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Arca 2011 Dar es Salaam-Cape Town

– Posted in: Africa, Africa Australe, Resoconti di viaggio

By Alfio Lavazza
Originally Posted Sunday, June 5, 2011

 

16 dicembre 2010 Brebbia

Partiamo verso le undici da Brebbia per recarci alla Malpensa, Gloria ci accompagna all’aeroporto. Incontriamo Enrico pronto con tutti i bagagli.

Dobbiamo ridistribuire il carico in quanto Enrico ha un sacco di viveri da portare alle macchine, senza problemi facciamo tutte le operazioni di check-in e ci rechiamo al gate.

Unica nota negativa è la mia sinusite, mi ha veramente debilitato. Confido molto nel caldo e nell’acqua salata per rimettermi in forma. All’aeroporto del Cairo cambiamo volo e via veloci verso Dar es Salam. Volo perfetto, temperatura fantastica. 32°

17 dicembre 2010 Brebbia

Sbarchiamo ed incontriamo alle sei local time padre Sandro, non lo avevamo avvisato per non fargli fare una levataccia, sapendo del nostro arrivo è venuto ugualmente. Facciamo le solite chiacchiere e ci informiamo della situazione locale, già alla mattina presto il caldo si fa sentire.

Arriviamo alla missione e troviamo le nostre vetture così come le avevamo lasciate. È sempre un’emozione! Utilizziamo la mattina per pulire e caricare le vettovaglie che abbiamo portato dall’Italia, tutto è apparentemente perfetto e la missione eccezionalmente tranquilla, saranno le vacanze natalizie.

Io ed Edo ci rechiamo in città per dei piccoli acquisti per il Land bianco che purtroppo non vanno a buon fine, venerdì quartieri mussulmani chiusi… si riprova domani.

Lasciamo la missione per recarci a Kipepeo, una località sul mare a pochi km, unico neo il trasferimento da farsi con traghetto che a seconda degli orari è sfinente.

Troviamo il camp e ci rilassiamo con bagni e birre.

Km da BREBBIA: 13.169

18 dicembre 2010 Kipepeo

Dormiamo a lungo, io cerco di togliermi di dosso questa dolorosa sinusite cominciando a meditare su una cura antibiotica. Dopo pranzo andiamo in città per recuperare tutti i viveri della nostra lista spesa e i ricambi necessari. Purtroppo il traghetto ci porta via un’infinità di tempo e coi ricambi proprio non siamo fortunati: il negozio è rimasto aperto solo questa mattina. Tutti i viveri invece sono recuperati!

Rientriamo per il tardo pomeriggio e ci troviamo di fronte una coda interminabile per l’imbarco. Con una nonchalance degna di un professionista Enrico salta la coda per un bel 500 mt buoni, inserendosi ad inizio colonna senza che nessuno abbia a ridir qualcosa! Boh. Ritorniamo al nostro campeggio e facciamo alcuni lavoretti di messa a punto. Mangiamo al bar del campeggio e andiamo a letto, domani dovrebbero arrivare la famiglie.

19 dicembre 2010 Kipepeo

Ci svegliamo all’alba sono le 4.00, ora che cominciavo a rilassarmi! Durante i pochi km che ci separano dall’aeroporto resto senza gasolio… l’indicatore è ancora a metà della riserva, qualche cosa non va dopo la sostituzione del serbatoio fatta ad agosto. Mi faccio trainare da Edo fino al primo distributore e faccio il pieno. L’indicatore è sempre fermo!

All’aeroporto cominciamo ad intravedere i ragazzi e poi tutti gli altri, un po’ sbattuti ma allegri dell’accoglienza. Monica perde l’ennesima valigia! Dopo aver recuperato il tutto, invece di recarci sulla via dello Zambia come previsto, portiamo le famiglie in spiaggia regalandogli una giornata di mare. Speriamo non comprometta le tappe successive; partire a raffica con questo sbalzo di temperatura non ci sembrava corretto.

Sul ritorno io scendo al mercato del pesce che è sulla via del traghetto, è un posto fantastico dove, oltre ovviamente a un a gran varietà di specie ittiche, si vedono anche dei personaggi molto caratteristici. Compro 6 kg. di eccezionali aragoste e dei gamberoni enormi, questa sera sono di cucina e mi tocca. Rientro accompagnato da un motociclista. Trovo tutti i componenti del viaggio disposti in ordine sparso tra spiaggia, palme e bar… io mi organizzo per la cena di stasera, è presto ma il caldo ed il pesce fresco non vanno molto d’accordo. Preparo e cucino le aragoste cosi’ da mettermi al riparo da eventuali problemi con il cibo.

Si mangia qualcosa di fresco al bar e si beve della buona birra!

Frutta e verdura non mancano. La sera invitiamo anche una coppia anziana austriaca che sta risalendo verso nord, certo che una penna aragoste e pomodoro non se la aspettavano proprio! A letto con e pronti alla levataccia di domani.

Km da BREBBIA: 13.215

20 dicembre 2010 Mbeya

Una sveglia decisamente pesante, usciamo dal campeggio alle 4:20 che non è esattamente un risveglio da “vacanza”. Purtroppo il traghetto e l’uscita dalla capitale ci impone questa levataccia.

Uno dopo l’altro riusciamo a trovarci sulla sponda nord di Dar, poi uscendo dalla zona centrale con una certa facilità siamo purtroppo rallentati da un traffico periferico.

L’alba non è ancora arrivata, il verde della campagna che ci circonda assume ancora i toni scuri e cupi. Tiriamo avanti sino alla pausa caffè.

Pian piano procediamo sulla strada principale che porta veso il confine con lo Zambia.

Anni fa ero stato sullo stesso confine ma dalla parte opposta, dove colonne interminabili di trucks provenienti da Lusaka portavano rame in Sud Africa. Tutti ne parlano come una nazione “delicata”. Senza rendersene conto il sole porta una giornata calda e dal cielo terso.

Durante le interruzioni stradali, incontriamo un italiano con la famiglia che lavora nei pressi. Tempo di far quattro chiacchiere e Edo si accorge di un improvviso riscaldamento al suo Land, basta aprire il cofano e capiamo immediatamente che un cuscinetto del tendicinghia ci ha lasciato, la cinghia è li mollacciona… fortuna che non si è presa tra le pulegge. Uno stupido cuscinetto da 5 € ci crea dei problemi!

Siccome non cè nella nostra lista ricambi, non si puo’ mica portare un Land di scorta!, mandiamo Enrico in avanscoperta e io traino la Land bianca. Nessun problema tranne uno scollinamento impegnativo sino a 1700 mt di quota che mette alla prova il raffreddamento del mio motore.

Sulla strada in poco più di un’ora, Enrico ha già recuperato l’occorrente e sostituirlo è un attimo. Ottima gestione delle forze!

Continuiamo con una stanchezza addosso eccezionale, caldo km e antibiotici mi massacrano. Arriviamo in un cam site molto bello ma sotto un temporale ed infilato in una boscaglia impenetrabile. Il ristorante è ok e la birra pure!

Tanto per cominciare: 866 km e 15 ore di guida…

Km da BREBBIA: 14.081

21 dicembre 2010 Mpika

Partiamo il più presto possibile. Purtroppo dopo la tirata di ieri siamo un po’ cotti.

Mi alzo alle 7.00 e faccio una bella doccetta, il camp che abbiamo trovato è molto organizzato e pulito. Durante la nottata ha piovuto in maniera continuativa, oggi sembra un poco meglio anche se penso che ormai siamo entrati nella zona delle piogge stagionali. Facciamo una colazione veloce con caffè e ananas, poi via verso la dogana di Tunduma.

Le strade sono veloci e non trafficate, in poco più di un’ora siamo al controllo. Comincia a piovere in maniera costante.

Il posto di dogana è veramente in un caos pazzesco anche dovuto alla costruzione di una nuova palazzina, l’impressione è che non sarebbe molto diverso.

Le solite formalità si sbrigano abbastanza velocemente, adocchiamo come al solito il ragazzino più sveglio per farci accompagnare nella moltitudine di uffici preposti.

In linea di massima una normale routine dei paesi africani: qui regna però il caos più totale.

Posso ricordare la calca tremenda nel cercare di timbrare la carbon tax e la solita fregatura del timbro del carnet.

Le vetture in transito in TNZ non possono restare più di tre mesi all’interno del paese… noi siamo qui da cinque. Dopo qualche trattativa spicciola concordiamo una tassa di 50 U$ per mettere i timbri.

Paghiamo di tutto un po’, anche la tassa stradale… il cambio è rigorosamente al nero, 1U$ per 4200k anche se subito capiamo che si arriverà a 4800.

Abbiamo 375 km da fare. Nella pausa pranzo ci rifugiamo solo sotto una tettoia di una stazione di servizio per un panino volante.

Gasolio non cè ne. Le strade asfaltate sono abbastanza veloci, ma assolutamente pericolose.

Siamo all’inizio della stazione delle piogge e dei buchi enormi tagliano a volte la carreggiata rendendola impraticabile. Una buca di quel genere ti strappa un assale senza problema, bisogna essere molto attenti e conservativi.

La zona che attraversiamo è una distesa di bush impenetrabile e verdeggiante.

Tantissimi nuclei famigliari si adoperano per produrre carbone da ardere, si vedono grosse carbonaie ai lati della strada.

Di volta in volta i ragazzini chiudono con ciuffi di erba i profondi crateri che dividono il manto asfaltato, sperando in qualche ricompensa.Tutto sommato si va molto veloci. Una nota: non incontriamo vetture in moto sulla nostra via.

La strada sale su di una collina, la Dagerous Hill, e la scendiamo quindi con cautela. In fondo alla discesa un gran movimento ci porta alla scoperta di una autobotte appena ribaltatasi: dalle fessurazioni della cisterna bambini e ragazzine ed adulti attendono con le taniche di raccogliere il gasolio.

Sembra di essere sul set del film “MAD MAX”… ci attrezziamo per fare anche noi rifornimento. Chiedo ad uno di loro se fosse “free”… yes today is a lucky day mi risponde.

Non me la sono sentita di cannibalizzare anche io quella povera cisterna accartocciata, tutto sommato una goccia di fortuna caduta per questa gente che vive in questo posto dimenticato da Dio.

Proseguiamo la nostra via incontrando sempre più ragazzini avvertiti del disastro poco distante: una cosa che mi è rimasta impressa è una ragazzina che se ne andava con poco meno di un litro di nafta.

Arriviamo a Mpika: come al solito all’imbrunire, siamo tornati ad una sola ora di fuso dall’Italia.

Cerchiamo un camp site con pozze d’acqua calda, non lo troveremo mai. Ci accomodiamo in un tranquillo camp dove ceniamo e andiamo in branda. La sinusite sta passando, continuo a prendere gli antibiotici per sicurezza. Siamo passati da 34° a 15° di questa sera.

Km da BREBBIA: 14.566

22 dicembre 2010

Riusciamo ad alzarci alle sei…

Abbiamo preparato tutte le nostre cose già dalla sera prima, una veloce colazione e ci avviamo per fare gasolio alla stazione a poche centinaia di metri. Non abbiamo soldi locali quindi facciamo un rifornimento pagato in dollari abbastanza sfavorevole.

Io ho sempre il problema dell’indicatore del gasolio che non mi permette una continua visione del carburante. Faccio l’occorrente per circa 1000 km, anche se per uscire dallo Zambia ci sono circa 1200 km. Ci dirigiamo verso Lusaka e pochi kilometri dopo al controllo di polizia Edo viene fermato perché senza cinture, a parte le solite dilungaggini si risolve nel nulla.

La vegetazione è lussureggiante e assolutamente inviolabile, la sola strada asfaltata può essere usata per spostarsi, lungo tutta la via sono infiniti le piccole bancarelle di pomodori, cipolle, mango e patate.

Strano non incontriamo animali… di nessun tipo.

Peccato la nostra diffidenza nei confronti di enormi funghi, e quando dico enormi intendo dei piccoli ombrellini! Secondo me come delle nostre mazze di tamburo, dovevano essere buone.

Nell’attesa del ricongiungimento con il gruppo, poco distante dal bordo strada colgo nell’assoluta incredulità un’orchidea violetta che regalo a Nenè, procediamo su un fondo che col passare dei km è sempre più intatto e ci consente velocità di oltre cento km/h. Il paesaggio è sempre caratterizzato da vegetazione impenetrabile.

Avvicinandosi ai piccoli centri rurali il fermento della gente si nota sempre più, il traffico è perlopiù di mezzi pesanti e le autovetture sono quasi inesistenti.

Avvicinandosi alla capitale i controlli sono più frequenti e meticolosi, così che ad Enrico rompono le scatole per un improbabile visto differente dal mio e da quello di Edo, apparentemente solo per poterci scucire qualche “regalino”… A circa 150 km dal nostro ipotetico camp site ci fermiamo per un rapido pranzo, adesso fa caldo e la meteo è completamente differente dalla mattina dove abbiamo trovato acquazzoni che riducevano la visibilità sin ai cinquanta metri.

A pochi km dalla meta, complice stò indicatore del carburante, resto senza gasolio e mi fermo a bordo strada. Travaso del gasolio dal serbatoio di stoccaggio che mi serve per questi ultimi 50 km, e via nuovamente al camping.

Questa volta siamo fortunati e il nostro posto serale è eccezionale, piante enormi coprono l’intera area e erbetta sottile ci fa da piazzale.

Io mi sono un po’ rotto di avere l’indicatore in quel modo, quindi lo smonto e riparo il problema: era stato montato male ed l’indicatore era incastrato lateralmente, in più il pescante non toccava il fondo.

Una birra al bar e qualche ultima modifica alle coperture delle tende ci avvicinano alla cena, decisa di farsi in una zona attrezzata. La meteo è proprio eccezionale, ma la stagione delle piogge non lascia molto spazio a false illusioni.

Finita la nostra cena, dei vistosissimi lampi si stagliano nel cielo cominciando a portare copiose ed abbondanti precipitazioni, laviamo velocemente le vettovaglie e ci buttiamo in branda: domani Livinstone, Cascate Vittoria.

Km da BREBBIA: 15.170

Per tutta la notte piove alternando a scrosci e pioggerellina, la temperatura è sempre ottima e si dorme perfettamente.

Siamo in una farm con un sacco di animali quindi non nella pace più assoluta, riusciamo comunque a svegliarci intorno alle sette.

Ci troviamo a meno di un centinaio di km da Lusaka, la strada è eccezionalmente veloce e con poco traffico, ci fermiamo in centro per cambiare soldi e piccoli rifornimenti di gasolio, anche oggi non piove e questa è sicuramente una gran cosa.

Per una nota tecnica cambiare i soldi è sempre un po’ difficoltoso, meglio prelevare con le solite carte di credito.

Usciamo dalla capitale che è molto ordinata e piacevole, come al solito le dicerie ascoltate altrove non rispettano mai la realtà…

Lo Zambia mi appare una nazione sicuramente povera dal punto di vista economico, ma la gente incontrata sia nella foresta che quella a ridosso delle città, è cordiale civile e assolutamente socievole. Molti i controlli di polizia ma orientati alla sicurezza stradale più che a raccogliere soldi, noto anche la quasi totale assenza di mezzi militari in circolazione.

Dobbiamo percorrere circa 550 km, fortunatamente come accennato l’asfalto è sempre più preciso e ci permette di correre a 110 km/h coprendo così velocemente la distanza.

A bordo strada ci sono dei piccoli centri rurali formati da nuclei famigliari, tutti vendono di tutto un po’, la meteo è eccezionale, strade di cumuli si perdono a vista d’occhio, la temperatura sale con il passare delle ore.

Si decide di non fermarci a mangiare per arrivare il più presto possibile a Livingstone: alle 14.00 siamo li.

Andiamo direttamente alle Cascate Vittoria, la giornata è caldissima e il sole spendente forma un arcobaleno enorme che si estende sui getti d’acqua, tempo fa le falls non mi avevano impressionato, ora sono decisamente molto belle.

Facciamo un cambio di programma e decidiamo di passare subito in Zimbabwe, cosi’ dovremmo guadagnare una buona ora domattina.

Questa dogana è molto veloce ma assaltata da babbuini leggermente aggressivi! Le due nazioni sono divise dal fiume Zambia, e si attraversa su di un ponte sospeso nel vuoto.

Una vettura per volta e proprio nel centro il cartello di cambio nazione. Troviamo una sistemazione bellissima in un camping a ridosso della città di Victoria Falls. Ovviamente diventa tutto molto turistico ed estremamente organizzato.

Piscina e cena nel campeggio con serata a parlare del programma di domani: parco del Chobe e avvicinamento al Savuti camp.

Km da BREBBIA: 15.712

24 dicembre 2010 Parco del Chobe

Ci alziamo molto presto, forse la cena di ieri sera e la tranquillità del posto ci ha aiutato nel riposo. Con una piccola colazione siamo operativi dalle sette del mattino,sono veramente pochi km da percorrere fino alla dogana e in un batter d’occhio ci si ferma per l’uscita dallo Zimbabwe.

Io sono un po’ tirato con il gasolio cerco di andare moderato. In realtà ho ancora una trentina di litri nella riserva ma non ho voglia di fermarmi a travasare, l’uscita dalla dogana è una delle più veloci mai viste, in un attimo siamo all’immigration del Botzwana.

Qua le formalità di importazione di beni alimentari sono più severe e ci fanno aprire tutte le casse ed i frigoriferi, con calma facciamo passare tutti i nostri salumi e verdure… ora abbiamo uno stop per poter pagare una tassa di circolazione, non avendo soldi in Pula dobbiamo mandare una macchina per cambiare dei dollari e regolarizzare il tutto.

Al rientro Enrico ridistribuisce i soldi cambiati e pagiamo le nostre tasse. Subito fuori dalla dogana facciamo un po’ di gasolio, 150 litri, qui non è proprio malaccio, poco più di un dollaro litro. Ora ci informiamo sulle tasse da pagare per poter attraversare il Chobe e vogliamo anche verificare la possibilità di una gita in barca guidata sul fiume.

Si decide che faremo un’escursione sul fiume Zambesi e poi resteremo a dormire fuori dal parco, facciamo spesa in un market e organizziamo la cena della sera di Natale. Abbiamo qualche difficoltà nel trovare un camp che ci ospiti, siamo in pieno periodo festivo, poi a quattro km dalla cittadina troviamo ciò che fa per noi.

Alla tre siamo in barca per navigare lo Zambesi, molto interessante e con una quantità di elefanti al bagno degna di nota. Rientriamo dopo circa tre ore e compriamo carne e carbonella per la sera di natale, la cena va benissimo e siamo tutti allegri.

Brindisi e via tutti in branda, domani dobbiamo fare il parco e scendere a sud verso Maun.

Km da BREBBIA: 16.082

25 dicembre 2010 Maun

Ci si alza prestissimo! Sono la cinque. Purtroppo vogliamo correre lungo il fiume e avvistare qualche animale. Entriamo nel gate alle 5,30 e ci guardiamo in giro… animali pochissimi e solo qualche elefante colpisce la nostra attenzione. Le piste sono belle, bisogna comunque non andare oltre i 40 km/h. Passato il parco del Chobe ci dirigiamo per il Savuti camp. Torniamo sulla pista che anni fa avevo percorso a ritroso sotto un uragano di durata biblica, ora con il sole e con la vettura nostrana tutto assume un particolare fascino. Secondo un calcolo delle mappe di Tracks 4 Africa, sarebbe stato meglio percorrere a livello di tempo, l’asfalto. Non ci siamo fidati e questo ci ha dato ragione. Il fondo è sabbioso e tendente al molle, la vegetazione folta e bassa.

Arriviamo al Savuti verso le undici di mattina, valutando la tempistica vediamo che probabilmente dovremmo riuscire ad essere a Maun prima di sera.

Viaggiamo su una pista molto bella e veloce, sempre avvolti dalla vegetazione e dagli elefanti, riusciamo ad uscire dal parco verso l’una dove facciamo una sosta pranzo. Come temperatura siamo prossimi ai 34° C.

La pista sabbiosa ha lasciato il posto ad una gravel molto ben tenuta, ormai mancano poco più di un centinaio di km, possiamo arrivare a Maun e prevedere un volo sul delta dell’Okavango.

Prima di arrivare in città una doppia fence separa il bestiame dagli animali selvatici, soprattutto per le malattie.

Alle 15.30 siamo in aeroporto e organizziamo con la Kavango air la gita. Troviamo posto su un cinque e sei posti per un volo a bassa quota. In pista il nostro non parte per il troppo caldo, e ci separiamo nuovamente in due gruppi.

Sorvoliamo la vegetazione immersa nelle pozze d’acqua e si vedono benissimo le tracce che i grossi mammiferi lasciano e i loro spostamenti. Nenè avvista una giraffa che viene sbranata da una leonessa.

Voliamo fianco a fianco con Edo e la sua famiglia, atterriamo poco prima del tramonto. Rientriamo e andiamo al campeggio dove ceniamo e ci facciamo un bagno in piscina.

Il camp è carino e pulito siamo purtroppo nella zona più pericolosa per la malaria, ci muniamo quindi di una buona innaffiata di autan.

Oggi abbiamo fatto una bella tirata e siamo riusciti a volare con il bel tempo: well down.

Km da BREBBIA: 16.475

26 dicembre 2010 Rundu

Ci siamo presi un po’ di relax e ci alziamo non prima delle sette. La nottata è stata fresca e piacevole, partiamo e facciamo questa che può essere considerata una tappa di trasferimento verso il confine Namibiano.

La strada è a dir poco perfetta, a parte il rischi di investire asini, mucche o cavalli riusciamo a stare sui centodieci. Maciniamo parecchi km e abbiamo solo qualche solito controllo veterinario e nient’altro.

Verso le 12.30 siamo alla dogana di Mohembo West: qua siamo proprio in un altro mondo sembra tutto funzionare a meraviglia. L’unico intoppo è il doganiere del Botwana: ci timbra il carnet in uscita, e la tassa stradale in Namibia che non possiamo pagare perché senza valuta locale.

L’ufficiale ci rilascia un biglietto timbrato che funge da lasciapassare che dovremo poi pagare in qualche ufficio durante il nostro soggiorno in Nab.

È sicuramente la dogana più efficiente e pulita che abbiamo incontrato dalla Tunisia ad ora.

Il fresco di stamane ha lasciato il posto ad una temperatura notevole e dal clima secco.

Fuori dalla dogana ci fermiamo per uno spuntino, qui è tutto estremamente friendly e tranquillo, procediamo su uno sterrato fantastico sostituito poi da altro asfalto.

Facciamo gli ultimi duecento km e arriviamo in città dove troviamo un’ottima sistemazione sulle rive del fiume Kavango, ci gustiamo un aperitivo al tramonto e ci cuciniamo un’ottima pasta.

Km da BREBBIA: 17.199

27 dicembre 2010 Uutapi

Ci alziamo alla spicciolata e ricomponiamo il campo, abbiamo steso parecchia roba e cè di tutto un po’. Colazione e via per fare carburante, oggi è la festa nazionale della Namibia quindi è quasi tutto chiuso, soprattutto le banche.

Si riesce comunque a cambiare nei supermercati, purtroppo non so se il cambio di 6.6 N $ per US$ è cosa ragionevole oppure una fregatura.

Mandiamo un sms per far cercare in rete il cambio ufficiale: 6,7 quindi assolutamente onesto! Prendiamo la direttiva che costeggia il fiume Kavango, la strada asfaltata non presenta particolari insidie, a parte i soliti animali. A lato strada cè ancora molto verde e ogni tanto ci sono delle zone sosta con tavolini. Si incontrano diverse fuoristrada che viaggiano con al seguito i carrellini completi di tutto, tipici degli outbacker sudafricani.

Dopo un centinaio di km l’asfalto diventa una pista fantastica dove non abbiamo difficoltà a mantenere i centodieci km/h, un certo impegno è comunque richiesto.

Dobbiamo percorrere circa un 250 km così, non ci preoccupa perché riusciamo a mantenere una buona media. Ci fermiamo a fare uno spuntino nella boscaglia dove il caldo è quasi insopportabile.

Ogni tanto qualche posto di controllo ci ferma molto incuriosito dalla nostra provenienza, tutti molto cordiali e professionali, anche la poliziotta che mi ha fermato ricordandomi che ho sorpassato il limite dei sessanta orari!

I bellissimi cumuli che riempivano il cielo, ora si sono trasformati in congesti e cominciano le prime precipitazioni, per altro benvenute perché l’aria si è fatta rovente. Non mi aspettavo un tal caldo!

Cerchiamo di fare il possibile per portarsi avanti e trovare una sistemazione decente per la sera, dopo vari tentativi e fatto gasolio finiamo in un hotel molto carino che ha un sacco di stanze libere.

Ci accomodiamo e ci godiamo il meritato riposo. Anche oggi abbiamo percorso più di 600 km.

Km da BREBBIA: 17.719

28 dicembre 2010 Epupa Falls

Durante la notte degli scrosci simili a quelli di un uragano colpiscono la tettoia metallica della nostra stanza. Siamo stanchi e continuiamo a dormire avvolti nelle zanzariere, visto che c’erano le abbiamo utilizzate. Riprendiamo strada dopo una bella colazione quasi continentale. La direzione è sempre Ovest ma dobbiamo prima scendere a Sud per non complicarci troppo la vita con una pista di confine con l’Angola, sembra che per 250 km ci voglia più di una giornata.

Dopo una cinquantina di km la perfetta strada asfaltata lascia spazio ad una pista velocissima e dal terreno vario: si passa da compatto a sabbioso e poi ancora a terra rossa cedevole, una manna per gli appassionati di fuoristrada.

Noi nei nostri obbiettivi abbiamo quello di non far danni, quindi niente evoluzioni inutili, lo stretto indispensabile.

Raggiungiamo un taglio su asfalto dopo aver percorso parallelamente la costruzione della nuova strada asfaltata, fra dieci anni sara’ difficile trovare piste battute quaggiù. Arriviamo nel territorio degli Imba e degli Herero: i primi incontri li abbiamo nella città di Opuwo.

Sono tribù che vivono tranquillamente nella bush, ma si recano ormai nella piccola cittadina per fare acquisti al supermercato… sono di indole socievole ma hanno ormai capito da anni che noi turisti per una foto siamo disposti a sborsare dei dollari, così è inevitabile la solita contrattazione.

Io non sono molto avvezzo a questo sistema, e mi perdo sicuramente delle belle occasioni. Certe immagini restano impresse nella mia memoria in modo indelebile e mi accontento di ciò.

Riprendiamo la pista per queste cascate che tutti ci hanno descritto come un posto da non perdersi, tante vero che la visita ci impegna in modo non indifferente: sono praticamente al confine Nord con l’Angola e arrivarci richiede un po’ di tempo.

La pista è fantastica, piena di sali e scendi e velocissima. Arriviamo sotto un cielo terso e con una temperatura fantastica; lungo tutto il percorso diversi pick-up trasportano nel cassone animali e persone accovacciate.

Poco dopo una air-strip in terra battuta arriviamo alle cascate: dalla strada non sentiamo il fragore dell’acqua e il salto si nota appena… Nel primo campeggio, molto In, non troviamo posto e arretriamo di qualche metro piazzandoci in un camp piu’ che dignitoso: pulito ed organizzato. Parcheggiamo le macchine proprio in riva al fiume e qui già avvertiamo una bella sensazione di tranquillità, il fiume precipita a poche decine di metri in guelte dall’altezza di circa 35 metri e la riva opposta completamente deserta è territorio angolano. Poco a Nord i coccodrilli sono a ridosso delle “morte” del fiume.

Ci sistemiamo e facciamo un piccolo pranzo pensando già alla cena sulla terrazza del bar… Prima del caffè sono tentato dal le pozze di acqua di questo impetuoso fiume, diversi ragazzini sguazzano divertendosi. Mi unisco a loro e con un po’ di malizia gioco facendo delle riprese con la camera impermeabile, rientro e mi trascino tutta la banda per un bagno post pranzo. Nella mia assenza Federico passa a piedi nudi su delle taglienti scatolette procurandosi un taglio nel tallone: steril strip e camminare!

Verso le cinque comincia a piovere in maniera continuativa, tutti i programmi vanno rivisti e siamo costretti a montare il nostro tendone sahariano con l'”invidia” dei malcapitati campeggiatori al nostro fianco. Verso le dieci di sera smette di piovere, speriamo domani sia meglio.

Km da BREBBIA: 18.082

29 dicembre 2010 Purros

Abbiamo molta umidità addosso, tra la vicinanza alle cascate e la pioggia continua questa mattina siamo un po’ bagnati. Fortunatamente non piove più e dopo una colazione in ordine sparso ci avviamo a fare a ritroso un pezzo di pista.

Ha piovuto molto e il terreno non fa la minima polvere, procediamo molto velocemente fino al bivio che in una pista di montagna porta a Purros.

Inizialmente la pista è abbastanza scorrevole, fondo sabbioso ma duro. Passiamo vicino ad una sorgente di acqua calda, facciamo un pediluvio collettivo giusto per scherzare un po’… ci avvicina un ragazzo imba, al dorso del suo asino, ci chiede dello zucchero.

Così come per i prossimi km incontriamo molte tribù imba che ci corrono incontro chiedendoci soprattutto zucchero e farina, qua effettivamente hanno bisogno di questi generi di cui non possono disporre.

Una madre con il piccolo che è effettivamente affetto da raffreddore ci chiede delle medicine, non è possibile darle qualsiasi medicina. Sarebbe piu’ controproducente che altro.

Continuiamo addentrandoci nella vegetazione simile ai nostri noccioli, il fondo è sempre più duro e impegnativo. Poco a poco le velocità si riducono e la pista diventa sempre più difficile ed impegnativa, il culmine nel passaggio di un passo stretto con una pendenza di 30-35 gradi e da salire in prima ridotta.

Migliora molto lentamente e dopo circa cinque ore riusciamo ad archiviare non più di 100 km! Durante il sabbione si riesce a alzare la media ma subito dopo si ritorna alle ridotte… finalmente questo fondo duro e sassoso con una quantità di quarzo impressionante lascia lentamente il posto al deserto.

Quasi senza accorgersi possiamo da una zona umida con vegetazione continua ad una zona desertica, la terra da sabbiosa diviene sempre più rocciosa e simil vulcanica, il clima che era umido e piovoso, si è fatto ora secco e limpido.

Delle sferzate di aria decisamente fresca lasciano intendere che la corrente dell’oceano atlantico ha preso il posto di quella dell’entroterra desertica.

La pista è strepitosa con sali e scendi da fare a tutto gas, ha se non avessi quel fardello di kg. appresso quanto mi divertirei!

Purtroppo bisogna stare in campana non possiamo sbagliare a queste latitudini. Edo che mi precede è fermo bordo pista, forse per delle foto… no, purtroppo il cambio si è bloccato e per precauzione lo aggancio per trainarlo sino al camp di Purros.

Come sempre in queste situazioni pervade un sentimento di impotenza, essere a centinaia di km da un centro assistenza e qualche migliaio di km da percorrere non sono facili da digerire.

Lo traino per cinquanta km e troviamo sistemazione nel villaggio.

Cerchiamo di elaborare una strategia che ci possa facilitare la situazione: ceniamo e riusciamo tramite gli amici in Italia a contattare una officina a Windoeck, ci assicura che possiamo contare sul loro aiuto, quindi svuotiamo il cambio ed il riduttore per cercare di individuare il problema.

Con stupore il povero riduttore è vuoto e quindi ora stiamo rimediando un mix di olii per arrivare e Sesfontain dove cercheremo di capire che cosa è successo.

Messa così dalla cenere la Land ne è uscita come l’araba fenice, ma domani con qualche km sulle ruote sapremo se e come continueremo. 348 km

Km da BREBBIA: 18.430

30 dicembre 2010 Torra bay

Una leggera pioggerellina accompagna la nostra sveglia. Sono un po’ stupito perché nel deserto del nord Africa difficilmente l’acqua arriva sino a terra. Comunque in poco tempo finisce tutto e il cielo si rasserena.

Decidiamo di andare a cercare gli elefanti della zona. Edo si avvia verso Sesfontain con calma per verificare la funzionalità recuperata del riduttore, la sortita alla ricerca degli elefanti non porta ad avvistamenti, ma il paesaggio e la gita è sicuramente degna di nota. Si snoda lungo il letto di un fiume che scende in un canyon roccioso.

La guida è un continuo guado e sabbia molle. Troviamo le tracce evidenti di questi elefanti ma purtroppo non ne avvistiamo alcuno, mentre dei locali ci parlano di un leone a qualche centinaio di metri. Lasciamo la nostra guida al bivio e prendiamo la pista verso Sud, sperando di non incontrare Edo fermo sulla pista.

Pur non essendo in un parco naturale incontriamo diversi onici e numerose gazzelle, vediamo anche struzzi. Sulla pista ci sono dei piccoli gazebi che vendono pietre dure con un sacco di ragazzini himba che aspettano il dollaro…

Procediamo sino ad arrivare a Sesfontain, la pista è come sempre eccezionale: sali scendi e panorami fantastici, il cielo è coperto da cumuli che generano ogni tanto dei vistosissimi dust-davil.

Fortunatamente non si vede la Land del Tarchi, la incontriamo solo all’entrata del paese. Dopo aver messo olio e controllato i livelli sembra che tutto sia tornato a nuova vita. Dobbiamo fare rifornimento e ci avviciniamo ad una petrol station, solo quaranta litri poi la cisterna è finita.

Fortunatamente ne abbiamo abbastanza per arrivare fino alla prossima stazione, la macchina di edo va bene, come nuova. Perde dell’olio e questo è sicuramente il motivo che ha prosciugato il riduttore.

Siamo a Palma Wag dove riusciamo a fare gasolio e successivamente facciamo il solito controllo veterinario, la pista è come sempre perfetta ma riesce comunque a piantare una roccia e forare la copertura del Land di Edo.

Ripartiamo con un po’ di fretta perché l’entrata del gate è alle 17.30 e non vorremmo essere rigettati fuori dal parco della Scheleton Coast. Il deserto è eccezionale e forse un po’ ci mancava, fatto daroccia vulcanica nera ha delle piccole colline che stagliano l’orizzonte.

Procediamo molto velocemente e vediamo già all’orizzonte il mare. Dopo più di cinquemila km congiungiamo virtualmente i due oceani, l’Indiano ed l’Atlantico. Delle imponenti dune costeggiano la pista e ci ricordano molto il deserto Libico, qui abbiamo però il mare che soffia un vento costante con onde di notevole altezza.

Svoltiamo un dosso e avvistiamo il camp site: una visione incredibile, una miriade di tende, vetture carrellini e quad tutto disposto sulla spiaggia. Generatori eolici e non che forniscono corrente elettrica ai frigoriferi e agli accampamenti. Restiamo stupiti ed increduli da questa reunion d pescatori tutti in un sol posto! E’ una sorta di Rimini dei pescatori, organizzati di tutto punto passano diversi giorni come per noi le nostre vacanze estive.

Montiamo il campo, Edo controlla i livelli e prepariamo la cena: domani con calma vedremo il programma. 415 km.

Km da BREBBIA: 18.845

31 dicembre 2010 Walwis bay

Ci alziamo non prestissimo, siamo in ordine con il programma, e se come dovrebbe il riduttore del Land di Edo continuerà la sua gloriosa carriera andremo avanti con calma. Esco un attimo prima degli altri, la vita di questo avanposto di pescatori si stà svegliando e cominciano ad accendersi i primi generatori.

Preparo il kite con la camera appesa sotto, faccio qualche ripresa e percorro tutta la spiaggia. Ci sono alcune carcasse di foca spiaggiate.

Lasciamo il camp con una nebbiolina e cumuli sino a terra. La pista che corre lungo il mare ha una leggera toulle ma niente di fastidioso, la Sckeleton Coast è così chiamata perché nel corso dei passati anni le malaugurate navi che affondavano sulla costa, lasciavano alla mercè del deserto il suo equipaggiò, visto la condizione incredibilmente ostile di questa costa. Per più di un centinaio di km il deserto si estende dal mare sino all’entroterra senza nessuna possibilità di trovare acqua potabile.

Corriamo veloci e passando su di una pista viscida e ricoperta di sale, corriamo a poche decine di metri dall’oceano e ogni tanto ci fermiamo vicino a qualche relitto.

Usciamo dal parco della Skeleton oltrepassando dal gate che ha sul cancello due enormi teschi.

Arrivati alla punta di Cape Cross entriamo nel parco dove una colonia di foche ricopre la spiaggia e le rocce. Facciamo delle riprese e un sacco di foto, i piccoli sono tantissimi e di negativo c’è solo l’olezzo tremendo dovuto agli animali.

Troviamo posto per mangiare a ridosso di un bar sulla strada dove facciamo la conoscenza di due simpatiche manguste.

Arriviamo con l’asfalto sino alla cittadina di Swakopmund: l’impressione è di una cittadina molto finta, piena di attrazioni ma apparentemente deserta.

Cerchiamo di organizzare la sera di capodanno ma rimbalziamo da un luogo all’altro, non troviamo campeggio e cominciamo a perdere la pazienza.

Poi con insistenza ci piazziamo in un ostello comunale dove veramente non c’è molto da descrivere…

Per la cena un ristorante italiano ci delizia con eccezionali piatti di pesce, almeno su questo fronte siamo soddisfatti.

Purtroppo al rientro nel campeggio troviamo un po’ di ubriachi che non hanno nessuna voglia di dormire. Poi come sempre tutto si aggiusta. Panettone e champagne. Un nuovo capodanno per il gruppo dell’ARCA. 334 km.

Km da BREBBIA: 19.179

01 gennaio 2011 Walbis bay

Questa mattina siamo tutti al riposo, con calmissima da primo dell’anno andiamo a fare colazione in ottimo bar: c’è di tutto dalle uova al capuccino! Andiamo un po’ per negozi e prendiamo qualche simpatico oggetto caratteristico Namibiano.Lasciamo questa cittadina verso Sud, ora siamo sempre sull’asfalto e dopo aver cambiato soldi e fatto carburante ci dedichiamo a quello che sulla guida chiamano sport estremi. Quad sulle dune, sky diving, motocross, ecc. Io ed Enrico andiamo a comprare delle tavole di masonite: scivolano sulle dune fino ad ottanta all’ora! Edo e il Riccardo noleggiano un quad e scorazzano per le dune.

Anche per scivolare sulla sabbia bisogna compilare un permesso… comunque io riesco anche a decollare da una duna con il kite! Fa molto cado, almeno sulla duna che scaliamo, mentre quando andiamo per fare un tuffo nell’oceano la storia cambia: acqua gelida!

Riprendiamo la via di Walvis Bay e ci arriviamo in pochissimo dove troviamo posto a sedere per mangiarci un hamburger.

Questa piccola città sorge proprio sul mare dove nella sua baia decine di navi attendono di essere ormeggiate.

È tutta costruita di nuovo e con casette colorate ad un piano, in questo momento sembra del tutto disabitata, forse se ne sono andati tutti in vacanza.

Dopo il nostro pranzo prendiamo la direzione di Solitaire e cominciando a guidare la pista che sembra molto veloce e anche poco polverosa.

Lasciamo alla nostra destra il cordone di dune abbastanza alte con un river che le costeggia tutte, siamo attratti dalla sabbia e decidiamo di attraversare il letto secco del fiume per fare campo in una conca: si devono sgonfiare molto le gomme perché l’apparente consistenza di questa sabbia dorata e beffarda, comunque ne vale la pena: i ragazzi e non solo riprendono a scivolare con la masonite.

Appena sopra il campo una distesa di dune ci offre il solito fantastico paesaggio sahariano, solo che questo è il Namib. Un gruppo di gazzelle corre proprio davanti al nostro punto di osservazione.

Alla sera montiamo la nostra tenda campo, seppur il clima sia secco la temperatura è scesa notevolmente e stare sotto le stelle non è gradevole.

Stellata da antologia, tra l’altro vedo per la prima volta nella mia vita la Croce del Sud, l’equivalente della nostra Stella Polare, che alle nostre latitudini noi non possiamo vedere.

In tenda prima di andare a letto vediamo la seconda parte del filmato montato da Monica: riviviamo sullo schermo tutti i momenti passati l’agosto scorso nei parchi del Kenia e Serengheti. 100 km.

Km da BREBBIA: 19.279

02 gennaio 2011 Sossusvlei

Durante la notte qualche piccolo coyote deve aver girato li intorno ma non ne sono certo. Adesso che siamo molto bene in tabella e non dobbiamo macinare km ci alziamo sempre con molta calma.

Il clima è stranissimo:siamo come avvolti da una nebbiolina mattutina, la vicinanza al mare evidentemente porta aria umida e fredda che alle prime ore dell’alba si condensa.

Per uscire dalla sabbia Enrico ha un po’ il suo da fare ma niente di che, seguiamo una pista che costeggia il letto del fiume che abbiamo attraversato ieri sera, troviamo poi una via d’uscita ed incrociamo la pista battuta. Passiamo sotto un grosso bacino d’acqua dove ne approfitto per riempire la ghirba da lavaggio.

La pista verso Solitaire è molto bella: corriamo su di una zona dove in realtà dovevamo avere un permesso, la zona è ricca di uranio e probabilmente regolamentata. Comunque non incontriamo neppure una macchina e ci gustiamo questo deserto nero tipo lavico con alla nostra destra il cordone di dune che si colora di polvere nera creando dei bei contrasti di colore.

Attraversiamo il tropico del capricorno per un po’ di volte visto che la pista gira in torno a diverse montagnette rocciose, dopo un centinaio di km incrociamo la pista principale che si infila in due diversi kanion dal panorama molto suggestivo. Diverse quattro ruote passano su questa pista e infatti cè un po’ di toulle.

Solitaire: una piccola stazione di servizio dove delle vecchie carcasse di auto sono in bella mostra al suo ingresso. C’è un campeggio e una famosa pasticceria dove non ci facciamo mancare di acquistare una teglia di torta di mele:la specialità.

Riprendiamo la via e ci fermiamo a pranzare come usuale, caldo e vento sono ormai una costante e non ci disturbano più di tanto.

Ci stiamo avvicinando alle dune più famose della Namibia e sicuramente della parte sud dell’Africa: quelle fotografate e presenti su tutti i depliant turistici di questa nazione.

Siamo tutti consapevoli che dopo aver cavalcato in lungo ed in largo i deserti sahariani, questa zona così regolamentata, ci si arriva sull’asfalto, fose ci lascerà un po’ delusi. D’altrocanto non possiamo tralasciare comunque un posto così famoso.

Il camp dove ci piazziamo è bello, forse un attimino polveroso ma piacevole, prenotiamo il ristorante e ci dedichiamo al relax. I ragazzi ovviamente consumano la piscina. 322 km.

Km da BREBBIA: 19.601

03 gennaio 2011 Sud di Simplon

Sveglia ad una ora indecente, dobbiamo raggiungere la duna autorizzata prima dell’alba… niente di eccezionale, dopo aver percorso tanti cordoni di dune in Libia ad in Algeria diciamo che ne esco un po’ deluso. Peraltro ero stato avvertito!

Di buono, secondo il mio parere, c’e l’ultima parte di valle dove ci sono un sacco di dead tree che caratterizzano il luogo in maniera suggestiva.

Faccio colazione in attesa che gli altri tornino dall’escursione in compagnia di un coyote curioso, al rientro del gruppo decidiamo insieme che direzione prendere. Scendiamo per la c14 dopo aver fatto rifornimento e acqua. All’inizio solita pista dura e scorrevole, con anche poca polvere!

Man mano che scendiamo a Sud scorriamo nelle vallate con il cielo colmo di nubi e colori fantastici che cambiano in continuazione.

Dalle immagini che ho visto mi ricordano il Sud America.

Fantastico, difficile descrivere i paesaggi che continuano a passare fuori dai finestrini del Land, sicuramente le foto renderanno idea di ciò che stiamo vivendo.

Il caldo è divenuto quasi insopportabile, siamo vicino ai 36 gradi e troviamo riparo per pranzo sotto un’acacia striminzita. La pista è sempre molto scorrevole, pagando la nostra scelta diretta e polverosa.

Arriviamo a Bethanien dove comincia l’asfalto, dopo alcune ricerche troviamo una macelleria che ci rifornisce di filetto di Kudu e costine di pecora. Questa sera grigliata!

Facciamo ancora un centinaio di km schivando dei fantastici temporali dall’aria innocua, poi l’indicazione di un camp site sulla nostra rotta ci devia andando a trovare un posto fantastico per la notte. Luogo abbastanza esclusivo ci mettiamo all’opera per grigliare la nostra carne, subito dopo aver sorseggiato un aperitivo nella hall del lodge.

Edo si accorge della mancanza di una pastiglia del freno post destro e con Enrico ne vanno alla ricerca, infruttuosa.

Il camp è perfetto e la griglia eccezionalmente funzionale, purtroppo assistiamo a delle scene pazzesche nelle docce: perfette, pulite ma… qualche cosa nell’impianto elettrico scarica elettricità ai malcapitati vogliosi di doccia! Togliamo corrente a tutto il campeggio ed avvertiamo chi di dovere!

Ceniamo con il filetto di carne che sembra essere buonissimo, accompagnato da patate al cartoccio cucinate sulla brace e schiraz sudafricano, fa un caldo tremendo. 552 km.

Km da BREBBIA: 20.153

04 gennaio 2011 Ai-Ais

Questa notte ha piovuto molto, un temporale di calore. Mi sono alzato e ho ritirato un po’ di vettovaglie sparse.

Finalmente la temperatura è scesa e dormiamo in maniera decente.

Dopo colazione ci mettiamo in moto per risolvere il problema freni del Land di Edo, andiamo in perlustrazione per cercare sulla pista la pastiglia mancante.

La fortuna ci assiste: trovata. Procediamo verso l’asfalto della c19 per poter eseguire la riparazione. A pochi chilometri c’e un lodge vicino ad una vecchia stazione ferroviaria, ci posizioniamo e mentre si monta il pezzo prendiamo un caffè, cambiamo soldi e io faccio gasolio da una cisterna a caduta. Mancano solo due spine che tengono in posizione le pastiglie dei freni, risolviamo mettendoci una vite autofilettante e un bullone da M5… Ora che siamo di nuovo operativi prendiamo la pista che scende il fish river canion. Manco a dirlo e dopo una decina di km una copertura di Edo (ricoperta) si scolla dalla carcassa, decidiamo di tagliare il pezzo e procedere lentamente e pensarci più avanti.

Sono circa le undici quando una chiamata sul satellitare annuncia che i guai quest’oggi non sono finiti: di nuovo il cuscinetto della posteriore dx della Toyo che deve essere sostituito! Ora che avverto Edo e torniamo, Enrico sta già riponendo i ferri ed è pronto a ripartire. Il caldo e la polvere salgono oltre misura.

Ripartiamo per l’ennesima volta, e troviamo sulla pista una fantastica roadhose e, visto l’orario, la prendiamo d’assalto! Il posto è proprio carino con al suo interno diverse auto e track d’epoca.

Eccezionale ristoro. Uscendo lasciamo la pista principale per dirigerci sulla panoramica che ci porta su un punto caratteristico di veduta del Canion.

Per estensione e importanza secondo solo a quello americano. La veduta è molto bella, purtroppo non credo che le foto le renderanno giustizia ma ne facciamo parecchie. Il caldo è ora vicino ai 38 gradi e in una zona desertica induce a bere in continuazione.

Si riprende la pista attraversando dei bei passaggi e passi di montagna, scendiamo di quota avvicinandosi alla stazione di Ai-Ais, camping e spa infilato all’ingresso del Fish. Arriviamo e il termometro tocca i quarantuno… neanche farlo apposta l’acqua termale è di 45°!

Sembra che non ci sia respiro oggi! Comunque tutti sfruttiamo le vasche e ci bagniamo nella struttura degna di nota.

Quando esco il nembo bello carico, dopo aver scatenato una tempesta di sabbia, ora sta scaricando della freschissima acqua! Sarebbe stata dura la notte senza questo refrigerio.

Per cena abbiamo prenotato nel ristorante del lodge, molto carino e dalle apparenza funzionale, a parte la solita lentezza sfinente lo struzzo e la gazzella sono state cucinate a dovere.

La notte è caldissima e senza un filo di vento. 338 km.

Km da BREBBIA: 20.491

05 gennaio 2011 Strandfontain

Questa mattina con Enrico risaliamo un pezzettino il River per vedere il terreno. Fortunatamente c’e ancora l’ombra, ma la temperatura è già di 28 gradi. Percorriamo il letto del fiume dove troviamo solo delle tracce fresche di qualche coyote o giù di lì, l’umidità è altissima. Al rientro al camp troviamo Edo che ci aspetta per sostituire una gomma, poi si svegliano un po’ tutti e prepariamo le macchine per partire, dobbiamo levarci al più presto da questa caldana infernale! Infatti dopo pochi km di pista resa umida dal violento temporale di ieri, la temperatura è più sopportabile e in questo contesto attraversiamo tutta una zona di montagna con bellissimi paesaggi. Raggiungiamo l’asfalto dopo un centinaio di km e riprendiamo velocemente la direzione della frontiera tra Namibia e Sud Africa, l’ultima di questo lungo viaggio.

Poco prima ci fermiamo in una stazione di servizio a prendere bevande e fare gasolio: qui costa mento. Dogana:la più bella e funzionale mai vista… tutto si svolge velocemente sia in uscita che per l’entrata in ZA, fa sempre un caldo tremendo! Cerchiamo sulla strada un posto dove fare uno spuntino, sulla nostra rotta si stà generando un violento temporale che con una certa difficoltà riusciamo a gestire, la temperatura da 38 gradi passa in cinque minuti a 18! Cerchiamo a Springbok una banca e un locale per pranzare, ma come intuibile cè il finimondo.

Qua l’acqua non la vedono spesso e comunque non in questo modo. Riusciamo tra un bagno e l’altro a riprendere la direzione sud verso Cape, torna il sole e torna la strada bollente.

Pochi km da Bitterfontain la ruota di fortuna che avevamo sostituito sul Land di Edo si disintegra e ci costringe, dopo averla sostituita, a procedere lentamente verso una piccola stazione di servizio del paese.

Apparentemente qua non cè nessuno che ci possa aiutare, ma poi in rientro dal mare arriva un personaggio capace e simpatico. Ci ripara la ruota originale che ancora da Walwis Bay si porta conficcata una pietra nella carcassa. Tra un ghiacciolo e l’altro rimettimamo un po’ d’ordine e ripartiamo sulla pista che passa per Lutzville, vogliamo andare al mare dove dovremmo scrollarci di dosso questo caldo infernale.

In effetti la massa d’aria cambia via via ci si avvicina alla costa e arriviamo verso il tramonto a Strandfontain. Dall’apparenza carina si scopre anche molto particolarmente adatta al campeggio.

A partire dalla signora della reception che riapre l’ufficio per noi, agli avvertimenti di un gruppo di ragazze che ci infoma che è meglio non fare il bagno lontano dalla costa visto che ieri hanno avvistato uno squalo. Il fragore delle onde è molto forte e lungo tutta la costa si alzano nuvole di vapore salmastro. Si decide di mangiare in un ristorante a pochi km dal campeggio, è sulla costa e cucina pesce. Carino e caratteristico ci offre una bella serata dove possiamo anche bere il vino di Lutzville, questo pomeriggio avevamo notato una vasta coltivazione a vigneti.

Rientriamo e andiamo tutti in branda, pochi km e forse si realizzerà un bel progetto… 538 km.

Km da BREBBIA: 21.029

06 gennaio 2011 Capetown

Il risveglio sulla baia di Doring bay è avvolto da una nebbia bestiale, la stranezza stà nella temperatura che è a 25 gradi. Minuscole goccioline di nebbia salina si mescolano all’aria avvolgendo ogni cosa.

Smontiamo il campo e prendiamo la strada costiera che scende a Sud. Dopo pochi km diventa una pista a pagamento, a destra la nebbia e a sinistra il cielo terso. Ogni tanto qualche squarcio di oceano con le sue fragose onde. Appena la pista si distacca dalla costa la massa d’aria diviene secca e comincia a scaldarsi, poco dopo le dieci di mattina e siamo già a 30 gradi…

Ci avviciniamo alla nostra meta: Cape Town. L’impressione è che ora difficilmente qualche intoppo ci può fermare, siamo tutti molto euforici. L’entroterra è caratterizzato da sali scendi e cominciamo a notare le prime fattorie e vigneti. Tutto ha un’aria di organizzato e funzionale.

07 gennaio 2011 Cape of Good Hope

Oggi andiamo al capo di buona speranza.

È il punto più a Sud Ovest del continente Africano, un punto chiaramente gettonato e ambito. Per il nostro gruppo è evidente che ha un significato particolare, esserci arrivati con il proprio mezzo ci rende molto orgogliosi.

La strada asfaltata che arriva al capo è all’interno di un parco naturalistico.

Il clima è molto particolare: nei giorni scorsi ha fatto molto caldo, abbastanza anomalo e la forte evaporazione del mare a contatto con la consueta massa d’aria fredda che soffia dal mare, porta una densa nebbia che avvolge la costa formando bellissimi giochi di luce.

Arriviamo tra una foto e l’altra alla piazzola di Cape: è gioia per tutti!

Arriviamo verso mezzogiorno in un piccolo paese, Piketberg dove cerchiamo di cambiare qualche dollaro e mangiare un’insalata. Seppure un’operazione di poco conto riusciamo a perdere tre lunghe ore tra banca e spur!

Nella sala della banca trovo un quotidiano dove in prima pagina fanno vedere le eccezionali condizioni climatiche di questa estate, infatti all’uscita dal ristorante tocchiamo i quarantadue gradi!

La strada riprende con gli ultimi km e con la Table Montain sullo sfondo ad indicare la baia della nostra meta. Chiamiamo il nostro spedizioniere per prender contatti e organizzare il trasporto delle macchine verso casa.

Alle 16:30 entriamo nella viabilità di Città del Capo! Troviamo l’indirizzo e definiamo i dettagli mentre alcune persone si mettono a fotografare le macchine con i telefonini… Avevamo tenuto una bottiglia di champagne per l’occasione e quindi tra foto e brindisi diciamo che non passiamo inosservati. Molti ci chiedono del nostro viaggio e ci fotografano come delle attrazioni… Per noi è proprio un momento magico.

Ritorniamo verso la costa Sud, qua cè una spiaggia ed una colonia di pinguini molto belli da fotografare.

Una bellissima terrazza con ristorante ed una spiaggia ci servono da complemento a questa fantastica giornata.

Abbiamo in programma di andare verso la Garden Route, ci rendiamo però conto che la distanza è impegnativa, decidiamo quindi di portarci all’interno e visitare Stellenbosch, una cittadina centro della produzione di buona parte del vino del Sud Africa.

La città di Cape ha una viabilità eccezionale, si muove velocemente e senza problemi. Attraversiamo le vie residenziali che portano a Camps bay, case e strade perfettamente costruite. Appena svalichiamo abbiamo una vista fantastica sull’oceano e sulla baia che porta a Cape of Good Hope, il Capo di Buona Speranza. Sembra di essere sulla Corniche di Montecarlo, la temperatura è scesa e il sole accende dei colori carichi

di toni gialli.

Decidiamo di procedere verso la strada panoramica che taglia verso il capo, la vista è a dir poco eccezionale!

Troviamo un campeggio leggermente in collina dove possiamo rilassarci e gustarci una cena, ricordare qualche aneddoto e difficoltà passate in questi oltre 21500 km percorsi sulle strade africane.

Ora cerchiamo di fare un po’ di vita turistica, ci sono un sacco di cose da fare e da visitare. 350 km

Km da BREBBIA: 21.379

Il campeggio è immerso in una pineta con elementi secolari, tranquillo e pulito.

Alla sera andiamo in città dove festeggiamo anche il compleanno di Monica.

La nebbia del mare è arrivata a pochi km da qui. 162 km.

Km da BREBBIA: 21.541

08 gennaio 2011 Chapmanspick

La mattina se ne va tra colazione e compere di tutti i tipi, Stellembosh sembra una cittadina della Svizzera: pulita ed efficiente.

Tra l’altro è sabato quindi sono tutti un po’ in vacanza.

Verso l’ora di pranzo ci spostiamo verso Sud Ovest in una cantina: Saxensberg.

Questa è la zona del Pinotage e vogliamo portarci in Italia qualche bottiglia tipica. La cantina è di un livello alto e non ci riservano un’accoglienza estremamente calorosa, ma i prodotti sono sicuramente curati.

Lasciamo e ci avviamo verso una bellissima spiaggia bianca sotto il campeggio di Chapmans Pick, mentre gli altri fanno il bagno io e Nenè andiamo in un grosso centro commerciale dove facciamo rifornimenti e compriamo la legna per la gran grigliata di stasera.

Passiamo una fantastica serata ed il clima è proprio gradevole.

Km da BREBBIA: 21.541

09 gennaio 2011 Cape Town

Oggi manca poco a piovigginare ma la temperatura è sempre gradevole. Andiamo alla missione dei Padri Scalabriniani dove incontriamo padre Mario che ci ha procurato un bed and breakfast in centro. Al primo impatto sembra una struttura malandata, ma in realtà all’interno è tutta ristrutturata e perfettamente organizzata.

Restiamo in tranquillo ozio e usciamo solo a tardo pomeriggio, la gita al porto è interessante e arricchita dalle solite compere.

Ci gustiamo un sunset sulla collina per Camps Bay e poi andiamo in un ristorante molto carino dove sushi e pesce fresco alla griglia viene preparato e cucinato al momento.

Rientriamo a tarda sera e dobbiamo svegliare un ragazzo italiano per riuscire ad entrare nell’ostello, l’ascensore che funge anche da entrata è bloccato!

I giorni a seguire ci dedichiamo a visitare parte della città e a fare compere. Il 12 di gennaio prepariamo i bagagli e sistemiamo tutto il necessario per imbarcare le macchine nei container. Le famiglie partono tutte insieme e solo io ed Edo restiamo a definire tutta la logistica del trasporto.

All’aeroporto tutti i voli sono ok e dopo aver pranzato salutiamo mogli e figli, cominciamo ora la nostra attesa per le operazioni di dogana.

Il 14 siamo pronti con tutte le fuoristrada all’ufficio di carico della Advance Tran Sport. Devo dire che quanto ad efficienza non ha nulla da invidiare allo standard europeo. Marck è molto attivo e si adopera nelle varie operazioni burocratiche. Per quanto riguarda la fase operativa abbiamo voluto essere presenti ed occuparci personalmente del fissaggio delle macchine all’interno dei container.

Avendo prenotato un extra size non dobbiamo smontare nulla dal tetto e quindi siamo ben avanti sulla tabella di marcia. l’unico intoppo ci viene procurato da due manovratori della motrice che sono assolutamente incapaci, tanto che per riuscire a sboccare i freni ad aria del rimorchio devo intervenire invertendo delle tubazioni dell’aria!

Comunque l’operazione che poteva durare non più di due ore ci prende la mattinata intera ed oltre. Arriviamo alla Hertz per il ritiro della vettura a noleggio giusti per uno spuntino e ripartire verso Nord. Il funzionario della dogana ci restituisce i carnet e possiamo dormire sonni tranquilli sino all’arrivo del container a Genova.

Con la nostra macchinina a noleggio prendiamo la N1 che è l’arteria principale per andare a Jhoannesburg, purtroppo non troviamo nulla di decente sulla strada e dobbiamo macinare circa 450km sino a Beoufort west dove riusciamo a mangiare in uno stranissimo locale dallo stile francese e dormire in un motel anonimo.

Sulla strada attraversiamo una zona bellissima di vigneti, zone montagnose e collinari. Passiamo un paese che si chiama Worcester: caspita ma è proprio quello della famosa salsa!

I giorni che ci restano continuiamo a seguire la N1 passando per Gariep Dam e Bloemfontain, sono cittadine dove ci sono gli aeroporti dove solitamente si viene per volare in aliante. Passiamo per incontrare qualche amico che vive lì.

Un po’ stanchi dal viaggio io ed Edo ci allunghiamo verso Jhoannesburg, il nostro biglietto è tra due giorni: tentiamo una sostituzione.

Tra fortuna e persistenza riusciamo nell’intento e partiamo: direzione casa siamo sulla via del ritorno.

Circa un anno fa è partita un’idea, un progetto: portare dall’Italia al Sud Africa tre fuoristrada.

Con la giusta preparazione e pazienza io ed i miei amici, con le nostre fantastiche famiglie abbiamo realizzato la nostra idea e portato a compimento il viaggio.

Dall’Italia abbiamo attraversato 11 nazioni nel continente africano, percorso poco meno di 22.000 km, toccato Mar Mediterraneo Oceano Indiano e Oceano Atlantico. Abbiamo suddiviso il viaggio in tre parti per motivi legati alle vacanze scolastiche dei figli, ecco perché ha occupato un periodo così lungo.

Tecnicamente siamo stati via dall’Italia circa 11 settimane per coprire l’intero percorso. Nel nord Africa le temperature sono arrivate vicino allo zero del deserto libico e toccato i 42 gradi all’interno della costa ovest del Sudafrica. Ci siamo mossi evidentemente con la nostra macchina, ma anche con traghetti, navi e chiatte, ora le 4×4 sono all’interno dei container!

Diversi gli aspetti culturali, flora e fauna che hanno caratterizzato il viaggio. Zone disagiate ed altre incredibilmente turistiche organizzate.

Non chiedete a qualcuno di noi: comè l’Africa! Quale Africa? Che popolo? Che terra?

Tutto troppo bello e troppo incredibile in tutti i suoi aspetti. Ci vuole tempo… bisogna metabolizzare tutti questi km e ricordare momento dopo momento tutte le emozioni che abbiamo avuto la fortuna di provare.

Non pensate che tutto sia filato liscio ed indolore, nemmeno i professionisti dei viaggi organizzati possono riuscire in questo intento, noi possiamo dire di aver formato un gruppo in grado di sopperire a tutti gli imprevisti che abbiamo incontrato sulla nostra strada. Penso di esprimermi anche a nome dei miei compagni nel sostenere di non aver mai compromesso la sicurezza delle persone che hanno viaggiato con noi.

Tra qualche anno i nostri figli si renderanno conto di quale piccola avventura hanno avuto il previlegio di vivere.

Un grazie di cuore ai miei compagni di viaggio e a tutti quelli che lo hanno reso possibile, in particolar modo ai miei genitori ed alla mia famiglia. Ci sarà sempre un posto nella mia memoria per ricordare ogni luogo e persona di questo fantastico viaggio.

Alfio

il tramonto di un viaggio africano

Km da BREBBIA: 22.040 Alfio

Testi: Alfio Lavazza

Foto: Marilena Palazzi e Alfio Lavazza

DATI GENERALI SUL PERCORSO

Paesi attraversati: Tanzania, Zambia, Botzwana, Namibia, Sud Africa.

km percorsi: 8882

km di pista: 2200 / 2300

Media chilometrica: 380 km/giorno

Data partenza: 16 dicembre 2010

Data arrivo: 16 gennaio 2011

Tratta piu’ lunga: DAR ES SALAM – MBEYA 866km

Altitudine max raggiunta: 1800 mt. sea level

DA OCEANO INDIANO A OCEANO ATLANTICO

Distanza km. 5630

CARBURANTE

Gasolio consumato: 1230 LT.

CAMBIO VALUTE:

1€= 2013 TZS (Tanzania scellini)

1€= 5300 KWACHA (Zambia)

1€= 9,2 PULA (Botzwana)

1€= 9,8 DOLLARI (Namibia)

1€= 9,8 RAND (Sud Africa)

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