i kilometri sono pochi ma e’ guida da montagna e non e’ proprio facile andare oltre gli ottanta orari con medie vicino ai cinquanta.

La continua presenza di bambini e animali sul ciglio e non solo, rende necessaria un’attenzione particolare. Arriviamo alla citta’ in tempo per la visita ad un ristorante locale nel centro di Gonder.

E’ veramente caratteristico e si mangiano piatti locali, rigorosamente senza posate. Tutto il cibo viene posto su una specie di piadina grigiastra di una quarantina di centimetri di dia. La si utilizza come il nostro pane, con salse e carne trita. Si mangia almeno qualche cosa di diverso. Altra grande novità ci sono ben quattro tipi di birra!

Finalmente possiamo visitare con un po’ di tranquillità dei monasteri copti, la giornata e’ molto calda e limpida. Apprezziamo molto le imponenti sequoie che fanno moltissima ombra all’interno della fortezza.

La fortificazione che proteggeva il monastero e’ del tutto intatta e grazie ai fondi dell’Unesco il restauro e’ sicuramente il migliore che abbiamo visto sin ora.

All’interno del giardino ci sono ancora delle gabbie che rinchiudevano i leoni dell’Abissinia fi no al recente 1992.

Visto l’ottimo orario ci spostiamo ancora verso Addis in cerca di un campeggio, purtroppo scopriamo che non cè nulla di ciò e Edo non vuole fermarsi in mezzo alla folla. Effettivamente abbiamo intorno 80 milioni di persone che sono sicuramente i più invadenti che abbiamo incontrato, complice anche la povertà che li circonda.

Corriamo fino a Bahir-Dar per cercare un’hotel decente. Appena arrivati un’incomprensione tra Edo ed Enrico fa sì che le strade del nostro gruppo si separino.

Purtroppo queste cose sappiamo che possono succedere, pero’ si spera sempre di no.

Troviamo un albergo dove riposare, anche se l’umore e’ pessimo per tutti.

Km da BREBBIA: 8003

06 gennaio (28 12 2002) GPS POINT: 11°36,270 37°23,630

Rinunciamo di tornare sulla strada per Lalibela, dove avremmo dovuto visitare diversi monasteri, per optare ad una visita all’enorme Lake Tana. La deviazione ci avrebbe portato ad allungare ulteriormente le ore di guida e comunque non siamo dell’umore giusto.

Prendiamo la barchetta che ci porta a visitare le sorgenti del Nilo Blu e poi diversi monasteri che sorgono sulle isole vicino alla costa. La cosa che piu’ colpisce sono i testi sacri che sono scritti su libri in pelle che contano ormai piu’ di ottocento anni.

Per quanto riguarda la flora e la fauna, è impressionante il numero di rapaci che sorvolano costantemente il cielo, in particolar modo aquile.

Anche oggi e’ una bella giornata di sole e finita la gita sul lago ci riposiamo nel giardino dell’hotel, Enrico che prosegue da solo mi ha informato che sarebbe andato direttamente ad Addis Abeba.

Nel pomeriggio visitiamo il souk e facciamo delle spese. Faccio anche un minimo di pulizia alla land, devo anche riparare il depressore del freno, ma aspettero’ di essere nella capitale.

Alla sera siamo in un localino molto caratteristico dove ceniamo vicino ad un falo’ e mangiamo ottimo cibo locale, per il calendario Ortodosso è la vigilia di natale.

Km da BREBBIA: 8587

07 gennaio ’10 (29 12 2002 Natale) GPS POINT: 11°36,253 37°23,745

Ci svegliamo al piu’ presto, verso le sette locali Sudan time, ma qua sarebbero le 11 di notte. Prendiamo la strada che porta verso Addis. Per il momento non ce’ traffico e la strada e’ eccellete. Purtroppo le notizie che ci hanno dato riportano un tempo di nove ore per coprire 550 km da qua alla capitale, e’ nostra intenzione riuscire ad arrivare con la luce in citta’ altrimenti dovremo trovare una soluzione per la notte.

Il paesaggio e’ molto bello e vario, le colture e i grandi pascoli fanno dimenticare quella terra abbandonata che avevamo trovato a nord, siamo sempre ad una altitudine di 2000/2500 metri ma la vegetazione e’ molto rigogliosa. Complice la festa natalizia, per la strada non ci sono troppi camion e si riesce decentemente a tenere i 70 di media, cosa che comunque ci portera’ a guidare tutto il giorno. Tra paesi e passi montani quantomeno la guida e’ abbastanza piacevole, purtroppo io ho il problema con il depressore del freno e devo essere un po’ piu’ attento: come sempre sulle strade ce’ di tutto.

La polazione si e’ fatta meno invadente e piu’ distaccata, lungo la starda vediamo i relitti di alcuni carri blindati probabilmente dell’ultima guerra dove ci sono trascritte le distanze kilometriche.

Siamo a 2600 metri di altitudine con un panorama notevole, poi scendiamo in un canion perdendo piu’ di 1500 metri, io cerco di risparmiare i freni anche se per pur eccesso di prudenza, giunti a valle uno splendido ponte salta questo orrido attraversato da un bel fiume. La risalita e’ altrettanto delicata, per la presenza del solito bestiame ed anche per i vari mezzi fermi sulla strada per riparazioni varie. Si continua così e cerchiamo di arrivare questa sera nella capitale anche se ogni paese ha un valido posto recintato per poter dormire. Scavalliamo il passo a 3100 e poi proseguiamo con una buona media. Verso le sei entriamo in citta’, non e’ traumatico anzi ci si muove agevolmente. Onde evitare inutili perdite di tempo ci facciamo accompagnare in un’hotel civile da un taxi: il view hotel. Come dicevo e’ festa: Natale. Nel nostro hotel ci sono un sacco di belle ragazze che devono andare ad un concerto. Sulla terrazza ceniamo e ci accordiamo per il giorno seguente.

08 gennaio ’10 GPS POINT: 009°01,933 38°46,272

Dalla terrazza posso adesso rendermi conto della realta’ di questa grossa capitale. Tra i grossi palazzi ci sono anche le solite capanne di ondolux di lamiera dove vive la gente comune, nei palazzi e nelle case di cemento ci sono i commercianti ed i benestanti.

Finita la colazione io e Edo andiamo con Tzegai, il nostro contatto qui, alla Land Rover. In realtà e’ un grosso centro e riparano un po’ di tutto ma potrebbe andare. Ci fanno sapere che ci vogliono almeno tre quattro giorni, la land di Edo continua ad avere la spia dell’olio accesa al minimo e non sappiamo se e’ un problema elettrico, di pompa dell’olio o di bronzine. Ci presentano un meccanico che lavorava in quella concessionaria e che ora si e’ messo in proprio, purtroppo l’impatto dell’officina e’ veramente devastante nell’animo.

Sassi, liquami e perfi no una pelle di pecora tirata ad asciugare sullo sterrato sono tutt’uno con i ferri da lavoro… ci accordiamo per qualche lavoretto.

Facciamo cambiare il sensore della pressione e il difetto per la macchina di Edo e’ risolto, quindi tutti i nostri timori si risolvono in un semplice problema elettrico.

Quindi possiamo comunque stare in questo immondezzaio e far cambiare olio e filtri, in realta’ il ragazzo e’ bravo e gli mancherebbe solo una piccola struttura.

Con lui ed un taxi cerco nelle varie vie della città un depressore per la mia land, dopo un paio d’ore desisto anche vinto dalla sfortuna: un grosso fornitore ne ha venduti una cinquantina una settimana fa’ ed ora aspetta il nuovo container. Per me non e’ un grosso problema, solo una fastidiosa perdita di olio che mi sporca il telaio, lo farò sostituire durante la mia assenza o me lo porterò da casa, la sostituzione prenderà non più di mezza giornata.

Invertiamo il sensore della pressione dell’olio e capiamo che il problema era solo quello, quindi molto meno preoccupante del previsto, Edo vuole anche caricare l’aria condizionata: viene fatto ma senza capire dove’ la perdita quindi non durerà a lungo… Nell’interno delle viette trovo pane e birra per un pranzetto frugale, la gente qui è decisamente cordiale e assolutamente non invadente.

Nel tardo pomeriggio ci liberiamo e raggiungiamo il resto delle famiglie che sono state scarrozzate per la città da un taxista di fiducia.

Facciamo anche in tempo a dare un’occhiata al “garage” dove lasceremo le vetture: di guardia ci si presenta un tipo armato di mitragliatore che non vuole farci entrare, quanto meno pare sicuro!

Per cena frequentiamo un ristorante italiano da “Castelli” dove la cena è veramente degna di nota, paghiamo uno dei conti più salati del viaggio: 10$ US a testa.

Scambiamo quattro chiacchiere con il gestore, ex camionista tra il Kenia e qui, secondo lui la situazione è sufficientemente tranquilla ma ci avverte che al nord del paese (kenia) la situazione è ancora instabile e sarà necessaria la scorta verso Nairobi.

Rientriamo rigorosamente in taxi, la zona è fuori mano e non propriamente safety quindi seguiamo i consigli dei locali.

09 gen. ’10 ADDIS ABABA

Oggi abbiamo preparato le land per essere abbandonate, a parte le pulizie varie di cui io non sono proprio avvezzo, bisogna far fuori tutti i viveri deperibili e catalogare qualsiasi cosa.

In Italia quando dovremo ritornare avremo la necessità di sapere senza dubbio cosa servirà e cosa no.

Sul piazzale conosco anche dei francesi diplomatici che lavorano in Addis e mi lasciano un recapito per ogni evenienza.

Il pomeriggio lo dedichiamo a visitare il market e i negozi di antiquariato, molto particolari e pieni di oggetti interessanti come l’oggettistica in legno ed i famosi libri in pelle, alcuni sono anche vecchi di oltre cinquecento anni.

Ci trasferiamo in un locale in dove riusciamo a prenderci il drink tipico, una sorta di liquore distillato dal miele e leggermente affumicato, beh io credo si può tranquillamente vivere anche senza!

Serata in un locale tipico ma molto europeo, la lonley planet sotto questo punto di vista è molto precisa.

10 gen. ’10

E’ l’ultima mattina di un lungo viaggio che ci ha portato ad attraversare una parte del continente africano. Non possiamo dire che tutto sia andato come previsto, sicuramente essere arrivati tutti in salute, visto il sistema di guida delle strade attraversate è gia’ un bel successo, i mezzi sono stati fantastici e le famiglie pure.

Portiamo le macchine nel parcheggio dove non ne vogliono sapere di prendersele in carico, tra smarrimento ed incazzatura riusciamo a contattare il nostro uomo a Addis, dopo una buona oretta posizionamo il tutto e ci tranquillizziamo.

Non abbiamo gran che da fare e la tensione ormai si è ridotta alla preparazione dei bagagli, io spedisco le casse d’alluminio e sto tranquillo sull’integrità del contenuto. Portiamo a casa un sacco di vestiario che non servira’ piu’ nella prossima tratta, da qui in poi il clima sara’ piu piovoso ma sicuramente non freddo come nelle zone desertiche.

All’aeroporto arriviamo abbondantemente in anticipo e facciamo il ceck-in con calma dopo aver subito capillari controlli da parte della dogana. Comunque le cose che dovevano passare fortunatamente non vengono riconosciute quindi tutto ok.

Abbiamo quattro voli e quattro scali da sostenere… ora si torna a casa.

Il mondo è un libro

e chi non viaggia

ne legge solo una pagina

Jack Kerouac

 

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