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Raid enduro Mongolia 2012 … e il sogno ha avuto la seconda puntata!!!! By Yellowstone

– Posted in: Asia, mongolia, Resoconti di viaggio

By Yellowstone
Originally Posted Wednesday, November 7, 2012

 

Raid enduro Mongolia 2012 …

e il sogno ha avuto la seconda puntata!!!!

Sei moto ci aspettavano a Ulaan Baatar! Lasciate la scorsa estate, ci attendevano per farci vivere ancora nuove emozioni…. Philippe ed io eravamo entusiasti all’idea di tornare in quel magico paese per cui occorreva organizzare un nuovo viaggio , ma come sempre ci sono problemi di periodo, di soldi, di famiglia di capacità tecnica nel guidare una moto enduro e trovare 6 persone con tutti i requisiti è meno facile di quel che potrebbe sembrare. Con entusiasmo, per primo, aderisce Pietro, in breve si aggiungono Andrea e Roberto (solo per un periodo di 10 gg), successivamente si è aggiunto Florian con Martina. Ottimo risultato: appena presentato il progetto le sei moto sono occupate per il primo giro! Philippe presenta quindi Didier, un suo amico francese, che si fermerà un ulteriore settimana per andare a pesca di un enorme salmonide che si trova nei fiumi del nord. E si aggiunge il mitico James!… un fenomenale cinese che non dice nemmeno una parola in nessuna lingua, che non ha una cartina, non sa dove vogliamo andare, ma parte senza timore e la nostra impresa sarà una sorta di caccia al tesoro per recuperlo nei posti più impensabili dove lui riuscirà a ficcarsi. Nel primo giro c’è anche Floren la compagna di Philippe e nel secondo Erika una ragazza cinese, che almeno parla inglese e ci permetterà di comunicare con James il suo compagno. La parte organizzativa inizia molti mesi prima della partenza: ho lavorato per intere giornate a disegnare rotte e tracce sul pc, per poterle trasferire sui Garmin. La Mongolia è veramente un paradiso per il fuoristrada e per chi ama la navigazione, ma le mappe digitali sono estremamente povere, quindi una gran parte del lavoro è stata disegnare il percorso su Google Earth , salvarlo poi trasferirlo in un formato accettabile. Ho coltivato alcuni contatti, in primis con la CMC che è la ditta che importerà e distribuirà le moto che abbiamo a UB; mi hanno fornito, oltre agli adesivi dei loro loghi, gli scudi para carter dell’Acerbis, che sono quelli per l’Honda, e una decina di camere d’ aria, che sono state utilissime. In Mongolia sono introvabili camere da 21” per l’anteriore e le 18” dei posteriori hanno un gambo largo infatti sono usate sulle le moto russe o sui motorini cinesi e si montano con difficoltà sui cerchi da enduro… Altro contatto è stato con la Tucanourbano che anche quest’anno ci ha fornito dei bellissimi giubbotti e, fortunatamente, ho portato anche i loro impermeabili dello scorso anno, dato che come vedrete è venuta più acqua in questi 20 giorni che negli altri 3 viaggi messi assieme. Motorex Italia mi ha fornito dell’olio motore e ci sono stati molto utili i loro grandi adesivi verdi appiccicati sulle fiancate dei Uaz, perché dall’alto delle montagne o da lontano ci hanno permesso sempre di riconoscere e distinguere le nostre auto!

Bandavej mi ha fornito le caldissime maglie termiche pratiche ed essenziali per un viaggio on the road!! Per rendere i nostri due giri interessanti e gradevoli, ho disegnato un itinerario che coprisse prima il nord con una sosta di 1 giorno a Hakorin dove con un pulmino ci avrebbero raggiunti i partecipanti del secondo periodo. Organizzo anche il trasporto locale e mi procuro un’interprete per tradurre dall’inglese al mongolo. Cerco ed acquisto con molto anticipo i voli per evitare lunghe soste in aereoporto e coprire la tratta in sole 12 ore. Siamo pronti… ultime mail e telefonate e via! Philippe e Florence arrivano il 24 mattina in Mongolia , mentre noi partiamo per incontrare a Mosca con Roberto, Martina e Florian.. Philippe, essendo arrivato un giorno prima, provvede alla manutenzione delle moto, aggiunge acqua nei radiatori che avevamo svuotato l’ estate scorsa, cambia olio, isola meglio il relè e la centralina, cambia dei raggi e rimonta alcuni cerchi con i raggi maggiorati. Il 25 alle 6 di mattina arriviamo ad UB, ad aspettarci troviamo l’autista, Philippe e Seghi, la nostra giovane interprete.

Ci dirigiamo al deposito delle moto dove facciamo l’ ultima manutenzione, attacchiamo i vari adesivi,

andiamo a fare una megaspesa, per avere vettovaglie ed essere comunque indipendenti nei prossimi giorni. Quindi procediamo a caricare i furgoni con i bagagli, le tende, le sedie, i fornelli, tutti i ricambi che avevamo comprato lo scorso anno, alcuni pneumatici di scorta, 6 taniche di benzina per le moto, il cibo, la birra la Coca Cola e per finire l’ immancabile Gingish… la vodka tipica della Mongolia. Alle 14 del 25/7 quando ormai stiamo per partire viene giù un diluvio con lampi e tuoni, siamo costretti ad attendere almeno 2 ore per non partire sotto l’alluvione, poi, quando inizia a diminuire la pioggia battente, indossate le tute da pioggia, partiamo. Le strade di UB sono invase da detriti portati dall’acqua, l’asfalto è viscidissimo, per cui procediamo lentamente , in gruppo verso l’ uscita ovest della città. Il traffico è comunque intenso e percorriamo lentamente la decina di km che ci separano dalla porta di Ulaan Baatar

Continua a piovere e poiché non abbiamo molta voglia di buttarci subito sulle piste fradice e fare il campo sotto la pioggia dopo solo 100km, scegliamo di fare 45km di asfalto fino al primo campo gher. Così, raggiunto il bivio, lasciamo l’asfalto solo per 6/7 km fino al campo anche se la pioggia è ora molto più lieve, ma in ogni caso l’ idea di fermarci in un campo attrezzato con cena, docce e tutti i confort è stata la migliore, per evitare di avere già tutto bagnato dal primo giorno. La cena sarà discreta anche se non fantastica.

26/7 Al mattino il sole è splendente, facciamo piccoli controlli alle moto, che hanno percorso pochissimi km e si parte attraverso piste secondarie verso Bulgan.

Il percorso non è eccessivamente impegnativo, ma il terreno è viscido, c’è qualche scivolata, senza conseguenze, anche se la statura di Roberto e la sua non grande esperienza di enduro, lo fiaccano e il numero delle sue cadute è decisamente al di sopra della media.

Andrea

Florian

Pietro

Il percorso che avevo tracciato, prevedeva l’attraversamento di un largo guado, ma le piogge imponenti del giorno prima, ci obbligano a piegare ad ovest di 40km per passare sull’unico ponte, vicino al villaggio di Horon. Troviamo nella steppa un macello improvvisato

E i Cercatori d’oro

Avevo allungato la strada… così ci cerchiamo un bel posto e facciamo il primo campo libero in una bellissima conca, con una vista splendida. Montiamo le tende e prepariamo cena, il morale è alto, e la maggior parte dei partecipanti è esaltata dal poter scavalcare collina dopo collina su tracce appena visibili.

27/7 Precediamo i fuoristrada in direzione di Bulgan, perché in Italia, ho avuto un’ idea peregrina, quella di portare il vecchio paio di stivali, abbandonati da 5 anni, per poi lasciarli in Mongolia, peccato!! Già al secondo giorno la suola si è scollata , per cui decido di precedere gli altri e andare a cercare un calzolaio che risolva il problema!! Roberto, intimorito dai percorsi, rimane con le auto e noi altri 5 facciamo una tirata velocissima, che ad alta velocità ci costa due pizzicate, io all’ anteriore e Philippe al posteriore, percorriamo gli ultimi 20 km a ruota sgonfia e arriviamo a Bulgan. Trovo un calzolaio e, con l’ equivalente di 1,5€, mi reincollano le suole,

poi arrivano le auto e, mentre ripariamo i due pneumatici, compriamo altre provviste in un discreto supermercato, dopo di che lasciamo la città in direzione di Moron. Il primo tratto è stato asfaltato, ma dopo meno di 20km inizio a tagliare in fuoripista, mentre le auto proseguono sull’asfalto.

http://www.youtube.com/watch?v=m3rXccnqTcY&hd=1

L’appuntamento è al distributore di Hutan Hondor, ma nel pomeriggio si scatena un vero diluvio e procediamo lentamente per evitare di schiantarci clamorosamente sull’erba bagnata.

Dopo un oretta arriviamo a destinazione al distributore ed è nuovamente tornato un magnifico sole…

più sereni andiamo a dormire in un bel campo gher, inerpicato su una collina dove per nostro gioco ci arriviamo in fuoripista dalla punta della montagna, mentre le auto arrivano dalla stradina.

Docce, cena nella gher centrale, un po’ di manutenzione sulle moto, stufa accesa nella gher per asciugare gli abiti umidi e notte al calduccio.

28/7 Al mattino ora di partire si presenta un problema: Roberto, essendo scivolato alcune volte il giorno prima ed avendo male ad una mano, non se la sente di continuare in moto, per cui non ci sono molte alternative, o lasciamo la moto qui e ritorniamo in seguito a riprenderla, o , ed è quella che scegliamo, la carichiamo sul tetto del Uaz di Bimba.

L’autista non è entusiasta di questa idea, ma alla fine si convince anche se a malincuore, perché nei prossimi due giorni ho disegnato delle tracce su piste secondarie che lui non ha mai percorso e i mongoli non amano le novità, anche se in questi due anni ha imparato a conoscermi e sa che non ho mai sbagliato una pista. Partiamo quindi in direzione di Moron, prendendo poi la pista per Tarialan.

Arriviamo al distributore, facciamo il pieno alle moto, poi andiamo in paese a cercare un ristorantino, ordiniamo degli ottimi ravioloni al vapore che mangiamo a rate perché le auto arrivano tardi. In paese ci sarebbe un internet point, ma al sabato dopo le 14 chiude.. quindi niente notizie o foto da pubblicare su FB. Ripartiamo in direzione di Erdenebulgan su piste bellissime e quasi per niente frequentate,

diamo il solito appuntamento al distributore del paese e precediamo clamorosamente le auto, arrivando un’ora prima; nel frattempo si formano nuvoloni e per non fare campeggio cerchiamo soluzioni alternative, ma l’unico “Hotel” è veramente di uno squallore imbarazzante. Tuttavia veniamo a sapere che 2km prima del paese c’è una stradina che in 5 km si inerpica ad un campo gher turistico.

Chiaramente non c’è nessuno, nemmeno i proprietari, ma dopo ricerche arrivano e aprono il campo apposta per noi, c’è persino la sauna. Il campo sulla montagna ha una bella vista sulla vallata. La cena si rivela più che appetitosa, effettuo le solite riparazioni di pneumatici, cambio olio e filtro alla mia moto e la notte trascorre senza la pioggia attesa.

Martina e Florian

29/7 Al mattino si parte, per una volta di buon’ora, i percorsi sono stupefacenti, su tracce appena segnate, le auto corrono su piste erbose e noi per lo più in fuoripista nell’erba alta, scavalchiamo alcune colline

poi una montagna con pista rocciosa dove i vecchi Uaz arrancano, poi troviamo una discesa viscida,

al fondo la pista attraversa un prato fangoso, in mezzo ci sono dei tronchi per lungo, li evito, pensando di spalancare il gas su un tratto di 5 metri di fango….. ma la ruota anteriore viene letteralmente inghiottita da “fangomobili” e sprofonda in pochi secondi fino al parafango, salto giù al volo, metto due tronchi accanto per galleggiare, ed è evidente che dovremo essere in molti per poterla estrarre!!!

Prendo un cavo da traino, lo passo nel cerchio posteriore e tirando in 6 la “risucchiamo” fuori dalla mota.

Nel frattempo Florian ha bucato la sua terza gomma! Riparazione volate, dopo di che si torna indietro di 800mt per ridiscendere sull’ altro versante della montagna dove il terreno è più sassoso e gli Uaz non dovrebbero piantarsi.

In effetti è stata una scelta giusta, riprendiamo a navigare sulle montagne che costeggiano la pista, fino ad un fiume.

La pista più grande piegherebbe sulla sx, ma in quella direzione ci sono nuvoloni neri e minacciosi, per cui decido di aggirare il maltempo sulla dx e guadiamo il fiume 20 km più a nordest. Mentre aspettiamo le auto, facciamo amicizia con una famiglia accampata accanto ad una vecchia auto….. hanno rotto la catena di distribuzione, per cui il padrone ha smontato il motore nel prato, e con tutti i pezzi sparsi su una vecchia coperta e lo sta rimontando … serenamente con la calma che solo certi popoli hanno.

Poi arrivano gli Uaz, salutiamo i nuovi amici e dopo 15 km facciamo ingresso nel paesino di Chandmani-Ondor, dove riempiamo i serbatoi delle moto da un vecchio benzinaio… rigorosamente con la 80 ottani.

C’è nuovamente il sole, le piste sono appena tracciate nell’erba, troviamo le prime capanne di tronchi, (qui d’inverno i -40° sono normali) ci fermiamo ad una di queste

dove un tizio sta scuoiando una marmotta, deduco che non sia legale per il fatto che con noi è spontaneo, ma se si avvicina un auto di locali la nasconde sotto ad un sacco.

Ci offre comunque il loro the salato col burro, e all’arrivo degli autisti ripartiamo, ci “spariamo” una trentina di km, poi all’incrocio di due valli aspettiamo un’ora, ma le auto non arrivano e non sappiamo quale decisione prendere!!

Bimba non conosce quelle strade, però parla mongolo e può chiedere info, inoltre se rompe l’auto l’aggiusta, ma se ha girato in una vallata prima, è rischioso per noi tornare indietro a cercarli, perché se non li troviamo, non avremo benzina per arrivare ad Hatgat la città al punto sud del lago di Hovsgol. Alla fine torniamo di soli 5 km al bivio precedente, ma non possiamo rischiare, per cui decidiamo di puntare su Hovsgol. Sono le 18,30 abbiamo ancora almeno 80 km di pista dura, proseguiamo con un” minimo” di polso leggero per risparmiare carburante, io che sono davanti con Pietro gli chiedo di fermare gli altri e vado presso alcune gher ad elemosinare la vendita di 5 litri di benzina, le ottengo, ma gli altri hanno fatto un taglio e sfilano in fondo alla vallata sotto gli occhi di Pietro che non sa se seguirli od aspettarmi!

Comunque ora son davanti a noi e quando resteranno senza benzina si fermeranno e li ritroverò. Ci fermiamo una volta a travasare un po’ di benzina nella moto di Pietro e dopo 30 km come previsto gli altri tre sono a piedi! Tuttavia hanno fermato un auto che gli ha venduto i soliti 5 litri che, divisi per le 3 moto, dovrebbero bastare ad arrivare al paese.. dovrebbero mancare solo una ventina di km . Per cui procediamo, arriviamo al distributore e una volta fatto il pieno,aspettiamo gli altri… Solo Florian rimane a piedi a 500mt dal distributore, ma con una bottiglietta da mezzo litro lo salviamo!! Il sole sta tramontando, impossibile contattare le auto perché sono in zone dove non prende nessun telefono, ed il satellitare è con me, per cui lasciamo un biglietto al distributore e troviamo una gher vicina alla strada strada che costeggia il lago. Pietro riesce a comprarsi un paio di calze visto che siamo senza bagagli e le sue le ha inzuppate in un guado.

Ci sistemiamo in una gher, andiamo al ristorante dove mangiamo tutto ciò che hanno e ci scoliamo un paio di birre. Mandiamo sms, sperando che gli altri quando arriveranno in paese dove il gsm prende, li leggano e ci trovino!! Intanto i turisti mongoli, in vacanza al lago, si scatenano in musiche e balli, noi, sfiniti, andiamo a dormire. Alle 3 di notte arriva Florence che ha letto i sms, ci ha trovati, si sistemano in un paio di gher e al mattino ci incontriamo a colazione.

30/7 Giornata magnifica, perdiamo parte della mattinata in paese, con Bimba che è preoccupato per la moto sul tetto, cerco soluzioni alternative, ma spedire con un camion la moto ad Harkorin costerebbe oltre 500$!! Alla fine si tranquillizza e partiamo in direzione nord costeggiando la sponda ovest del lago. Quattro anni fa era una pista impegnativa, ora stanno costruendo un pistone largo 20 metri!

Facciamo sosta alla tenda dello sciamano a fotografare le renne e ci fermiamo in un ristorante sul bordo del lago.

Mentre aspettiamo l’ora solita da quando ordini a quando preparano, ci inerpichiamo con le nostre moto in cima ad una montagna, in mezzo ad un bosco di conifere,

poi ci godiamo un lauto pranzetto. Dobbiamo decidere il percorso, sembra che per le piogge dei giorni precedenti, la pista che avevo scelto e che punta ad ovest a metà del lago, in direzione di Renchinlumbe, sia in parte franata ed in parte fangosa, così, anche per via della moto sul tetto decidiamo di fare puntare le auto direttamente su Moron. Noi, dopo aver rifatto il pieno ad Hatgat, ci buttiamo su piste secondarie scavalcando decine di vallate puntando decisamente più ad ovest,

ci fermiamo in una gher sperduta dove due sprovveduti hanno fatto casino con l’impianto elettrico del camion, e hanno uno stacca corrente sotto il sedile che è in cortocircuito. Armeggiamo, Philippe ed io, fino a capire il problema, bypassiamo il guasto e riusciamo a far partire il camioncino. Ci viene offerto Yogourt e formaggio! Dopo di che scavalchiamo la montagna che sovrasta la gher e puntiamo su Moron. In un tratto pianeggiante ci imbattiamo in una serie di stele monolitiche che a gruppi di 3 o 4 sono li dai tempi di Gengish Khan.

Ignoriamo la funzione, ma recano scolpite iscrizioni a noi sconosciute ed emanano un fascino particolare…. poco dopo incrociamo la pista proveniente da nord che era quella pianificata in origine. Arriviamo a Moron, sulla pista dell’aeroporto, pieno delle moto oramai in riserva poi ci rechiamo al campo gher, adiacente all’ hotel dove abbiamo appuntamento con Bimba e il resto del gruppo. Una ventina di minuti dopo arrivano dove c’è campo telefonico e riusciamo a contattarli, non abbiamo un gran distacco perché con tutto il fuoripista e la riparazione del camion arrivano quasi con noi. Docce, cena e a nanna.

31/7 Dopo colazione si parte verso sud, in direzione del lago Terhiyn o lago bianco… sarà una giornata impegnativa con almeno 250km da percorrere e una parte di piste sassose di montagna, ed iniziamo bene!!! non abbiamo fatto 5 km che Florian buca per l’ ennesima volta. Smontiamo e scopriamo che il foro è all’interno a contatto con il cerchio… alcuni raggi sporgono lievemente verso l’interno ed hanno bucato la camera. Sopraggiunge Bimba che avendo sempre tutto, è soprannominato mister Gadget, ci passa una mola elettrica con la quale lisciamo la testa dei raggi sporgenti… rimontiamo il tutto e si riparte.

Nella prima parte le piste sono scorrevoli e veloci,

poi più impegnative, così ci troviamo a staccare di molto le auto.Arrivati a Shine-Ider dopo aver tagliato su una montagna

http://www.youtube.com/watch?v=ZO1vp0T734k

e esserci fermati un paio di volte presso dei pastori,facciamo benzina.

L’operazione benzinaio si svolge così:… si arriva al distributore, regolarmente chiuso, si guarda fino a che si trova un bigliettino con un numero di telefono, si fa il numero con la Sim mongola che abbiamo, si inizia a urlare nel microfono …”benzin, benzin, turist!!!” Dopo 5 minuti vengo richiamato da una ragazza che parla un po’ di inglese e mi avvisa che in 5 minuti verrà qualcuno per il rifornimento.

Assieme al benzinaio arriva mezzo paese, foto e saluti come se fossimo i vincitori di una Dakar! Ripartiamo per Jargalant. Dopo una ventina di km ennesima foratura, le auto saranno indietro di almeno un’ora, per cui propongo di fermarci in qualche gher e vedere se riusciamo a riparare la camera. Dopo pochi km ne trovo una, chiedo e il locale tutto lusingato si prodiga nell’aiutarci, smontiamo la ruota anteriore, noi abbiamo le toppe, lui ci aiuta, e si offenderebbe se non lo lasciassimo collaborare,

soprattutto ha la pompa e in venti minuti siamo pronti a ripartire. Dopo aver bevuto il solito the, facciamo un offerta di qualche migliaio di tugrut pari ad 2/3 euro, 40km dopo arriviamo al distributore di Jargalant, dove facciamo il pieno, sono già le 5 di pomeriggio, quindi, o “ci diamo una mossa” o arriviamo col buio. La proposta di fermarci li per la notte viene scartata, si riparte dando gas, ma dopo meno di mezz’ora inizia a piovere veramente forte, mettiamo le tute e proseguiamo fino a che giunti in cima al colle, intorno ai 2600 metri, rispunta il sole. Sosta in cima, foto nostre e veniamo fotografati da turisti mongoli, una foto in particolare di Andrea e Pietro che prendono in braccio una ragazza e poi un nanerottolo che incredibilmente incontreremo di nuovo nel deserto 10 giorni dopo. Tagliando a gps in fuoripista punto direttamente a metà del lago,

il paesaggio è veramente mozzafiato… costeggiamo ora il lato nord del lago, attraversiamo molti guadi profondi,

tutti siamo con gli stivali inzuppati e verso le 20,30 siamo nel campo gher dello scorso anno, come da accordi con Bimba. Senza esserci fatti mancare una foratura a 2 km dal campo sulla moto di Pietro. Risulta evidente che gli altri arriveranno in serata avanzata, infatti arrivano che noi stiamo quasi per andare a dormire!!! 1/8 Al mattino facciamo tante foto del lago che è veramente meraviglioso, poi puntiamo verso il vulcano, trovo il sentiero che ho percorso lo scorso anno che sale verso le pendici su una antica colata di lava, la velocità è minima, ma la guida è impegnativa per il tipo di terreno durissimo. Arrivati al parcheggio , tiriamo dritto fino a che iniziano le scale in cemento, e percorriamo a piedi gli ultimi 400 mt. Dalla sommità la vista è spettacolare verso il lago e il cratere è proprio sotto le nostre gambe mentre siamo seduti sul bordo con i piedi a spenzoloni.

Fatte le ultime foto si ridiscende e l’appuntamento è 20 km dopo al distributore di Tariat. Da qui la direzione è per Tsetserleg…. la vallata si apre per diversi km, con decine di piste che si incrociano sulla pianura, noi teniamo il più possibile la destra e appena trovo la montagna che ci ispira ci inerpichiamo, la vallata compie un larghissimo giro sulla destra e noi in tal modo scavalcando tre montagne, facciamo un taglio di 30 km completamente in fuoripista!!

La vetta delle montagne è disseminata di grossi pietroni, ma riusciamo a valicarle senza enormi difficoltà, rientriamo sulla pista proprio dove c’è il canyon formato da una frattura della terra e ci fermiamo per una frugale pausa pranzo, con i viveri d’ emergenza che abbiamo negli zaini, ma mentre siamo lì da 10 minuti, sopraggiungono le auto d’appoggio, quindi il pranzo diventa più corposo.

Nel frattempo si sono addensati dei brutti nuvoloni neri, decisamente minacciosi, per cui, a scanso di equivoci, indossiamo le tute da pioggia e ripartiamo. Ora siamo in fuoripista sulla sinistra della pista principale, che dopo una ventina di km inizia ad essere asfaltata, noi sulle colline proseguiamo su tracce appena segnate nell’erba, sotto una pioggerellina inizialmente neanche fastidiosa, ma presto la pioggia diventa veramente battente e ci costringe ad un breve meeting in cui decidiamo di raggiungere l’asfalto, perché il fuoripista è veramente pericoloso, o lentissimo, così ci mettiamo sotto il temporale a discreta velocità, tanto che le gocce che passano tra casco ed occhiali sono dolorose al volto. Percorriamo una quarantina di km su asfalto, sono circa le 16,30, quando propongo di fermarci un un campo gher a Ihtamir, dove avevamo fatto sosta lo scorso anno, 30 km prima di Tsetserleg. Il padrone si ricorda di noi ed è amico di Bimba, gli chiedo subito che ci prepari la capra come lo scorso anno e si dichiara entusiasta. Ci sistemiamo nelle gher, accendiamo le stufe per asciugare gli abiti umidi,

nel frattempo cessa il temporale e rispunta il sole.

Girovagando nel retro del campo, ci imbattiamo nella nostra cena, alla quale hanno appena tagliato la testa ed appena scuoiata…

la visione è un po’ cruda, ma è spontanea e il padrone appena ci vede, prende il fegato ancora caldo, lo scotta sulle braci e ce lo serve a dadini con un pizzico di sale, avvolgendo altri pezzi in quello che credo sia l’omento e offrendoceli. Garantisco della bontà del piatto pur essendo una persona che non mangia fegato…

A 500 mt dal campo c’è un enorme masso erratico, meta di pellegrinaggi buddisti, tra di noi solo Martina lo degna di una visita.

La cena sarà stupefacente con il padrone che mangia con noi, dopo cena discoteca e tralascio l’effetto di tre litri di vodka, e di molte birre!!

2/8 Il giorno seguente è una giornata splendida, si parte un po’ tardi, così diamo tempo a Pietro di riprendersi dai “postumi” della serata. In breve si arriva Tsetserleg, al supermercato rifacciamo spesa, di vettovaglie, birra, coca e .. vodka, con la promessa di farne un uso più moderato. Giro per il mercato, in mezzo ai container che servono da magazzini per lo più riforniti di cibo e ricambi per auto e motorini. A questo punto propongo di separarci: le auto proseguiranno per Tsenher, dove c’è il ponte e punteranno a sud fino ad un punto gps che presi anni fa e che è appena oltre al guado sul fiume Tsetserleg, quello in cui l’anno scorso Clem sommerse la moto. Noi puntiamo direttamente a sud dalla città, attraversiamo un fiume su un ponte che l’ anno scorso era stato spazzato via dall’impeto della piena. Per fare un taglio, mi stacco sulla sinistra della pista per attraversare la pianura…..

peccato che sia allagata e sotto l’erba vi sia un mare di fango,

procediamo senza fermarci cercando di raggiungere isolotti sopraelevati, poi attraversiamo un km di cunette spaventose che ti strappano letteralmente le braccia, riesco a scoppiare un corteco della forcella, perdendo molto olio, così in estensione inizia a battere, un brutto rumore metallico, mi fermo, ma c’è poco da fare, solo che andando così è verosimile che farò dei danni, ma siamo in ballo e balliamo!! Finalmente finisce la pianura terribile guidati anche da due ragazzini che ci indicano gli ultimi 500 mt asciutti. E puntiamo sulle sorgenti calde una ventina di km più a sud, visitata la quale cerchiamo di dirigerci al punto d’ incontro, i primi due guadi sono alti, ma fattibili,

il terzo, quello dello scorso anno, è veramente terribile, poi troviamo il modo di attraversarlo tagliando da un isolotto all’ altro fino a che l’ ultimo tratto, avendo alla fine uno scalino in uscita, decidiamo di farlo spingendo a mano e tre alla volta tiriamo su le moto in modo che non debbano riempirsi i filtri e farci perdere un ora per farle ripartire.

Dall’altra parte del fiume le auto ci aspettano, facciamo la sosta pranzo stendendo calze e pantaloni e rovesciando gli stivali pieni, visto che l’acqua arrivava fino al ginocchio.

Dopo pranzo puntiamo decisamente a sud dandoci un primo appuntamento ad un villaggio, del quale avevo il punto gps, e riprendiamo il nostro peregrinare in fuoripista attraverso colline bellissime,

Arriviamo al punto stabilito con largo anticipo sulle auto, nel frattempo compro 5 litri da un monaco davanti al suo tempietto, il tempo passa e dopo un’ ora arriva Bimba, ma non c’è traccia dell’altra auto con Batà e Roberto. Inspiegabilmente le auto si sono perse tra loro, sapremo in seguito che la seconda auto si era fermata per un rumore alla ventola e quando è ripartito aveva perso Bimba, in Mongolia al di fuori delle cittadine non c’è campo quindi anche a provare a telefonargli col mio telefono satellitare, Batà non avrebbe potuto ricevere. Bimba torna indietro, ma non lo trova, nel frattempo il sole sta tramontando, tutte le tende, i sacchi a pelo i materassini e gran parte dei bagagli sono sulla seconda auto, per cui proseguire è un rischio, se non li troviamo non abbiamo di che dormire, per cui visto che nel paesino c’è un campo gher decidiamo di fermarci e Roby e Batà li troveremo domani. 3/8 Partiamo relativamente presto, la meta che avremmo dovuto raggiungere ieri sera è il monastero di Tonkhov. Bimba compirà un largo giro di 50 km, noi, una volta fatto il pieno dalle taniche , puntiamo direttamente attraverso la montagna, il percorso è veramente impegnativo, pieno di fango viscidissimo, radici affioranti, solchi profondi, lasciati da fuoristrada impantanatisi, mi sembra impossibile che nel 2006 fossimo passati da lì con le auto guidate da noi, però capisco perché avevamo fatto dei danni discreti, è impegnativo persino per moto da enduro!!! Arrivati al monastero gli altri motociclisti salgono a visitarlo,

mentre io scendo al parcheggio tre km più sotto sperando di trovare Roberto, ma non lo trovo, ma un gruppo di francesi a cavallo dicono di aver visto il Uaz con la grande scritta Motorex su una collina alcuni km prima, sto per partire a cercarli quando arrivano dalla pista principale, Bimba e Batà che si sono incontrati prima. Prima di correre altri rischi facciamo il pieno dalle taniche così abbiamo autonomia sufficiente per arrivare ad Harkorin. L’appuntamento è al grande tempio della città, per cui ci stacchiamo dalla pista tagliando una lunga serie di colline e montagne in fuoripista o su tracce appena segnate,

sempre tenendoci una quindicina di km sulla dx della pista principale fino a che arriviamo all’asfalto e percorriamo gli ultimi 20 km per arrivare ad Harkorin dove iniziamo a visitare il complesso dei templi e delle mura mentre ci riuniamo con il gruppo.

scarichiamo finalmente la sesta moto!!

Faremo cena tutti assieme per salutarci e verso le 21 Andrea, Roberto, Florence, che partono per rientrare in Europa vengono accompagnanti in auto da Philippe fino ad UB. Baci ed abbracci!! Persino Bimba prende in giro Andrea continuando a dire “Andrea no Gobi ahahaha!” e lui un po’ nicchia per il dispiacere di non essere ancora con noi, rimpiangendo tutto il fuoripista che abbiamo fatto!!!

4/8 La situazione è quindi questa: Pietro, Florian e Martina con Bimba siamo ad Harkorin, ad attendere James ed Erika provenienti dalla Cina, che alle 10 arrivano ad UB. Philippe in mattinata passa a prendere altri manubri, compra una chiave per smontare le forcelle, preleva Didier un suo amico francese arrivato il giorno prima, e Juri una ragazza mongola che starà con noi nella seconda parte del viaggio e che parla perfettamente italiano, raccoglie il gruppo e riparte per arrivare in serata ad Harkorin. Noi nel frattempo facciamo manutenzione alle moto, cambio olio e filtri, sostituzione di alcuni raggi, cambiamo due catene…. e il cambio catena è un operazione lunga!!!! le catene sono continue prive della falsamaglia, per cui si deve smontare il forcellone! A dire il vero è l’occasione per controllare cuscinetti e leveraggi, ma fa perdere un mucchio di tempo.

Faccio aggiustare ancora una volta le suole agli stivali, questa volta mi mettono anche chiodi ritorti che non si staccheranno più!

Mi reco alle 17 al centro internet per caricare alcune foto su FB, peccato che a quell’ora chiudono, riesco a sforare di 15 minuti, ma con la linea lentissima faccio ben poco. Al mercato cerco olio per forcelle, ma non ne esiste, per cui compro un litro di olio ATF per cambi automatici, è il più fluido che trovo. In serata arrivano tutti, ceniamo e facciamo la conoscenza con i nuovi arrivati. Didier è un tipo simpatico, con scarsa esperienza di fuoristrada, ma correva anni fa con moto da pista ed ha buone conoscenze meccaniche.

Erica starà sull’auto d’appoggio con Martina, è cinese, ma parla perfettamente inglese.

Ed arriviamo al pezzo forte dei nuovi arrivati!!! James, un cinese, che costruisce Pit Bike in Cina, è amico e fornitore di Philippe, ma il bello è che non parla una parola che non sia cinese, sembra simpatico, ma comunicazione impossibile se non a gesti o tramite Erika,. Scopriremo che è simpaticissimo, ma anche un pazzo furioso senza nessun criterio e ancora meno esperienza di enduro e di viaggi, una vera mina vagante!!

5/8 Prima di partire mettiamo un po’ di Atf nella forcella, ma non è sufficiente, quindi decidiamo di irrigidirla finché basta e mettendo olio motore 10/30 diventa rigida, ma non batte più. Quindi partiamo per la valle di Horon, e inizialmente su Hujirt e mentre le auto ci arrivano su asfalto, noi facciamo i 40 km completamente in fuoripista o seguendo lievi tracce nell’erba.

Ci riuniamo in paese. pieno al distributore poi direzione del paese di Bat Oldziy dove ci fermiamo per una pausa pranzo su una collina e vediamo dei nuvoloni neri avvicinarsi, in lontananza scoppiano tuoni e lampi che rischiarano la pianura: la pioggia, che nasconde la vallata si avvicina velocemente, facciamo in tempo a indossare le tute che viene giù il finimondo, cerchiamo di tenerci sull’erba perché la pista è viscida come il sapone.

Ci teniamo sul versante sud della vallata per restare lievemente in quota e per non essere nella pianura allagata, arriviamo al paese e al distributore attendiamo le auto sperando che smetta di piovere per non rischiare di doverci accampare sotto la pioggia, però Juri ha un amica con una casa grande e ci sistemiamo in due cameroni, facciamo cena li e tiriamo fuori materassini e sacchi a pelo.

6/8 Purtroppo la scelta si rivela sbagliata perché continua a diluviare per tutta la notte e al mattino i fiumi si sono oramai ingrossati a dismisura, abbiamo difficoltà a lasciare il paese in tutte le direzioni, persino il ruscello che attraversa il paese in due è “quasi “ invalicabile!! Comunque quando arriviamo dopo pochi km al fiume ha quasi smesso di piovere, ma l’acqua che scende dalle montagne lo ha portato ad un livello mai visto e c’è una corrente spaventosa, è impossibile guadare senza correre seri rischi di incolumità e di perdere le moto.

Trovo la soluzione: caricheremo le moto su un camion e ci faremo “traghettare “ sull’altro lato, peccato che al momento di guadare l’autista si rende conto che il suo filtro aria andrebbe a mollo, per cui passa un ‘ora in cui nastra e impermeabilizza il filtro con sacchi di plastica. Alla fine riesce a portarci dall’altra parte, scarichiamo le moto, Bimba rimane piantato in mezzo al fiume, fortunatamente arriva un enorme camion 6X6 che lo tira via e farà la stessa cosa con l’altra macchina.

alcune foto per dare un idea della corrente.

http://www.facebook.com/photo.php?v=4745604488836&set=o.153077334790418&type=3&theater]filmato

Ripartiamo…. in sei ore abbiamo percorso in linea d’ aria non più di 6 km , ma ha finalmente smesso di piovere, spunta il sole e ripartiamo in direzione delle cascate, dopo 20 km arriviamo ad un campo gher,non è stato un lungo percorso!!!! Ci fermiamo anche perchè nel campo c’è un matrimonio e siamo invitati a cenare con loro dove ci sono abbondanti bevute di vodka, canti mongoli e molto folklore!

7/8 Il primo obbiettivo sono le cascate sul fiume Horon che vediamo bellissime ed impetuose.

Dopo soli 20 km poi bisognerebbe proseguire, ma il guado sul fiume è assolutamente “inguadabile”. Normalmente è molto largo, con isolotti in mezzo, ma di un livello accettabile, ora ha tracimato ed è veramente impetuoso e largo molte centinaia di metri, vediamo decine di fuoristrada sull’altra parte della vallata disposti ad attendere magari un paio di giorni per attraversare, noi invece non abbiamo molto tempo per cui proviamo a prendere la vallata laterale, dove un gruppo di Toyotoni e di Hammer sono diretti, ma anche qui il numero dei guadi è enorme e facciamo il punto: se proseguiamo rischiamo di rimanere intrappolati tra due fiumi magari per giorni, per cui decidiamo di tornare a Hujirt, per puntare poi a sud verso il Gobi.

Al ritorno ci teniamo a nord della vallata e nonostante la nuova pioggia passiamo sull’unico ponte, evitando un nuovo traghetto. Diventa provvidenziale l’ impermeabile Tucanourbano che arancione fosforescente permette alla auto di individuarci a distanza anche nel temporale!! Finalmente arrivati alla cittadina, smette di piovere e percorsi altri 10 km ci accampiamo sulla sommità di una collina sotto uno splendido cielo con un magico tramonto.

8/8 Levate le tende partiamo in direzione di Arvayheer e, come al solito, mandiamo le auto sulla pista principale e noi compiamo dei bellissimi tagli sulle praterie e sulle colline, ci fermiamo ancora una volta presso alcune gher,

dove siamo una vera attrazione, come sempre ci viene offerto the e yogourt e dalle altre gher vicine inizia una vera processione per vedere questi strani turisti con delle moto “altissime”!! Quindi ripartiamo per non arrivare troppo dopo le auto e sbuchiamo sull’asfalto, circa 8 km prima della città giusto in tempo per imboccare un grande ponte sul fiume Ongiyn che è in piena e per incontrare esattamente in quel punto le auto che avevano raggiunto l’asfalto da una trentina di km. Entriamo in città in riserva stretta, e andiamo subito ad ordinare il pranzo al ristorante e a fare la spesa per i rifornimenti. Appena dopo pranzo partiamo in direzione sud verso il Gobi, sempre precedendo le auto dandoci l’appuntamento al distributore di Guchin-Us che essendo a 115 km dovrebbe essere nel limite della nostra autonomia, nonostante le possibili digressioni. A metà strada ci sono due casette,e in una un piccolo negozietto, il marito della padrona è entusiasta delle nostre moto, continua a volere foto con lui, ci regala persino una bottiglia di acqua minerale, poi, dopo altri 60 km, entriamo nel paese. E’ già quasi sera, quindi, una volta fatto il pieno, inizio a cercare una eventuale sistemazione; campi gher turistici non ce ne sono, l’unica Guest House è priva di acqua corrente quindi visto che la giornata è splendida decidiamo di proseguire per qualche km e di accamparci. Il posto ideale lo troviamo dopo una quindicina di km, tra le basse colline poichè, a causa delle forti piogge dei giorni precedenti,si è formato un laghetto di circa 400 metri di diametro,

ci accampiamo sulle rive e ne approfittiamo per qualche abluzione in assenza dell’agognata doccia. Facciamo la solita manutenzione e ne approfitto per cambiare il motorino d’ avviamento che da due giorni fa le bizze, ed io, a causa dei postumi della frattura dell’astragalo, non riesco quasi mai a dare un calcio decente e spesso ho elemosinato un’avviamento a Pietro o a Philippe. Fortunatamente tra tutti i ricambi che abbiamo il motorino c’è….

9/8 Al mattina finisco di montare il motorino, operazione che avevo sospeso per mancanza di luce la sera precedente, noto che da quando non c’è più Andrea andiamo più piano ed infatti è crollato il numero delle pizzicate alle camere. Smontiamo tende e dopo colazione carichiamo sedie, materassini e bagagli e siamo pronti a partire. Circa 120 km più a sud c’è il paese di Bogd, meta del prossimo rendez-vous, riprendiamo a fare i nostri soliti tagli e mentre seguo una minuscola traccia che sale su una collina si para davanti a me la solita mandria di pecore, tutte scappano sulla destra,ma anche se rallento, all’ improvviso vengo letteralmente investito da tre pecore che si buttano a capofitto tra l’ anteriore e il telaio, la caduta è inevitabile e nonostante la velocità sia bassa, prendo una discreta botta!! Sopraggiungono gli altri, io sono parzialmente bloccato sotto la moto e due delle pecore sono tuttora sotto, ferme immobili, Pietro invece di aiutarmi fa fatica a reggersi in piedi dal ridere perché si è visto tutta la scena dato che mi era 30 metri dietro… Arrivano gli altri, solleviamo la moto, pensando di mangiare pecora per due giorni, ma d’incanto le due pecore si alzano e scappano via senza emettere un belato, tutti sghignazzano per la comicità di essere stato caricato dalle pecorelle!. Fortunatamente non mi sono fatto nulla di veramente serio e ripartiamo, per arrivare a Bogd ad ora di pranzo. Al distributore troviamo un gruppo di Avventure nel mondo che sui Uaz sono diretti verso gli Altai, saluti e abbracci, ci consigliano il ristorantino dove hanno appena mangiato e andiamo ad ordinare mentre arrivano le auto. Pranzo discreto a prezzi irrisori, ripariamo una camera d’aria e dopo pranzo partiamo,

la pista segue il fondo della vallata, noi tagliamo più a sud, ma non è una buona idea perché ci troviamo ad attraversare un centinaio di “oued” con scalini tagliati, mentre in fondovalle la pista è lineare, infatti per una volta sono le auto che ci aspettano dopo una quarantina di km prima di imboccare la vallata che scavalcherà le montagne, ne approfittiamo per un pieno dalle taniche e partiamo…

La pista è bellissima in un canyon che si inerpica nel letto del fiume secco ed arriva dopo una ventina di km sulla punta del colle da dove c’è una vista stupenda a 360°. Ne approfittiamo per arrivare fino in cima al monte, ma dall’altra parte per una volta la montagna è tagliata, per cui riprendiamo la pista, che all’uscita dai monti attraversa una sorta di dedalo di arbusti invischiati nel fango, ci sono un paio di cadute di James, che è tutto livido, ma nel complesso la pista è scorrevole e valicata un’altra montagnola siamo in vista della grande duna di Hongorin Hels.

Arriviamo al campo che è grazioso, ma uno dei più cari del viaggio. Doccia e cena e rinviamo l’escursione alle duna alla mattina seguente.

10/8 Partiamo per la grande duna con l’intento di andare a giocare sulle pendici, spiego a chi non ha mai fatto dune, di guardare il colore della sabbia, di non andare a ficcarsi in un catino e di stare all’occhio a non volare una barcana…. James “Bond” è rimasto nella tenda a leccarsi le ferite, Didier non vuole rischiare e resta basso, per cui io, Pietro e Florian iniziamo a saggiare le pendenze della duna e a fare i primi giri….. Philippe parte a cannone e si allontana sulla sx, supera un paio di crinali ripidi e scompare alla nostra vista. Mentre noi stiamo iniziando a percorrere la cresta delle dune, per radio Juri, e Bimba ci urlano di tornare, hanno visto Philippe fare un volo pazzesco ed è da un minuto che non si alza.

Avviso gli altri e a mia volta seguo le indicazioni e vedo a 500 mt da noi la moto a terra e Philippe a terra. Arrivo sulla ripida duna, mollo la mia moto e corro dal mio amico soprannominato “je ne tombe jamais” perchè in effetti non lo abbiamo quasi mai visto cadere… fino ad allora!! Mi precipito, trascino via la moto che è ancora sulle sue gambe, urlo per chiamarlo, ma non risponde, è supino con la testa verso il basso, slaccio il casco per vedere gli occhi, lo estraggo stabilizzando il collo. Continuo a chiamarlo fino a che inizia a muovere gli occhi che all’ inizio avevano un brutto aspetto vitreo pur con pupille isocoriche( cioè con lo stesso diametro). Prende un minimo di conoscenza, mi riconosce, dice il mio nome, ma quando gli chiedo dove siamo, si guarda intorno, vede la duna e tenta con Marocco!!! purtroppo è la risposta sbagliata, ha un evidente stato commotivo, lo lascio fermo, sdraiato, nel frattempo gli altri arrancano sulla duna e arrivano tutti, anche Martina che era andata a piedi fino in cima, vedendo il trambusto arriva fino da noi.

Passa una buona mezz’ora e inizia a riprendersi, per farlo scendere le pensiamo tutte, prendere un cammello, ma non sembra una buona idea,….arrivano dei mongoli con un asse per fare una barella, ma essendo passata un’ulteriore mezz’ora Philippe decide di scendere lentamente a piedi aiutato da tutti, io ridiscendo con la mia moto, Pietro porta giù quella di Philippe che ha il manubrio piegato in verticale, valutiamo la situazione e in sostanza è saltato da una barcana alta 3-4 metri ed è volato lungo di almeno10/12 metri!! Una vera cavolata per uno che ha una grossa esperienza di dune, ma come sempre non è necessario sbagliare molte volte. Procediamo così: l’auto porta Philippe, Juri ed Erica al campo, io vado giù con la mia moto, nel frattempo gli altri sostituiscono il manubrio della moto di Philippe. Al mio ritorno hanno già finito, mangiamo qualche cosa per pranzo, poi noi tre reduci ripartiamo per giocare sulle dune, anche se più prudenti ancora di prima mentre Didièr rinuncia completamente.

Noi facciamo un bel giro seguendo a mezza costa la grande duna per una quindicina di km e altrettanto al ritorno, ci fermiamo qualche minuto ai cammelli e….

poi puntiamo sul campo gher per vedere Philippe che, ancora rintronato, si è messo a dormire. Lo ricontrollo perché fosse in Italia o in Francia avrebbe già fatto una Tac o un RMN,mentre qui non abbiamo nulla oltre all” osservazione”, ma seppur lentamente inizia a parlare più fluidamente e ricorda tutto tranne i 10 minuti fatidici. Rimaniamo al campo per la seconda notte. James in serata da il meglio di sè con le ragazze del campo: prende dei bicchieri, mettono dentro un pezzo di carta cui danno fuoco, poi, con la carta incendiata se li appoggia sulla schiena e uno su un capezzolo! Il risultato sono degli enormi succhiotti, secondo lui questo sistema porta via l’infiammazione!! tutti noi ridevamo come dei matti a vederlo andare via con succhiotti da 8 cm!!

11/8 Philippe sta meglio, ma neanche da prendere in considerazione di andare in moto, per cui proponiamo a Bimba di togliere la forcella e la ruota posteriore e metterla nel Uaz, lui ci chiede di togliere l’olio del motore e la carichiamo sul tetto. Dopo di che partiamo in direzione est, a mezzo giorno siamo al villaggio di Bayandalay, dove in un minuscolo ristorantino ordiniamo la pasta con la carne che fanno ovunque, qui vediamo un nanerottolo che ci saluta tutto contento!! E’ quello che 10 giorni prima Pietro ed Andrea buttavano in alto in cima alla montagna sopra al lago bianco… lo incontriamo qui a 2000 km di distanza! poi arrivano le auto e mangiamo tutti insieme. Dopo pranzo andremo alla valle di Yolin, le auto per la strada normale, io ho il punto gps di uno strettissimo canyon che all’ inizio è un ruscello e poi si allarga.

Percorriamo i 50 km facendo foto e filmati fino ad arrivare all’ingresso del parco dove ci bloccano, essendo vietato entrare in moto. Arriva James che va oltre senza dubbi e si ferma solo quando tutti urlano.

Prendiamo quindi i cavalli e ci spingiamo nella stretta gola, malauguratamente l’ultimo lembo di ghiaccio si è sciolto da 4 giorni, comunque è un escursione fantastica!!

Usciamo dal canyon e andiamo a dormire in un campo gher vicino, dove lavora una ragazza che frequenta architettura a Torino.

12/8 Le auto devono fare il pieno, il primo distributore è a Dalandzadgad a circa 40 km, noi lo facciamo dalle taniche, poi propongo che loro vadano al distributore poi ci troveremo ad Mandal-Ovd che è a 120km a nord in fuoripista, James subito non capisce un tubo e parte in direzione della città, noi 5 puntiamo a nord, consci fin dal principio che saremo al limite della autonomia, quindi è imperativo non vagare a vanvera e non fare km inutilmente… Si parte seguendo le tracce di un auto che va nella nostra direzione, poi una ventina di km in fuoripista, in seguito troviamo altre tracce che vanno nella nostra direzione e chiediamo anche ad un camionista che va nella nostra direzione, ma lui compirà un largo giro su una pista principale, noi avendo poca benzina cerchiamo la strada più corta, lo rivedremo in lontananza 20 km dopo. Arriviamo ad una gher, come al solito facciamo sosta e la signora ci vende 5 litri di “benza”, non sarà molto, ma pur 15/18 km in più!! Proseguiamo e troviamo una bellissima serie di dune, la tentazione è grande, ma non possiamo permetterci il lusso di scorrazzare lungamente su queste e giocherelliamo solo per pochi minuti. Poi arriviamo al paese per incontrarci con le auto, andiamo al distributore, c’è il solito numero di telefono, chiamo senza risposte, arriva un tizio in motorino che ci sfinisce, poi mentre noi siamo sdraiati all’ombra parte e va a casa della benzinaia, che dopo mezz’ora e e dopo aver finito il pasto, arriva…finalmente!! Dopo il pieno andiamo al ristorantino, ordiniamo ed aspettiamo almeno un’ ora fino a quando arrivano le auto : la spiegazione è che hanno inseguito James per 30 km perché aveva sbagliato direzione… Comunque recuperato il cinese pazzo, fanno pranzo e ripartiamo, su piste secondarie in direzione di Erdenedalay, quando inizia a calare il sole ci fermiamo e facciamo il campo a una ventina di km dalla cittadina.

È stata una giornata lunga con oltre 280 km tutti in fuoristrada. Andiamo a dormire e durante la notte c’è anche un acquazzone.

13/8 Al mattino sosta ad Erdenedalay per un the, poi piste veloci e più monotone ci portano verso il monte Hayrhan, poco prima ci fermiamo a pranzare in una gher che fa da autogril.

Si riparte mentre sta per scoppiare l’ennesimo temporale e pensiamo di fermarci in un campo gher 20 km dopo, ma James parte senza dire nulla e senza sapere dove andare: quando ce ne rendiamo conto, abbiamo perso ogni sua traccia su piste che si allargano e si incrociano di 10/15km. Smette di piovere, ma nessuna traccia del cinese, facciamo altri 60 km oramai al limite della riserva, ci fermiamo per una sosta quando dal nulla, compare James che casualmente ci ha visti ed è praticamente senza benzina!!!

Nel frattempo arrivano le auto, ultimo pieno dalle taniche, siamo a 100 km da UB e pensiamo che in fondo sia meglio farci una tirata piuttosto che piantare le tende e puntiamo sulla città. L’ingresso è sempre drammatico con le auto incolonnate in code caotiche che procedono meno che a passo d’uomo, passiamo un cavalcavia e riusciamo a perdere James per la centesima volta!!! Lo aspettiamo per 40 minuti, ma inizia a fare buio per cui andiamo all’ hotel dopo aver avvisato Philippe, ed Erica telefona al mister dandogli il nome dell’hotel… si troverà un taxi da seguire e ci raggiungerà che avremo già fatto cena nel ristorante coreano, in ultimo arrivano le auto.

14/8 Al mattino di buon ora andiamo a parcheggiare le moto, togliamo acqua dai radiatori, curiamo le poche magagne, scarichiamo le auto, e riponiamo materassini e ricambi. Pranziamo in un ristorante italiano mangiando una vera bistecca!! Facciamo tutti i conti con Bimba e alla sera ceniamo al Mongol barbecue.

15/8 Al mattino alle 4,30 Bimba porterà in aeroporto Pietro, Martina e Florian, e il sottoscritto, più tardi sarò la volta di Philippe e dei cinesi, mentre Didier resterà ancora una settimana per andare a pesca di un enorme salmonide che si trova nei fiumi del nord. Noi saremo a Milano entro le 13 italiane, Martina e Florian purtroppo perderanno la coincidenza per Venezia e arriveranno solo il giorno dopo.

CONCLUSIONI

Il viaggio è stato bellissimo, abbiamo percorso in totale 3600 km, dei quali solo 120 di asfalto e moltissimi in fuoripista scavalcando colline e montagne nel nulla o al massimo seguendo vaghe tracce di un fuoristrada. La Mongolia non offre grandi monumenti o musei, ma dona tutti i suoi paesaggi, la sua gente spontanea ed ospitale anche nella più sperduta Gher. Il bello è la libertà assoluta, il preparare l’itinerario solo per avere la certezza della strada, tanto puoi sempre andare dove vuoi cercando piste sempre più secondarie che vadano nella tua direzione. Le moto per il secondo anno sono state fantastiche ed affidabili e ci aspetteranno per un altro anno. Il sogno e l’avventura continuano…

Ringraziamenti

Ringrazio tutti gli amici che sono stati con me, con i quali abbiamo passato 21 giorni senza una lite o uno screzio, gente tosta che ha dato il meglio di sè anche nella fatica, sotto la pioggia o la polvere del deserto. Dove possibile abbiamo sempre cercato di dormire e mangiare comodi nei campi gher, ma dove non c’erano nessuno ha protestato per le notti in tenda. Ringrazio Cianci Pasquale, di Cianci Moto, che mi ha messo in contatto con Motorex e con CMC Ringrazio la CMC per la fornitura che ci ha dato, in camere e para carter, sono certo che il prodotto che importeranno sarà valido, e con il miglior rapporto qualità prezzo possibile, d’altra parte 6500 km in due anni senza nessuna rottura rilevante, pur senza una vera assistenza di meccanici, sono stati un bel test. La Motorex per la fornitura di lubrificanti la Tucanourbano per i bellissimi giubbotti e per gli impermeabili.

Ringrazio mia moglie Liliana per l’infinita pazienza nello scrivere per me centinaia di mail in inglese e in francese e per non aver boicottato la mia passione. Allora al prossimo giro… chi ama l’avventura mi contatti, insieme è più divertente!!!

 

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