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Tchad Ottobre 2014

– Posted in: Nord Africa, Resoconti di viaggio

Tchad Ottobre 2014

Mappa viaggio

Itinerario:  Ndjamena, Moussoro, Bahr el Ghazal, Erg du Djourab, Faya Largeau, Kirdimi, Yarda, Bedo, Tigui, Enneri Miski, Bini Erde Yebbi Bou, Bardai, sito di Gonoa, Trou au Natron, Aguilles de Sisse, Ehi Atroun poi fuoripista sul confine Niger fino a Mao, Massakori,  Ndjamena.

Km percorsi: circa 3300 km in 21 giorni.

Partenza:  il 5 ottobre da Ndjamena con 3 auto italiane, a bordo 10 persone e una guida Tebu (Soliman Mardaimi) di Yebbi Bou.

Soliman Mardaimi

Logistica, auto e  staff: Enrico Manfredini di Cap 180, Spazi d’Avventura & SVS  Tchad  ha fornito guida, prise en charge e autorisation a circouler.

Monia monti Giandomenico Piccamiglio

Foto: Monia Monti e Giandomenico Piccamiglio

Il percorso di per se non ha particolari difficoltà fuoristradistiche ed è ben percorribile da un qualsiasi 4×4. Certamente è molto lungo e lento e mette a dura prova auto ed equipaggi che devono essere ben motivati e pronti ad affrontare senza stress eventuali problematiche.

Per questo motivo decido subito tempi tranquilli: sveglia all’alba, colazione, sosta di 1,30 per pausa pranzo e relax, campo non più tardi delle 16-16,30 per assaporare il tramonto alle 17,30.

Le nostre auto sono a Ndjamena da tempo poiché a Ottobre 2013 abbiamo fatto la prima tappa della transafrica che ci ha portati in Benin poi Nigeria e Cameroun sino ad arrivare in Tchad nel Febbraio 2014 e dove abbiamo già realizzato tre attraversate di questo meraviglioso paese. Un’altra è in programma a febbraio 2015. Al termine di questo 4 tour saluteremo a malincuore il Tchad e ci dirigeremo alla volta di Windhoek  e poi avanti…….

Il Viaggio

Dopo aver provveduto ad effettuare tutti i lavori di manutenzione,  partiamo in tarda mattinata,  facciamo abbondanti scorte di pane e acqua minerale, purtroppo non è stagione di verdure e per comprare solo un po’ di pomodori e banane a Ndjamena abbiamo dovuto girare parecchio.

Appena partiti dopo pochi Km incontriamo nomadi arabi nella regione del Kanem con i loro strani baldacchini dove caricano donne, bambini con al seguito tutti i loro animali: cammelli, pecore, capre, asini …uno spettacolo da lasciare senza fiato!!

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Il bello del Tchad è chenon ci sono trasferimenti appena usciti dalla capitale il paesaggio è già incantevole inoltre la stagione delle piogge quest’anno si è prolungata e enormi “marigot” (pozze d’acqua) sono ancora presenti  diverse specie di uccelli e di altri animali: zebù, capre, ecc.

Prendiamo la direttrice verso Nord-Est la pista è veloce e scorrevole percorriamo l’Erg del Djourab tenendoci a Est di Koro Toro un villaggio che ora è una colonia penale in pieno deserto.

Sgonfiamo le gomme e affrontiamo le sabbie dell’Erg. Tutto procede bene abbiamo tutti grande esperienza di guida su sabbia, ma ad un certo punto sento un “clunc” sul davanti, faccio una semicurva per evitare una dunetta e sento un altro “clunc”,  non faccio neanche in tempo a realizzare cosa stia succedendo che la macchina si appoggia dolcemente sulla sinistra mentre la ruota anteriore sinistra la vedo rotolare a gran velocità davanti all’auto.

Una scena da cartone animato….non mi era mai successo personalmente, ma più volte l’avevo visto succedere ad altre auto.

Facciamo il punto della situazione: sono le 15,30 tanto vale fare campo nelle dune, riparare e dormirci su.

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foto 4

E così facciamo, in 3 ore riparo il tutto (2 colonnine tranciate e le altre piegate). Le colonnine e i dadi mancanti  le avevo con me, così come  2 ruote di scorta su cerchio.

Il giorno dopo la mattina arriviamo a Faya Largeau, l’arrivo è molto bello, siamo accolti da rocce bianche e un enorme palmeto; siamo con 1 giorno di anticipo rispetto al nostro programma e questo ci da modo di gestirci il tempo senza stress.

 verso Faya5

Incontriamo soldati francesi che ci salutano calorosamente e andiamo al mercato. Troviamo acqua minerale, purtroppo niente frutta e verdura.

Facciamo il pieno alla ciadiana il costo del gasolio è inferiore a Ndjamena; dobbiamo riempire fino a Bardai e ci vogliono 6 giorni per arrivarci

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Iniziamo quindi la lunga e lenta salita verso Bardai. Il  Borkou così come gran parte del Nord del Tchad è stato teatro di guerra tra Libia e Tchad e ancora oggi dopo la ritirata libica del 1988 le zone minate sono ben presenti. Ovviamente, avverto il gruppo di stare sulle tracce del primo veicolo con a bordo la guida e di non uscire per nessun motivo dalla pista.

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La pista non segue il percorso presente nella mappa Michelin, ma sta più a est si passa per Kirdimi,Yarda, Bedo, Tigui, Enneri Miski, Birni Erde, tanti villaggi dove veniamo accolti sempre con un sorriso. I paesaggi sono grandiosi specie nella regione dell’Emi Koussi, dove ci sono formazioni rocciose di arenaria che ricordano il non lontano Ennedi. Non mancano le pitture rupestri.

rupestri 1 rupestri 2

La pista è comunque a tratti molto lenta con passaggi da ridotta per questo motivo occorrono 6 giorni per fare circa 850 km, ma il paesaggio con lo sfondo dell’Emi Koussi ci appaga pienamente.

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A Birni Erdè la nostra guida è ben conosciuta dal sottoprefetto.

In Tchad la prima cosa da fare quando si arriva in un villaggio è presentarsi alle autorità (sottoprefettura o capo cantone) dopo di ché si può fare acqua e andare al mercato (se c’è) per fare scorte;mentre siamo in attesa che accendano il gruppo elettrogeno per prendere acqua potabile ci regalano alcuni cocomeri. Dal momento che è quasi una settimana che non mangiamo frutta e verdure praticamente acquistiamo tutto il raccolto di cocomeri….squisiti!!!

CIAD 2014 FUJI_504

Proseguiamo verso Yebbi Bou, siamo già a più di 800 metri di quota, il villaggio è molto interessante con le capanne Tebu costruite con pietre e rami di palma, uniche nella regione.

Yebbi Bou racchiude la popolazione Tebu tra le più indomite del Tibesti, né i francesi né i libici sono mai riusciti ad imporre qui la loro dominazione.

La nostra guida è di Yebbi Bou e l’accoglienza è delle migliori.

yebbi bou Yebbi bou2

Qui facciamo un bellissimo trekking nel ouadi. Il percorso è molto bello senza difficoltà (i locali ci vanno tutti i giorni per coltivare gli orti ) il ouadi, comprende parecchie piscine naturali e finisce con alcune sorgenti e un bellissimo arco ai cui piedi sgorga un filo d’acqua. Rimaniamo in questo posto incantevole mezza giornata e facciamo il campo a pochi km dal paese.

canion yebbi bou canyon Yebbi bou 2

Alla sera ci viene a trovare al campo un ragazzo libico di Murzuk di etnia Tebu che avevamo incontrato la mattina al villaggio, è molto giovane ha un pick up Toyota ultimo modello, un AK 47, e alcuni etti d’oro.

Oro: avevo letto recentemente  di una vera e propria corsa all’oro tra la zona nord – ovest del Tchad e la parte est del Niger (Djado) con migliaia di cercatori provenienti più che altro dal Sudan. Ovviamente immaginiamo cosa voglia dire migliaia di persone che devono mangiare, bere, rifornirsi di carburante, in zone dove gli equilibri sono comunque fragili. E’ proibito prendere l’oro e le autorità del Tchad hanno sequestrato molte auto le hanno raggruppate a Faya e il Presidente le ha poi regalate ai militari. Quindi in Tchad ci sono pochi cercatori che girano con i cammelli e metal detector. Dalle informazioni che ho avuto sembra esserci tanto oro in Tchad.

oro

Siamo oramai in pieno Tibesti, aggiriamo i maestosi picchi di Tarso Voon e Tarso Toon, la pista è faticosa, ma una volta arrivati all’Enneri (oued) Zumri diventa più scorrevole. Le gole del ouadi sono splendide grazie anche alle formazione basaltiche.

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Procediamo verso Bardai passando per Yebbi Suma dove visitiamo il palmeto e facciamo acqua, poi attraversiamo Ouchi e Aderkè e  il vecchio villaggio di Zoui (era la capitale una volta del Tibesti) dove ancora ci sono zone minate.

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L’arrivo a Bardai è grandioso come paesaggio e l’accoglienza dal sottoprefetto è molto calorosa. La città, che conta circa 22.000 abitanti, è la più importante della zona ed è nota per il suo verde palmeto – che spunta come un miraggio nel bel mezzo del desolato panorama roccioso e solitario che la circonda  e per la sua moschea in mattoni color ocra. In tutta l’area sono visibili necropoli con tombe solitamente di forma circolare e numerosi siti neolitici con pregevoli pitture di diversi stili e temi, perlopiù del periodo bovidiano o della domesticazione, ma anche raffiguranti svariate scene di caccia, che testimoniano la presenza in un’altra epoca di abbondanza di acqua e fauna, tipiche di un clima a carattere tropicale.

Mi intrattengo con la guida e il sottoprefetto e comincia a balenarmi l’idea di andare alle Aguilles de Sisse. Il sottoprefetto fa chiamare qualcuno esperto della zona che mi informa che la zona è senza mine e che alcuni nomadi sono presenti, mi avverte anche di non avvicinarmi al confine con il Niger per la presenza di zone minate non mappate da MAG.

Al mercato finalmente troviamo pomodori, patate e banane (tutto di provenienza libica) e ordiniamo del pane per il giorno dopo.

Il villaggio di Bardai è molto piccolo ma troviamo gasolio (ne prenderemo il giusto per arrivare a Zouar) e ovviamente acqua potabile al pozzo.

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Siamo nel punto più a Nord di tutto il viaggio e siamo ancora in anticipo di 1 giorno.

Facciamo un campo tra i pinnacoli all’uscita del paese dove ci sono le rocce dipinte dal francese Jan Verame all’indomani della ritirata libica. Se mi è concessa una opinione: un vero e proprio sfregio alla bellezza di quel luogo!

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verso Bardai

E ora inizia la parte più impegnativa del viaggio: il percorso prosegue spesso su zone minate e auto esplose e incontriamo parecchi soldati di pattuglia.

soldati Tchad soldati Tchad 2

Gli sminatori di MAG hanno fatto un ottimo lavoro con segnalazioni (sassi rossi e bianchi) e  apertura di nuove piste. Una di queste porta al sito rupestre di Gonoa famoso per l’uomo di Gonoa. Tutto il ouadi è costellato da pitture rupestri.

uomo di Gonoa elefante Gonoa

Ripartiamo per le  spettacolari gole di Oudinger  e da lì dobbiamo arrivare alla sommità del cratere del Trou au Natron per fare il campo. La pista descritta in tanti report come una delle più difficili in assoluto dell’Africa in realtà non presenta nessuna difficoltà. Certo, marce ridotte e  piano piano si arriva in 3 ore tra colate laviche e pietra pomice, sembra di essere su Marte.

Siamo un po in ritardo e arriviamo al bordo del cratere al tramonto con la luce migliore. Ci fermiamo qui per 2 notti.

Il Trou ou Natron è molto importante per i Tebu, in quando il suo fondo è ricoperto da uno strato bianco di natron (una specie di carbonato idrato di sodio) utile perché  rende gli animali più forti e resistenti.

trou ou natron

Per una volta monteremo la tenda al buio, ma ci vogliamo godere con calma il tramonto sul vulcano.

Siamo a oltre 2400 metri, dal caldo di Ndjamena si passa alla giacca a vento, ma un buon minestrone e il fuoco ci tengono svegli fino a tardi anche se l’indomani la sveglia sarà come sempre all’alba  poiché ci attende un impegnativo trekking fino alla caldera

Trek Natron

Ed eccoci pronti per la lunga e faticosa discesa al vulcano: partiamo in 8, mentre gli altri 2 viaggiatori e la guida decidono di rimanere al campo. Il percorso è relativamente facile ma sono più di 800 metri di dislivello a scendere e ovviamente a risalire.

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Ci arrampichiamo sulle pareti della montagna per vedere una guelta.

Finalmente arriviamo al fondo dove incontriamo i Tebu che prendono il sale che porteranno su con gli asini. Ci siamo solo noi e loro.

Dimenticavo di dire che siamo partiti alle 7, arrivati verso le 10 poi un giretto e un meritato riposino sotto le acacie dove ne approfittiamo per mangiare un panino.

I Tebu vedendoci sdraiati a pelle d’orso sotto gli alberi si preoccupano pensando che forse abbiamo esaurito le energie per la risalita e ci offrono datteri e latte, noi contraccambiamo con tonno e quel po’ che abbiamo nei nostri zaini.

Risaliamo con loro vivendo una bella esperienza ….gli asini andavano più spediti di me….la risalita è veramente dura in più avevo poca acqua e a 2 ora dall’arrivo l’avevo finita.

risalita natron

Athos mi da mezzo litro, ma siamo in 2 e presto finisce….gli altri sono avanti.

Per fortuna che la mia guida aveva visto quanta acqua avevo preso: 1.5 litri in due e aveva intuito che non sarebbe bastata. E’ così anche per gli altri. Non avevamo calcolato bene la quantità che sarebbe stata necessaria.

Soliman, notando che impiegavamo più tempo del previsto ad arrivare al campo, è  partito di sua iniziativa con alcune bottiglie facendosi più di 1 ora di discesa tra le rocce con le scarpe da città. Quando lo intravediamo tra le montagne ci pare di vivere un miraggio e  lo ringraziamo enormemente per l’intuizione avuta; grande e responsabile guida!!!

Al campo arriviamo verso le 15.30, ci riposiamo e passiamo una bella serata a raccontarci le avventure della giornata. Prendiamo anche la decisione di andare alle Aguilles de Sisse.

Di quella zona avevo letto un vecchissimo report degli anni 60 dove una coppia con una campagnola e un rimorchio al traino era passata appunto da lì. Inutile dire che la zona è semplicemente spettacolare e unica!!

Ripartiamo dal campo verso la pianura, la discesa è lenta come la salita, lo spettacolo è grandioso il Tussidè a destra, le Aguilles de Sisse a Nord e lo Zouarkè a sud Ovest. In tarda mattinata siamo nel piano e risaliamo verso le Aguilles.

La zona non è lontana dalla pista che scende da Al Katrun (Libia) ci fermiamo a chiacchierare con i camionisti di origine Tebu e Sudanesi con camion libici belli nuovi ma ovviamente stracarichi. Non abbiamo mai visto un libico bianco.

camion

aguilles de sisse sisse 2 sisse 3 sisse 4

Puntiamo verso Nord-Est ci addentriamo fuori pista tra i pinnacoli, fino a trovare un posto molto riparato e nascosto per la notte.

campo sisse by night

campo SisseLa mattina seguente proseguiamo con l’esplorazione spingendoci quasi all’altezza del villaggio di Wour dove però non possiamo andare perché non abbiamo il permesso. Ci portiamo quindi verso Zouarkè dove incontriamo parecchi campi minati, in lontananza si vedono le montagne di Yei Lulu dove saltò nel 1994 Sergio Cicala e morì la sua compagna Katy.

Zuarkè è un posto polveroso e inquinato dai camion che si devono fermare lì per via della dogana. Le gole nonostante la pista con traccioni impossibili per una 4×4 sono comunque spettacolari.

camion Zouarkè

L’arrivo a Zouar per me è stato un po deludente il paese è decisamente peggiorato rispetto a quando andai tanti anni fa. Immondizia, polvere e degrado hanno preso il sopravvento, un vero peccato perché una volta era una vera e propria perla. Al mercato troviamo pane, acqua minerale, carne alla brace e gasolio.

Zouar sottoprefetto mercato zouar

Mentre faccio le formalità dal sottoprefetto gli altri visitano il villaggio scoprendo un vecchio cimitero francese e reperti libici (che qui hanno preso una bella batosta)

cimitero francese Zouartomba Zoouar

Facciamo comunque un bellissimo campo verso Nord-Ovest.

La mattina dopo decido di non tornare nel polveroso Zuarkè, ma di tagliare tra le montagne per poi puntare direttamente su Ehi Atroun, dopo un paio d’ore di pietraie siamo fuori,  passiamo il villaggio di Sherda e arriviamo al monolito di Ehi Atroun.

Ehi atroun

Vediamo un po’ di incisioni e ripartiamo, finalmente, ora siamo fuori da zone minate e possiamo correre liberamente.

Il terreno è piatto molto scorrevole e scolliniamo anche qualche cordone di dune, le ultime del Grand Erg di Bilma.

39 erg di Bilma

Facciamo un campo galattico (nel vero senso della parola) non lontano dal confine con il Niger

campo

Da Ehi Atroun al villaggio di Mao sono oltre 800 km di nulla, ci vogliono non meno di 3 giorni.

C’è una pista camionabile che utilizzano i camion che dalla Libia vanno verso Ndjamena ma è assolutamente impraticabile per via della profondità dei solchi e del passo. Ci teniamo quindi parecchio distanti dalla pista e proseguiamo attraversando ogni tanto dei cordoni di dune.

Il gasolio però comincia a scarseggiare per via della sabbia molle e anche perché non ci fidiamo a sgonfiare a meno di 1.2 atmosfere.

Decidiamo di chiedere gasolio ai camion che lo trasportano dalla Libia e dopo un paio di tentativi andati a vuoto (perché mancava il proprietario del camion e quindi non potevano vendercelo) troviamo un convoglio di alcuni camion fermi sulla pista.

Ci fermiamo e cominciamo a chiacchierare con i camionisti, sono in gran parte sudanesi e Tebu e dopo un paio di the chiediamo  200 litri il gasolio che ci hanno fornito direttamente dal camion a un costo irrisorio.

gasolio dal camion

La bellezza del deserto specialmente in Tchad è anche osservare i cambiamenti della vegetazione dalle piane spazzate dal vento si passa a una zona cespugliosa e poi arborata, si iniziano a vedere i primi nomadi  siamo però obbligati a proseguire su piste. Sono già 3 giorni che siamo partiti da Zouar e  l’acqua per lavarci (ci siamo abituati a fare la doccia spesso visto che i pozzi non mancano) comincia a scarseggiare, ma sulla pista non ci sono pozzi e non voglio andare a Ziguey, dove c’è un pozzo, perché mi avevano detto che la zona era inquinata dai camionisti e poi ci avrebbe costretto a una deviazione più lunga.

Chiediamo quindi ai nomadi dove possiamo trovare un pozzo. Un ragazzo si offre di accompagnarci e dopo alcuni km ci troviamo in una enorme vallata punteggiata di acacie con tanti  animali (cammelli, capre, asini e zebù) e con al centro un pozzo con acqua a 20 metri. Un paio di asini fanno avanti e indietro per aiutare i loro padroni a tirare su l’acqua, facciamo il pieno delle nostre taniche per l’acqua e un  campo meraviglioso  non lontano.

pozzo asini

Il giorno dopo nel pomeriggio arriviamo a Mao che è un grosso villaggio molto interessante un vero crocevia e posto di frontiera  tra Tchad, Niger e Nigeria un luogo che pochi viaggiatori hanno visto e conserva un mercato assolutamente da non perdere per la ricchezza dell’artigianato locale.

44mercato Mao2

Facciamo carburante per la prima volta dalla partenza ad una pompa elettrica, troviamo frutta e verdura che compriamo in abbondanza sostituiamo 2 gomme finite e ripartiamo per fare l’ultimo campo dopo una trentina di km.

ultimo campo1 ultimo campo2

L’indomani ripartiamo e il territorio è sempre più popolato da nomadi, animali e la vegetazione si infittisce. Arriviamo dopo la sosta pranzo a Massakori e dopo 3 ore siamo in Hotel a Ndjamena felici e appagati da un viaggio indimenticabile.

 Auto:

2 Toyota HDJ80 e Toyota KDJ95 (prima serie)

  • 1° Toyota hdj 80 con km 245.000 verricello preparata da 4 extreme con assetto Tough Dog con serbatoio supplementare da 180 litri, strali per i rami, (molto utile nei palmeti) 3 gomme di scorta, verricello, 3 taniche acqua da 25 litri, portapacchi, compressore, ricambi vari 3 persone a bordo più bagagli per tutto il viaggio, tavolo e sedie pieghevoli in alluminio serbatoio supplementare 180 litri,
  • 2° Toyota hdj80 con km 450.000 assetto OME + 6 quintali,cassetto scorrevole con tutta la cucina da campo (19 campi) serbatoio acqua da 60 litri, tanica con rubinetto da 20 litri, 2 ruote di scorta su cerchio, ricambi, compressore portapacchi, tavoli e sedie pieghevoli, 4 persone a bordo, ricambi (colonnine ruote, giunto omocinetico, cuscinetti, oli, tubi e manicotti, cassetta attrezzi ecc) serbatoi supplementare 140 litri.
  • 3°Toyota Kzj con km 180.000 assetto OME verricello, strali, 4 persone a bordo, tavoli e sedie e ricambi, 60 litri di acqua serbatoio supplementare 100 litri, 3 gomme di scorta.

Per il viaggio occorreva una autonomia pari a 1000 km su un  totale di circa 3300 km. Abbiamo trovato nafta in bidoni a Faya, Bardai, Zouar, a parte la capitale Ndjamena non si trova l’assistenza meccanica.

Problemi meccanici durante il viaggio:
Distacco ruota anteriore Toyota 80 dovuta probabilmente all’ovalizzazione dei fori del cerchio o dal troppo serraggio dei dadi. Per fortuna è successo su sabbia e a bassa velocità.  2 colonnine rotte e sostituite in circa 3 ore di lavoro.
Perdita di un dado di fissaggio della barra stabilizzatrice (rimontato) Toyota 80
Rifatto freni posteriori Toyota 80
2 gomme distrutte, 2 forature, un semiasse anteriore sostituito, un supporto barra stabilizzatrice rotto (Toyota 95)
Partecipanti: Enrico, Monia, Manuela, Soliman, Athos, Gianni, Giorgio, Giandomenico, Stefan, Cristina, Fabrizio, devo dire un gruppo splendido!

Per altre info: enricomanfredini@iol.it

Enrico 3486032039

7 Comments… add one

Martin November 20, 2014, 18:32

Thanks for the interesting report (google translate) and the good and the beautiful pictures.
Many regards and unforgettable trips.
Martin from Germany

Ali December 29, 2014, 12:01

Il “deserto”inteso come dune è costituito dalla zona del Chebbi,poche decine di km in lunghezza ed una quindicina in larghezza.Ormai circondato da alberghi e campi tendati si presenta come un surrogato di altri Erg,traversato in lungo ed in largo da frotte di turisti.Da Merzouga vai per pista alla zona di Mhamid in due giorni.Anche qui trovi un pò di dune e molta gente.
Se vuoi un consiglio affidati alla guida Mohamed Ibrahim che contatti sul sito http://merzougaalacarte.over-blog.com/
E’ della zona,abita a Rissani,dispone di un Pajo Sport ed assieme al fratello Hamid ha grandissima conoscenza delle piste e zone più nascoste ed originali.Si tratta di cari amici,ma sono molto accreditati perchè collaborano da anni con organizzazioni tipo Generation4X4 di Perpignan.
Seri,affidabilissimi,onesti e con ottima rete di contatti per ogni esigenza.Con loro potrai vedere ciò che èfuori dalle rotte comuni.
Buon viaggio

laura montanari January 24, 2015, 13:25

Belle le foto,didascalico il contenuto…l’Africa ha in sequel mondo semplice e caldo da svegliare i più sopiti sensi;io la adoro e ciò di lei che ho potuto vedere non ha eguali.mio marito Piccamiglio
…viaggia x me …x ora.laura

montanari laura January 24, 2015, 13:31

Buon lavoro ..x me che amo l’Africa ogni immagine si fa magia!mio marito si gode ogni viaggio…il sig Piccamiglio appunto….mentre a me restano i doveri…..cercherò ‘ di godere anch’io di certe immagini MA con mio figlio.

montanari laura January 24, 2015, 13:35

Africa….una malattia,io ce l’ho da sempre e x ora assai poco ho visto,ma i progetti sono tanti….magari chissà….sostituiro’mio marito Giandomenico…….lasciando lui un poco a casa. Laura

laura January 24, 2015, 13:45

Tutto bello,molto didascalico,studentesco,….mitico il mio Maritino indiana Piccamiglio…….lui a spassarsela…io col figlio e i doveri!!!!!!!

Caterina Avenati February 4, 2015, 10:55

molto stupenda!!!!

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